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	<title>O Dante o Benigni &#187; Costume</title>
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	<description>La cultura non è un prodotto da vendere: dobbiamo riconquistarle il ruolo che le spetta</description>
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		<title>Papa Roberto I, Sua Santità Benigni da Misericordia</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2016 12:13:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
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										</div>dai DIECI COMANDAMENTI sul Sinai ai Dieci Comanda-(de)menti sul Si-Rai 4 milioni per 10 Precetti: il mercante nel tempio, o Simon Mago… _ _ _ _ _ _ _ “Tempo verrà in cui gli uomini non sopporteranno più la sana &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2016/02/05/papa-roberto-i-sua-santita-benigni-da-misericordia/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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										</div><h3 align="center"><span style="color: #0000ff;"><strong>dai DIECI COMANDAMENTI sul Sinai<br />
</strong><strong>ai Dieci Comanda-(de)menti sul Si-Rai</strong></span></h3>
<p align="center"><strong></strong><strong><a href="http://www.lultimaribattuta.it/16077_la-paghetta-di-mamma-rai-benigni-4-milioni-di-euro" class="broken_link" rel="nofollow">4 milioni</a></strong> per 10 Precetti: il mercante nel tempio, o Simon Mago…</p>
<p align="center">_ _ _ _ _ _ _</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Tempo verrà in cui gli uomini non sopporteranno più la sana dottrina; </em><em>ma, avidi di ciò che può solleticare le orecchie, si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, </em><em>rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole</em>” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=2Tm+4%2C3-8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">2Tm 4,3-8</a>)</p>
<p align="right"><em>Predicatorio, scontato:<br />
</em><em>non fa né ridere né pensare…<br />
</em><em>Ho spento la tv.<br />
</em>(<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vito_Mancuso">Vito Mancuso</a>)</p>
<p style="text-align: center;" align="right">_ _ _ _ _ _ _</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">La lunga analisi che segue non vuol essere una difesa delle verità e degl’ideali della Chiesa, ma soprattutto un’accusa a chi, nei panni del catechista ortodosso, rivela più volte, nel corso del suo “ammaestramento”, un pensiero eterodosso, paradossalmente acclamato dall’ortodossia. Si sottolinea, in questa ampia riflessione che si sforza di essere il più possibile accurata, l’interpretazione troppo spesso disinvolta, quando non arbitraria e per giunta frutto di una malsicura padronanza dottrinale, dell’insegnamento cattolico, mossa da nessun altro intento che da quello di costruire un ameno, ma presuntuoso, show per intascare la “povera cifra” di qualche milione di Euro per tre ore di “sudato lavoro”!</p>
<p align="right"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<h2 style="text-align: center;" align="right"><strong>PRIMA SERATA<br />
</strong>i Comandamenti verticali</h2>
<h3 style="text-align: center;"><strong><span style="color: #0000ff;">Incensazione dei 10 Comandamenti,</span><br />
<span style="color: #0000ff;"> in linea con il Magistero ecclesiastico,</span><br />
</strong> <strong><span style="color: #000080;"><span style="color: #0000ff;">al fine di ottenere il consenso popolare<br />
</span> <span style="color: #0000ff;"> e delle Gerarchie della Chiesa</span></span></strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: left;" align="right"><strong>Preambolo generale</strong></h3>
<div id="attachment_3590"><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/conversione-di-benigni.jpg" rel="lightbox[post-3588]"><img title="conversione di benigni" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/conversione-di-benigni.jpg" alt="" width="289" height="309" /></a> Benigni: la conversione… in Euro (4 milioni!)</div>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">&#8230;..</span><br />
Il “parere del giorno dopo” è quello che dev’essere venduto, quello che, come la notizia del motto radio-giornalistico di Antonio Preziosi, “non può attendere”; il parere di chi, trafelato, scrive, o dice, troppo spesso senza aver riflettuto, o addirittura senza aver debitamente prestato occhi e orecchi a ciò che riferisce. Ci sono fatti che solo una reiterata attenzione, una diligente e lucida analisi possono giudicare con oculatezza, con ragionevolezza, in modo il più possibile adeguato.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Così sul Decalogo dell’onnisapiente (onnisciente suonerebbe un po’ troppo metafisico) attore-regista-poeta-costituzionalista-dantista-teologo-moltoaltrologo di toscani natali, ho evitato di pronunciarmi per settimane. Ora, data la riproposizione dello “show” da parte della Rai in occasione dell’ultimo Natale, ho deciso di rendere pubblica la mia “meditata” opinione.</p>
<p style="text-align: justify;" align="right">I principali (fin troppi) lodatori delle “poliedriche prestazioni culturali” di Benigni esaltano di lui soprattutto un merito: il comico avrebbe indotto le folle a riaprire certi “dimenticati” volumi, a “rimeditare” su certi bistrattati argomenti, a seguire finalmente delle serate diverse dai soliti beceri intrattenimenti del servizio televisivo pubblico. Avrebbe promosso nientemeno che la conoscenza di Dante, restituito dignità alla Costituzione Italiana, resa “fresca” e accessibile la Bibbia… Perché egli “vanta la capacità rara di tradurre in popolare ciò che è in realtà coltissimo” (Andrea Scanzi [1]). Qualcuno dovrà spiegarci come si potrà mai “tradurre in popolare” ciò che è coltissimo (paradossale pensiero di moda)… Sta di fatto che pochi sono quelli che hanno rilevato, dietro il frastornante chiasso del prezzolato “CONTASTORIE”, le abissali lacune, gl’incalcolabili messaggi distorti, i rozzi travisamenti che non potranno mai essere ingredienti di un’efficace e salutare divulgazione, tantomeno della crescita culturale della platea, e gioveranno sempre, invece, a creare largo e vuoto schiamazzo dei media, a vantaggio esclusivo (economico, naturalmente) dello scaltro onnidocente, dell’unico “maestro” in grado di salire sulla cattedra di tutte le discipline.</p>
<h3 style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.lultimaribattuta.it/16529_benignispa" class="broken_link" rel="nofollow">LA CONVERSIONE… IN EURO!</a></strong></h3>
<h6><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/conversione-4-milioni-di-%E2%82%AC.jpg" rel="lightbox[post-3588]"><img title="conversione (4 milioni di €)" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/conversione-4-milioni-di-%E2%82%AC-1024x902.jpg" alt="" width="640" height="563" /></a><a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacoli/11731772/Roberto-Benigni--dalla-Rai-4.html" class="broken_link" rel="nofollow">http://www.liberoquotidiano.it/news/spettacoli/11731772/Roberto-Benigni–dalla-Rai-4.html</a></h6>
<div style="text-align: center;">__________________</div>
<div>
<p align="center"><strong>Nel mezzo dei fatti</strong> (Orazio, <em>Ars poetica</em>, 148): il decalogo di <strong>Papa Roberto I</strong></p>
<p align="center">-</p>
<p style="text-align: justify;">Qualunque ragione si adduca, trovo oltraggioso che in tempi di grave crisi economica, in cui si legge di gente che si nutre frugando tra i rifiuti, in cui milioni di cittadini vivono nella disoccupazione, offesi nel diritto e nel decoro, in cui altri milioni più “fortunati” hanno risorse di poche centinaia di Euro al mese, un Ente pubblico (come ha voluto la Cassazione [2]), sperperi 4 milioni [3] per pagare poche ore di lavoro di un comico che sale sul pulpito con l’anima rapita dal divino… scintillio della moneta! [4] Pretendere ed ottenere un simile compenso per parlare dei Comandamenti è per di più come allestire un mercato nel tempio, o peggio ancora, è macchiarsi di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/simonia/">Simonia</a>, di commercio del sacro! [5] “Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai pensato di acquistare con denaro il dono di Dio” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=At+8%2C20&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">At 8,20</a>). “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+10%2C8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 10,8</a>). Senza considerare che i Dieci Comandamenti del dio Benigni non sono stati né show, né catechesi. “SoTutto” è semplicemente salito sull’ambone dell’ovvietà e dell’ipocrisia, stimolato dal lucro smodato, non certo dal sentimento religioso, né da quell’amore di cui tanto si riempie la bocca e che sa esprimersi appena come desiderio di <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/vi-leccherei.mp3">leccare come un cagnolino</a> gli uditori (o addirittura “d’ignudarmi, propio, e buttammi addosso… fare all’amore propio in contemporanea… non con tutti voi, ma <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/fare-lamore-con-ognuno-di-voi.mp3">con ognuno di voi</a>” [6]), sentimento proprio sincero di un “innamorato” capace di annullare uno spettacolo in Piazza San Marco, a Venezia, perché troppi avventori dei bar avrebbero guardato un suo show gratis! [7] È salito sulla pedana per impersonare un ruolo che richiede intima convinzione perché appaia sincero e che diviene invece occasione di cattiva recitazione e di noia, sospetto di raggiro, quando poggia su basi false. La finta adesione all’argomento è tradita da certe enfasi forzate, da ironie che sanno più di beffardo che di sana e scherzosa simpatia per l’oggetto trattato, o da manifeste contestazioni che mettono in rilievo con malcelata acredine vere o presunte lacune della Chiesa, contro la quale, nel caso del Sesto Comandamento, bisognerebbe sollevare una <em>class action</em>, in modo più nostrano un’azione collettiva, per la colpa di aver creato generazioni di frustrati sessuali. Chiesa che non solo non recrimina (nemmeno di fronte ad asserzioni “eretiche”, ma si genuflette davanti al comico, assumendo ad esempio un cotanto ispirato profeta! Fenomeno incomprensibile se non si riflettesse sul fatto che la mente e l’animo degli uomini subiscono l’influenza di limitanti dinamiche tese a rilevare dall’esperienza ciò verso cui essi tendono, ciò che essi cercano, ciò di cui hanno bisogno… Un po’ come un assetato legge “BAR” nell’insegna “CAR” di un’autofficina (freudiane sviste che nella <em><a href="http://www.pansofia.it/files/2014/09/25/140-Freud_Psicopatologia_vita_quotidiana.pdf" rel="nofollow" class="broken_link">Psicopatologia della vita quotidiana</a></em> sovrabbondano). “Ognuno vede quello che vuol vedere e nessuno quel che è!” commenta un certo “imparziale” <a href="http://bocca.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/12/17/un-miracolo-chiamato-benigni/" class="broken_link" rel="nofollow">sulle pagine della Rete</a>. E magari io vedo la mistificazione e gli spropositi perché li cerco e… li trovo! Né voglio credere che la Chiesa avalli un’operazione perfino pericolosa per il semplice vantaggio della “pubblicità”… Possibile che prelati o semplici sacerdoti possano approvare l’insegnamento rabberciato ed eterodosso del tuttologo toscano? perfino <a href="http://www.famigliacristiana.it/articolo/bruno-forte-ha-fatto-capire-che-i-comandamenti-sono-radice-di-liberta.aspx">il teologo Bruno Forte</a>, o addirittura <a href="http://www.avvenire.it/Spettacoli/Pagine/Benigni-secondo-atto-Damore-.aspx" class="broken_link" rel="nofollow">il Papa</a>? Che non si accorgano minimamente dell’approssimazione e degli spropositi della predicazione benignesca? Senza contare certi smaccati consensi della stampa, anche cattolica, e il fanatico entusiasmo di centinaia di migliaia di fan! Mi chiese una volta una signora: “Sua figlia dorme ancora?”. “È uscita”, le risposi. “Allora la lasci dormire”, ribatté. Probabilmente, come si diceva, la sostanza del fenomeno è in questo abito della psiche umana, che coglie la realtà non nella fisionomia che le appartiene, ma nelle forme che gli aggradano e che si attende. Diversamente non appare possibile che un bestemmiatore (<a title="Benigni bestemmia, ma è arte" href="https://forum.telefonino.net/showthread.php?t=299232" target="_blank" class="broken_link" rel="nofollow">link</a>) persuada pure interlocutori smaliziati che “la bestemmia è una cosa orripilante”; che un attore che pretende ogni volta milioni di Euro per le sue lacunose messinscena insegni che è abominevole rincorrere l’idolo del denaro; che chi ieri parlava dei Comandamenti in modo sarcastico e blasfemo (<a href="http://youtu.be/eaeoc71uQ4U">You Tube</a>) ammonisca oggi con sermoni mistici da un pulpito che deve solo raccogliere denaro! (E non mi si parli di “conversione”, che in questo caso altro non potrebbe essere che “un cambio di divisa” dell’iperbolico incasso ricavato dalla prestazione televisiva).</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di articolare l&#8217;analisi della caricatura esegetica <span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 14pt; letter-spacing: -0.2pt;">di Roberto I (quando la smetterà Benigni con queste empie messe in scena?) è opportuno osservare che “il genio” è già “infedele” nel racconto: la Bibbia, ad esempio, non parla proprio della “faraonessa” che vede il piccolo </span><a style="font-size: 14pt; letter-spacing: -0.2pt;" href="file://hpdv6/d/PROGETTO%20BENIGNI/SITO/xPUBBLICAZIONI/MEN%C3%99/Men%C3%B9%20-%20Blog/Benigni%20-%20Dieci%20Comandamenti/I%20Dieci%20Comandamenti%20(15-16%2012%202014)/audio/frammenti/Mos%C3%A8,%20la%20stupida%20e%20rozza%20risata%20da%20infante....mp3">Mosè ridere</a><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 14pt; letter-spacing: -0.2pt;"> galleggiando nel panierino, ma piuttosto del bimbo che piange quando la figlia del Faraone </span><span style="font-size: 14pt; letter-spacing: -0.2pt; text-decoration: underline;">apre il cestello</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 14pt; letter-spacing: -0.2pt;"> che ha ordinato alle serve di portarle (Esodo, 2,6). Altrettanto manipolata, fino al ridicolo, è la rappresentazione di Dio che </span><a style="font-size: 14pt; letter-spacing: -0.2pt;" href="file://hpdv6/d/PROGETTO%20BENIGNI/SITO/xPUBBLICAZIONI/MEN%C3%99/Men%C3%B9%20-%20Blog/Benigni%20-%20Dieci%20Comandamenti/I%20Dieci%20Comandamenti%20(15-16%2012%202014)/audio/frammenti/Dio%20si%20era%20dimenticato%20di%20liberare%20gli%20Ebrei.mp3">si era dimenticato</a><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: 14pt; letter-spacing: -0.2pt;"> di liberare il popolo ebreo e che, per cercare qualcuno cui affidare il compito, «apre il cielo, comincia a guardare di qua e di là, finché tta, vede Mosè»!</span></p>
</div>
<div></div>
<h2 style="text-align: center;">* * * * * * * * *</h2>
<div>
<h3 id="attachment_3612"><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Benigni-Papa-Roberto-I.jpg" rel="lightbox[post-3588]"><img title="Benigni - Papa Roberto I" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Benigni-Papa-Roberto-I.jpg" alt="" width="360" height="487" /></a> Papa Roberto I</h3>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<h2 align="center"><strong>Fragmenta memoriae digna<br />
</strong>antologia di spropositi e relativi commenti</h2>
<p style="text-align: justify;">«Certo, lascia un po’ più stupiti vedere che a un comico viene affidato un programma su, nientemeno, i 10 Comandamenti. Ma anche qui, se ben guardiamo, non c’è da stupirsi. Benigni, con il suo sguaiato pressapochismo, con la sua superficialità mascherata sotto un’oratoria da strillone un tantino isterico, è il degno rappresentante dell’Italia “che conta”, sia in ambiente civile, sia – duole dirlo – in ambiente ecclesiastico. E infatti, guarda caso, apprendiamo dall’ANSA, come dal Messaggero, che allo strabordante comico sono arrivati i complimenti di Mons. Fisichella e la telefonata del Vescovo di Roma. E che altro può succedere in un’epoca in cui si fanno sondaggi anche sui 10 Comandamenti, in attesa magari di un sondaggio sull’esistenza di Dio, per decidere se adottare una pastorale atea per non turbare i “diversamente credenti”?». (<a href="file:///D:/PROGETTO%20BENIGNI/SITO/xPUBBLICAZIONI/MEN%C3%99/Men%C3%B9%20-%20Blog/Benigni%20-%20Dieci%20Comandamenti/Certo,%20lascia%20un%20po%E2%80%99%20pi%C3%B9%20stupiti%20vedere%20che%20a%20un%20comico%20viene%20affidato%20un%20programma%20su,%20nientemeno,%20i%2010%20Comandamenti.%20Ma%20anche%20qui,%20se%20ben%20guardiamo,%20non%20c%E2%80%99%C3%A8%20da%20stupirsi.%20Benigni,%20con%20il%20suo%20sguaiato%20pressapochismo,%20con%20la%20sua%20superficialit%C3%A0%20mascherata%20sotto%20un%E2%80%99oratoria%20da%20strillone%20un%20tantino%20isterico,%20%C3%A8%20il%20degno%20rappresentante%20dell%E2%80%99Italia%20%E2%80%9Cche%20conta%E2%80%9D,%20sia%20in%20ambiente%20civile,%20sia%20%E2%80%93%20duole%20dirlo%20%E2%80%93%20in%20ambiente%20ecclesiastico.%20E%20infatti,%20guarda%20caso,%20apprendiamo%20dall%E2%80%99ANSA,%20come%20dal%20Messaggero,%20che%20allo%20strabordante%20comico%20sono%20arrivati%20i%20complimenti%20di%20Mons.%20Fisichella%20e%20la%20telefonata%20del%20Vescovo%20di%20Roma.%20E%20che%20altro%20pu%C3%B2%20succedere%20in%20un%E2%80%99epoca%20in%20cui%20si%20fanno%20sondaggi%20anche%20sui%2010%20Comandamenti,%20in%20attesa%20magari%20di%20un%20sondaggio%20sull%E2%80%99esistenza%20di%20Dio,%20per%20decidere%20se%20adottare%20una%20pastorale%20atea%20per%20non%20turbare%20i%20%E2%80%9Cdiversamente%20credenti%E2%80%9D?">Paolo Deotto</a>)</p>
<p align="center">_ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _</p>
<p><strong>FASE INTRODUTTIVA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La politica in questo momento non c’è, non esiste, e quindi meglio buttarsi su Dio, su cose più concrete, diciamo…<br />
</strong>Enunciato privo di senso. La politica non è solo Berlusconi; Dio non è proprio una cosa concreta; “buttarsi su Dio” è quanto meno espressione irriverente, dato il contesto catechetico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Risponderemo una volta per tutte a tutte quelle domande che sono anni che ce la facciamo </strong><strong>[8], a cui nessuno ha mai dato risposta… se Dio c’è o non c’è lo definiremo una volta per tutti, dove si va dopo morti, se esiste l’anima…<br />
</strong>Enunciato vaneggiante: come si può promettere di dare risposte definitive a quesiti del genere?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non c’è niente di più salutare per l’anima, per la mente, che parlare di queste cose incomprensibili, misteriose, che non si capisce niente […] cose che non ne parla mai nessuno.<br />
</strong>Concetto contraddittorio rispetto a quanto appena promesso (sgrammaticature a parte). Come si può inoltre ammaestrare per due serate parlando di cose “che non si capisce niente”?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non so se avete notato che tutte le religioni promettono una ricompensa: siamo proprio avidi, interessati… gratis noi non facciamo niente!<br />
</strong>1) Siccome siamo avidi e interessati, la divinità deve prometterci una ricompensa per indurci ad essere buoni. Oppure: 2) Le religioni sono “invenzione umana”, non il risultato di una verità rivelata: le creiamo a misura della nostra avidità e del nostro interesse. “Gratis noi non facciamo niente”! Questa morale Benigni se la poteva risparmiare, proprio lui, re dei cachet milionari, che, come si è detto, ha perfino <a href="http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/benigni-venezia-scrocconi-piazza-san-marco-930287/">annullato uno spettacolo</a> perché “troppi” avrebbero potuto assistere alla sua “divina” prestazione senza pagare il biglietto! E tralasciamo l’ennesimo svarione del “non so se” con l’indicativo (<em>non so se abbiate</em> è la forma corretta).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siamo fatti così, siamo cattivi […] ma l’uomo è come Dio l’ha fatto, a volte anche peggio […] Dio ha creato l’uomo l’ultimo giorno, era già molto stanco, questo spiega molto, eh…<br />
</strong>L’uomo è cattivo perché Dio l’ha fatto cattivo, l’ha realizzato proprio male; a volte si dimostra peggiore di come è stato creato (cosa evidentemente impossibile, perché non può che essere come è stato creato). Soprattutto in relazione a queste affermazioni, l’allusione alla “stanchezza di Dio” appare blasfema.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In queste due sere Dio c’è: non cominciamo con le solite storie Dio non esiste […] se noi andiamo a cinema a vedere Batman, Zorro, l’Uomo Ragno e ci crediamo e mi fate storie su Dio…<br />
</strong>(applausi) ? Bisogna credere a Dio (per due serate…) come crediamo a Batman, a Zorro, all’Uomo Ragno quando andiamo a cinema. Allora Dio è una favola? quella che Benigni racconterà per due serate televisive?… [9]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Io sono Colui che sono… dobbiamo passare, stasera, da Colui che è a Colui che c’è.<br />
</strong>Filosofia stolida, enunciato senza senso: chi è (chi esiste), c’è (esiste)! Però spunta sempre qualcuno che, non tenendo conto che Benigni ha affermato che Dio esiste come Batman, Zorro e l’Uomo Ragno, vede quello che gli pare dove non è, pretendendo che il comico si sia riferito a un Dio partecipe delle vicende dell’uomo, per nulla considerando che subito dopo egli afferma di aver trovato la risposta al dubbio sull’esistenza di Dio (<em>allora Dio <span style="text-decoration: underline;">c’è</span></em>), né tanto meno l’evidente ironia dell’essente-presente… all’esibizione della guittezza, che emergerà dall’allusione alle tre poltrone libere…! Infatti il Cardinal Betori, vescovo di Prato, «<em><a href="https://m.famigliacristiana.it/articolo/e-il-papa-telefono-a-benigni.htm" rel="nofollow" target="_blank">ha sottolineato</a> la ‘formula molto bella’ usata da Benigni quando ha detto: “Ciò che importa non è che Dio è, ma che Dio c’è”: non l’esistenza ma la presenza, la vicinanza di Dio. Mi auguro che un giorno Benigni possa affrontare anche il Nuovo Testamento e quindi ci parli di Gesù</em>”. <em>Omnia munda mundis</em>: tutto è puro per i puri… (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Tit+1%2C15&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Tit 1,15</a>). Sua Eminenza ha evidentemente forzato (spero in buona fede) sia le parole di Jahvè אֶהְיֶה אֲשֶׁר אֶהְיֶה (‘ehyé ‘asher ‘ehyé), <em>Io sono colui che sono</em> (che non ha affermato quindi il superfluo “Io sono Colui che c’è”), che quelle dell’abusivo biblista da farsa. Si legge, <a href="https://www.facebook.com/RaffaeleMorelliRiza/posts/195932687158684/" target="_blank">in una pagina di Facebook</a>: &#8220;Ognuno vede solo ciò che vuol vedere e sente solo ciò che vuol sentire, quando si riesce a vedere e sentire tutto ciò che c&#8217;è da vedere e sentire, senza limiti e senza lasciarsi condizionare, si diventa padroni di se stessi. Ognuno capisce solo quello che vuole capire e che gli serve e gli conviene di capire, quando si riesce a capire tutto ciò che c&#8217;è da capire senza limiti e senza dubbi, si diventa padroni delle situazioni&#8230;&#8221;.<br />
Per quanto riguarda l’auspicio vestito di porpora, io mi auguro vivamente che non s’avveri!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Allora Dio c’è, e una domanda abbiamo risposto.<br />
</strong>Se escludiamo la demenza, qui c’è perlomeno ironia fuori luogo. In ogni caso si capisce inequivocabilmente il significato che Benigni attribuisce all’espressione “Dio c’è”: Dio esiste (magari per due serate). Nient’altro. E mi spiace per il Cardinal Betori. “Rispondere una domanda” è poi grammatica esclusiva del pluridecorato erudito d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma tu Benigni, tu personalmente ci credi in Dio? […] Ragazzi, se Dio c’è, su di me non c’è discussione, anche perché se Dio non c’è io non comincio proprio la serata… anche per una questione d’educazione: non mi permetterei mai di parlare per due ore di qualcuno che non c’è…<br />
</strong>Risposta quanto mai ambigua e goffa: come dire “se Dio c’è io ci credo”… paradossale! La risposta più semplice e convincente sarebbe stata “sì” (o “no”). Le tergiversazioni e i giri di parole del comico danno solo l’impressione di sostituirsi al “no”, che avrebbe tolto senso a tutte le sue chiacchiere. La risposta più intelligente e cólta avrebbe dovuto riferirsi al tentativo di ricerca e di approfondimento, per la comprensione, anche attraverso le serate dedicate ai Comandamenti. Per quanto riguarda il parlare di qualcuno che non c’è (che cioè non esiste), il pensiero taciuto è che per tanto denaro si può fare anche questo. La precisazione relativa all’educazione gioca tuttavia sul doppio significato della voce verbale “esserci”, come esistere e come essere presente, trovarsi, e in questa seconda accezione desta il sospetto che si neghi proprio quello che si fa (<em>excusatio non petita, accusatio manifesta</em>: scusa non richiesta, accusa manifesta): Benigni recita cioè (per moneta) non solo un soggetto in cui non crede, ma pure “sparla” nonostante l’assenza della persona di cui tratta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[Dio] ha il posto riservato [per assistere allo spettacolo]: tre poltrone […] potrebbe arrivare da un momento all’altro, perché lui non vuol dare nell’occhio… dice “fate come se non esistessi”…<br />
</strong>Battute irriverenti. Quella delle tre poltrone sembra quasi una presa in giro del mistero della Trinità; e il “fate come se non esistessi” non è proprio insegnamento cristiano! Senza contare la pubblica violazione del Secondo Comandamento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>10 secondi di silenzio per sentire Dio&#8230;</em></strong><strong> Qualcuno ha sentito? niente? Nemmeno io […] io qualcosa mi sembra d’avé sentito…<br />
</strong>Contraddizione nel giro di pochi secondi (oltre che espediente teatrale).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando si parla di Dio il linguaggio si squanterna, si squiderna… perché Dio non è una cosa ferma, si muove tutto, ‘nsomma è vivo, non si riesce a parlarne… quindi è inutile parlarne, però bisogna parlarne stasera […] L’unico modo per parlare di Dio è non capirci niente… Un Dio che si capisce non è un Dio… Allora se non ci si capisce niente abbiamo capito tutto…<br />
