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	<title>Commenti per O Dante o Benigni</title>
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	<description>La cultura non è un prodotto da vendere: dobbiamo riconquistarle il ruolo che le spetta</description>
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		<title>Commenti su Amor, ch&#8217;a nullo amato&#8230; una rivoluzionaria esegesi di Fabrizio_esse</title>
		<link>https://www.odanteobenigni.it/2012/04/20/amor-cha-nullo-amato-una-rivoluzionaria-esegesi/#comment-7</link>
		<dc:creator>Fabrizio_esse</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2015 12:54:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.odanteobenigni.it/?p=1254#comment-7</guid>
		<description>Professore Buongiorno.

Vorrei commentare questi celebri versi. Sinceramente ricordavo diversamente, ma sicuramente ricordo male anche perche sono passati 30 anni dal mio 3° Liceo. Dunque il verso in questione dice: 
Amor ch’a nullo amato amar perdona
Facciamo l&#039;analisi logica.  
Amor : Soggetto =  &quot;Amore&quot; inteso come il  dio Amore.
ch&#039;: congiunzione logica
a nullo amato: complemento di termine e credo si possa rendere come &quot;alla persona non amata&quot;
Amar: complemento oggetto e lo rendo  come &quot;il fatto di amare&quot;
Perdona: predicato verbale &quot;consente&quot; oppure &quot;lascia che sia&quot;
Nel verbo non compare in alcun modo la negazione.
Io lo rendo così:
Amore consente (lascia che accada che)  alla persona non amata di amare. Cioè permette un amore non corrisposto. Ora ho capito perfettamente che in quel periodo l&#039;amore era legato alla bellezza, alla gentilezza al valore per cui un uomo bello, nobile o valoroso che amasse una donna bella, colta e gentile non poteva che essere riamato. E&#039; perfettamente in linea con il dolce stilnovo e  l&#039;amor cortese.
Nell&#039;analisi che faccio io si vede Amore consente che esista questo sentimento amoroso non corrisposto solo per un lasso di tempo iniziale e solo  poi &quot;mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m&#039;abbandona&quot;. Ovvero nel momento che l&#039;amore non è più segreto perchè si rivela, allora e solo allora, viene corrisposto, ma fino ad allora Amore aveva consentito alla persona non amata di amare. Ripeto ho grossa difficoltà a pensare alla presenza di una negazione sottintesa nel verbo perdona o ad intendere “perdona” come “non permette” . In questo modo la corrente  letteraria dell’epoca che vuole un amore puro, gentile, bello e colto rimane salvo perché comunque si realizza. In un certo senso giustifica anche l’amore che Dante provava per l’eterea Beatrice e che di fatto era non corrisposto. Cosa ne pensa?