</strong>Non si può parlare di Dio perché Dio si muove, è vivo! Pensiero che, formulato così, è privo di senso, le considerazioni che seguono sono altrettanto illogiche. [11] E “si squanterna, si squiderna” che razza di lingua è? Provo ad avanzare un’ipotesi: il saltimbanco, per sciorinare “cultura”, richiama, storpiata dalla fiacca memoria e dall’ignoranza, la terzina del Paradiso dantesco dove si allude ai quinterni della creazione legati <em>con amore in un volume</em> che “per l’universo si squaderna” (Dante, <em>Paradiso</em>, XXXIII, vv. 85-87).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dobbiamo lasciarci andare spersi nel sogno di Dio.<br />
</strong>“Sogno di Dio”: specificazione oggettiva? (=sognare Dio). Frase di effetto, ma non proprio un’assunzione di fede. Se Dio è un sogno, quanto è vero?… O è Dio che sogna?… (specificazione soggettiva). Per semplificare: “il sogno di Dio” può alludere a qualcuno che sogna Dio (o mentre dorme o per anelito spirituale), o può essere qualcosa che Dio desidera ardentemente avere o addirittura vede nel sonno.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Un certo don Tasselli al papà di Benigni</em>: <strong>“Ma guardi che bell’orto che ha fatto con l’aiuto di Dio”! “Eh, doveva vedé com’era quando lo lavorava lui da solo”!<br />
</strong>Come dire (con sarcasmo) che se non ti dai da fare, l’orto non te lo coltiva Dio (<strong>doveva vedé com’era quando lo lavorava lui da solo!</strong> Quando l’orto lo coltivava solo Dio, era in condizioni disastrose!). Grande coerenza evangelica nella battuta, e grande fede nella Provvidenza!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tanti dicono: “Dio non si vede, allora non esiste”, ma non è che perché Dio non si vede allora non c’è. La verità, l’amore, la speranza, il coraggio, il tempo, ma li ha mai visti qualcuno? Ma come se ci sono!<br />
</strong>Dio c’ è dunque solo come un’astrazione (ovvero una “convinzione che non ha fondamento né corrispondenza nella realtà oggettiva”, come definisce il Devoto). Solo che le astrazioni che riferisce Benigni nascono da esperienze reali delle quali si colgono caratteristiche comuni riferite all’essenza dei vari oggetti esperiti: il coraggio è, ad esempio, generaliz-zazione che nasce dall’esperienza di gesti coraggiosi e dalle peculiarità che questi possiedono per essere considerati tali (se nessuno ha mai visto il coraggio, tutti sono certamente capaci di valutare come coraggioso un rischioso salvataggio!). Criterio non certo applicabile al concetto di Dio. Senza tener conto del fatto che taluni filosofi hanno escluso da gran tempo la possibilità che l’astrazione giunga a cogliere essenze universali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dio non lo vedi così… ci vuole lo strumento adatto, e la nostra testa non è l’organo adatto per vedere Dio… (riferendo presunti insegnamenti sempre di don Tasselli).<br />
</strong>Magari è così, ma Benigni spiega che i virus si vedono con il microscopio, non quale sia “l’organo adatto” per vedere Dio (cosa che nemmeno il “Don Tasselli”, usato come protagonista di un apologo affabulatorio, aveva spiegato al “piccolo” – anche in senso culturale – Roberto!) Facile argomentare con l’aria fritta…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sant’Agostino cercava di capire che cos’era Dio, chi era Dio […] era in riva al mare. A un certo punto vede un bambino con un secchiello e una paletta, con la paletta prende l’acqua del mare e la mette nel secchiello […]<br />
</strong>Travisamento. Sant’Agostino cercava di capire il mistero della Trinità e il bambino versava con una conchiglia l’acqua del mare in una buca (paletta e secchiello sono anacronistici). Imprecisione veniale (ma certo non degna del “poeta” che dicono Benigni sia! Da così a peggio…). E, come se non bastasse, il solito svarione grammaticale: nella sintassi usata da Benigni, <em>con la paletta prende l’acqua</em> si riferisce al soggetto, che è Sant’Agostino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Regala </strong><strong>loro i dieci Comandamenti, regala loro la libertà… La legge è libertà!<br />
</strong>Sorprende un’affermazione del genere da parte di chi, appena 24 mesi prima, denigrava i Comandamenti come “legge del no” per esaltare la Costituzione italiana (tanto perfetta che ora <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/28/benigni-quel-che-resta-di-lui/2414779/">ne condivide i ritocchi</a>…) come “legge del sì” (<strong><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/12/dieci-comandamenti.mp3">ascolta</a></strong>). Più avanti il “grande toscano” spiegherà che la legge, “i divieti” sono il presupposto della libertà (anzi, sono la libertà): “Provate a lasciare un popolo senza legge e vedete senza regole che cosa accade!” (<a href="file:///D:/PROGETTO%20BENIGNI/SITO/xPUBBLICAZIONI/MEN%C3%99/Men%C3%B9%20-%20Blog/Benigni%20-%20Dieci%20Comandamenti/I%20Dieci%20Comandamenti%20(15-16%2012%202014)/audio/frammenti/legge%20presupposto%20di%20libert%C3%A0.mp3">ascolta</a>). Il problema è che qui non si capisce che cosa Benigni (ovvero chi gli ha predisposto il testo) intenda per libertà, né che tipo di concezione abbia della capacità dell’uomo di autodeterminarsi, né se distingua tra la libertà individuale e la libertà sociale. Concetto troppo impegnativo quello della libertà per poterne considerare scontati sia il significato, sia il paradossale ossimoro che l’assimila al divieto! Non dico che Benigni avrebbe dovuto abbandonarsi a disquisizioni filosofiche (mi pare non sia pane per i suoi denti, nonostante la <em>Laurea honoris causa</em> conferitagli in Filosofia…), ma che avrebbe fatto bene, almeno, ad evitare formulette apodittiche del tipo “la legge è libertà”! La libertà normata è pur sempre una libertà condizionata, espressione di sicura sfiducia (non dico infondata) nelle capacità umane di rispondere ad un principio di assoluta autonomia per la migliore realizzazione di sé come individuo e come soggetto sociale. Non è però questo il contesto per approfondire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I Dieci Comandamenti è il più grande racconto del mondo, il più bello di tutti i tempi!<br />
</strong>Apprezzamenti identici Benigni fa per ogni argomento che tratta: Costituzione, Divina Commedia, Comandamenti… Non abdica mai al suo smodato “stile bancarella”… né alle sue sgrammaticature (I Comandamenti è…).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sapete cosa vuol dire Mosè in egiziano? Vuol dire “salvatelo dall’acqua”, “mo” salvare, “se” acqua. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Mos%C3%A8-etimologia-fasulla.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Il contrario, se mai, caro coltissimo “divulgatore di fandonie”! <em>Mo</em>, acqua, e<em> ysès</em>, salvàti<em>. </em>Flavio Giuseppe (<em><a href="http://www.alateus.it/Antichitait.pdf">Antichità giudaiche, II, 228</a></em>), seguìto da qualche moderno, spiega il nome affermando che “gli Egiziani chiamano l’acqua μῶ, e ὐσῆς i salvati dall’acqua” (non l’imperativo “salvàtelo”, come ciancia il luminare toscano!): i quali due vocaboli sono stati riavvicinati al copto mō “acqua”, e uge “salvato”. Tuttavia la massima parte dei moderni preferisce vedere nel nome in questione il vocabolo egiziano m s (w), “ragazzo” “figlio”, che entra frequentemente nella formazione di nomi proprî egiziani&#8221; (Treccani). C’è pure chi osserva che nel <a href="http://www.bicudi.net/materiali/manoscritti_bib_ebraica/testo_masoretico.htm" class="broken_link" rel="nofollow">testo masoretico</a> (la versione della Bibbia di cui fanno uso gli Ebrei) il verbo riferito a Mosè, che indicherebbe l’estrazione dall’acqua, è “vocalizzato come un participio attivo”, sicché predicherebbe di lui come liberatore, “colui che estrae” il suo popolo dalla schiavitù d’Egitto (cfr. Romano Toppan, <em>Essere leader al tempo di Dio</em>, Mazzanti Editore, 2015, <a href="https://books.google.it/books?id=BB6jCgAAQBAJ&amp;pg=PT125&amp;lpg=PT125&amp;dq=Mos%C3%A8+colui+che+estrae&amp;source=bl&amp;ots=tnSh3PgYLJ&amp;sig=qk98M89NsjYhVYwv1mHW8VdNH1s&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjE6bmyr6LLAhVG_w4KHT4-BgwQ6AEIITAB#v=onepage&amp;q=Mos%C3%A8%20colui%20che%20estrae&amp;f=false">alla voce Mosè</a>) e, a ben pensare, anche dalle acque del Mar Rosso quando, fuggendo dall’Egitto, viene inseguito dal Faraone (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+14%2C29&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 14,29</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sal+106%2C9&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Sal 106,9</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sal+136%2C13-15&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Sal 136,13-15</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=sap+19%2C7&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Sap 19,7</a>; <a href="http://www.corano.it/corano_testo/26.htm" class="broken_link" rel="nofollow">Corano, Sura 26, 63</a>: <em>Rivelammo a Mosè: “Colpisci il mare con il tuo bastone”. Subito si aprì e ogni parte [dell'acqua] fu come una montagna enorme</em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cammina, cammina, cammina, cammina…<br />
</strong>Le solite “favole della nonna” (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/favole-della-nonna.mp3">ascolta</a> brevi esempi; si noti la voce sgraziata, gracchiante, nasale, inadatta alla narrazione).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pensate, in pochi giorni, da principe nel palazzo del Faraone a pastore, <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Mos%C3%A8-extracomunitario.mp3">extracomunitario</a> nel deserto, ricercato…<br />
</strong>Mosè in Europa? extracomunitario! (<a href="http://www.treccani.it/vocabolario/extracomunitario/">Treccani</a>) L’Unione Europea milletrecento anni prima di Cristo! Trovata ridicola o clamorosa ignoranza semantica, oppure (improbabile raffinatezza) uso metonimico, quanto meno estensivo, del vocabolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È sempre Dio che cerca gli uomini… <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Dio-ha-bisogno-di-noi.mp3">è lui che ha bisogno di noi</a>… è lui a pregare noi di essere ascoltato…<br />
</strong>Addirittura, commentando Dante, Benigni aveva detto: “Ci dice Dante che ognuno di… che Dio ha bisogno degli uomini, <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Dio-ha-bisogno-di-noi-2.mp3">non gli uomini hanno bisogno di Dio</a>!”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[Dio, con Mosè] ci vuole parlare proprio faccia a faccia: <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Mos%C3%A8-faccia-a-faccia.mp3">una cosa mai accaduta</a>.<br />
</strong>Mai accaduta? Tanto per smentire il coltissimo (e le sue gratuite spettacolarizzazioni) si vedano <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=gen+17%2C1&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gen 17,1</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=gen+18%2C1&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">18,1</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=gen+35%2C1&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">35,1</a>; per di più non pare che l’incontro avvenga “faccia a faccia”: “Mosè si nascose la faccia, per tema di mirar Dio” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=es+3%2C6&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 3,6</a>), anche se, a onor del vero, la Bibbia usa questa espressione, ad esempio in <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=dt+5%2C4&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 5,4</a>: “Il Signore dal Monte vi ha parlato dal fuoco faccia a faccia”, che nel caso specifico non può avere il significato che noi attribuiamo comunemente all’espressione, dal momento che il popolo, cui sono rivolte le parole, non è salito sul Sinai e non ha interloquito con Dio se non attraverso Mosè (sineddoche).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le fiamme che bruciano e non consumano [quelle del roveto ardente dal quale Dio parla a Mosè]… E cos’è che arde e non consuma? Ma è l’amore… è la metafora dell’amore! […] Quando siamo innamorati si brucia, ma non ci si consuma!…<br />
</strong>Passaggio ad effetto! Se non fosse che poi, in modo assai banale, si accosta l’amore divino per gli uomini a quello degl’innamoramenti umani, che in troppe loro espressioni sono destinati all’usura e, in certe manifestazioni, possono divenire addirittura distruttivi. In ogni caso l’amore è solo una delle possibili metafore del “roveto ardente” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=es+3&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 3</a>), come nel <a href="http://www.amazon.it/gp/product/888227411X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=888227411X&amp;linkCode=as2&amp;tag=theologhia-21">libro</a> che porta questo titolo rileva il monaco della Chiesa d’Oriente Lev Gillet, il quale scorge, nei cespugli selvatici in fiamme, la <em>meraviglia</em> dell’avvilito Mosè, la scoperta del λόγος (<em>lògos</em>, razionale) nell’ἄλογος (<em>àlogos</em>, irrazionale); la <em>visione</em>, punto focale dell’espe-rienza religiosa ebraica (“Se il popolo d’Israele fosse stato capace di vivere secondo la visione del roveto ardente, non avrebbe avuto bisogno delle tavole della Legge”, scrive Gillet); l’<em>incontro</em> con Dio, possibile in ogni luogo; la <em>purificazione</em>, opera di Dio che monda l’anima senza distruggerla; la figura di <em>Cristo</em> come <em>trait d’union</em> Uomo-Dio, in un <em>vincolo sostanziale</em> d’amore (non nel solo senso in cui sa intenderlo Benigni!).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vai dal Faraone, liberi tutti gli Ebrei dall’Egitto e me li porti qua… (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Liberi-gli-Ebrei-e-me-li-porti-qua.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Sciocca banalizzazione narrativa per bambini…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il miracolo dell’impossibile trionfo di un uomo solo contro tutto un impero. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Mos%C3%A8-solo-contro-un-impero.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Enfasi “grulla”: senza i terribili e decisivi flagelli divini, che avrebbe potuto fare Mosè, da solo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dio dice il suo nome… una delle vette delle storie della Bibbia e dell’umanità, una delle cose più strabilianti della storia del mondo… (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Dio-dice-il-suo-nome.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Ancora una stupida enfasi affabulatoria. Anche perché in base a <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gen+4%2C26+&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gen 4,26</a> [12] c’è chi pensa che il nome fosse conosciuto già dai tempi di Enos e perché il tetragramma (cfr. di seguito) non è un nome, ma un’affermazione di essenza (<a href="http://www.filosofico.net/filone.htm">La mia natura è di essere, non di essere nominato</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dio dice il suo nome… Il <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/tetagramma.mp3">TETAGRAMMA</a>!!!<br />
</strong>L’ignoranza si tradisce grossolanamente: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tetragramma_biblico">TETRAGRAMMA</a>, cólto biblista! <em>Tétra</em> in greco (τέτρα) sta per quattro ed unito a <em>gràmmaton</em> (γράμματον), che significa scrittura, lettera, dà origine alla parola “tetragramma” (quattro lettere). Cultura povera e memoria precaria… Il nome fu assegnato da <a href="http://www.filosofico.net/filone.htm">Filone di Alessandria</a> alla forma scritta, composta da quattro lettere, <a href="http://it.cathopedia.org/wiki/YHWH" class="broken_link" rel="nofollow">YHWH</a> che gli Ebrei usano in luogo di “Dio”, che solo i sacerdoti potevano pronunciare in determinate occasioni rituali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Io-non-invento-niente.mp3">Io non m&#8217;invento neanche una parola</a>… tutto quello che vi dico è proprio il testo!<br />
</strong>Ma Benigni si è appena prodotto in una serie di “invenzioni“…</p>
<p style="text-align: justify;">Il presunto difetto di Mosè:<br />
<strong>“</strong><strong>Io va-va-vado, ma-ma co-come faccio a-a-a co-convincere tu-tutti co-co-con questo pr-pro-problema che ci ho? […] Io sono impa-pacciato di-di bocca e di-di lingua” (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Mos%C3%A8-balbuzie.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Ovviamente nessuna versione della Bibbia riporta un simile passo: Mosè dice semplicemente: “Ahimè, Signore, io non sono un oratore; non lo ero in passato e non lo sono da quando tu hai parlato al tuo servo; poiché io sono lento di parola e di lingua” (<em>Nuova riveduta</em> e, quasi identiche, <em>Nuova Diodati</em> e <em>Luzzi/riveduta</em>); “Mio Signore, io non sono un buon parlatore; non lo sono mai stato prima e neppure da quando tu hai cominciato a parlare al tuo servo, ma sono impacciato di bocca e di lingua” (C.E.I./Gerusalemme); “Ahi! Signore, io non son mai per addietro stato uomo ben parlante, non pur da che tu parlasti al tuo servitore; conciossiaché io sia tardo di bocca e di lingua” (Diodati); “Non dobbiamo giudicare gli uomini per la loro parlantina. La saggezza e il vero valore possono provenire da una lingua lenta. Dio, talvolta, sceglie tra i suoi messaggeri coloro che sono meno avvantaggiati dalla natura per capacità e arti affinché la sua grazia in loro possa apparire più gloriosa. I discepoli di Cristo non erano oratori finché lo Spirito Santo non li rese tali” (Commentario Gen-Lev, Ec-Cant, NT); “Io non sono uomo di facile parola […] anzi io sono impacciato di bocca e di lingua” (Pontificio Istituto Biblico). Il Signore risponde: “Or dunque va’, e io t’insegnerò ciò che hai a dire” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+4%2C10-12&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 4,10-12</a>), tanto che la versione del Pontificio Istituto Biblico commenta: “Nelle parole di Mosè più che difetto organico (balbuzie) è da vedere natia difficoltà a discorrere prontamente e bellamente, non tolta dalla missione divina” (<em>La Sacra Bibbia</em>, Salani 1961). Del resto “ciò che hai da dire” riguarda il contenuto, non altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma Mosè non è un uomo che muore come tutti gli altri uomini. Bisogna che Dio venga giù dal cielo a prendergli l’ultimo respiro con un bacio. E infatti Dio, quando Mosè stava per morire, piegò il Cielo, scese e lo baciò.<br />
</strong>Benigni non precisa che la sua narrazione non è tratta dal testo biblico, ma da un commento rabbinico omiletico (<em>midrash</em>, uno dei metodi ebraici d’interpretazione e commento della Scrittura) al cap. 34 del Deuteronomio [13].</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Mos%C3%A8-lo-piansero-per-millenni.mp3">Lo piansero per millenni<br />
</a></strong>Che fasulle esagerazioni!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qui si alza il sipario sul mistero, qui cominciano le parole in cui il tempo si è interrotto. Con queste parole l’Eterno fa il suo ingresso nel mondo, Dio entra nella storia…<br />
</strong><em>Paris vaut bien une messe</em>!<br />
Vale la pena di confrontare i “due Benigni” del documento sonoro <a href="file:///D:/PROGETTO%20BENIGNI/SITO/xPUBBLICAZIONI/MEN%C3%99/Men%C3%B9%20-%20Blog/Benigni%20-%20Dieci%20Comandamenti/I%20Dieci%20Comandamenti%20(15-16%2012%202014)/audio/frammenti/La%20conversione...%20all'Euro.mp3">La grande conversione</a>… ALL’EURO… Senza considerare la gonfiatura e la teatralità della formula verbale più recente…</p>
<p style="text-align: center;">* * * * *</p>
<p style="text-align: center;"><strong>PRIMO COMANDAMENTO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dove si sente che c’è qualcosa è quando dice “Dio tuo”… è quel tuo… non so se l’avete notato </strong><strong>[15]. Avrebbe potuto dire, e avrebbe dovuto dire “Io sono il Signore Dio” e basta! Sarebbe stato anche più giusto, no? Ma lui ha detto “Sono il Signore Dio tuo”: è quel tuo finale che lo tradisce, s’è tradito… Un conto è dire a uno “Tu sei l’amore”, e un conto è dire “Tu sei l’amore mio”… eh, il mio… e il punto debole è l’amore… S’innamora facile e non capisce più niente [16], perché lui non vuole essere Dio, vuole essere il mio Dio, vuol essere amato…<br />
</strong>Forzatura ad un concetto caro al Benigni imbonitore. Quando il comico vuole applausi e successo, allora la butta sulla vita bella, sull’amore, sulla gioia, e dei sentimenti che predica fa di sé un’incarnazione! Io sono il tuo padrone, io sono il tuo insegnante, io sono il tuo carnefice non sono espressioni che contengono AMORE in forza del possessivo, quand’anche posposto! Significano semplicemente tu hai me come padrone, o come insegnante, o come carnefice. Così Dio dice all’uomo: tu hai me come Signore e come Dio, e non ce ne sono altri! Questo significato è il più schietto, e naturalmente per niente offensivo della divinità. Osserverò per giunta che ritengo più ampio, importante e forte dire a una donna (o ad un uomo) “tu sei l’amore”, che “tu sei l’amore mio”, per quanto la seconda espressione sia più intima! È infinito che una donna (o un uomo) incarni l’amore, soggetto a limite il considerarla (lo) “amore MIO”, amore “per me” (con logica limitativa), o addirittura amore di proprietà!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu non avrai altro Dio all’infuori di me… Tu sei mio! […] Io sono tuo, tu sei mio… guardate, eccolo il patto: è tutta qui i Dieci Comandamenti</strong>!<br />
Altra forzatura (per giunta sgrammaticata: i Dieci Comandamenti è tutta qui!). Il comandamento esige l’adorazione esclusiva e proibisce il politeismo, l’idolatria, la superstizione, non mi sembra una dichiarazione che miri a sancire una <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/io-sono-tuo-tu-sei-mio.mp3">proprietà</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il miracolo è che ci sia la legge e chi non obbidisce è banalità ed è violenza. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/chi-non-obbidisce.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Esempio di chiarezza didattica… (o piuttosto di analfabetismo grammaticale).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non avrai altro Dio all’infuori di me […] vuole che amiamo solo lui… vuole l’esclusiva! […] È qui che nasce l’idea grandiosa del monoteismo (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/non-avrai-altro-Dio.mp3">ascolta</a>) Prima era pieno di dei, c’era una concorrenza, non potete sapere, un caos. C’erano divinità d’ogni tipo, teste di cane, teste di gatto, di legno, non poté, c’era un traffico tremendo in cielo: io so’, so’ meglio io, so’ meglio io… Lui, con questa cosa, ha liberato il cielo </strong><strong>[17]. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/prima-era-pieno-di-dei.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong> Detta così, una verità rivelata si trasforma goffamente in nascita di un’idea grandiosa… Nella mente di Dio? Che senso ha? Un’idea che Dio fa nascere nella mente dell’uomo? Pare proprio una grande sciocchezza. A me sembra che “Yahweh” dica semplicemente all’uomo: ci sono solo io ed è un errore (ed una colpa) credere in altre divinità! Dunque si tratterebbe al massimo della rivelazione del monoteismo, non della nascita di un’idea grandiosa [“L’Antico Testamento ci spiega l’essenza della nostra fede, come fede Rivelata e non intuita, conquistata, raggiunta, concepita…” (Giuseppe Guarino)]. Tuttavia possono ingenerare dubbi passi come <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+20%2C5&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 20,5</a> (“Poiché io, il Signore Iddio tuo, sono un dio geloso”) o <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+30%2C14&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">34,14</a>, dove si legge: “Tu non devi adorare altro dio; perché Geloso è il nome del Signore; egli è un dio geloso”, asserzione che non esclude l’esistenza di altri dei, ma richiede l’osservanza di ciò che spetta solo a lui! Del resto “non avrai” non significa “non esiste”! Solo un’osservazione, la mia, suggerita peraltro dall’asserzione di Benigni “[Dio] vuole l’esclusiva”, niente più! Vale però la pena di notare come, ben prima dell’evento del Sinai, la religione ebraica si fosse dimostrata monoteistica: “Il momento più importante del monoteismo ebraico-cristiano è la chiamata di Abramo. «<em>Il SIGNORE disse ad Abramo: “Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra”. Abramo partì, come il SIGNORE gli aveva detto…</em>” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gen+12%2C1-4&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gen 12,1-4</a>)» (Giuseppe Guarino) [18]. Senza tener conto che le indagini storiche rivelano che: “Il monoteismo era conosciuto già in tempi antichissimi. Il Libro egiziano dei Morti dimostra che il popolo d’Egitto originariamente credeva in un unico grande Dio e non in molti. Col passare del tempo gli attributi del vero Dio cominciarono ad essere assegnati a nuove divinità, e in tal modo si sviluppò il politeismo. Questo è stato ben documentato, specialmente dal famoso egittologo Sir Wallis Budge nel suo volume “Il Libro dei Morti”. Ecco alcune affermazioni tratte dal libro, selezionate dal Papiro di Ani; si tratta di una lode al: “Signore dei cieli… Signore della verità… Creatore degli uomini e degli animali… Sovrano del mondo, il potente valoroso… Colui che ha steso i cieli e ha fondato la terra… Signore dell’eternità… Creatore della luce… Egli ascolta la preghiera dell’oppresso, è misericordioso verso chi Lo invoca, libera il misero dall’oppressore… Egli è il Signore della conoscenza, e la Saggezza procede dalla sua bocca. Egli crea l’erba verde di cui vivono gli armenti. Egli crea i pesci affinché abitino i fiumi, e i volatili piumati nel cielo… Gloria a Te, o Creatore di tutte queste cose, Tu che sei L’UNICO” (pp. 108-110) [19]. Chiunque abbia suggerito al “coltissimo” Benigni ciò che questi ha poi riferito, proprio non ha tenuto conto delle conoscenze acquisite sull’argomento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eppure ha questa fragilità, questa debolezza dell’amore… (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/debolezza-dellamore.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Dunque l’Amore di Yahweh è fragilità e debolezza? Poco dignitosa considerazione dell’Amore divino, che sembra ridursi ad un umano cedimento sentimentale. E di Dante che cosa ha capito, Benigni? del grande epilogo della Commedia (<em>l’Amor che move il sole e l’altre stelle</em>) in cui l’Amore di Dio offusca con la sua grandiosità e con la sua forza anche Fanete, il greco principio d’amore che nasce dall’uovo primordiale e genera il mondo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché io, il Signore Dio tuo, sono un dio geloso […] ma è proprio geloso come s’intende noi! Non è che intende un’altra cosa […] Ho detto “ma Dio è geloso di me? Perché è geloso di ognuno di noi, quindi anche di me, ho detto “ma non ci posso credere”! Non solo mi ama, ma è pure ge-lo-so! […] che mi controlla, che vuol sapere cosa faccio, che mi viene lì la sera e mi dice: “Robertino, dove sei stato ieri sera?” “Niente, io so’ stato in casa” “Dimmi la verità!… ‘n’è che hai visto Budda ieri sera, eh?”… </strong><strong>[20]</strong> <strong>(<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Dio-geloso.mp3">ascolta</a>)</strong><br />
Credo che l’affermazione “Sono un Dio geloso”, voglia significare che Yahweh è “custode sollecito” (Treccani), intransigente, che esige riguardo, cura di ciò che spetta solo a lui (adorazione, lode, onore), non che è “in apprensione per il possibile distacco della persona amata o per la presunta o reale esistenza di un rivale” (Devoto). Lo stesso Devoto, del resto, tra le accezioni della parola <em>geloso</em> indica la seguente: “Che non tollera interferenze nel possesso o nella custodia di quanto gli appartiene”. Il termine è dunque usato da Yahweh non certo nel senso cui allude grossolanamente Benigni, pur volendo considerare il fatto che il linguaggio usato da Yahweh è antropomorfico, perché l’uomo possa capire per analogia. Il sostantivo ebraico <em>qin’àh</em> significa insistenza sull’esclusiva devozione, ma include anche tutti i significati del termine greco ζῆλος (<em>zèlos</em>, ardore, emulazione, gelosia ecc.), da cui il termine italiano geloso deriva. Alla “gelosia” di Yahweh più volte fa riferimento la Bibbia: oltre ai passi già citati, cfr. <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+4%2C24&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 4,24</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+5%2C9&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">5,9</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+6%2C15&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">6,15</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+32%2C16&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">32,16</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+32%2C21&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">32,21</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gs+24%2C19&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gs 24,19</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Re+14%2C22&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Re 14,22</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sl+78%2C58&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Sl 78,58</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Is+59%2C17&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Is 59,17</a> (vi si trova la parola <em>zèlo</em>, di cui si è appena detto); <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ez+16%2C42&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Ez 16,42</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ez+23%2C25&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">23,25</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ez+36%2C5-6&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">36,5-6</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ez+38%2C19&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">38,19</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ez+39%2C25&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">39,25</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gl+2%2C18&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gl 2,18</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Na+1%2C2&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Na 1,2</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=So+1%2C18&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">So 1,18</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=So+3%2C8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">3,8</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Za+1%2C14&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Za 1,14</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Co+10%2C22&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Co 10,22</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=2+Co+11%2C2&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">2 Co 11,2</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gc+4%2C5&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gc 4,5</a> [21] C’è chi interpreta la gelosia divina come “appartenenza relazionale”: “Se Dio è geloso non lo è nel senso distruttivo ed infantile che ha questo termine, bensì nel senso di Appartenenza relazionale con l’uomo… potremmo dire che la Gelosia è una patologia che lega, mentre l’Appartenenza è un sentimento-azione che libera” (Valerio Albisetti) [22].</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E a chi non lo ama, <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/a-chi-non-lo-ama-lo-punir%C3%A0.mp3">lo punirà</a>…<br />
</strong>E la libertà di cui Benigni parlava? (Bella grammatica, comunque: punire a qualcuno… punire a chi non lo ama).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per questo la cosa che lo fa più arrabbiare sono gli idoli. E cosa sono gl’idoli? Gl’idoli son quelle cose che possono prendere il suo posto nel nostro cuore, che è geloso, quando noi facciamo diventare Dio qualcosa che non è Dio (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/glidoli.mp3">ascolta</a>) […] Oggi, come sapete, è pieno di idoli. Voi mi direte quali? Per esempio gl’idoli che tutti conosciamo: il più grande e il più forte di tutti, i soldi, il denaro. Ci prostriamo, ci inginocchiamo davanti ai soldi dalla mattina alla sera. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/il-denaro.mp3">ascolta</a>) Il potere, il successo, la popolarità, il sesso, la droga, il piacere per il piacere, il godimento puro a se stesso. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/il-sesso.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Ci vuole una bella faccia di bronzo a predicare contro gl’idoli di cui in gran parte si è EMBLEMA! Facile fare la morale agli altri trasgredendola. Come si può deprecare l’idolo del denaro, se quello che si dice viene fatto pagare migliaia di Euro al minuto?! L’idolo della popolarità e del successo, quando sono costantemente ricercati e mentre se ne godono platealmente i benefici? Il sesso quando si sta per tessere l’apologia della masturbazione e per insegnare il lassismo, sostenendo che gli atti impuri sono un peccato inventato dalla Chiesa, perché non esiste nella Bibbia, e dopo aver dato pubblicamente innumerevoli esempi di volgarità sessuale a base di parole e di gesti sconci? (Turpiloqui irripetibili nei film, negli spettacoli di piazza e perfino in prima serata tv, palpamenti di genitali altrui in eurovisione, dei propri sul palcoscenico…). Faccia di bronzo che la gente accoglie con l’applauso – auspicando che predichi nelle chiese e che i catechisti ne traggano ispirazione -, e che perfino i prelati riveriscono, avallandone la dottrina e il modello!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gl’idoli addormentano mentre il divino inquieta (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/il-divino-inquieta.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>L’arringa contro gl’idoli si chiude con una frase ad effetto, in cui si apprende però che il divino, anziché rasserenare ed appagare, inquieta… (inquietare non ha altri significati che turbare, dare ansia, agitazione, insoddisfazione, fastidio, dolore, rendere incapaci di trovare pace e serenità; cfr. <a href="http://www.treccani.it/vocabolario/inquieto/">inquieto</a> in Treccani). Subito dopo ci si accorge dell’improprietà, perché il coltissimo (o chi l’ha “imboccato”) dà al verbo inquietare un’accezione personale: quella di sollecitare il cambiamento, il rinnovamento, di provocare “la resurrezione dei vivi” (altra espressione imbonitoria, ma almeno bella), in contrapposizione all’effetto dell’addormentamento da idoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dio non vuole essere dipinto, scolpito, immaginato, in nessun modo! Che uno dice è fatto così, così, ci ha la faccia così, gli occhi così… no! Tu lo puoi pregare, ci puoi parlare, ma davanti a te non ci dev’essere un’immagine, una figura, niente! (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/idolatria-delle-immagini.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>“Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+20%2C4&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 20,4</a>); “Badate bene a voi stessi, affinché non vi corrompiate e non vi facciate qualche scultura, la rappresentazione di qualche idolo, la figura di un uomo o di una donna, la figura di uno degli animali della terra, la figura di un uccello che vola nei cieli, la figura di una bestia che striscia sul suolo, la figura di un pesce che vive nelle acque sotto la terra” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+4%2C15-18&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 4,15-18</a>). Da questi due passi pare chiaro che nell’enunciato di Es 20,4 il cielo, alla stregua della terra e del mare, è considerato nella dimensione fisica, non metafisica, come Benigni chiassosamente sostiene… “Tuttavia, fin dall’Antico Testamento, Dio ha ordinato o permesso di fare immagini che simbolicamente conducessero alla salvezza operata dal Verbo incarnato”: Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), Parte III, Sezione II, Cap. I, 2130. Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Nu+21%2C8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Nu 21,8</a>)). Infatti chi si volgeva a guardarlo era salvato non da quel che vedeva, ma solo da te, salvatore di tutti (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sap+16%2C7&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Sap 16,7</a>). Altri esempi sono in <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+25%2C10-22&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 25,10-22</a> e in <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Re+6%2C23-28&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Re 6,23-28</a> o <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Re+7%2C23-26&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">7,23-26</a>. I numerosi passi biblici che riprendono il divieto in questione <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+32%2C1&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 32,1</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+32%2C8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">32,8</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+32%2C23&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">32,23</a>; <a href="file:///D:/PROGETTO%20BENIGNI/SITO/xPUBBLICAZIONI/MEN%C3%99/Men%C3%B9%20-%20Blog/Benigni%20-%20Dieci%20Comandamenti/I%20numerosi%20passi%20biblici%20che%20riprendono%20il%20divieto%20in%20questione%20Es%2032,1;%2032,8;%2032,23;">34,17</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Lev+19%2C4%3B+26%2C1&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Lev 19,4; 26,1</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+4%2C15-19&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 4,15-19</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+4%2C23-25&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 4,23-25</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+5%2C8%3B+27%2C15&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 5,8; 27,15</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1Re+12%2C28&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1Re 12,28</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=2Cron+33%2C7&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">2 Cron 33,7</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sal+97%2C7&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Sal 97,7</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sal+115%2C4-8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">115,4-8</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sal+135%2C15-18&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">135,15-18</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Is+40%2C18-20&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Is 40,18-20</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Is+42%2C8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">42,8</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Is+42%2C17&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">42,17</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Is+44%2C9-20&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">44,9-20</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Is+45%2C16&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">45,16</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Is+46%2C5-8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">46,5-8</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ger+10%2C3-5&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Ger 10,3-5</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ger+10%2C+8-9&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">10, 8-9</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ger+10%2C14-16&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">10,14-16</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ez+8%2C10&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Ez 8,10</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=At+17%2C29&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">At 17,29</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=At+19%2C26-35&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">19,26-35</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Rom+1%2C23&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Rom 1,23</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ap+9%2C20&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Ap 9,20</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ap+13%2C14-15&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">13,14-15</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ap+14%2C9-11&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">14,9-11</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ap+16%2C2&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">16,2</a> attentamente letti, sembrano alludere a rappresentazioni alternative rispetto al “Signore Dio tuo” e dunque a idoli veri e propri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per i cattolici non son vietate le immagini, è vietato il culto delle immagini, no?…<br />
</strong>Concessione incoerente nel <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Dio-non-vuole-essere-rappresentato.mp3">discorso perentorio</a> che Benigni va facendo sul divieto dell’uso di rappresentazioni del divino, che per i cattolici non varrebbe! Una legge divina è per tutti o per nessuno! In realtà quello che si proibisce credo sia l’idolatria [23]: adorare una figura per se stessa o in riferimento a una divinità diversa da Yahweh, e il divieto vale per l’umanità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non credo che Dio si arrabbi se… quando vede la Cappella Sistina, ‘nsomma, no… che poi, se Dio ci mandasse all’Inferno perché ci siamo emozionati guardando Michelangelo, Raffaello, Caravaggio, va be’, vorrà dire che il Paradiso l’abbiamo già visto di qua con loro… </strong><strong>(<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/cattolici-immagini-ammesse.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Supponendo che le raffigurazioni della Cappella Sistina siano motivo di colpa grave o siano esse stesse grave omissione, condannati all’inferno avremmo pur sempre di che consolarci avendo già visto in terra il Paradiso. Per aderire al senso di questa considerazione dovremmo concludere che la condanna eterna è poca cosa di fronte a qualche grande soddisfazione terrena! Pensiero bislacco, se non da miscredente. Il fatto è che, ad essere integralisti (ed io cerco di avere “aperture” verso le interpretazioni meno rigide del testo sacro), non ci sono molte possibilità di contestare il significato del divieto divino “non ti farai immagine alcuna” nel modo in cui gli Ebrei lo interpretarono, anche perché la storia del popolo d’Israele presenta una cultura decisamente aniconica, come ci confermano storici della levatura di Daniel-Rops “che, in <em>La vita quotidiana in Palestina ai tempi di Gesù</em>, ha scritto pagine molto significative nel capitolo decimo e in particolare nel paragrafo <em>Un popolo senza arte?</em> (p. 337)” (<a href="http://ettorebarra.blogspot.it/2012/10/non-ti-farai-idolo-ne-immagine-alcuna.html" class="broken_link" rel="nofollow">link1</a> <a href="https://apologeticon.wordpress.com/2013/03/21/non-ti-farai-idolo-ne-immagine-alcuna/">link2</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutte le divinità VOLEVANO ESSERE RAFFIGURATE con statue, sculture, quadri, no? Dio no!<br />
</strong>Implicita ammissione di esistenza di altre divinità!?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E perché lo ha fatto? Per educare gli uomini ad aprire gli occhi su ciò che non si vede! (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/educare-gli-occhi-allinvisibile.mp3">ascolta</a>) […] C’è un avanzamento prodigioso: in questa idea si passa dal pensiero concreto a quello astratto […] Per la prima volta nella storia del mondo il pensiero corre dove non può arrivare, si stende dove non può giungere, vuole abbracciare quello che non può contenere. E da quel giorno non si è più fermato: vai, vai! </strong><strong>[24] Insomma, con questo primo comandamento Dio ci ha dato tre cose: ci ha allargato la vita mettendoci dentro la libertà, ci ha allargato il cuore mettendoci dentro tutto il suo amore, ci ha allargato la testa mettendoci dentro l’infinito”. Seguono applausi, cercati, inevitabili. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/enfasi-oratoria-per-la-prima-volta-nella-storia-del-mondo...-.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Nel sopraccitato passo del <em>Libro dei morti</em>, il dio Unico di cui si parla è già un’entità astratta, che la si rappresenti o meno. Il Dio della Cappella Sistina non ha nulla di concreto, né toglie nulla al “pensiero astratto” cui Benigni allude. Nessuno sguardo intelligente pensa che Dio sia quello della rappresentazione michelangiolesca! La metafora è una risorsa del pensiero. La Morte sul Cavallo Bianco di Gustavo Dorè non è certo la rappresentazione realistica della morte che attende ogni essere vivente, né può incidere minimamente sul modo di pensare alla morte. Il fatto è che il comico ogni tanto estrae dalla manica la carta di qualche sequenza “scuotiapplausi”, nemmeno farina del proprio sacco, dunque mal digerita e peggio spiegata. Il primo comandamento ci avrebbe allargato la vita infilandoci dentro la libertà: perché proprio il primo e non tutti, come il “catechista” aveva già detto, come se non fossero mai esistite prima sagge regole per l’uomo e nell’uomo [25]? Ci avrebbe allargato il cuore attraverso l’amore divino (ma Benigni sembra ignorare che poco oltre lo stesso amore sembra trasformarsi in terribile legge del taglione e in legittimazione della schiavitù, cose queste che davvero avrebbero dovuto essere spiegate, non riducendo tutto alle scontate affermazioni predominanti; cfr. <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+21&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 21</a>); ci avrebbe allargato la testa mettendoci dentro l’infinito, cosa evidentemente impossibile alla luce dell’aneddoto della vita di Sant’Agostino, riportato dallo stesso <em>teopagliacciologo</em> nel preambolo, o quanto meno cosa già in essere, perché non credo che il Dio di Abramo fosse concepito come non infinito.</p>
<p style="text-align: center;">* * * * *</p>
<p><strong>SECONDO COMANDAMENTO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Secondo Comandamento “semplicemente proibiva di nominare Dio, così, senza rispetto, no? Perché perde di purezza, di bellezza… insomma nominarlo così qua e là, usare il nome di Dio per qualsiasi cosa, come un tappabuchi, no? E giuro su Dio di qua, e giuro su Dio di là, insomma non si poteva giurare su Dio, che però non è questo il senso del comandamento, sebbene non vada fatto, naturalmente (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/giuro-su-Dio.mp3">ascolta</a>).<br />
</strong>A parte la lingua orfana di scuola di base, né la Bibbia, né il Catechismo della Chiesa confermano quello che il giullaretto afferma. Fu detto agli antichi: “Non spergiurare” [...]. Ma io vi dico: “Non giurate affatto” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+5%2C33-34%3B+5%2C37&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 5,33-34; 5,37</a>). “Io scatenerò la maledizione, dice il Signore degli eserciti, in modo che essa penetri nella casa del ladro e nella casa dello spergiuro riguardo al mio nome” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Zac+5%2C4&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Zac 5,4</a>; vedi pure <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ger+7%2C5-10&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Ger 7,5-10</a>). “Le promesse fatte ad altri nel nome di Dio impegnano l’onore, la fedeltà, la veracità e l’autorità divine. Esse devono essere mantenute, per giustizia. Essere infedeli a queste promesse equivale ad abusare del nome di Dio e, in qualche modo, a fare di Dio un bugiardo (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Gv+1%2C10&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1Gv 1,10</a>)” (CCC, 2147).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non nominà, no non nominare il nome di Dio invano tutti pensiamo che voglia dire non bestemmiare, no? Non è nemmeno questo il cuore del comandamento. Naturalmente la bestemmia è una cosa orripilante, no? Però non è questo, non è questa la bestemmia in senso biblico. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/bestemmia-orripilante.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>La condanna della bestemmia da parte di Papa Benigni non sembra categorica, dal momento che il comico scherza sulle espressioni colorite usate in Toscana e in Veneto (di cui, data la serata, dice che non è il caso di fare esempi) e diverte il pubblico raccontando della bestemmia leggendaria del solito “Marione”, durata diciotto minuti ed applaudita dagli astanti, che chiedono il bis! Chi voglia leggere dietro le parole sospetterà che il comico cerchi di annacquare la sua fama di pubblico bestemmiatore. In diversi passi la Bibbia condanna severamente la bestemmia, prevedendo perfino la pena di morte! “Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Le+24%2C16&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Le 24,16</a>). Si vedano pure: <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mc+14%2C64&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mc 14,64</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1Re+21%2C10-13&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1Re 21,10-13</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gv+10%2C33-36&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gv 10,33-36</a>). Il Catechismo della Chiesa dichiara: 2148 “La bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento. Consiste nel proferire contro Dio – interiormente o esteriormente – parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di lui nei propositi, nell’abusare del nome di Dio. San Giacomo disapprova coloro «che bestemmiano il bel nome [di Gesù] che è stato invocato» sopra di loro (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gc+2%2C7&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gc 2,7</a>). La proibizione della bestemmia si estende alle parole contro la Chiesa di Cristo, i santi, le cose sacre. È blasfemo anche ricorrere al nome di Dio per mascherare pratiche criminali, ridurre popoli in schiavitù, torturare o mettere a morte. L’abuso del nome di Dio per commettere un crimine provoca il rigetto della religione. La bestemmia è contraria al rispetto dovuto a Dio e al suo santo nome. Per sua natura è un peccato grave” (cfr. pure il <a href="http://www.vatican.va/archive/cod-iuris-canonici/ita/documents/cic_libroVI_1364-1369_it.html#TITOLO_I">Codice di Diritto Canonico, 1369</a>) [26].</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella storia si è ucciso più in nome di Dio che di qualsiasi altra cosa. In tremilacinquecento anni di storia ci sono state migliaia di guerre, costate milioni di morti, quasi tutte usando il nome di Dio. Questa è la sola, vera, unica e grande bestemmia: impadronirsi, usare il nome di Dio per ingannare la gente e convincerla a uccidere in suo nome. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/la-sola-unica-bestemmia.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Travisamento della storia e del significato del Comandamento. Dal punto di vista storico “la maggior parte delle fonti accreditate smentisce questa tesi. Le varie enciclopedie sulle guerre storiche mostrano come i conflitti religiosi siano una minoranza: si va dall’<em>Encyclopedia</em> edita da Gordon Martel, per la quale solo il 6% delle guerre censite possono essere considerate guerre di religione; al volume di Charles Phillips e Alan Axelrod <em>Encyclopedia of Wars</em>, che arriva alla cifra più alta, ma ancora minoritaria, del 25% [27] – senza contare che molto spesso, dietro il <em>casus belli</em> religioso si sono nascoste questioni politiche ed economiche” (Alessandro Rico) [28]. “La solfa delle ‘guerre in nome di Dio’ è roba che potrebbe stare in bocca a Umberto Veronesi, e serve a farci dimenticare che nelle guerre più vaste, più durevoli e più spaventose non c’era traccia del nome di Dio” (<a href="http://www.centroculturaleilfaro.it/files/2014-12-29---Com-e-bravo-Benigni-4.pdf">Giovanni Lazzaretti</a>). Sotto il profilo esegetico, se è vero che il Catechismo della Chiesa considera blasfemo anche “l’abuso del nome di Dio per commettere un crimine”, non è certo vero che “questa è la sola, vera, unica e grande bestemmia”, come abbiamo appena dimostrato, soprattutto nel contesto biblico. A Benigni questa interpretazione fa evidentemente comodo, perché gli permette di sospingere in secondo piano la sua nomea di bestemmiatore [29], laddove sarebbe stato ben più coerente “ravvedersi” pubblica-mente. Stendiamo un velo pietoso sulla raffazzonata predica che il piccolo toscano pronuncia per esecrare chi lega il nome di Dio alla violenza, non dimenticandoci che nell’Antico Testamento gli esempi di “violenza divina” sono numerosi e avrebbero dovuto essere presi in considerazione e magari spiegati…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non nominare il nome di Dio invano vuol dire non rendere vano Dio, non rendere vana la tua anima, non rendere vana la tua vita (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/non-nominare.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>La trattazione si chiude con una forzata enfasi retorica per affacciarsi sugli applausi!<br />