Saluti e complimenti perle sue analisi.
Fabrizio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Professore Buongiorno.</p>
<p>Vorrei commentare questi celebri versi. Sinceramente ricordavo diversamente, ma sicuramente ricordo male anche perche sono passati 30 anni dal mio 3° Liceo. Dunque il verso in questione dice:<br />
Amor ch’a nullo amato amar perdona<br />
Facciamo l&#8217;analisi logica.<br />
Amor : Soggetto =  &#8220;Amore&#8221; inteso come il  dio Amore.<br />
ch&#8217;: congiunzione logica<br />
a nullo amato: complemento di termine e credo si possa rendere come &#8220;alla persona non amata&#8221;<br />
Amar: complemento oggetto e lo rendo  come &#8220;il fatto di amare&#8221;<br />
Perdona: predicato verbale &#8220;consente&#8221; oppure &#8220;lascia che sia&#8221;<br />
Nel verbo non compare in alcun modo la negazione.<br />
Io lo rendo così:<br />
Amore consente (lascia che accada che)  alla persona non amata di amare. Cioè permette un amore non corrisposto. Ora ho capito perfettamente che in quel periodo l&#8217;amore era legato alla bellezza, alla gentilezza al valore per cui un uomo bello, nobile o valoroso che amasse una donna bella, colta e gentile non poteva che essere riamato. E&#8217; perfettamente in linea con il dolce stilnovo e  l&#8217;amor cortese.<br />
Nell&#8217;analisi che faccio io si vede Amore consente che esista questo sentimento amoroso non corrisposto solo per un lasso di tempo iniziale e solo  poi &#8220;mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m&#8217;abbandona&#8221;. Ovvero nel momento che l&#8217;amore non è più segreto perchè si rivela, allora e solo allora, viene corrisposto, ma fino ad allora Amore aveva consentito alla persona non amata di amare. Ripeto ho grossa difficoltà a pensare alla presenza di una negazione sottintesa nel verbo perdona o ad intendere “perdona” come “non permette” . In questo modo la corrente  letteraria dell’epoca che vuole un amore puro, gentile, bello e colto rimane salvo perché comunque si realizza. In un certo senso giustifica anche l’amore che Dante provava per l’eterea Beatrice e che di fatto era non corrisposto. Cosa ne pensa?</p>
<p>Saluti e complimenti perle sue analisi.<br />
Fabrizio</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il &#8220;volgare&#8221; di Dante e l&#8217;equivoco sorto dal Tutto Dante di Orpheus</title>
		<link>https://www.odanteobenigni.it/2012/10/03/il-volgare-di-dante-e-lequivoco-sorto-dal-tutto-dante/#comment-5</link>
		<dc:creator>Orpheus</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2013 21:54:17 +0000</pubDate>
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		<description>Gentilissimo Autore, 

Mi si permetta un invito alla chiarifica su due punti:

1. nel De Vulgari, Dante associa il &quot;volgare illustre&quot; alla tragedia, non alla commedia.  Dunque vien da chiedersi se la Commedia dantesca sia composta strettamente nello stile eroico/curiale dei nobili contemporanei del Fiorentino (&quot;Fratelli d&#039;Amore&quot;?);

2. ad ulteriore sostegno della critica proposta dall&#039;Autore varrebbe forse rivolgerci alla lettera di A. Manzoni sulla natura del volgare dantesco.