La sostanza del significato del Secondo Comandamento è però quella dettata dal Concilio di Trento: &#8220;Spiegando questo comandamento, non si dimentichi che la Legge implicitamente accoppia alla proibizione l&#8217;imposizione di ciò che gli uomini devono fare. Proibizione e imposizione devono essere spiegate però separatamente. In primo luogo, perché più agevole ne sia l&#8217;esposizione, si indichi ciò che la Legge comanda, poi quello che proibisce. Comanda che il nome di Dio sia onorato e con esso non si facciano che giuramenti santi; proibisce poi di offenderlo, di invocarlo stoltamente, di giurare con esso alcunché di falso, di vano, di temerario&#8221; (Catechismo del Concilio di Trento, <a href="https://it.wikisource.org/wiki/Catechismo_del_concilio_di_Trento/Parte_III/Secondo_Comandamento" target="_blank" class="broken_link" rel="nofollow">Parte III, 308</a>). Legga bene chi non si sottrae alla pubblica bestemmia e poi s’improvvisa catechista…</p>
<p style="text-align: center;">* * * * *</p>
<p><strong>TERZO COMANDAMENTO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(<em>Ricorda il giorno di sabato per santificarlo…</em>) <strong>…L’avete sentito com’è bello questa… Quel ricorda iniziale è dolcissimo, sembra l’inizio d’una poesia… ricorda del gio… sembra una poesia, eppure è il Comandamento più potente di tutti. Sono sempre i pensieri che avanzano con passi di colomba quelli che guidano il mondo (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/passi-di-colomba.mp3">ascolta</a>).<br />
</strong>“Le parole più silenziose sono quelle che portano la tempesta. Pensieri che incedono con passi di colomba guidano il mondo” (Friedrich Nietzsche, <em>Così parlò Zarathustra</em>). La scarsa onestà intellettuale non permette a Benigni di citare l’autore della frase ad effetto (è una pessima abitudine, per la quale gli vengono sovente attribuite cose non sue). Qui non si vuole pensare che il cóltissimo abbia ripetuto pappagallescamente e al momento sbagliato un’imboccata…! Il riferimento, infatti, mi sembra a sproposito. Ovviamente non poteva mancare l’apprezzamento affabulatorio “sembra una poesia”, che Benigni appioppa a qualunque cosa legga (anche gli <a href="file:///D:/PROGETTO%20BENIGNI/SITO/xPUBBLICAZIONI/MEN%C3%99/Men%C3%B9%20-%20Blog/Benigni%20-%20Dieci%20Comandamenti/I%20Dieci%20Comandamenti%20(15-16%2012%202014)/audio/frammenti/Leopardi.mp3">articoli della Costituzione</a> sono per lui “poesia”, da paragonare addirittura all’<em>Infinito</em> leopardiano!). Che sta a significare, infine, che il Terzo Comandamento “è il più potente di tutti”?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cuore del Comandamento, avete sentito, è il riposo, no andare alla Messa, e dice che si è riposato anche lui. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/No-andare-alla-Messa.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Solita sgrammatica a parte, Benigni libera i fedeli dall’obbligo di “andare alla Messa” (non solo nelle parole, ma soprattutto nel tono che usa) perché il Comandamento non lo prevede. Questo, contro quanto il Catechismo della Chiesa esplicitamente sancisce (Parte Terza, Sez. seconda, <a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c1a3_it.htm">Art. 3, 2177-2183</a>) affermando, proprio in relazione al Terzo Comandamento, l’obbligo domenicale “dell’Eucarestia del Signore”(del resto il valdese Paolo Ricca, che ha guidato la preparazione del comico, <a href="http://www.claudiana.it/scheda-libro/paolo-ricca/lultima-cena-anzi-la-prima-9788870169706-887.html" class="broken_link" rel="nofollow">che rilievo assegna all’Eucaristia</a>? Cfr. pure il pensiero di <a href="http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=662" class="broken_link" rel="nofollow">Padre Angelo</a>). Non è superfluo ricordare che “Eucaristia”, ‘rendimento di grazie’, deriva dal verbo greco <em>eucharistèo</em>, ringraziare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dice il Comandamento che si devono riposare il servo, la serva, lo straniero, l’extracomunitario… Naturalmente a quei tempi non c’era nessun diritto del lavoro, non è che c’era l’articolo 18 che si… si sfruttavano gli schiavi, si faceva fare tutto ai servi, non si riposavano mai, venti, venticinque ore al giorno, quello che, si potevano usare a piacimento, gli operai, diciamo, per dire dell’epoca. Questo comandamento rompe questa regola antichissima, la fa a pezzi, la spazza via proprio, una rivoluzione! Tremila anni fa dire di far riposare gli operai, gli schiavi, i servi… Il diritto del lavoro! Poi uno dice Carlo Marx: ho capito, ma tremila anni dopo… (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/diritto-del-lavoro.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Il logorroico discomico mette nel calderone comandamento, extracomunitari (?), articolo 18, Carlo Marx, diritto del lavoro, enfatizzando la rivoluzione che concede agli “operai” (termine anacronistico) ed ai servi (per i quali non si chiede, né spiega, perché Yaweh, qui implicitamente, li ammetta). Interessante, fra le altre baggianate, il giorno di 25 ore!… ma già: sarà stata una battuta…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non vi dimenticate che Dio si presenta all’inizio non come creatore del cielo e della terra, ma come liberatore dalla schiavitù! (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/liberatore-dalla-schiavit%C3%B9.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Lo schiavo cui è concesso un giorno di riposo non torna certo libero! E poi, se Benigni invece di leggere pochi versetti per imbastire uno spettacolino (simoniaco, per commercio del sacro, e non proprio osservante del settimo comandamento [30]) avesse avuto l’accortezza di leggere poche righe oltre, si sarebbe imbattuto non certo in un “liberatore dalla schiavitù” (cosa certamente corretta in relazione alla liberazione degli Ebrei dal Faraone): «<em>Quando tu avrai acquistato uno schiavo ebreo, egli ti servirà per sei anni</em> (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+21%2C2&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 21,2</a>); <em>Se il suo padrone gli ha dato moglie e questa gli ha partorito figli o figlie, la donna e i suoi figli saranno proprietà del padrone ed egli se ne andrà solo. <strong>5</strong> Ma se lo schiavo dice: Io sono affezionato al mio padrone, a mia moglie, ai miei figli; non voglio andarmene in libertà, <strong>6</strong> allora il suo padrone lo condurrà davanti a Dio, lo farà accostare al battente o allo stipite della porta e gli forerà l’orecchio con la lesina; quegli sarà suo schiavo per sempre</em> (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+21%2C4-6&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 21,4-6</a>); <em>Quando un uomo colpisce con il bastone il suo schiavo o la sua schiava e gli muore sotto le sue mani, si deve fare vendetta. <strong>21</strong> Ma se sopravvive un giorno o due, non sarà vendicato, perché è acquisto del suo denaro</em> (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+21%2C20-21&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 21,20-21</a>)». Quelli riportati sono “comandamenti” di Yaweh che seguono le prescrizioni elencate nei “dieci”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dio, quando aveva fatto tutto, di che mancava? Del riposo. E così il settimo giorno l’opera fu compiuta del tutto.<br />
</strong>Un’esegesi seria non si limita al racconto (in questo caso assai prolisso e ripetitivo), ma tenta, nei limiti del possibile, di dare spiegazioni. Perché Dio, infinito, immenso, creò il mondo? gli mancava? dunque non era infinito? Peché Dio aveva bisogno di riposo? si era affaticato? gli erano venute meno le forze? o piuttosto intendeva suggerire all’uomo una pausa liturgica che lo inducesse periodicamente a dedicare una parte del suo tempo all’Eterno? (si tenga presente che le voci riposo e pausa hanno uguale etimo); o magari&#8230;? Forse sarebbe stato opportuno al “grande biblista” spendere due parole su tali questioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il sabato, cos’è? È la fine del lavoro di Dio, è l’inizio del mondo! Sapeste quante volte ci ho pensato io. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/ci-ho-pensato.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Quante volte ci ha pensato!… Non stento a crederlo, soprattutto quando bestemmiava in pubblico ridicolizzando Dio: mi vengono in mente i pianeti, che Dio avrebbe “fatti” per speculazione edilizia, per mettere soldi da parte; poi, quando Galileo li scoprì, il costruttore (Dio), d’accordo col Papa, fece arrestare lo scienziato (ascolta <a href="https://www.youtube.com/watch?v=LlM65AMUZUE">you tube</a>). Sia pure tardivamente, Benigni avvia comunque una spiegazione relativa al giorno di riposo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo vuol dire santificare:</strong><strong> vuol dire cambiare, abbandonare l’abitudine, non vivere la vita di ogni giorno, far diventare nuove le cose di sempre, ma soprattutto non avere più certezze, non capire più niente, perdersi, smarrirsi. Dio vuole che in quel giorno ci perdiamo, ci dobbiamo smarrire, perdere la strada e perdere noi stessi, ricordandoci che siamo capaci di rinnovarci sempre, di rinascere; e in quel giorno riuscire a vedere il mondo come quando è stato creato, il primo giorno, come quando si è mosso il primo giorno della creazione. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/santificare.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Tante chiacchiere su tema… personalizzato! Dunque “santificare” il giorno del Signore significa questo? Non avere certezze, non capire più niente, perdersi… per rinascere. Il concetto di rinascita (collegato alla resurrezione di Cristo, avvenuta il primo giorno dopo il sabato) sarà pure affascinante, ma perdere certezze e non capire più niente non mi pare una buona idea! Ben diverso è il concetto di santificazione <a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c1a3_it.htm">come la Chiesa Cattolica lo presenta e lo interpreta</a>. Più convincente sembra considerare il “settimo giorno”, <em>dies dominĭca</em>, come il tempo che “ci è necessario per mettere al centro della nostra vita la ricerca di una relazione con Dio. Ricerca che dà un senso a tutto il resto e che ci permette di rompere il giogo di schiavitù che ci lega all’opera delle nostre mani” (<a href="http://digilander.libero.it/monast/comandamenti/ricordati.htm" class="broken_link" rel="nofollow">link</a>) Altro che il compiacimento divino per il creato nelle affabulazioni del comico volte all’applauso: “Vai, mamma mia come sei bello!…” (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/come-sei-bello.mp3">ascolta</a>).</p>
<p><span style="color: #ffffff;">. .</span></p>
<h2 style="text-align: center;" align="right"><strong>SECONDA SERATA<br />
</strong>i Comandamenti orizzontali</h2>
<p style="text-align: center;">“<a href="https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=620417431413712&amp;id=167161323405994&amp;substory_index=0">Deviazione dal significato autentico del 5° e 6° Comandamento,<br />
e allontanamento macroscopico dal Magistero, con lo scopo preciso e deliberato,<br />
per niente casuale, ma fatto passare come &#8220;spontaneo&#8221;,<br />
di fuorviare il pensiero e il comportamento della massa popolare,<br />
giustificando ciò che non ha giustificazione</a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;.</span></p>
<p><strong>QUARTO COMANDAMENTO</strong></p>
<div id="attachment_3705"><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Comandamenti-Benigni.jpg" rel="lightbox[post-3588]"><img title="Comandamenti Benigni" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Comandamenti-Benigni-300x271.jpg" alt="" width="300" height="271" /></a> Effetti di un certo catechismo&#8230;</div>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">&#8230;..</span><br />
AUDITEL: <strong>“Quasi dieci milioni di persone, una cosa… impessere</strong> [<em>così parla Benigni</em>] <strong>abbracciati da dieci milioni di persone fa davvero ‘mpressione, è una cosa… di un grande calore…” (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/auditel.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong> <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/circo.mp3">La musichetta da circo</a> (forse la sentiremmo anche se Benigni intervenisse a un funerale…) ha appena introdotto il clown-esegeta, le cui prime parole di ringraziamento (e di vanto) sono per il successo della prima serata di catechismo: l’Auditel, <strong>AUDI</strong>ence <strong>TEL</strong>evisiva (nel nostro caso piuttosto un’<strong>Au-Dio-tel</strong>…) è il dato fondamentale per il mercato-tv: il numero delle pecore che guardano [30] garantisce profitti sicuri (pecuniari, non certo culturali) e il “Vanna Marchi” della ‘cultura’ riesce quasi sempre ad avere milioni di “acquirenti”, qualunque cosa “racconti”, magari… una <a href="https://it-it.facebook.com/claudio.fois/posts/10152847779807459">targhetta di ascensore</a>! Che piacere essere stati “abbracciati da dieci milioni di persone”! Gli attuali introiti milionari “giustificati”, i futuri assicurati! Al guitto non importa nemmeno considerare che magari alcune centinaia di migliaia di telespettatori non l’ha proprio abbracciato (e una quindicina di milioni nemmeno si sono sintonizzati)… Sicuramente accanto agl’innumerevoli allocchi c’è stato infatti chi ha guardato per avere conferma della pochezza del protagonista, per imprecare contro le sue corbellerie, per rammaricarsi di essere costretto a pagare un canone che la Rai sperpera… e c’è stato chi ha guardato solo per colpire poi con dure critiche ideatori e realizzatori di simili proposte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Onora il padre e la madre… oggi il Comandamento dovrebbe essere allargato a “onora il nonno e la nonna”… No, perché prima le prospettive di vita erano più brevi, no, specialmente a quei tempi, ce n’eran pochi di nonni […] dovremmo fare veramente l’undicesimo Comandamento <em>onora il nonno e la nonna</em>”.<br />
</strong>Quella che sembra un’originale battuta comica è nient’altro che una ripresa di concetto dal Catechismo della Chiesa Cattolica che così recita: il Quarto Comandamento “chiede di tributare onore, affetto e riconoscenza ai nonni e agli antenati. Si estende infine ai doveri degli alunni nei confronti degli insegnanti, dei dipendenti nei confronti dei datori di lavoro, dei subordinati nei confronti dei loro superiori, dei cittadini verso la loro patria, verso i pubblici amministratori e i governanti” (CCC, <a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a4_it.htm">Parte III, Sezione II, Cap. II, 2199</a>). Le ragioni che Benigni adduce per chiarire perché il Comandamento non alluderebbe ai nonni, sono ridicole, nemmeno attente ai passi biblici che le smentiscono, come<em> Genesi</em> 5:21-27: «<em>(21) Enoch aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme. (22) Enoch camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni e generò figli e figlie. (23) L’intera vita di Enoch fu di trecentosessantacique anni. (24) Poi Enoch camminò con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso. (25) Matusalemme aveva centottantasette anni quando generò Lamech; (26) Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora settecentottantadue anni e generò figli e figlie. (27) L’intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi morì</em>» (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bibbia_CEI">Bibbia CEI</a>). Altro che prospettive di vita brevi quelle che la Bibbia riferisce! E se non si vuol credere alle poco plausibili età “pluricentenarie” dei personaggi del testo sacro, ricordiamo a Benigni che a quell’epoca ci si sposava molto prima: a <a href="http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&amp;id=2890" rel="nofollow" class="broken_link">12 anni di età</a> al tempo di Gesù; dalla Bibbia si desume, però, che in precedenza la donna era ritenuta pronta per le nozze all’ingresso nella pubertà, visto che per gli Ebrei “era la tumidezza del seno un sinonimo per indicare l’età da marito” (Martini Antonio, <em><a href="https://www.maremagnum.com/libri-antichi/la-sacra-bibbia-secondo-la-volgata-tradotta-in-lingua/100865102">La sacra bibbia secondo la volgata, tradotta in italiano</a></em>, A. Usigli, Firenze 1852, p. 136, nota 2). Fa testo, ad esempio, il passo biblico: <em>“Et multiplicata es et grandis effecta et ingressa es et pervenisti ad mundum muliebrem</em><em> ubera tua intumuerunt et pilus tuus germinavit</em>” (Crescesti, ti facesti grande e giungesti al fiore della giovinezza. Il tuo petto divenne fiorente ed eri giunta ormai alla pubertà; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ez+16%2C7&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Ez 16,7</a>). Per questo, anche “se le prospettive di vita erano più brevi”, si poteva essere nonni perfino prima dei trent’anni! Come sempre si dirà che Benigni scherza… Il fatto è che poi viene sistematicamente preso fin troppo sul serio, spesso stupidamente!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È il più bello di tutti. Diciamo, ognuno ci ha i suoi preferiti, no? Ma a me, se i Comandamenti fossero persone questo è quello al quale gli telefonerei la sera… “Come va? sei libero stasera? facciamo du’ chiacchiere”, ci uscirei insieme… propo mi piace proprio tanto, tanto, tanto. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/classifica-Comandamenti.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Che dabbenaggine! Oltre a sgrammaticature pesantemente grossolane (<em>a me… gli telefonerei</em>), bisogna subirsi anche la classifica dei Comandamenti, le scelte preferenziali e l’invito a cena di “onora il padre e la madre”!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo comandamento fa venire in mente l’eternità, la vita che non finisce mai attraverso una coppia, un padre e una madre, che rappresentano l’andare avanti delle generazioni, all’infinito per sempre. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/leternit%C3%A0.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Solite argomentazioni esagerate e infondate. Benigni, da vicePadreterno, stabilisce che la vita dell’uomo sulla terra sarà eterna (<em>l’andare avanti delle generazioni all’infinito!</em> E tralascio l’improprietà dell’espressione “attraverso UNA coppia”).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>Attenzione, qui succede una cosa eccezionale, che Dio non fa mai con gli altri Comandamenti: c’è una ricompensa, c’è un premio, direttamente legato al Comandamento; l’ha nascosto dentro, come un regalo, appunto. Infatti questo Comandamento andrebbe letto come quando si scarta un regalo, per vedere la sorpresa, cosa c’è […] Ve lo leggo tutto intero com’è scritto. Sentite: onora – come quando si apre un regalo – «onora il padre e la madre affinché si prolunghino i giorni della tua vita sulla terra che il Signore Dio tuo ti ha dato» </strong>[31] <strong>(<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/la-sorpresa.mp3">ascolta</a>)</strong>…<br />
Dio ci dice che se si onora il padre e la madre CI ALLUNGA LA VITA!… ma non è che ce l’allunga un amico così, Dio ce l’allunga! Campiamo di più, viviamo di più! […] Abbiamo trovato la strada per campare tutti una diecina d’anni di più (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/ci-allunga-la-vita.mp3">ascolta</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>«Sulla terra che il Signore Dio tuo ti ha dato», cioè sulla terra, qui […] Si riferisce proprio ora qui, a questo mondo</strong> [32].<br />
Frottole, come al solito. Nessun regalo, nessun anno in più di vita biologica! Se non è in piena crisi di senno, Benigni sembra quasi prendersi gioco del Comandamento (<em>abbiamo trovato la strada per campare tutti una diecina d’anni di più</em>). Come potrebbe, diversamente, mostrare simile ottusità? banalizzare in questo modo le parole della Bibbia? Ce ne sono di uomini rispettosissimi dei propri genitori che muoiono in giovane età! Che significa poi campare una diecina d’anni di più? Che chi deve morire a dieci anni magari arriverà a venti? Bel guadagno! In realtà la “promessa” che Dio fa a Mosè è la semplice considerazione su quanto consegue socialmente dall’osservanza del Comandamento: «<em>In primo luogo diciamo che la vita, della quale si tratta qui, è qualcosa di più della semplice vita biologica. Ha significato religioso e morale; designa la pienezza della vita, la vita feconda, buona e gioiosa, la cui salute proviene dalla conformità con la volontà di Yahvè; la vita data da Yahvè, mantenuta da Lui, ma conservata in dipendenza con la fedeltà ai comandamenti. “Lunga vita” era dunque sinonimo di benevolenza divina e di ricompensa: era legata alla condotta morale d’Israele. Ebbene, l’importanza del quarto comandamento “perché si prolunghino i tuoi giorni <strong>nel paese</strong> che il Signore, tuo Dio, ti dà”, è manifesta. Questa lunga e felice vita del popolo, come poteva assicurarsi fondamentalmente se non attraverso la sopravvivenza della famiglia, della quale i padri e le madri erano i principali artefici? Anelli di una catena, testimoni di generazioni passate e fonte di generazioni future, i genitori erano l’unica possibilità di sopravvivenza conosciuta in quell’epoca. (In ragione delle idee sull’aldilà, la morte non si considerava come problema individuale, se non per il padre che moriva senza discendenza). Solo un popolo unito nel suo interno può vivere felice. Ebbene, questa unità della comunità era condizionata prima di tutto dall’unità e dalla pace in seno alle famiglie, che assicurava l’autorità e il prestigio dei genitori veramente onorati dai loro figli. Le famiglie erano le prime cellule della nazione e la garanzia della sua sopravvivenza. Era dunque normale che il comandamento occupasse nella storia d’Israele un luogo sempre più importante, fino al punto da essere l’unico, tra tutti i precetti del Decalogo, al quale si aggiunse la promessa di “una vita lunga e felice”, promessa il cui valore familiare è evidente. [33] Grazie a questa promessa-benedizione, il legame che unisce il quarto comandamento con il sabato e l’Alleanza, appare più netto. C’è continuità tra la motivazione deuteronomica dell’osservanza del sabato e la promessa unita al quarto comandamento. Israele deve osservare il sabato perché è stato liberato dalla schiavitù d’Egitto; e se onora il padre e la madre, una volta liberato, avrà “una vita lunga nel paese che il Signore gli dona</em>» (Edouard Hamel S.J., <em><a href="file:///D:/PROGETTO%20BENIGNI/SITO/xPUBBLICAZIONI/MEN%C3%99/Men%C3%B9%20-%20Blog/Benigni%20-%20Dieci%20Comandamenti/doc%20da%20Internet/Edouard%20Hamel%20S.J.%20I%20Dieci%20Comandamenti.pdf">I Dieci Comandamenti</a></em>, Casa editrice Désclée De Brouwer). [34]</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>[Rispettare il Quarto Comandamento] ci allunga la vita perché, se ci prendiamo cura dei nostri genitori, soprattutto quando sono avanti con gli anni, sono più fragili, con le nostre cure, le nostre attenzioni, vivranno di più. Quindi se un genitore s’ammala e viene lasciato a se stesso, è chiaro che muore subito. Così facendo, prendendoci cura dei genitori noi, diamo l’esempio ai nostri figli, che si prenderanno cura di noi quando invecchieremo e vivremo di più anche noi, quindi si prolungheranno i nostri giorni di vita sulla terra. Uno dice “vorrà dire questo, no?”. Questo sembra la spiegazione più chiara, il senso logico di questo regalo.<br />
</strong>Benigni corregge il tiro. L’ironia (molto probabile), del “campare una diecina d’anni di più” si trasforma in un allungamento della vita grazie alle cure ricevute dai figli. La sostanza del suo ragionamento rimane tuttavia approssimativa e sicuramente lontana dall’interpretazione più genuina del passo biblico in questione. Ci si può comunque rattristare per il confuso esegeta perché, stando a quello che dice, egli vivrà meno di quanto avrebbe potuto, pur avendo onorato magari il padre e la madre, per il fatto di non avere alcun figlio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Spesso, attenti, questo Comandamento viene confuso con l’obbedienza ai genitori, ma guardate che non è così. Onorare i genitori non vuol dire vivere in funzione loro o esserne schiavi o far decidere loro sulle scelte della nostra vita, il nostro lavoro, i nostri sentimenti: no!</strong> [Del resto per obbedienza non è questo che s’intende! <em>nda</em>]<strong> Onorare i genitori qui vuol dire prendersi cura di loro, semplicemente, soprattutto in un tempo in cui possono essere più fragili, quando ritornano bambini. Vuol dire stare un po’ con loro quando sono avanti con gli anni, quando loro diventano bambini e noi diventiamo i loro genitori.<br />
</strong>Le panzane continuano a piovere… “Onora il padre e la madre” si limiterebbe a richiedere attenzione e cura per i genitori vecchi e null’altro, soprattutto non riguarderebbe l’obbedienza! È in questi casi che non si riesce a capire il plauso della Chiesa per le chiassate di Benigni, visto che il catechismo ufficiale insegna quel che segue: «<em>Il rispetto filiale si manifesta anche attraverso la vera docilità e la vera obbedienza: “Figlio mio, osserva il comando di tuo padre, non disprezzare l’insegnamento di tua madre [...]. Quando cammini ti guideranno; quando riposi, veglieranno su di te; quando ti desti, ti parleranno” (</em><em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Prv+6%2C20-22&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Prv 6,20-22</a></em>). “Il figlio saggio ama la disciplina, lo spavaldo non ascolta il rimprovero” (<em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Prv+13%2C1&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Prv 13,1</a></em>). Per tutto il tempo in cui vive nella casa dei suoi genitori, il figlio deve obbedire ad ogni loro richiesta motivata dal suo proprio bene o da quello della famiglia. “Figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore” (<em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Col+3%2C20&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Col 3,20</a></em>). I figli devono anche obbedire agli ordini ragionevoli dei loro educatori e di tutti coloro ai quali i genitori li hanno affidati. Ma se in coscienza sono persuasi che è moralmente riprovevole obbedire a un dato ordine, non vi obbediscano. Crescendo, i figli continueranno a rispettare i loro genitori. Preverranno i loro desideri, chiederanno spesso i loro consigli, accetteranno i loro giustificati ammonimenti. Con l’emancipazione cessa l’obbedienza dei figli verso i genitori, ma non il rispetto che ad essi è sempre dovuto. Questo trova, in realtà, la sua radice nel timore di Dio, uno dei doni dello Spirito Santo. Il quarto comandamento ricorda ai figli divenuti adulti le loro responsabilità verso i genitori. Nella misura in cui possono, devono dare loro l’aiuto materiale e morale, negli anni della vecchiaia e in tempo di malattia, di solitudine o di indigenza. Gesù richiama questo dovere di riconoscenza<em>»</em> (CCC, <a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a4_it.htm">Parte III, Sezione II, Cap. II, 2216-2218</a>). Senza tener conto di passi biblici spietati, come questo: <em>18 Se un uomo avrà un figlio testardo e ribelle che non obbedisce alla voce né di suo padre né di sua madre e, benché l’abbiano castigato, non dà loro retta, 19 suo padre e sua madre lo prenderanno e lo condurranno dagli anziani della città, alla porta del luogo dove abita, 20 e diranno agli anziani della città: Questo nostro figlio è testardo e ribelle; non vuole obbedire alla nostra voce, è uno sfrenato e un bevitore. 21 Allora tutti gli uomini della sua città lo lapideranno ed egli morirà; così estirperai da te il male e tutto Israele lo saprà e avrà timore (</em><em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+21%2C18-21&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 21,18-21</a></em>).</p>
<p style="text-align: justify;">[Onora il padre e la madre] <strong>vuol dire poi tante altre cose: Non contraddirli e non attaccarli pubblicamente, andare loro incontro per accoglierli, non separarsi da loro senza avvisarli, farsi vivi spesso se abitano in una città diversa, non ribellarsi troppo ai genitori, perché i genitori si feriscono facilmente, sono un bersaglio indifeso, inerme. Evitare comportamenti che potrebbero farli vergognare o atti che potrebbero causare loro un dispiacere, come una lite tra fratelli e sorelle. Ma soprattutto vuol dire circondarli di attenzione.<br />
</strong>Benigni legge degli appunti sul leggio (ovviamente senza citare la fonte), tratti dal <em>Libro delle leggi</em> (o magari indirettamente dal volume di Marc-Alain Ouaknin, <em>Le Dieci Parole, il Decalogo riletto e commentato dai Maestri ebrei antichi e moderni</em>, Edizioni Paoline 2004, p. 115), aggiungendo altri significati che non modificano la sostanza di quanto egli ha già detto sull’obbedienza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/amare-%C3%A8.jpg" rel="lightbox[post-3588]"><img class="alignleft" title="amare è" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/amare-%C3%A8-300x231.jpg" alt="" width="270" height="208" /></a>Amare vuol dire donare ciò che non si ha.<br />
</strong>Ancora senza citazione della fonte, così la frase di Jacques Lacan (<em>amare è donare ciò che non si ha a qualcuno che non lo </em>vuole) diventerà una delle tante frasi famose saccheggiate da Benigni ed a lui attribuite! Come già dimostra il docu-mento a fianco, circolante nella Rete.</p>
<p><span style="color: #ffffff;">&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Basta spostare le due parole, giorni e vita, uno al posto dell’altra, e si capisce tutto. Sentite come si apre il comandamento: “Onora il padre e la madre affinché si prolunghi la vita dei tuoi giorni sulla terra che il Signore Dio tuo ti ha dato”. Ecco, onorando il padre e la madre, prendendoci cura di loro, si prolunga la vita dei nostri giorni, c’è più vita nella nostra vita, viviamo meglio, è più bella, più giusta e più intensa la vita, si allarga ed è più piena, e quindi più lunga. Ecco come si prolungano i giorni su questa terra!<br />
</strong>Nuovo “ritocco esegetico”, due volte arbitrario, visto che si interviene non solo sulla formulazione proposta, ma anche sulla disposizione delle parole, con inevitabile alterazione del senso del Comandamento.<br />
- In primo luogo non si capisce bene da dove SoTutto abbia attinto l’enunciazione che “legge”, visto che le tre più comuni versioni circolanti della Bibbia non le corrispondono.</p>
<ol>
<li>La C.E.I recita: «Onora tuo padre e tua madre, perché <span style="text-decoration: underline;">si prolunghino i tuoi giorni</span> nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio»;</li>
<li>La Nuova Riveduta: «Onora tuo padre e tua madre, affinché <span style="text-decoration: underline;">i tuoi giorni siano prolungati</span>sulla terra che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà»;</li>
<li>La Nuova Diodati: «Onorerai tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano lun-ghi sulla terra che l&#8217;Eterno, il tuo DIO, ti dà»; (nella versione del 1649 la Diodati riportava: «Onora tuo padre e tua madre; acciocché i tuoi giorni sieno prolungati sopra la terra, la quale il Signore Iddio tuo ti dà»).</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">- In secondo luogo la sprovvedutezza di Benigni crede che l’inversione delle parole sia un giochino innocuo e praticabile, quando di solito, soprattutto in presenza di un complemento indiretto, il risultato è sostanzialmente diverso: una cosa è il libro della domenica, altra la domenica del libro! Prolungare “la vita dei giorni” può avere il senso di dare più intensità ai propri giorni, prolungare “i giorni della vita” significa invece aggiungere tempo all’esistenza: esiti semantici ben differenti, come si vede! Comunque, a questo punto siamo di fronte a tre interpretazioni dissimili, nessuna convincente, capaci di creare solo confusione. Insomma Benigni, o chi per lui, riesce a dare solo “delucidazioni” caotiche. Possiamo rimanere tranquillamente sull’esegesi di Edouard Hamel S.J., su riportata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo me la spiegazione più bella e più vera è una sola… Questo Comandamento vuol dire che se si vuol bene al babbo e alla mamma, il Signore ci fa campare di più.<br />
</strong>Ecco il parere definitivo del prestigioso biblista! Quarta interpretazione: la confusione aumenta. Benigni fa riferimento a un aneddoto di quando era bambino (ne ha sempre uno <em>ad hoc</em>, come insegnano le tecniche di comunicazione persuasiva), quando avrebbe risposto al sacerdote che gli chiedeva il significato del Quarto Precetto del Decalogo: “Questo Comandamento vuol dire che se si vuol bene al babbo e alla mamma, il Signore ci fa campare di più”. “Bravo, Roberto!”. “Grazie”… APPLAUSI!</p>
<p style="text-align: center;">* * * * *</p>
<p><strong>QUINTO COMANDAMENTO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non uccidere… nel cuore dei dieci Comandamenti […] è il Comandamento per eccellenza…<br />
</strong>Il Comandamento per eccellenza dei Cristiani è quello segnalato da Gesù in risposta a un fariseo, “dottore della Legge”: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento? – Gli rispose: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+22%2C+36-39&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt, 22,36-39</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mc+12%2C28-31&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mc 12,28-31</a>); secondo ribadito e approfondito in <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gv+13%2C34&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gv 13,34</a>: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. “Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+22%2C40&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 22,40</a>). Ma Benigni, comunque, precisa “nel cuore dei dieci Comandamenti” e sembra solitamente refrattario al Nuovo Testamento, cui fa riferimento solo in chiusura di serata, per esigenze di spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo sapete che ci sono stati altri codici, con tante regole, tante leggi, prima della Bibbia, no?, e dopo la Bibbia, ovviamente, ma la proibizione non solo teorica, ma assoluta dell’assassinio, è stata formulata qui, nei dieci comandamenti, per la prima volta nella storia dell’umanità! (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/non-uccidere.mp3">ascolta</a>) È un’innovazione questo comandamento, è un’idea nuova, ma… non ci credevo nemmeno io! </strong>(<em>Nemmeno lui! Pensate, un luminare del genere…</em>)<strong>. </strong><strong>[…] </strong><strong>C’è un crimine ancora più grande, che è quello di chi pur non uccidendo, permette che si uccida, e questo guardate vale anche per la pena di morte, che questo comandamento espelle, la cancella, non la permette. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/pena-di-morte.mp3">ascolta</a>) Guardate che la pena di morte è sempre, sempre, stata prevista per motivi economici, strategici, politici o religiosi, ma mai per giustizia, mai.<br />
</strong>Si ritiene il 1280 a.C. la data approssimativa dell’Esodo dall’Egitto (<a href="http://www.corsobiblico.it/esodo4.htm" class="broken_link" rel="nofollow">link</a>) [35] e dunque il XIII secolo è quello della consegna del Decalogo a Mosè. Il Codice di Hammurabi, che è databile fra il 1700 e il 1800 a.C., già prevedeva la pena di morte per l’omicidio (cosa che implica il concetto categorico del “non uccidere”), con la precisazione che “Se la vittima è il figlio di un altro uomo, all’omicida verrà ucciso il figlio; se la vittima è uno schiavo, l’omicida pagherà un’ammenda, commisurata al “prezzo” dello schiavo ucciso”. (Da notare che la legge del taglione sarà anche alla base della legge di Mosè – Eso 21, 23-25; Lev 24, 19-20). Precedente alla consegna delle Tavole della Legge è pure <a href="http://digilander.libero.it/fab655/Il%20libro%20dei%20morti%20degli%20antichi%20egizi.pdf" class="broken_link" rel="nofollow">il libro dei morti degli antichi Egizi</a>, dove si trovano sorprendentemente formulazioni identiche a quelle dei Comandamenti 5-9, come riferisce <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chaim_Potok">Chaim Potok</a> nel suo libro <em><a href="http://www.nostreradici.it/chaim-potok.htm">Storia degli Ebrei</a></em> (Garzanti 2003): “<em>I primi cinque comandamenti sono esclusivi della religione biblica e compaiono al suo inizio, nel deserto nel Sinai. Esistono diverse opinioni riguardo al loro ordine preciso. Il secondo gruppo di cinque («Non uccidere…») è comune ad altre civiltà del Vicino Oriente. «Non ho desiderato la roba altrui… non ho rubato… non ho ucciso… non ho commesso adulterio» recita il Libro dei morti, il testo usato in Egitto quando il giovane principe Mosè veniva educato nel palazzo del faraone Seti I e il popolo che ora sta ai piedi del monte Sinai era schiavo</em>”. Per quanto riguarda la “<strong>proibizione assoluta</strong>” del Comandamento NON UCCIDERE (che va più congruamente interpretato alla luce di Es 23,7 “non far morire l’innocente e il giusto”), <strong>Benigni farnetica</strong>, anche perché poco più oltre rettificherà in parte l’enunciato categorico <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/principi-assoluti.mp3">affermando</a>: “Noi sappiamo purtroppo che certe volte non si può non uccidere, no?, per esempio per legittima difesa, o nelle guerre di liberazione, perché non si può agire secondo principi assoluti come in questo caso, no?, anche se [?] c’è un’etica altissima”. Chiarisce tutto il passo seguente di Esodo 21 (<em>il Codice dell’Alleanza</em>), in cui Dio, dopo l’enunciazione del Decalogo (Es 20, 1), ordina a Mosè di esporre al suo popolo, fra le altre, le seguenti norme (che prevedono in molti casi la pena di morte): <em>“</em><strong><em>12</em></strong><em> Colui che colpisce un uomo causandone la morte, sarà messo a morte. <strong>13</strong> Però per colui che non ha teso insidia, ma che Dio gli ha fatto incontrare, io ti fisserò un luogo dove potrà rifugiarsi. <strong>14</strong> Ma, quando un uomo attenta al suo prossimo per ucciderlo con inganno, allora lo strapperai anche dal mio altare, perché sia messo a morte. <strong>15</strong> Colui che percuote suo padre o sua madre sarà messo a morte. <strong>16</strong> Colui che rapisce un uomo e lo vende, se lo si trova ancora in mano a lui, sarà messo a morte. <strong>17</strong> Colui che maledice suo padre o sua madre sarà messo a morte. <strong>18</strong> Quando alcuni uomini rissano e uno colpisce il suo prossimo con una pietra o con il pugno e questi non è morto, ma debba mettersi a letto, <strong>19</strong> se poi si alza ed esce con il bastone, chi lo ha colpito sarà ritenuto innocente, ma dovrà pagare il riposo forzato e procurargli le cure. </em><strong><em>20</em></strong><em> Quando un uomo colpisce con il bastone il suo schiavo o la sua schiava e gli muore sotto le sue mani, si deve fare vendetta. <strong>21</strong> Ma se sopravvive un giorno o due, non sarà vendicato, perché è acquisto del suo denaro </em>[36]. <em><strong>22</strong> Quando alcuni uomini rissano e urtano una donna incinta, così da farla abortire, se non vi è altra disgrazia, si esigerà un’ammenda, secondo quanto imporrà il marito della donna, e il colpevole pagherà attraverso un arbitrato. <strong>23</strong> Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita: <strong>24</strong> occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, <strong>25</strong> bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido”</em> [37]. Insieme con il passo biblico citato ci si può riferire al Nuovo Testamento, alle parole stesse di Gesù in <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=mt+15%2C1-6&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 15, 1-6</a> (<em>Dio ha detto… chi maledice il padre o la madre sia messo a morte</em>); infine la lettura del <strong>Catechismo della Chiesa Cattolica</strong> conferma quanto sia fasulla l’asserzione dell’esegeta-comico: <strong><em>2261</em></strong><em> La Scrittura precisa la proibizione del quinto comandamento: “Non far morire l’innocente e il giusto” (Es 23,7). L’uccisione volontaria di un innocente è gravemente contraria alla dignità dell’essere umano, alla “regola d’oro” e alla santità del Creatore. La legge che vieta questo omicidio ha una validità universale: obbliga tutti e ciascuno, sempre e dappertutto. <strong>2263</strong> La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un’eccezione alla proibizione di uccidere l’innocente, uccisione in cui consiste l’omicidio volontario. “Dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della propria vita; mentre l’altro è l’uccisione dell’attentatore… Il primo soltanto è intenzionale, l’altro è involontario” <strong>2265</strong> La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità. <strong>2267</strong> L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani. Se invece i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall’aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l’autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana. Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l’ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo “sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti”. </em>Considerazione a parte merita il pensiero, quasi senza significato, “la pena di morte è sempre stata prevista per motivi economici, strategici, politici o religiosi, ma mai per giustizia”: che senso ha? Si riferisce, il comico, al diritto naturale? Quello insito nella natura stessa delle cose e dell’uomo, “per cui la distinzione del bene e del male, del lecito e dell’illecito, sarebbe istintiva”? – Devoto). Diversamente la giustizia (dal latino <em>ius</em>, diritto) altro non è che un concetto riferito ad un “complesso di norme imposte con provvedi-menti espressi o vigenti per consuetudine, sulle quali si fondano i rapporti tra i membri di una comunità o si definiscono quelli tra comunità estranee” (Devoto). La “giustizia” americana, ad esempio, in molti casi prevede la pena di morte. Forse da un comico pretendiamo troppo, vero? L’importante è che tutti gridino acriticamente al genio!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando noi siamo usciti dal Paradiso terrestre, diciamo nella Bibbia, il Signore ci ha detto “Siate liberi, andate, vi do il libero arbitrio, potete fare quello che decidete voi, fate voi!”. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/libero-arbitrio.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Elencare tutte le stupidaggini che l’asineria presuntuosa riesce ad inventare richiederebbe una voluminosa enciclopedia… Quando Dio caccia Adamo ed Eva dall’Eden (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gen+3%2C+9-19&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gen 3, 9-19</a>), tutto dice fuorché quello che riferisce l’incompetenza di Benigni, che attribuisce a Dio parole da lui mai pronunciate (violando il IV e il VII Comandamento!): <em>“</em><strong><em>16</em></strong><em> Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà». <strong>17</strong> All’uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. <strong>18</strong> Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. <strong>19</strong> Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!» </em><em>(</em><em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gen+3%2C+16-19&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gen 3, 16-19</a></em>). Se mai la concessione del libero arbitrio può essere rintracciata altrove nella Bibbia: ad esempio in <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sir+15%2C+14-20&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Sir 15, 14-20</a>: <strong><em>14</em></strong><em> Egli da principio creò l’uomo e lo lasciò in balìa del suo proprio volere. <strong>15</strong></em><em> Se vuoi, osserverai i comandamenti; l’essere fedele dipenderà dal tuo buon volere. <strong>16</strong></em><em> Egli ti ha posto davanti il fuoco e l’acqua; là dove vuoi stenderai la tua mano. <strong>17</strong></em><em> Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà. <strong>18</strong></em><em> Grande infatti è la sapienza del Signore, egli è onnipotente e vede tutto. <strong>19</strong></em><em> I suoi occhi su coloro che lo temono, egli conosce ogni azione degli uomini. <strong>20</strong></em><em> Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare. </em>Si evince comunque dal passo che l’uomo non è affatto libero di credere e fare quello che vuole, essendo tenuto a rispettare le leggi divine, pena le previste conseguenze (Cercando di esemplificare: “essere liberi” di rubare o di non farlo non autorizza a rubare, cosa che anzi espone alle pene previste dalla trasgressione delle norme). C’è pure chi rimprovera a Benigni di aver diffuso il principio massonico della libertà! (<a href="http://giacintobutindaro.org/2014/12/18/alcune-delle-menzogne-dette-da-roberto-benigni-sui-dieci-comandamenti/">Giacinto Butindaro</a>; <a href="http://giacintobutindaro.org/2013/07/20/i-principi-della-massoneria-sono-principi-cristiani/">link2</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo sapevate che Caino e Abele non si sono mai scambiati una parola? E non è che c’era tanta gente con cui parlare all’epoca, eran loro due e il babbo e la mamma… Cioè il silenzio, la mancanza, l’assenza di parola, sono l’origine dell’omicidio e di qualsiasi violenza e di qualsiasi orrore! (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Caino-e-Abele.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=gen+4%2C8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gen 4, 8</a>). <a href="https://combonianum.org/2013/02/04/fp-italiano-22013/" rel="nofollow" target="_blank" class="broken_link">Enzo Bianchi scrive</a>: “Se leggete ancora l’episodio tra Caino e Abele, non si sono parlati mai. Due fratelli che non dicevano nulla, che invece di parlare della loro diversità, han lasciato crescere la loro diversità come una forza che li opponeva” (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Enzo_Bianchi">Enzo Bianchi</a>: <em>Semplicemente Fratelli</em> – Evento francescano dell’Ordine Francescano Secolare d’Italia, Padova, 28 maggio 2010), con un’analisi del tutto diversa da quella sommaria che fa Benigni, Bianchi allude all’esigenza del confronto per superare la diversità e generare l’incontro, favorire l’umana fratellanza [38]. A parte la fandonia iniziale di Benigni (la Bibbia non è un romanzetto di Moccia, fitto di dialoghi insulsi! Per di più la narrazione che riguarda i due figli di Adamo ed Eva è molto sintetica, cosa di cui non tiene conto nemmeno Bianchi), appare infondata anche la generalizzazione successiva, per cui la causa unica delle violenze e degli orrori sarebbe nel silenzio della parola! Che dire del fatto che spesso le aggressioni violente sono precedute da furiosi scontri verbali? o delle istigazioni dei dittatori avvenute attraverso infuocate arringhe e magari subdoli scritti sovversivi? C&#8217;è pure chi rimprovera a Benigni di aver diffuso il principio massonico della libertà, &#8221; secondo cui l&#8217;uomo è libero di credere e di fare quello che vuole&#8221; (<a href="http://giacintobutindaro.org/2014/12/18/alcune-delle-menzogne-dette-da-roberto-benigni-sui-dieci-comandamenti/" target="_blank">Giacinto Butindaro</a>; cfr. poi <a href="http://giacintobutindaro.org/2013/07/20/i-principi-della-massoneria-sono-principi-cristiani/" target="_blank">link2</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Bibbia non dice il sangue, no, il termine è al plurale, dice “i sangui”, Dio dice: “La voce dei sangui di tuo fratello grida a me dalla terra”. Vuol dire che non solo il sangue di Abele, ma anche il sangue dei figli di Abele e quello dei figli dei suoi figli e dei suoi nipoti e di tutti i discendenti che sarebbero nati da lui fino alla fine dei tempi… se non fosse stato ammazzato, gridavano dalla terra davanti a Dio.<br />
</strong>Considerato che in tutte le versioni della Bibbia (CEI, Riveduta, Diodati ecc.) si è scelto il singolare, l’intero ragionamento sui sangui (che il comico trae probabilmente dal pensiero di Rabbi Yudan) risulta irragionevole, soprattutto per il fatto che Benigni stesso lo invalida affermando “se non fosse stato ammazzato”! Poiché Abele è stato ucciso, il sangue dei suoi discendenti non potrà mai gridare dalla terra davanti a Dio! A meno che non si ricorra alla spiegazione di cui si serve Rabbi Yudan (<a href="https://books.google.it/books?id=AYC7TgPOCDkC&amp;pg=PA30&amp;lpg=PA30&amp;dq=La+voce+dei+sangui+di+tuo+fratello&amp;source=bl&amp;ots=a-UBrb7sb2&amp;sig=xJ2LOJOmW0Kzs66cJk9rNhYjFAE&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwji5cuzx_zKAhXGBSwKHTMyBq0Q6AEIMDAD#v=onepage&amp;q=La%20voce%20dei%20sangui%20di%20tuo%20fratello&amp;f=false">La Bibbia raccontata con il Mildrash</a>), della presenza potenziale, nel sangue di Abele, di tutti i suoi discendenti. Pensiero che lascia comunque perplessi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uccidere vuol dire, come sappiamo, dare la morte e alla morte non c’è rimedio, non si può ridare la vita, non ci si può far perdonare. E nemmeno Dio può aiutare! Perché Dio può perdonare le colpe commesse contro di Lui, ma non può perdonare per conto terzi, diciamo; non può perdonare le colpe commesse contro un altro, contro gli uomini: solo la vittima può perdonare colui che gli ha fatto del male, ma se la vittima è morta, nessuno ti potrà mai perdonare al suo posto, nessuno, nemmeno Dio!<br />