Auguri cordiali-
Orpheus Vas</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentilissimo Autore, </p>
<p>Mi si permetta un invito alla chiarifica su due punti:</p>
<p>1. nel De Vulgari, Dante associa il &#8220;volgare illustre&#8221; alla tragedia, non alla commedia.  Dunque vien da chiedersi se la Commedia dantesca sia composta strettamente nello stile eroico/curiale dei nobili contemporanei del Fiorentino (&#8220;Fratelli d&#8217;Amore&#8221;?);</p>
<p>2. ad ulteriore sostegno della critica proposta dall&#8217;Autore varrebbe forse rivolgerci alla lettera di A. Manzoni sulla natura del volgare dantesco.</p>
<p>Auguri cordiali-<br />
Orpheus Vas</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Amor, ch&#8217;a nullo amato&#8230; una rivoluzionaria esegesi di Amato</title>
		<link>https://www.odanteobenigni.it/2012/04/20/amor-cha-nullo-amato-una-rivoluzionaria-esegesi/#comment-3</link>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Aug 2012 06:58:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.odanteobenigni.it/?p=1254#comment-3</guid>
		<description>Gentilissimo Alessandro, mi è difficile immaginare come motivato da altruismo un amore punito da Dio. Credo quindi che l&#039;egoismo di cui lei parla sia senz&#039;altro caratteristico del peccato di lussuria tormentato per l&#039;eternità nel secondo cerchio dell&#039;Inferno dantesco.
Sono meno convinto che il verso di cui ci occupiamo voglia alludere alla pretesa del contraccambio. Nella comunicazione non si può prescindere dal codice usato ed è quindi necessario tener conto delle leggi che lo regolano. La mia interpretazione non perviene infatti alla formulazione di un significato possibile in maniera indipendente dal sistema linguistico: i nessi della grammatica sono fondamentali, e gli elementi presenti nel verso acquistano semantica in forza dei collegamenti logici e sintattici; e questi sembrano portare all&#039;esclusione dell&#039;intolleranza, da parte del soggetto che ama, per il rifiuto che l&#039;oggetto amato opporrebbe, e andare piuttosto nella direzione di un principio che generalizza l&#039;impossibilità per chiunque di sottrarsi a un sentimento corrisposto. Naturalmente io posso anche ingannarmi, ma le mie argomentazioni vogliono dimostrare soprattutto questo.
Sarei perplesso, poi, anche sulla qualità &quot;gratuita&quot; dell&#039;amore divino, dal momento che esso &quot;pretende&quot; il rispetto dei comandamenti, mancando il quale l&#039;oggetto d&#039;amore, l&#039;uomo, irrimediabilmente è condannato alla pena eterna. Questo è però un discorso per teologi, più che per letterati, e lo lasciamo quindi a chi ne sa più di noi.
Cordialmente</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentilissimo Alessandro, mi è difficile immaginare come motivato da altruismo un amore punito da Dio. Credo quindi che l&#8217;egoismo di cui lei parla sia senz&#8217;altro caratteristico del peccato di lussuria tormentato per l&#8217;eternità nel secondo cerchio dell&#8217;Inferno dantesco.<br />
Sono meno convinto che il verso di cui ci occupiamo voglia alludere alla pretesa del contraccambio. Nella comunicazione non si può prescindere dal codice usato ed è quindi necessario tener conto delle leggi che lo regolano. La mia interpretazione non perviene infatti alla formulazione di un significato possibile in maniera indipendente dal sistema linguistico: i nessi della grammatica sono fondamentali, e gli elementi presenti nel verso acquistano semantica in forza dei collegamenti logici e sintattici; e questi sembrano portare all&#8217;esclusione dell&#8217;intolleranza, da parte del soggetto che ama, per il rifiuto che l&#8217;oggetto amato opporrebbe, e andare piuttosto nella direzione di un principio che generalizza l&#8217;impossibilità per chiunque di sottrarsi a un sentimento corrisposto. Naturalmente io posso anche ingannarmi, ma le mie argomentazioni vogliono dimostrare soprattutto questo.<br />
Sarei perplesso, poi, anche sulla qualità &#8220;gratuita&#8221; dell&#8217;amore divino, dal momento che esso &#8220;pretende&#8221; il rispetto dei comandamenti, mancando il quale l&#8217;oggetto d&#8217;amore, l&#8217;uomo, irrimediabilmente è condannato alla pena eterna. Questo è però un discorso per teologi, più che per letterati, e lo lasciamo quindi a chi ne sa più di noi.<br />
Cordialmente</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Amor, ch&#8217;a nullo amato&#8230; una rivoluzionaria esegesi di Alessandro</title>
		<link>https://www.odanteobenigni.it/2012/04/20/amor-cha-nullo-amato-una-rivoluzionaria-esegesi/#comment-2</link>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Aug 2012 16:25:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.odanteobenigni.it/?p=1254#comment-2</guid>
		<description>Egregio Dott. Bernabei,

Ho letto con interesse la sua esegesi e devo dire che mi convince.
Tuttavia vorrei sottoporle brevemente la mia interpretazione che,  tengo a sottolinearlo, è quella d&#039;un inesperto, d&#039;un semplice lettore; anzi, con molta probabilità, le sarà già nota.
Ecco il mio commento:
Dante, nel famoso verso, vuole descrivere un amore connotato da egoismo; si tratta di quel sentimento amoroso che, una volta impossessatosi dell&#039;uomo, non tollera (nullo... perdona) che il suo oggetto (la persona amata) non lo contraccambi.
Dunque accade che ciò che si ama non è, in definitiva, la persona amata, ma se stessi: &quot;Io t&#039;amo, quindi voglio, pretendo, che tu contraccambi!&quot; Questo mi sembra di sentire quando leggo il verso. Inoltre, riflettendoci bene, il sentimento così descritto può manifestarsi tanto nel caso di amore corrisposto, quanto nel caso di un amore respinto.
In conclusione, mi sembra che questo sentimento egoista si ponga in contrasto frontale con l&#039;amore di Dio verso l&#039;uomo, il quale è connotato da assoluta gratuità. Qui mi fermo, perché ho già sconfinato in campi che conosco poco.
La ringrazio per l&#039;attenzione 