</strong>Uno dei passi più eretici della trattazione del biblista-comico. Il quale, nel momento in cui afferma che Dio non può perdonare le colpe commesse da un uomo contro gli altri uomini, <span style="text-decoration: underline;">mette in crisi tutta la dottrina del perdono e della misericordia</span> (sarà per questo che Benigni è stato chiamato in Vaticano a presentare il libro del Papa “Il nome di Dio è Misericordia”!) <span style="text-decoration: underline;">e invalida il sacramento della Penitenza, per lo meno in relazione ai Comandamenti orizzontali</span> (a partire cioè dal IV) visto che “le colpe commesse da un uomo contro gli altri uomini” non possono essere perdonate da Dio! Dunque l’invocazione di perdono per i suoi assassini rivolta al Padre da Gesù in punto di morte sarebbe stata vana? “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Lu+23%2C34&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Lu 23,34</a>). Davvero non si comprende come un “catechismo” del genere possa avere incontrato il favore, e dunque l’avallo, di teologi, monsignori, cardinali e papa! C’è da aggiungere che, come si sa, le prostitute cambiano clienti con estrema facilità e i mercenari sono sempre pronti a combattere per la bandiera più generosa: il denaro orienta… E così, in occasioni diverse, succede che il pensiero di Benigni si mimetizzi camaleonticamente, tanto che a gennaio del corrente 2016, in occasione della presentazione del libro di Papa Francesco <em>Il nome di Dio è misericordia</em> (Edizioni Piemme), è pervenuto alla “formulazione di concetti” completamente opposti (<strong><a href="file://hpdv6/d/PROGETTO%20BENIGNI/SITO/xPUBBLICAZIONI/MEN%C3%99/Men%C3%B9%20-%20Blog/Benigni%20-%20Dieci%20Comandamenti/I%20Dieci%20Comandamenti%20(15-16%2012%202014)/audio/frammenti/Dio%20perdona%20l'omicidio%20di%20Davide.mp3">ascolta</a></strong>).<br />
«Secondo Benigni, gli omicidi non possono essere perdonati da Dio! Falso, perché invece Dio perdona anche gli omicidi che si ravvedono. Davide per esempio, dopo che si rese colpevole di omicidio, in quanto aveva fatto uccidere Uria lo Hitteo, e riconobbe davanti al profeta Nathan di avere peccato, fu perdonato da Dio. Secondo che è scritto: “Allora Davide disse a Nathan: ‘Ho peccato contro l’Eterno’. E Nathan rispose a Davide: ‘E l’Eterno ha perdonato il tuo peccato; tu non morrai’ (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=2+Sam+12%2C13&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">2 Sam 12,13</a>). E poi Giacomo nella sua epistola riprende coloro che uccidevano e dice loro: “Appressatevi a Dio, ed Egli si appresserà a voi. Nettate le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o doppi d’animo! Siate afflitti e fate cordoglio e piangete! Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegrezza in mestizia! Umiliatevi nel cospetto del Signore, ed Egli vi innalzerà” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gia+4%2C+8-10&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gia 4, 8-10</a>). Quindi Dio può perdonare coloro che si rendono colpevoli di omicidio!» (<a href="http://giacintobutindaro.org/2014/12/18/alcune-delle-menzogne-dette-da-roberto-benigni-sui-dieci-comandamenti/">Giacinto Butindaro</a>). Rammentiamo anche il Catechismo della Chiesa: <strong><em>1440</em></strong><em> Il peccato è anzitutto offesa a Dio, rottura della comunione con lui. Nello stesso tempo esso attenta alla</em><em> comunione con la Chiesa. Per questo motivo la conversione arreca ad un tempo il perdono di Dio e la riconciliazione con la Chiesa, ciò che il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione esprime e realizza liturgicamente. (Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11).<br />
</em><strong><em>Dio</em></strong><strong><em> solo perdona il peccato </em></strong><strong><em>1441</em></strong><em> Dio solo perdona i peccati (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mc+2%2C+7&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mc 2, 7</a>). Poiché Gesù è il Figlio di Dio, egli dice di se stesso:”Il Figlio dell’Uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mc+2%2C+10&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mc 2, 10</a>) ed esercita questo potere divino: “Ti sono rimessi i tuoi peccati!” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mc+2%2C+5&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mc 2, 5</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Lc+7%2C+48&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Lc 7, 48</a>). Ancor di più: in virtù della sua autorità divina dona tale potere agli uomini (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gv+20%2C+21-23&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gv 20, 21-23</a>) affinché lo esercitino nel suo nome.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong><strong>………… (la colpa delle colpe taciute…)</strong> Per quanto riguarda il V Comandamento la critica non va rivolta soltanto agli svarioni, ma anche alle gravi omissioni. Benigni ha preferito dilungarsi attraverso prolisse ripetizioni di concetti, anche contraddicendosi, piuttosto che trovare il tempo per affrontare argomenti che l’avrebbero messo in difficoltà. Non certo di chiacchiere, dato che è uno dei più prolifici parolai in circolazione, quanto “politica”… Benigni sceglie sempre una linea di opinione sorvegliata e prudente, elusiva, anche ipocrita, che si preoccupa più di non “dispiacere al sistema” che di piacere alla verità. Perciò non un accenno all’<strong>aborto</strong> (a dispetto delle parole di Papa Francesco che nel suo messaggio natalizio Urbi et Orbi lo classifica come omicidio [39]), al <strong>suicidio</strong>, all’<strong>eutanasia</strong>: i temi avrebbero potuto irritare la sensibilità del potere e di una fascia di utenti: meglio essere “politicamente corretti”! Lettura parziale, dunque: la consueta arte di prendere in giro, egregio dulcamara! Anche se molti, troppi, vedono in te un grande artista che non sei, se non nell’accezione di maestro dei ciarlatani, come io dimostro in modo sempre documentato. <strong>Le omissioni, però, non finiscono qui</strong>: una avrebbe potuto chiamare in causa addirittura il protagonista della serata… Alludo a quella forma di omicidio che riguarda i valori, il pensiero, le idee, l’anima: <em>“E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna” (</em><em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+10%2C+28&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 10, 28</a></em>). Non sarebbe stato dunque inopportuno parlare del lento assassinio che i media e le loro maschere pongono in atto ai danni delle coscienze. Come avrebbe potuto però fare questo proprio uno degli interpreti in tal senso più deleteri? Ad un’attenta analisi, libera dall’ossequio fanatico che la folla gli tributa, Benigni rivela sempre, in tutte le sue “sceneggiate culturali”, logorrea, incompetenza, approssima-zione, superficialità, falsificazione, strafalcioneria (mi sia concesso il neologismo). Tutte caratteristiche atte a corrompere, a sviare, ad aggiungere alle altrui lacune le proprie, a inoculare veleno… e non certo nel corpo! Una forma infida, viscida, di traviamento mortale dell’emozione e dell’intelletto, comune a gran parte degli officianti dei mass media, in forza delle dominanti ragioni dell’apparenza e del denaro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’omissione più significativa</strong> del patetico esegeta resta però l’aver taciuto (ignorante?) un concetto fondamentale che si ricollega alla demagogica, quanto frettolosa affermazione: “Il silenzio, la mancanza, l’assenza di parola, sono l’origine dell’omicidio e di qualsiasi violenza e di qualsiasi orrore!”. Alludo agli effetti che si annidano nell’uso offensivo e provocatorio delle parole, capaci di farsi espressione dell’intima sorgente della violenza: “Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna» (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=mt+5%2C+21-22&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 5, 21-22</a>). È infatti limitante circoscrivere il senso del Quinto Comandamento al suo aspetto esterno. Gesù sostiene con chiara evidenza che non basta non macchiarsi le mani di sangue per non trasgredire il quinto precetto, ma che “l’uomo deve strappare dal suo cuore le radici stesse dell’omicidio: la collera e l’odio. […] Considerato in tutta la sua ampiezza, il quinto comandamento proibisce non solo il crimine, ma tutto ciò che è suscettibile di condurre fino ad esso” (Edouard Hamel S. J., <em>I Dieci Comandamenti</em>).</p>
<p style="text-align: center;">* * * * *</p>
<h3><strong>SESTO COMANDAMENTO</strong></h3>
<p style="text-align: justify;">La “bis-trattazione” del Sesto Comandamento, ridotto a “<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6013">Manifesto del sesso libero</a>”, è la chiave più limpida delle intenzioni dell’ “esegeta-da ridere” che, <em>benevolentiā captā</em> con i grani d’incenso, perfino mal versati nel turibolo, della prima serata, serve poi le peggiori vivande a tutte le menti ubriacate dagli otri verbali svuotati sulla mensa (e vuoti anche da pieni), imponendo la sua eretica ed erotica visione di un cristianesimo senza nemmeno immortalità (“Saltate dentro l’esistenza ora, qui, perché se non trovate niente ora non troverete niente mai più, è qui l’eternità…”). Per questo motivo si riservano a tale bis-trattazione una trascrizione quasi completa e un più ampio commento.</p>
<p align="center">* * * * * * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non commettere adulterio. Qui la Chiesa non ha cambiato solo la numerazione, ha cambiato anche il testo […] il comandamento lo hanno trasformato in “non commettere atti impuri”… sempre a che vedere con il sesso, no? Oppure era “non fornicare”.<br />
</strong>Sul Sesto Comandamento Benigni sbriglia tutto il suo “disinvolto modernismo” [40], con attacchi per nulla velati alla Chiesa, che accusa di mistificazione e di gravi responsabilità morali e sociali; Chiesa che, per ricambiare l’impostazione polemica, irriverente e permis-siva del comico, inspiegabilmente e superficialmente (per eufemismo), approva ed elogia la di lui “esegesi”! L’attacco si materializza già nell’avvio: la Chiesa ha manipolato il testo sacro ed ha presentato il Comandamento in una forma che ne cambia la sostanza. Meglio subito precisare che, come osserva <em>Cathopedia</em> alla voce <a href="http://it.cathopedia.org/wiki/Adulterio" class="broken_link" rel="nofollow">adulterio</a>, nel Nuovo Testamento “Riprendendo l’uso dell’Antico Testamento, Gesù chiama adulterio il peccato in generale (<em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+12%2C39&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 12,39</a></em>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+16%2C4&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">16,4</a>; <em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mc+8%2C38&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mc 8,38</a></em>; cfr. <em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Apocalisse+2%2C20-22&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=" class="broken_link" rel="nofollow">Ap 2,20-22</a></em>)”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ah, ah, no, dico… non fornicare… ah, ah, ah… Roba che in gente s’è impazzita! Io da ragazzo ho detto, ah, ah, e chi è questo non formicare, non fornicare </strong><strong>[41], e che vuol dire? Non si è mai capita, era una cosa strana. Siccome si sapeva che in questo Comandamento c’era il sesso di mezzo, quand’ero ragazzo, quando c’era non fornicare pensavo che c’entrasse il forno, toh! Dicevo, ma dico ma che c’entra il forno col sesso? Sarà non fare all’amore accanto al forno, sopra il forno, chissà… Oppure le formiche… non formicare… ho detto ma… ma che c’entra le formiche col sesso?! Oppure dico non guardare le formiche, ah, un mistero! Addirittura anche il tavolo di formica, formicare… no, l’avevo provate tutte, dico, ma che… pensavo anche avessero sbagliato a scrivere, no? oppure avessero usato una parola che non significava niente, tipo non slombidare, non sviringare, ch&#8217;è… una parola ‘nventata. Questo non fornicare m’ha mandato al manicomio a me.</strong> <strong>(<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/fornicare.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Benigni ride e irride, attraverso battute… di arresto, di vero arresto della <em>vis comica</em>: una vetrina di banalità bambinesche, che per un professionista della risata diventano vere e proprie stupidaggini, oltraggi all’intelligenza del pubblico: sempre che non si finisca per ritenere che questa preziosa qualità faccia difetto a gran parte degli spettatori&#8230; Risulta difficile perfino pensare di scusare le gravi pecche del toscano adducendo l’attenuante della comicità: è un teatrante, e quindi bisogna perdonarlo…! Ma che senso hanno, allora, le onorificenze che gli vengono concesse e i riconoscimenti che riceve anche da chi avrebbe tutte le qualità per rilevarne le precarie conoscenze? Non è certo ad un comico che si conferiscono nove Lauree <em>honoris causā</em> (in Lettere, in Filosofia, in Psicologia, in Filologia…); non è un comico che viene candidato al Nobel per la Letteratura; non è un comico che si chiama a presentare un libro del papa… Vuol dire, dunque, che Benigni viene preso sul serio, che viene legittimato nel ruolo di indottrinatore di tutto («Nessuno è più indottrinato dell’indottrinatore»” scrive Dan Brown ne <em>Il codice da Vinci</em>, Milano, Mondadori, 2004), anche perché gli sono tributati plauso e riguardi che presupporrebbero ben altro che giullarate, troppo spesso di terza classe, e cataste di strafalcioni di ogni genere, sotto cui sprofondano i suoi “show culturali”. Davvero un perverso controsenso. <span>Sta di fatto che l’Aretino può permettersi di tutto, strapagato e strastimato! </span><span>Ed io, che sto qui a criticarlo, vengo considerato un povero ignorante che non riesce a capire il valore e le meritevoli azioni di questo “genio italico”, unico esemplare di cervello non in fuga, ben pasciuto profeta in patria… a dispetto di </span><a href="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Gv4%2C44&amp;formato_rif=vp">Giovanni 4,44</a><span>…!<br />
</span>Da parte sua la Chiesa, affètta da profondo masochismo, ringrazia chi di lei ride: bastano poche parole di sintonia per cancellare un mare di fango! In fondo Benigni ha detto “che le Tavole della legge sono il più grande regalo per l’umanità, che sono la via della libertà per l’uomo” (<a href="http://www.lanazione.it/arezzo/bravo-benigni-hai-parlato-meglio-di-noi-il-vescovo-aretino-agostinelli-scrive-a-roberto-e-castiglioni-lo-invita-in-paese-1.506413">Lettera a Benigni</a> di Franco Agostinelli, vescovo di Prato, che riferisce proprio inopportunamente, visto il personaggio a cui si rivolge, il pensiero Di Benedetto XVI, sintetizzato nel titolo del volume edito dalle Paoline [2014] <em>I Comandamenti, cammino di libertà</em>). Una carezza può anche coprire mille sputi!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Insomma, questo Comandamento è stato cambiato da “non commettere adulterio” a “non commettere atti impuri” dalla Chiesa da più di quattro secoli. E nella spiegazione la Chiesa diceva così: che il Comandamento “non commettere atti impuri” è composto da due parti, una che vieta l’adulterio, come l’originale dell’Esodo, e un’altra che impone la castità dell’anima e del corpo.<br />
</strong>“<em>Il Catechismo della Chiesa Cattolica ha esteso il comandamento di non commettere adulterio nei termini di non commettere atti impuri per disciplinare e illuminare tutti i rapporti interpersonali. L’operazione non è errata perché il matrimonio, nella Bibbia, è la figura simbolica di tutte le relazioni interpersonali, dei loro splendori e delle loro miserie</em>” (<a href="http://it.aleteia.org/2014/12/17/il-sesto-comandamento-e-per-vivere-una-sessualita-che-sia-dono-per-laltro/">Padre Edoardo Scognamiglio</a>). «<em>Quanto, poi, all’accusa rivolta da Benigni alla Chiesa cattolica di aver “manomesso” il sesto comandamento, sostituendo il divieto di “non commettere adulterio” con quello di “non commettere atti impuri”, basta leggere il testo ufficiale del Catechismo della Chiesa cattolica, sopra richiamato, per convincersi del contrario. Al capitolo secondo, pag. 570, Articolo 6, al titolo “Il sesto comandamento” segue l’indicazione del suo contenuto: “Non commettere adulterio (</em><em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+20%2C14&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 20,14</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+5%2C18&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 5,18</a></em>)”; nelle numerose pagine di commento che seguono, il termine “atto impuro” non ricorre mai. In dette pagine, il comandamento in questione viene proposto, alla luce della Nuova Legge evangelica che, come detto nella premessa, ne rivela il pieno senso, aggiungendo, pertanto, oltre alle ipotesi di rapporti sopra richiamate, anche le altre che obbiettivamente escludano il fine naturale della procreazione, come la masturbazione e l’omosessualità. Nulla cambia od aggiunge, poi, il fatto che, nella formula catechistica, il complesso di tali atti venga, sinteticamente, qualificato come “atti impuri”. <em>Per completezza, anche perché Benigni dimostra chiaramente di preferire, nel commentare i dieci comandamenti, di riferirsi ai sacri testi dell’Antico Testamento, anziché a quelli del Nuovo, basti richiamarsi a quanto previsto nel Levitico, testo che segue quello dell’Esodo e che viene indicato quale testo esclusivamente legislativo, soprattutto in tema di “purità ed impurità”. Ebbene, in tale libro sacro (</em><em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Lev+15%2C+19&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Le 15, 19</a></em>) vengono esplicitamente qualificati “impuri”: “la donna e l’uomo che abbiano avuto un rapporto con dispersione seminale” ed, inoltre, viene stabilito il divieto “a mangiare le cose sante” a chi “abbia avuto una dispersione seminale” (<em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Lev+22%2C4&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Le 22, 4</a></em>), con ciò chiaramente condannando gli atti sessuali che non siano obbiettivamente idonei alla procreazione» (<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3564">Federico</a>, 2 Gennaio 2015).<br />
Da tener presente <a href="http://notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=8129%3Alnon-commettere-adulterior&amp;catid=171%3Aquestioni-bibliche&amp;Itemid=1" target="_blank">la nota del Cardinale Gianfranco Ravasi</a>, riguardo alla quale nutro tuttavia qualche perplessità quando Sua Eminenza scrive: “<em>Noi sappiamo che la Rivelazione biblica non è una sequenza di perfetti teoremi teologici ma è “incarnata” nella storia e, quindi, ha una sua evoluzione verso mete più alte</em>”. Io non riesco, purtroppo, a concepire un’etica divina legata alla storia, in questo caso un Dio che usa due “giustizie” diverse nei confronti del maschio e della femmina che compongono la coppia, per “adeguarsi” all’epoca, in vista di future “evoluzioni” della conoscenza umana, ma mi rendo conto che una posizione del genere finisce per porre in discussione la Bibbia come rivelazione, o addirittura gli attributi divini di Jahvè! Del resto mi tornano in mente anche gl’insegnamenti del Manzoni, che “alla storia come prodotto della natura umana, e dunque come serie di errori e di colpe, contrappone un valore fisso e universale, sottratto al relati­vismo storico: il valore della morale cattolica” (<a href="http://www.luzappy.eu/romanzo_ottocento/promessisposi_religione.htm" class="broken_link" rel="nofollow">link</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eh… la castità! La castità, che come sapete è quella virtù che i preti si tramandano di padre in figlio, no, insomma… La castità può essere una grande virtù se praticata con moderazione, insomma. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/la-castit%C3%A0.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Il comico esegeta generalizza, dichiarando con sottile sarcasmo che i preti sono tutti lussuriosi, e tradisce la sua immutata natura ricollegandosi ad un vecchio adagio del <em>TuttoBenigni</em>; poi aggiunge che la castità “va praticata con moderazione”. Il pubblico ride ed applaude, la Chiesa e i suoi princìpi sono alla berlina. Possono confermare la loro soddisfazione i vari Monsignor Fisichella, Padre Lombardi, l’Arcivescovo di Chieti e teologo Bruno Forte, e lo stesso papa, che in vario modo hanno lodato Benigni, senza voler capire che sotto una maschera nemmeno tanto opaca, il comico non è diverso dal 1980 (altro che “metànoia”! [14]), quando affermava: <em>«…Perché la vera rovina oggi sono i preti… La vera rovina è il prete! Eh? …mi piace… Ché col prete non godi mai, ti mandano all’inferno sempre. Fanno i Comandamenti a favore suo […] Ti mandano all’Inferno, fa all’amore i’ ppopolo, non puoi, loro si sposano, fanno all’amore con chi gli pare. Fai all’amore quando sei piccino, all’amore…, fai all’amore da solo, insomma, peccato mortale… Pùm! Inferno… Più grande, con una donna che non sei sposato, non c’è il sacramento, Inferno un’altra volta. […] Perché loro lo fanno all’amore, sai! […] i preti sono maialoni proprio, sono maialoni, proprio delle bestie. Omini… rospi… cavalli… tutto pigliano! Fanno all’amore, Madonna, continuamente fanno all’a-more</em>» (<a href="http://www.tuttobenigni.it/special/prologoacionimario.asp">Prologo a Cioni Mario di fu Gaspare e Giulia</a>).<br />
Il danno prodotto dal consenso delle massime autorità della Chiesa è del tutto evidente nel passo che segue:<br />
«<em>Non è un caso che lo stesso Papa Francesco abbia citato Benigni, l’ultimo dell’anno, parlando di grande artista: “Diceva qualche giorno fa un <span style="text-decoration: underline;">grande artista</span> (???) italiano che per il Signore fu più facile togliere gli israeliti dall’Egitto che togliere l’Egitto dal cuore degli israeliti”. Una citazione per nulla convenzionale per spiegare che gli israeliti erano stati sì liberati materialmente dalla schiavitù, ma durante la marcia nel deserto con le varie difficoltà e con la fame cominciarono allora a provare nostalgia per l’Egitto quando mangiavano cipolle e aglio dimenticandosi però che ne mangiavano al tavolo della schiavitù. Insomma, se un Papa cita un comico per spiegare la Bibbia significa che la sua esegesi era davvero efficace, <strong>oltre che corretta</strong></em>» (<a href="http://www.toscanaoggi.it/Rubriche/Lettere-al-Direttore/Benigni-i-Comandamenti-e-la-citazione-del-Papa" class="broken_link" rel="nofollow">Andrea Fagioli</a>). O vuol dire che “un Papa” non ha ascoltato con attenzione TUTTO quello che il “grande artista” ha detto!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ora quello che hanno fatto, la Chiesa, una manomissione vera e propria! Perché introduce in questo Comandamento tutti pensieri che non c’entrano niente! Il Comandamento nel nel nel testo originale dell’Esodo vieta l’adulterio, che tra poco vedremo come, ma non parla per niente di castità, né dell’anima e né del corpo. (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/manomissione.mp3">ascolta</a>) </strong><strong>È una cosa che ci hanno rovinato tutti, perché, non precisando quali siano questi atti impuri da commettere, si arrivava a pensare che era un peccato gravivissimo (<em>sic</em>) tutto quello che riguardava il sesso in generale [<em><a href="file:///D:/PROGETTO%20BENIGNI/SITO/xPUBBLICAZIONI/MEN%C3%99/Men%C3%B9%20-%20Blog/Benigni%20-%20Dieci%20Comandamenti/la%20Chiesa%20cattolica%20obsexa%20fino%20alla%20cattiveria,%20trasforma%20tutto%20ci%C3%B2%20che%20riguarda%20la%20sessualit%C3%A0%20umana%20in%20qualcosa%20di%20orribile">pensiero protestante</a> <strong>[42]</strong></em>], qualsiasi cosa che aveva a vedere co co co co col sottosopra, insomma, era peccato mortale! </strong><strong>[43]</strong> <strong>Ma da starci male proprio! Ma non è la visione della Bibbia! (<em>applausi</em>) Guardate che hanno fatto diventare, con questo Comandamento, sesso e peccato sinonimi: il sesso è il peccato! Infatti se uno dice quella è la casa del peccato, non è che uno pensa che è la casa dove si dice falsa testimonianza, no? Diciamo, se si dice quella è una donna peccaminosa [44], non è che si pensa a una donna che non santifica le feste, diciamo, no? Peccato è sinonimo di sesso. Ma non commettere atti impuri alla fine, però, fermi, alla fine non commettere atti impuri purtroppo – io ve lo posso dire, ci ho esperienze personali – io ricordo quand’ero ragazzo in paese, che avevo, andavo al catechismo, questo comandamento voleva dire una cosa sola: riguardava noi ragazzi, maschi, di dodici tredici anni, solo noi, di non fare quella cosa là… era solo quello (<em>risate, applausi</em>). Anche poi perché guardate il caso l’età in cui si fanno quelle cose coincideva esattamente con l’età in cui si va al catechismo, dodici tredici anni, proprio là, in pieno.<br />
</strong> Applausi scroscianti, ovviamente! La lussuria è finalmente permessa!<br />
Il Comandamento dev’essere interpretato alla lettera, sostiene il biblista simoniaco che commercia a caro prezzo l&#8217;eterodosso catechismo (si tenga presente, fra l’altro, che quello della manomissione dei Comandamenti è un <a href="https://spiritualrationality.wordpress.com/2007/06/15/profonde-e-deliberate-differenze-tra-i-dieci-comandamenti-della-chiesa-cattolica-e-il-decalogo-biblico-originale/">ritornello protestante</a>: “Il clero Cattolico Romano ha alterato i comandamenti!” tuonano i <a href="http://www.laparola.info/i-veri-10-comandamenti" class="broken_link" rel="nofollow">cristiani evangelici</a> [45]), ottusamente trascurando che esso considera, per tutte, l’espressione più grave della lussuria, peccato condannato sempre severamente in tanti passi del testo sacro (non a caso il primo disagio di Adamo ed Eva dopo la cacciata dall’Eden fu la nudità: <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gen+3%2C7&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gen 3,7</a>): altro che affermare che “non è la visione della Bibbia”!<br />
Legga, Benigni, degli “<em>Amanti lussuriosi come asini, libidinosi come stalloni</em>” (CEI, <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ez+23%2C20&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Ez 23,20</a>; nella versione della Nuova Riveduta il comico potrebbe apprendere anche il significato di fornicare: <em>Si appassionò per quei fornicatori dalla carne </em><em>come la carne degli asini e dal membro come il membro dei cavalli</em>). Legga <strong><em>3</em></strong><em> Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi;</em><em> <strong>4</strong> lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! <strong>5</strong> Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – che è roba da idolàtri – avrà parte al regno di Cristo e di Dio. <strong>6</strong> Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l’ira di Dio sopra coloro che gli resistono. <strong>7</strong> Non abbiate quindi niente in comune con loro. <strong>8</strong> Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; <strong>9</strong> il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. <strong>10</strong> Cercate ciò che è gradito al Signore, <strong>11</strong> e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre, ma piuttosto condannatele apertamente, <strong>12</strong> poiché di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare. </em><strong><em>13</em></strong><em> Tutte queste cose che vengono apertamente condannate sono rivelate dalla luce</em> (CEI, <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ef+5%2C+3-13&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Ef 5, 3-13</a>). Legga <em>Un uomo impudico nel suo corpo non smetterà finché non lo</em><em> divori il fuoco; per l’uomo impuro ogni pane è appetitoso, non si stancherà finché non muoia</em> (CEI, <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sir+23%2C17&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Sir 23, 16-17</a>). Legga<em> Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non seguite la carne nei suoi desideri</em> (Lettera di San Paolo ai Romani <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Rm+13%2C12-14&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Rm 13,12-14</a>), oppure <em>Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio</em> (Prima Lettera di San Paolo ai Tessalonicesi <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Ts+4%2C3-5&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Ts 4,3-5</a>).<br />
E legga, per tagliar corto, <em>Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio</em> (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+5%2C8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 5,8</a>).<br />
Benigni afferma poi: “Si arrivava a pensare che era un peccato gravivissimo (<em>sic</em>) tutto quello che riguardava il sesso in generale”; ma se avesse approfondito davvero la consultazione e la comprensione della Bibbia (“Io so, e ne sono persuaso nel Signore Gesù, che nulla è immondo in se stesso” &#8211; Lettera di San Paolo ai Romani <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Rm+14%2C14&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Rm 14,14</a>) e scorso con attenzione la <a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a6_it.htm">Sezione Seconda, Capitolo Secondo, Articolo 6 del Catechismo della Chiesa Cattolica</a>, dove il Comandamento biblico è riferito alla lettera e mai ricorre l’espressione “atti impuri”, non avrebbe dato una lettura così distorta, per quanto si debba riconoscere l’esagerata apprensione di certo catechismo parrocchiale e di taluni confessori nei confronti di tale precetto, soprattutto nel passato. In ogni caso la Bibbia di “impurità” nell’uso del corpo parla eccome! (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Co+6%2C18&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Co 6,18</a>).<br />
Alle esagerazioni di quei sacerdoti, Benigni sostituisce comunque le sue, che raggiungono in un sol colpo milioni di uditi estasiati: “Ci hanno rovinato tutti”!<br />
Che guaio, povero Roberto, non aver potuto fare il segaiolo con l’<em>imprimatur</em> della Chiesa!<br />
Comunque, <em>coup de théâtre </em>o, se preferite, colpo di scena: “l’originale dell’Esodo” di cui parla Benigni pare proprio non essere quello che lui riferisce, perché l’antico testo ebraico riporta “Lo TiNe’aF”, ovvero “<em>Non ti prostituirai”, «più letteralmente “non userai la sessualità come un oggetto”, come uno strumento per raggiungere qualche obiettivo. Insomma: quando fai l’amore, fa’ l’amore; accorgiti che il sesso è importante di per sé. […] Un’esortazione a non prostituirti mai, in nessun modo, a cominciare dal modo in cui onori il tuo vigore sessuale</em>» (Igor Sibaldi, <em><a href="http://madreterra.myblog.it/2015/01/23/igor-sibaldi-qualcosa-che-ce-nei-dieci-comandamenti/" class="broken_link" rel="nofollow">Qualcosa che c’è nei Dieci Comandamenti</a></em>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>‘Nsomma, quelli che hanno cambiato il comandamento da non commettere adulterio a non commettere atti impuri, hanno rovinato generazioni di ragazzi, compresa la mia, compresa la mia… </strong>(<em>fra applausi scroscianti e liberatori del pubblico</em>) <strong>Io me la ricordo… A me m’hanno rovinato, tutta la mia generazione, con tutti i miei amici dell’epoca ‘n paese, i miei amici me li ricordo ancora, i Monti, Valentini, Casalieri… non potete sapere i patimenti, lo sforzo, la difficoltà di resistere, perché quella è un’età in cui eeeh la pentola bolle, bisogna buttar giù la pasta, non si regge. Era quello il peccato, era tremendo, perché al catechismo ci dicevano che a Dio, proprio ce lo dicevano a noi maschi, a Dio quella cosa lì non gli piace, non la fate mai eh! Il prete ce lo diceva guardandoci negli occhi… n ma pro… Dio, quindi noi pensavamo che Dio s’era propo fissato su questa cosa, su noi, e ci stava attentissimo, che era lì, a controllare noi… ma dico ma, una paura, pensavamo che Dio era lì a controllare noi tutto il giorno ed era la cosa che… che lo preoccupava di più al mondo: fermare noi. Io e i miei amici, Monti, Valentini, Casalieri, ci si guardava sgomenti, si diceva “ma perché Dio se l’è presa così tanto con noi, con tutto quello che c’è da fare nel mondo… E il prete poi, il prete che lo sapeva sempre! Quando ci s’andava a confessare, ripeto cose che sappiamo tutti, lo sappiamo tutti che la prima cosa che diceva a noi ragazzi maschi di quell’età era subito, appena inginocchiati: “Quante volte?”. Subito. A me mi faceva un’impressione, perché io dicevo “ma come fa a saperlo?”, ma possibile che oltre a Dio che vede tutto, anche questo prete vede tutto (<em>risate, applausi scroscianti…</em>). Ma una cosa… tremendo! Si stava male: oltre a Dio che vede tutto, anche questo pretaccio tutto, vede tutto! Quella domanda era tremenda, perché partiva subito con “quante volte?”. Voleva dire, tra l’altro, che il problema non era se quella cosa l’avevi fatta o no… Che l’avevi fatta era sicuro, il problema era solo capire quante volte… quel qua, quel, una vergogna! Si cercava di obbedire al Comandamento, ci si tratteneva, si cercava insomma con tutte le for…<br />
</strong>Un esempio di prolissità ripetitiva questa arringa a difesa della masturbazione (“appassionato e torrenziale elogio” lo definisce <a href="http://www.riscossacristiana.it/attacco-mediatico-al-santo-natale-lettore-ci-scrive-noi-gli-rispondiamo/" class="broken_link" rel="nofollow">Bruno Dente</a> da Padova), e ad accusa del “rovinoso attentato” della Chiesa all’integrità psicofisica di “generazioni di ragazzi”! I quali, invece, non hanno nulla da temere, adesso, dai modelli traboccanti di disvalori che la trionfante società del pensiero debole e i pastori mediatici, esclusivamente “preoccupati di” ed “occupati a” gonfiare le tasche, dispensano a profusione, con dispregio di qualunque attenzione etica, preferendo modellare fantocci anziché educare uomini; società e pastori responsabili di tutte le disastrose conseguenze che sono ogni giorno sotto gli occhi e presso (ma più spesso dentro) gli orecchi di tutti! Il decantato giullare che straparla, improvvisato prete in <em>clergyman</em> senza pettorale e collarino, ma “non-prete” per chi deve scusarne la prestazione incompetente ed a tratti eretica, il comico da cui non si può pretendere che si sostituisca alla Chiesa, ma cui tuttavia è concesso di fare, del sacro, oggetto di show, di mistificazione, di derisione e di smodato profitto, conditi con qualche filo di genuino olio biblico, tanto per salvare la vivanda “inappetibile”, e che per tali servigi il Papa invita in Vaticano a presentare il Suo libro “Il nome di Dio è misericordia”, è l’emblema scaltro, consapevole e gaudente del declino morale e culturale non solo dei mezzi audiovisivi di propaganda del vuoto, ma di tutto il bieco sistema che avvolge e pervade l’umanità globalizzata. Mi dispiace per te, Roberto, effimero mito di sabbia! Non commento l’infinita litania delle sofferenze da astinenza (peraltro poco credibile) di Benigni e dei suoi amici di adolescenza, ma sento il dovere di ribattere alla stucchevole gag “quante volte?”. Non ricordo un solo caso in cui una confessione sia stata avviata da questa domanda (e non ne hanno memoria i miei amici, “i Monti, Valentini, Casalieri” per dirla alla Benigni) che magari veniva posta successivamente, al probabile scopo di rilevare l’aggravante dell’iterazione, considerata nella sua entità, dell’atto immorale. La formula iniziale di rito era semplicemente: “Da quanto tempo non ti confessi?”… ma le storielle aneddotiche, si sa, sono potenti strumenti di comunicazione (e d’imbonimento). “Sicuramente non può Benigni, nonostante l’impegno che profonde, fare il teologo, ma da ieri sera 10 milioni di italiani hanno capito che la masturbazione non è più un peccato” scriveva <a href="http://www.newecclesia.it/editoriale/editoriale/benigni-inginocchiamoci-dinanzi-alla-vita--si-ma-la-vita-tutta" rel="nofollow" class="broken_link">Luisa Loredana Vercillo</a> all’indomani della “straordinaria performance” televisiva del guitto nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi, a un certo punto, da più grande, a diciotto diciannove anni, leggendo, vengo a scoprire che questo peccato se l’erano inventato i preti</strong><strong>, nella Bibbia non c’era, non era così, cioè non era peccato fare quelle cose, si poteva fare tutto! </strong><strong>[46] No… Roba da fare causa alla Chiesa per i patimenti subiti! (<em>risate, applausi scroscianti…</em>). Ma veramente ho detto io, pensai, ma io vi faccio causa! Io vi faccio causa insieme ai miei amici, i Monti, Valentini, Casalieri, facciamo una cosa insieme, come si chiama lì, la <em>class action</em>, [47] una <em>class action</em>, voi ci dovete risarcire, no’lla potete passà lliscia, si poteva stare bene, proprio come de’ papi (</strong><em>battuta proprio infelice!</em><strong>), insomma, come dei marajà. Ma pensa te! Bah, è andata così, va.</strong><br />
Mistificazione sfacciata, di fronte alla quale mi meraviglio davvero che le alte sfere della Chiesa non abbiano replicato duramente e, al contrario, abbiano applaudito!!!<br />
“<em>Occorre ricordare che la Chiesa fonda la riflessione elaborata a partire dal testo complessivo della Scrittura, sia sul vangelo di Gesù che è arrivato dopo, sia sull’esempio di Gesù e Maria, sia sulla Tradizione dei Padri, confermate dagli esempi e rivelazioni dei Santi.<br />
</em><em>Altrimenti si cade nel protestantesimo, col principio “sola Scriptura” che porterebbe anche a riconoscere ad esempio il concubinato o altre situazioni proprie del tempo</em>” (<a href="https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=620417431413712&amp;id=167161323405994&amp;substory_index=0">link</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qualche passo biblico significativo</strong>:<br />
In testa all’elenco vengono poste le citazioni più probanti. Nella prima risulta chiara la distinzione fra l’eiaculazione al di fuori del rapporto di coppia e quella invece legata alla copula.<br />
<strong><em>16</em></strong><em> </em><em>L’uomo che avrà avuto un’emissione seminale, si laverà tutto il corpo nell’acqua e resterà impuro fino alla sera. <strong>17</strong> Ogni veste o pelle su cui vi sarà un’emissione seminale dovrà essere lavata nell’acqua e resterà impura fino alla sera. </em><strong><em>18</em></strong><em> </em><em>La donna e l’uomo che abbiano avuto un rapporto con emissione seminale si laveranno nell’acqua e resteranno impuri fino alla sera (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Lev+15%2C+16-18&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=quando+un+uomo+ha+un%27emissione+di+seme&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;debug=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Lev 15:16-18</a>).<br />
</em><em>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
</em>Nella citazione che segue è chiaro il divieto d’uso del proprio corpo a scopo di libidine. <strong><em>3</em></strong><em> Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità, <strong>4</strong> che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, <strong>5</strong> senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; <strong>6</strong> che nessuno in questo campo offenda o inganni il proprio fratello, perché il Signore punisce tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e ribadito. <strong>7</strong> Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. <strong>8</strong> Perciò chi disprezza queste cose non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo santo Spirito. (</em><em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Ts+4%2C3-8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=quando+un+uomo+ha+un%27emissione+di+seme&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;debug=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Ts 4,3-8</a></em>).<br />
<em>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
</em>Anche il passo seguente non permette facilmente di escludere l’allusione alla masturbazione: <em></em><em>Un uomo impudico nel suo corpo non desisterà finché il fuoco non lo divori </em>(<em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sir+23%2C16&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=L%E2%80%99uomo+che+concupisce+la+propria+carne+non+avr%C3%A0+pace+finch%C3%A9+il+fuoco+non+lo+consumi+&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;debug=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Sir 23,16</a></em>).<br />
<em>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
</em>Meno evidenti, ma ugualmente significativi, sono tutti gli altri brani di seguito riportati. <strong><em>13</em></strong><em> …il corpo poi non è per l&#8217;impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. <strong>14</strong> Dio poi, che ha risuscitato il Signore, risusciterà anche noi con la sua potenza. <strong>15</strong> Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! <strong>16</strong> O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo. <strong>17</strong> Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. <strong>18</strong> Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l&#8217;uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. <strong>19</strong> O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? <strong>20</strong> Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo! (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Co+6%2C+13-20&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Co 6, 13-20</a>).<br />
</em><em>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
</em><strong><em>3</em></strong><em> Infatti ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile: mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, <span style="text-decoration: underline;">egli ha condannato il peccato nella carne</span>, <strong>4</strong> perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito. <strong>5</strong> Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. <strong>6</strong> Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. <strong>7</strong> <span style="text-decoration: underline;">Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio</span>, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. <strong>8</strong> <span style="text-decoration: underline;">Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio</span>. <strong>9</strong> Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. <strong>10</strong> E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. <strong>11</strong> E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. <strong>12</strong> Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; <strong>13</strong> poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l&#8217;aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Rm+8%2C+3-13&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Rm 8, 3-13</a>).<br />
</em><em>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
</em><strong><em>8</em></strong><em> Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; <strong>9</strong> ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Co+7%2C+8-9&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Co 7, 8-9</a>)<br />
</em><em>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</em></p>
<p style="text-align: justify;">«San Paolo, scrisse di tali rapporti e della masturbazione chiamata impurità o impudicizia:<em>“Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gal+5%2C19-21&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gal 5,19-21</a>);” e ancora: “Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Col+3%2C5-6&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Col 3,5-6</a>). “Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! Perché sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro, avrà parte del Regno di Cristo e di Dio” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Ef+5%2C5&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Ef 5,5</a>); </em><em></em><em>“ Non v’ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Co+6%2C9-11&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Co 6,9-11</a>);</em><em> </em><em></em><em>“Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e di libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda o inganni in questa materia il proprio fratello perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme, non disprezza un uomo ma Dio stesso (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+tess+4%2C3-8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Tess 4,3-8</a>)”. Si può peccare, gravemente, anche col pensiero poiché “è dal cuore </em>[considerato all’epoca sede dei sentimenti]<em> che vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni. Queste sono le cose che contaminano l’uomo (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+15%2C19-20&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 15,19-20</a>)”.</em> Sbagliato è anche giustificare gli “atti impuri” in virtù del fatto che, ad oggi, siano all’ordine del giorno: <em>“Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno” (</em><em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Gv+2%2C+16-17&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Gv 2, 16-17</a></em>)”». (<a href="https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=620417431413712&amp;id=167161323405994&amp;substory_index=0">link</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ora la Chiesa purtroppo ce l’ha sempre avuta questa cosa terribile della paura del sesso, della donna, del piacere. E poi è strano, perché nella Bibbia è l’opposto. Guardate che la sessualità nella Bibbia è vista proprio come un grande dono di Dio, è la cosa che più ci avvicina e ci accomuna a Dio <a title="" href="file:///D:/PROGETTO%20BENIGNI/SITO/xPUBBLICAZIONI/MEN%C3%99/Men%C3%B9%20-%20Blog/Benigni%20-%20Dieci%20Comandamenti/Dieci%20Comandamenti%20X%20Sito.doc#_ftn9"><strong>[48]</strong></a> perché il sesso è il luogo della creazione. Pensate solo al <em>Cantico dei Cantici</em>, che per alcuni è stato eletto il libro più sacro della Bibbia, è tutto dedicato all’amore erotico, alla sessualità. Sono due persone, due giovani sposi che pensano solo all’amore </strong>[<em>Maniaci? Non lavorano, non mangiano, non dormono? ndc.</em>]<strong>, innamorati, un amore fresco, fedele, esclusivo, che non ha altra giustificazione che se stesso, proprio l’amore per l’amore </strong>[<em>strano che il <a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a6_it.htm">CCC 2351</a> affermi “Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso”; ndc.</em>]<strong>. È propo tutto una fioritura, la vita. Un libro proprio colmo dell’accecante bellezza del verbo amare. È il poema dell’amore sessuale, un libro bellissimo. Un grande saggio ha detto che l’universo intero non vale il giorno in cui gli uomini ebbero da Dio il Cantico dei Cantici, bellissimo! </strong><strong></strong><strong>[49].</strong><br />
[<em>Si consiglia, per non cadere nelle esaltazioni a senso unico di Benigni, l’opuscolo di Francesco Rossi de Gasperis, “<a href="http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/PagineDiocesi/AllegatiTools/177/Il%20Cantico%20_Rossi%20de%20Gasperis.pdf" class="broken_link" rel="nofollow">Il Cantico dei Cantici</a>”. Interessanti anche il lavoro di Alex Faggian, “<a href="https://docplayer.it/17423837-Il-canto-della-vita-lettura-del-cantico-dei-cantici-di-alex-faggian.html" rel="nofollow" target="_blank" class="broken_link">Il Canto della Vita</a>” e, sul rapporto fra corpo e religioni, il libro di Gaspare Mura e Roberto Cipriani, “Corpo e religione”, Città Nuova Editrice 2009</em>].<br />
È sempre l’uso, caro pseudobiblista, che giustifica il mezzo! Leggi, egregio sprovveduto (e tendenzioso) “arringapopolo” l’enciclica di Benedetto XVI <em><a href="http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20051225_deus-caritas-est.html">Deus Caritas est</a></em>, di cui riporto un passo <em>ad hoc</em>: “<em>Oggi non di rado si rimprovera al cristianesimo del passato di esser stato avversario della corporeità; di fatto, tendenze in questo senso ci sono sempre state. Ma il modo di esaltare il corpo, a cui noi oggi assistiamo, è ingannevole.<br />
L’eros degradato a puro « sesso » diventa merce, una semplice « cosa » che si può comprare e vendere, anzi, l’uomo stesso diventa merce. In realtà, questo non è proprio il grande sì dell’uomo al suo corpo. Al contrario, egli ora considera il corpo e la sessualità come la parte soltanto materiale di sé da adoperare e sfruttare con calcolo. Una parte, peraltro, che egli non vede come un ambito della sua libertà, bensì come un qualcosa che, a modo suo, tenta di rendere insieme piacevole ed innocuo. In realtà, ci troviamo di fronte ad una degradazione del corpo umano, che non è più integrato nel tutto della libertà della nostra esistenza, non è più espressione viva della totalità del nostro essere, ma viene come respinto nel campo puramente biologico. L’apparente esaltazione del corpo può ben presto convertirsi in odio verso la corporeità. La fede cristiana, al contrario, ha considerato l’uomo sempre come essere uni-duale, nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda sperimentando proprio così ambedue una nuova nobiltà.<br />
Sì, <strong>l’eros vuole sollevarci &#8216;in estasi&#8217; verso il Divino</strong>, condurci al di là di noi stessi, ma proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni</em>”.<br />
Per quanto riguarda <a href="http://it.cathopedia.org/wiki/Cantico_dei_Cantici" class="broken_link" rel="nofollow">Il Cantico dei Cantici</a> si rammenti, prima di tutto, che “la vera origine del libro non è chiara: se l’attribuzione a Salomone può essere letta come un tributo d’onore al grande legislatore, padre della tradizione ebraica, è più probabile che il Cantico sia nato come una raccolta di diversi poemi antecedenti originari dell’area mesopotamica, unificati dal comune riferimento ad un unico tema, quello della ricerca dell’amore” (Maurizio Falghera, <em>Il Cantico dei Cantici</em>, Il Narratore S.r.l., 2014). In secondo luogo che l’interpretazione naturalistica è quella generalmente prediletta dai protestanti (Treccani), dunque con molta probabilità dal “maestro” valdese di Benigni. Si tenga poi presente che fu Rabbi Akiva a volere che fosse inserito nell’Antico Testamento, durante il Concilio di Javne (I secolo d.C.), attribuendo al passo un significato simbolico (per gli Ebrei amore di Dio per il suo popolo, per i Cristiani amore di Cristo per la Chiesa). Questa la sua giustificazione: “Il mondo intero non è degno del giorno in cui il Cantico dei Cantici è stato donato a Israele: tutte le Scritture infatti sono sante, ma il Cantico dei Cantici è il Santo dei Santi!”. «<em>L’erotismo attiene a ciò che si nasconde e al tempo stesso si rivela, alla presenza nell’assenza. Il Cantico dei Cantici ma anche tutta la Torà sono permeati da tale dualità che sicuramente seduce il pensiero e genera ermeneutica. “Aggiungere è sottrarre”, recita un detto talmudico. L’erotismo in generale e quello del Cantico in particolare, dovrebbe acuire la nostra capacità di comprendere simbolicamente. Per l’appunto, il vestito coprente e aderente che nasconde e rivela, simbolo per eccellenza dell’erotismo e quindi di ciò che è relazione, si dice in ebraico ‘simlà’, il cui etimo omofonico ‘semel’ significa ‘simbolo’</em>» (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/haim-baharier/" rel="nofollow" target="_blank">Baharier Haim</a>, pensatore e studioso di ermeneutica biblica). “<em>Nel Cantico si narra l’amore umano, si celebra il piacere umano accessibile a tutti, o meglio a chiunque sappia amare con consapevolezza</em>” (Enzo Bianchi). In ogni caso non è da mettere in discussione, nella tradizione cattolica, «<em>una visione dualistica della sessualità, ereditata dal mondo greco, in particolare dal platonismo. Per questo disprezzo della sessualità si è voluto cancellare ogni riferimento alla fisicità presente nel Cantico: purtroppo si è scelto di considerare il testo solo in chiave simbolica, negando il grande valore umano che esso contiene. In sintesi, occorrerebbe saper tenere insieme queste due dimensioni, come ha scritto con intelligenza il card. Ravasi, in un suo commento al Cantico: “L’amore umano pieno, dove corporeità ed eros sono già linguaggio di comunione, giunge di sua natura a dire il mistero dell’amore che tende all’infinito e può raggiungere la realtà trascendente e divina”</em>» (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-10-29/cantico-cantici-letto-grandi-141526.shtml?uuid=AafM83GE">Enzo Bianchi</a>). Non sembra proprio che Benigni abbia mirato a dire queste cose, nell&#8217;affermare che l’amore degli sposi del Cantico è fine a se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma veniamo ora al nostro Comandamento. Allora “non commettere adulterio”. Questo è il Comandamento che nasce in un modo che lo vedremo fra poco. Poi il Comandamento, non commettere adulterio, ripeto, si è evoluto fino a significare quello che intendiamo oggi, e cioè vuol dire che non si possono avere rapporti sessuali fuori dal matrimonio. Voi mi direte “ma è ancora valido?”, sì, è valido, sta nei Dieci Comandamenti, tra le dieci parole di Dio […] “Non commettere adulterio” non è più sentito come fondamentale. Diciamo oggi la lussuria non è più un peccato, è una statistica, diciamo. Questo Comandamento ha avuto sì un’influenza enorme, incalcolabile sulla nostra civiltà, però uno può dire è come se avesse esaurito il suo compito. Insomma, le cose son cambiate: la legge, per esempio, ha depenalizzato l’adulterio, non è più un reato. Nessuno più pensa che sia una cosa grave. […] Oggi per fare un matrimonio felice in genere ci vogliono più di due persone. […] Quando due persone che stanno insieme da tanto tempo poi improvvisamente si lasciano, di solito la colpa è di tutti e tre.<br />