Distinti saluti,
Alessandro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Egregio Dott. Bernabei,</p>
<p>Ho letto con interesse la sua esegesi e devo dire che mi convince.<br />
Tuttavia vorrei sottoporle brevemente la mia interpretazione che,  tengo a sottolinearlo, è quella d&#8217;un inesperto, d&#8217;un semplice lettore; anzi, con molta probabilità, le sarà già nota.<br />
Ecco il mio commento:<br />
Dante, nel famoso verso, vuole descrivere un amore connotato da egoismo; si tratta di quel sentimento amoroso che, una volta impossessatosi dell&#8217;uomo, non tollera (nullo&#8230; perdona) che il suo oggetto (la persona amata) non lo contraccambi.<br />
Dunque accade che ciò che si ama non è, in definitiva, la persona amata, ma se stessi: &#8220;Io t&#8217;amo, quindi voglio, pretendo, che tu contraccambi!&#8221; Questo mi sembra di sentire quando leggo il verso. Inoltre, riflettendoci bene, il sentimento così descritto può manifestarsi tanto nel caso di amore corrisposto, quanto nel caso di un amore respinto.<br />
In conclusione, mi sembra che questo sentimento egoista si ponga in contrasto frontale con l&#8217;amore di Dio verso l&#8217;uomo, il quale è connotato da assoluta gratuità. Qui mi fermo, perché ho già sconfinato in campi che conosco poco.<br />
La ringrazio per l&#8217;attenzione </p>
<p>Distinti saluti,<br />
Alessandro</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Quasimodo: una discutibile traduzione, ovvero &#8220;Della trasposizione mimetica in versi&#8221; di Quasimodo: una discutibile traduzione, ovvero &#34;Della trasposizione mimetica in versi&#34; &#124; NOTIZIE DAL MONDO DELLA TRADUZIONE &#124; Scoop.it</title>
		<link>https://www.odanteobenigni.it/2012/06/12/quasimodo-una-discutibile-traduzione/#comment-1</link>
		<dc:creator>Quasimodo: una discutibile traduzione, ovvero &#34;Della trasposizione mimetica in versi&#34; &#124; NOTIZIE DAL MONDO DELLA TRADUZIONE &#124; Scoop.it</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Aug 2012 13:58:24 +0000</pubDate>
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		<description>[...] &#160; Per sua stessa natura, la poesia come &#8220;genere&#8221;, che dalla prosa si distingue per le peculiari caratteristiche metriche, &#232; intraducibile. (...) Tuttavia&#160; la traduzione &#232; irrinunciabile, perch&#233; diversamente ogni poeta sarebbe confinato dentro gli angusti limiti del suo territorio.Tradurre, dunque? Certamente, purch&#233; sia chiaro che non esiste altra possibilit&#224; che veicolare il solo pensiero, nel modo pi&#249; aderente possibile, magari in una veste musicale che riproduca, sia pure con ampia approssimazione, l&#8217;originale.&quot; Amato Maria Bernabei&#160; [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] &nbsp; Per sua stessa natura, la poesia come &ldquo;genere&rdquo;, che dalla prosa si distingue per le peculiari caratteristiche metriche, &egrave; intraducibile. (&#8230;) Tuttavia&nbsp; la traduzione &egrave; irrinunciabile, perch&eacute; diversamente ogni poeta sarebbe confinato dentro gli angusti limiti del suo territorio.Tradurre, dunque? Certamente, purch&eacute; sia chiaro che non esiste altra possibilit&agrave; che veicolare il solo pensiero, nel modo pi&ugrave; aderente possibile, magari in una veste musicale che riproduca, sia pure con ampia approssimazione, l&rsquo;originale.&quot; Amato Maria Bernabei&nbsp; [...]</p>
]]></content:encoded>
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