</strong>In relazione a Benigni, una volta tanto diamo ragione a Dario Fo: “Ultimamente mi ha sorpreso questa facilità a mettersi in condizione di non più poterlo seguire, perché dice, stradice un concetto e poi lo brucia, e poi lo contanima (sic), ti mette in imbarazzo, perché conoscendolo dall’origine è molto cambiato… soprattutto è spietato verso se stesso, perché annulla quello che ha fatto per anni… Si adatta al meglio che gli può produrre un atteggiamento o una definizione politica o sociale” (<a href="http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/02/16/e-commerce-il-fatto-socio-di-foodscovery-monteverdi-diversificare-per-rafforzare-i-contenuti-editoriali/480850/?pl_id=50030&amp;pl_type=category" class="broken_link" rel="nofollow">Reputescion, 18 Febbraio 2016</a>). Si adatta, preciserei, a quello che meglio può procurargli milioni di Euro! E fa il trasformista, incurante della propria incompetenza, consapevole dell’altrui sprovvedutezza, forte del fatto che, avendo acquisito consenso popolare e potere, avrà dalla sua parte i cortigiani, gl’incensatori, i manutengoli, in qualunque ambito vorrà muoversi. Perfino la Chiesa, di fronte a una prestazione subdola, trasgressiva ed aggressiva, si è inchinata al maligno manipolatore di coscienze nelle vesti di un traviato convertito, maschera efficace per celare l’astuto, insaziabile “eurovoro” [50] all’assalto dei suoi secolari princìpi. Divoratore che inventa qui “l’evoluzione dei Comandamenti”! Come se Dio avesse cambiato opinione o se un precetto eterno potesse subire un processo di trasformazione della sua sostanza! Sappiamo tuttavia che il nostro “biblista” è un maestro dell’improprietà e della confusione e che dunque intende dire, probabilmente, che del Sesto Comandamento è cambiata l’interpretazione. Egli sottolinea la cosa con battute e considerazioni cui sembra dare più peso del semplice motto di spirito, che paiono più giustificative che critiche, sollevando una partecipazione complice del pubblico: considera l’adulterio come fenomeno così diffuso da dover essere considerato nei numeri più che nella sua natura di deviazione, ne vela il carattere di peccato, rimarca l’indebolimento del valore del vincolo coniugale, alludendo alla felicità di coppia come risultato della pratica del tradimento; sottolinea, infine, la depenalizzazione della sleale pratica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vediamo come nasce il Comandamento. In origine non commettere adulterio si rivolgeva solo all’uomo e vietava di avere un rapporto sessuale con una donna sposata. Con questo Comandamento siamo dentro, come più non si può, alla parola più importante e più ripetuta della Bibbia, la parola generazioni [</strong><em>la parola ricorre 57 volte, ma tanto per confutare questa stupidaggine dirò che già la parola “morte” s’incontra 549 volte, “Dio” 5002 e “Signore” 8205! ndc.</em><strong>]. La parola generazioni! Voi vi ricordate, no?, tutte le genealogie dell’Antico Testamento… Il mondo futuro nella Bibbia non è l’Aldilà, è questo, è il mondo che sta venendo, ci dice come vivere in eterno di qua, ci dice vivrai e con te vivrà la tua discendenza, se sai che è tua: eccolo il Comandamento! Stabilisce una responsabilità, dice “tu sei responsabile dell’eternità della tua discendenza”. Nell’adulterio c’è il piacere del corpo, ma c’è un’assenza di responsabilità totale, soprattutto per i figli. Poi a quell’epoca! Guardate che anche questo è stato un Comandamento rivoluzionario! Perché? Perché mette delle regole su delle cose per l’epoca inaudite! Regolamenta la famiglia, la coppia, il matrimonio, i diritti dell’uomo e della donna, ma tremila e cinquecento anni fa! [<em>Proprio un’idiozia pensare e dire che Dio, nientemeno che tremilacinquecento anni fa, sarebbe stato così lungimirante!&#8230; ndc.</em></strong><strong>] Ma pensate un po’… è inaudito questo Comandamento. Guardate che allora non esistevano nemmeno matrimoni per amore, era tutto deciso dalla famiglia. Guardate che non c’era nessuna legge da nessuna parte del mondo su queste cose.<br />
</strong>A me quest’analisi sembra balorda, oltre che imprecisa e farraginosa.<br />
Rivolgiamoci a una fonte più attendibile: «<em>Non commetterai adulterio» (</em><em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+5%2C18&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 5,18</a></em>). Per determinare il senso esatto e I’ambito di questo comandamento, bisogna riferirsi alla situazione sociologica dell’antico Israele, che praticava la poligamia e dove la donna sposata era considerata in certo senso come proprietà del marito. Nella legge di Mosè non c’era niente che proibisse formalmente all’uomo le relazioni con donne non sposate o con schiave. Le relazioni extraconiugali non costituivano adulterio, giacché il marito poteva sempre, grazie alla poligamia, prendere come seconda moglie quella con la quale aveva tenuto relazioni.<br />
<em>La situazione della sposa era molto differente. Non potendo avere più di un marito e stando sotto il dominio del suo, qualunque relazione sessuale extraconiugale la convertiva subito in adultera. Tale era lo stato della donna, sebbene non quello dell’uomo, che decideva se c’era stato o no adulterio.<br />
</em><em>L’uomo non poteva essere adultero altro che in relazione al marito o al promesso, la cui sposa o promessa avesse sedotto. Non era adultero altro che se rompeva il matrimonio o gli sponsali di un altro. La donna era adultera quando rompeva il proprio matrimonio o i propri sponsali. <strong>La proibizione mirava dunque a che si rispettassero i diritti dei mariti o dei promessi</strong>: “Quando un uomo verrà trovato a giacere con una donna maritata, tutti e due dovranno morire: l’uomo che è giaciuto con la donna e la donna. Cosi estirperai il male da Israele. Quando una fanciulla vergine e fidanzata e un uomo, trovandola in città, giace con lei, condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete a morte: la fanciulla, perché, essendo in città, non ha gridato, e l’uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo” (</em><em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+22%2C22-24&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 22,22-24</a></em>).<br />
Qui, naturalmente, torna a galla il problema di una “legge divina” che proibisce di uccidere e poi prescrive di farlo in determinate circostanze…<br />
<em>All’inizio solo dentro questi limiti si considerava proibito l’adulterio dal Decalogo. Tuttavia, se si tengono in conto altre prescrizioni del Deuteronomio, sembra che si possa dare al comandamento una maggiore estensione. Effettivamente l’uomo che aveva sedotto una giovane vergine non promessa doveva sposarsi subito con essa e soddisfare un indennizzo al padre della giovane, i cui diritti aveva danneggiato (</em><em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+22%2C28&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 22,28</a></em>). La giovane che accettava di sposarsi dichiarandosi vergine, ma che aveva avuto proprio relazioni sessuali, restava soggetta alla lapidazione (<em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+22%2C+20-22&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 22, 20-22</a></em>). Queste prescrizioni ci permettono di concludere che il sesto comandamento proibiva ogni relazione sessuale che implicasse una ingiustizia verso qualunque delle persone compromesse.<br />
<em>In Israele prima di tutto I’adulterio fu considerato come attentato contro la legge di Yahve, dato che nessun aspetto della vita del popolo restava sottratto alla volontà di Yahve: “Osservate le mie leggi e mettetele in pratica. Io sono il Signore che vi santifica. Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno essere messi a morte (</em><em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Lv+20%2C+8.10&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Lv 20, 8.10</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+22%2C+22-27&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 22, 22-27</a></em>) »<em> </em>(<a href="http://www.assisiofm.it/allegati/387-I%20%20DIECI%20COMANDAMENTI.pdf" rel="nofollow" class="broken_link">link</a>).<br />
Vorrei soffermarmi sull’enfasi delle caratteristiche rivoluzionarie di certe “intuizioni” divine. Io sono convinto, detto sinteticamente, che se si limitano il pensiero e il volere di un Dio come quello dei Cristiani alle contingenze dei tempi storici, si mettono in discussione le stesse qualità della sua intelligenza acronica, legata cioè ad un “presente atemporale” (non commettere adulterio, onora il padre e la madre), non condizionato dalle epoche e dai relativi costumi, ma solo vincolato a principi universali eternamente validi. Naturalmente nessuno vieta di credere il contrario e di mettere in dubbio perfino la trascendenza, visto che in realtà nella Bibbia gli ordini divini sono spesso in contrad-dizione con l’etica che attribuiamo ai Comandamenti (cfr. ad esempio <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+21%2C+1-25&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 21,1-25</a>); però se, come appare, la visione cristiana di Benigni non è ortodossa, si sarebbe dovuto vietare all’arraffone-arruffone toscano di fare il pubblico catechista, né le alte sfere vaticane avrebbero dovuto tributargli consenso e onori.<br />
Si consideri poi la categorica, infondata affermazione del comico “non c’era nessuna legge da nessuna parte del mondo su queste cose“: una delle false enfasi che egli usa a vantaggio dell’imbonimento e dello spettacolo! Chissà perché già il Codice di Hammurabi, precedente alla consegna del Decalogo (cfr. nota 35), puniva l’adulterio con la morte (Albert Abou Abdallah e Roberto Sorgo, <em>Religioni ieri e oggi</em>, Franco Angeli 2001, p. 42); per di più, oltre mille anni prima delle leggi mosaiche, presso gli antichi Egizi, certamente vigevano regole di disciplina del rapporto coniugale: “L’amore coniugale e la reciproca fedeltà ricoprono un ruolo fondamentale nella morale sociale egiziana in misura maggiore rispetto ad una qualunque altra civiltà antica. La felicità familiare può essere raggiunta solo con la concordia coniugale. La dea Iside, in quanto sposa e madre, era la divinità protettrice della famiglia” (<a href="http://www.rivistabetile.it/la-figura-della-donna-nellantico-egitto">Giuliana Mallei</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli uomini prendevano le donne con la forza, spesso, specie di notte, accadeva normalissimamente: le mettevano incinte e le abbandonavano, e venivano punite spesso le donne. Non c’erano leggi, le donne erano sole, lasciate completamente a se stesse. C’era molta, ma molta violenza, e fu difficilissimo introdurre questo Comandamento, il popolo non lo voleva: “Via, via questo, via!”, facevano così, non lo voleva il popolo, perché bloccava questi istinti carnali, questi soprusi degli uomini sulle donne basati sulla forza, e gli uomini li volevano mantenere questi soprusi, quindi urlavano “Noo, questo no, questo no!”. Ma veramente era così!<br />
</strong>Che c’entra questo discorso con l’adulterio? Qui si tratta di stupro, violenza ancor oggi molto diffusa e di cui Benigni si è guardato bene dal parlare!<br />
Quella del popolo che non voleva certi comandamenti è poi solo una favoletta che il “comico catechista” spaccia per vera: «In una celebre storiella si descrive Mosè mentre scende dal Monte Sinai sotto il peso di due enormi tavole della legge. “D. mi ha incaricato di darVi i Comandamenti. Sono 50 in tutto”. Il popolo protesta per il gran numero e sotto il peso, questa volta, della contestazione, Mosè accetta di risalire sul monte per trattare con D. Dopo qualche tempo il popolo lo rivede scendere dal monte. “Sono riuscito ad ottenere una riduzione dei Comandamenti a dieci soltanto. Ma quanto all’adulterio – riferisce scuotendo il capo – non c’è stato nulla da fare”» (Rabbino <a href="http://www.kolot.it/2013/01/24/per-ladulterio-non-ce-stato-nulla-da-fare/">Alberto Moshe Somekh</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi abbiamo detto che il Comandamento si è evoluto, no? Si è allargato e continua a farlo. E continuiamo a farlo noi stasera, ma qual è, se lo volessimo definire, il senso profondo di questo Comandamento? Guardate, il senso profondo del Comandamento non è proteggere il matrimonio, dice non commettere adulterio, non è proteggere il matrimonio e proteggere la famiglia – diciamo, c’è anche questo -, però non è questo il senso più profondo: il senso ultimo del Comandamento è proteggere l’amore, che ce n’ha un bisogno d’esse protetto l’amore! Ma quanto ce n’ha bisogno, non possiamo sapere </strong>[<em>applausi, immancabili quando Benigni si abbandona a sentimentalismi del genere traditi dal tono</em>]<strong>. Ma guarda, guarda… Vuole, questo Comandamento, proteggere l’amore, ma più precisamente questo Comandamento vuole proteggere una qualità particolare dell’amore che è la fedeltà, eccola la parola! L’abbiamo detta, è una parola molto fuori moda, un po’ fuori moda, ma mo… però una bella parola e noi l’abbiamo detta, lascia fait (?) Fedeltà! Il Comandamento dice di non separare l’amore dalla fedeltà, di essere fedeli, che non è un obbligo, per carità, dev’essere un desiderio: se non c’è, non c’è, non ti dice niente nessuno! Però essere fedeli significa prima di tutto stabilire un patto che è il senso di tutta la Bibbia, c’è tutta la Bibbia in questo Comandamento. La Bibbia è la storia di un’Alleanza, è una storia d’amore, è un fidanzamento! È un patto di fedeltà fra Dio e gli uomini. E Dio non lo ha mai spezzato, non ha mai lasciato la presa, Dio! Ma vi dirò di più. In questo Comandamento si nasconde anche il nome di Dio, c’è il Suo nome dentro. Vi ricordate quando dà il nome? Quando dice io sono colui che sono, cioè io ci sono, io ci sarò, e la fedeltà tra due persone che si amano ma che cos’è? Fedeltà vuol dire che qualsiasi cosa accada nella tua vita o nella mia, io comunque ti sarò sempre vicino, sarò sempre con te, io ci sarò. Eccolo il senso profondo, ultimo, di questo Comandamento: non tradire chi hai detto di amare, non, non violare il legame che ci unisce. È un Comandamento che si rivolge all’uomo, però è dedicato alla donna.<br />
</strong>Di nuovo il concetto balordo dell’evoluzione delle prescrizioni divine, che sembrano valere più nel modo di tenerne conto che nella loro sostanza. Così l’ultima “evoluzione” è quella che “l’accreditato” Benigni propone (<em>continuiamo a farlo noi stasera</em>), attraverso un’ermeneutica riduttiva che sa tanto di eterodossia!<br />
Il Comandamento dunque “si è evoluto” nel significato esclusivo di esigere la fedeltà coniugale… per quanto la parola fedeltà sia “molto fuori moda”… Una delle solite incongruenze logiche di Benigni: come può essere la fedeltà l’ultimo approdo esegetico e contemporaneamente essere fuori moda?… Magari finisse qua! Di colpo il Comandamento diventa non un ordine, ma un invito condizionato dal desiderio di chi lo riceve: la fedeltà non è un obbligo! ”Se non c’è, nessuno ti dice niente”… Dunque non è nemmeno peccato violarla!? Eppure Benigni sta per dire che nel Sesto Comandamento c’è tutta la Bibbia! (L’affermazione non è chiarita, ma fa evidentemente perno sul concetto di Alleanza, termine che nel libro sacro è presente ben 326 volte!).<br />
Siamo davvero al paradosso!<br />
Quando Benigni parla di amore, non si sa mai (o si sa fin troppo) in che accezione vi alluda e verso quali sbocchi si diriga! Tornando alla fedeltà, il comico sostiene che essa consiste nell’essere sempre vicini al coniuge “qualsiasi cosa accada nella tua vita o nella mia”: ora “questo tipo di fedeltà” non esclude la possibilità dell’adulterio (<em>qualsiasi cosa accada</em>). Per di più, nel senso riduttivo del precetto come lo intende il catechista-comico, non vengono presi in considerazione tutti gli aspetti che il divieto divino implica e che possono essere ricavati dall’attenta lettura della Bibbia.<br />
Sembra campata in aria, infine, la tesi che, nel Sesto Comandamento in particolare, si nasconda il nome di Dio [51]; come si rivela incongruente, data l’interpretazione <em>ad litteram</em> del Comandamento, l’affermazione che questo sarebbe rivolto all’uomo e dedicato alla donna. Asserzione che peraltro fa riemergere l’interrogativo: può un Comandamento di Dio, eterno ed onnisciente, non trascendere le epoche, i loro costumi, le loro ignoranze, considerare addirittura disuguali di fronte a doveri e diritti l’uomo e la donna, non suscitando dubbi sulla Sua bontà e sulla Sua giustizia infinite, sulla Sua stessa onniscienza, sulla Sua dimensione svincolata, come si diceva, dal tempo, e dunque dalla storia?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E hanno fatto un commento, il commento forse più bello a questo Comandamento lo hanno scritto in un grande libro antico che si chiama Talmūd, e lo hanno scritto con parole così belle che ve le leggo perché non le voglio sbagliare. Sentite: “State molto attenti a far piangere una donna, perché Dio conta le sue lacrime. La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai piedi perché dovesse essere calpestata, né dalla testa, per essere superiore, ma dal fianco, per essere uguale, un po’ più in basso del braccio per essere protetta, dal lato del cuore per essere amata”.<br />
</strong>Parole molto belle quelle citate, ma forse più adatte a preparare l’applauso che a chiudere la “bis-trattazione” del Sesto Comandamento ridotta alla semplice, blanda condanna dell’adulterio e ad una non appassionata esortazione alla fedeltà, che, <span style="text-decoration: underline;"><em>se non c’è, nessuno ti dice niente</em></span>! Se mi è permesso, in tempi in cui si reclama parità di diritti e di doveri, anche l’uomo può essere tradito, anche l’uomo può essere vittima dell’adulterio della compagna, tanto che, per compensare lo sbilanciamento operato da Benigni, io direi: “State molto attente a far piangere un uomo, perché Dio conta le sue lacrime!”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>………… (la colpa delle colpe taciute…)<br />
</strong>Anche a proposito del VI Comandamento, le omissioni del piccolo toscano sono state rilevanti, sia per la natura di “catechista” improvvisato e fornito di paraocchi, sia per il timore di “urtare la sensibilità di alcuni settori della società”, sia per la sua scarsa onestà intellettuale che, calcando la mano sugli “errori” della catechesi ecclesiastica, non ha minimamente alluso alle posizioni più moderne e recenti assunte dalla Chiesa riguardo ai temi del corpo, dell’amore e della sessualità (cfr. <a href="http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccatheduc/documents/rc_con_ccatheduc_doc_19831101_sexual-education_it.html">Orientamenti educativi sull’amore umano</a> della Sacra Congregazione per l’Educazione Cattolica; <a href="http://www.careware.it/cwdif/services/catGPII/">Teologia del corpo</a> di Giovanni Paolo II; <a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a6_it.htm">Catechismo della Chiesa Cattolica</a>).<br />
La riduzione del Sesto Comandamento, il solo che si riferisca al tema della morale sessuale, all’obbligo [?] di fedeltà coniugale, ha permesso a Benigni di lasciare “esclusi e, quindi, al di fuori di ogni giudizio <strong>matrimonio civile</strong>, <strong>separazione</strong>, <strong>divorzio</strong>, e fatti da chiunque condannati, come, per esempio, la <strong>prostituzione</strong>, la <strong>pedofilia</strong>, lo <strong>stupro</strong>, la <strong>pornografia</strong> ecc., senza considerare l’aberrante conseguenza” che risulterebbe consentito il “libero amore” da parte di chi non abbia vincoli matrimoniali. (<a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3564">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3564</a>)<br />
Ad essere fedele a quanto la Bibbia prescrive “alla lettera”, il &#8220;luminoso esegeta&#8221; avrebbe dovuto trattare come peccato anche l’<strong>omosessualità</strong> (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gn+19%2C1-29&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gn 19, 1-29</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Rm+1%2C+24-27&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Rm 1, 24-27</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Cor+6%2C+9-10&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Cor 6, 9-10</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Tm+1%2C+10&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Tm 1, 10</a>), magari attenuando la condanna attraverso il Catechismo della Chiesa Cattolica, che così elenca <strong><a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a6_it.htm">Le offese alla castità</a></strong>:<br />
<strong><em>2351</em></strong><em> La <strong>lussuria</strong> è un desiderio disordinato o una fruizione sregolata del piacere venereo. Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione.<br />
</em><strong><em>2352</em></strong><em> Per <strong>masturbazione</strong> si deve intendere l’eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo. « Sia il Magistero della Chiesa – nella linea di una tradizione costante – sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato ». « Qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità ». Il godimento sessuale vi è ricercato al di fuori della « relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana ». Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale.<br />
</em><strong><em>2353</em></strong><em> La <strong>fornicazione</strong> è l’unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio. Essa è gravemente contraria alla dignità delle persone e della sessualità umana naturalmente ordinata sia al bene degli sposi, sia alla generazione e all’educazione dei figli. Inoltre è un grave scandalo quando vi sia corruzione dei giovani. </em><em><strong>2354</strong> La <strong>pornografia</strong> consiste nel sottrarre all’intimità dei partner gli atti sessuali, reali o simulati, per esibirli deliberatamente a terze persone. Offende la castità perché snatura l’atto coniugale, dono intimo e reciproco degli sposi. Lede gravemente la dignità di coloro che vi si prestano (attori, commercianti, pubblico), poiché l’uno diventa per l’altro oggetto di un piacere rudimentale e di un illecito guadagno. Immerge gli uni e gli altri nell’illusione di un mondo irreale. È una colpa grave. Le autorità civili devono impedire la produzione e la diffusione di materiali pornografici. </em><strong><em>2355</em></strong><em> La <strong>prostituzione</strong> offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro se stesso: viola la castità, alla quale lo impegna il Battesimo e macchia il suo corpo, tempio dello Spirito Santo. 237 La prostituzione costituisce una piaga sociale. Normalmente colpisce donne, ma anche uomini, bambini o adolescenti (in questi due ultimi casi il peccato è, al tempo stesso, anche uno scandalo). Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso, tuttavia l’imputabilità della colpa può essere attenuata dalla miseria, dal ricatto e dalla pressione sociale.<br />
</em><strong><em>2356</em></strong><em> Lo <strong>stupro</strong> indica l’entrata con forza, mediante violenza, nell’intimità sessuale di una persona. Esso viola la giustizia e la carità. Lo stupro lede profondamente il diritto di ciascuno al rispetto, alla libertà, all’integrità fisica e morale. Arreca un grave danno, che può segnare la vittima per tutta la vita. È sempre un atto intrinsecamente cattivo. Ancora più grave è lo stupro commesso da parte di parenti stretti (incesto) o di educatori ai danni degli allievi che sono loro affidati.<br />
</em><strong><em>2357</em></strong><em> <strong>L’omosessualità</strong> designa le relazioni tra uomini o donne che provano un’attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile. Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.<br />
</em><strong><em>2358</em></strong><em> Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.<br />
</em><strong><em>2359</em></strong><em> Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.</em><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">«<em>Benigni ha la strana idea che ci sia una “purezza originaria” dei comandamenti che è poi stata alterata dalla Chiesa.<br />
</em><em>Non gli passa per la mente che dopo Mosè è venuto Gesù Cristo. […]<br />
</em><em>Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.<br />
</em><em>“Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”.</em><em>(</em><em><a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+5%2C+17-20&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 5, 17-20</a></em>) <em>[…] Benigni ha cercato di riportarci a un sesto comandamento minimale, degno degli scribi e dei farisei. </em><em>Gesù invece ci ha chiesto ben altro</em>» (<a href="http://www.centroculturaleilfaro.it/files/2014-12-29---Com-e-bravo-Benigni-4.pdf">Giovanni Lazzaretti</a>).</p>
<p style="text-align: center;">* * * * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SETTIMO COMANDAMENTO</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Il comandamento ha il senso di tutelare gli attentati alla proprietà altrui. Nella formula-zione del <a title="Decalogo" href="http://it.cathopedia.org/wiki/Decalogo" class="broken_link" rel="nofollow">decalogo</a> il precetto non è un duplicato del “non desiderare” (Dt <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?CiteButton=Estrai&amp;Cite=Deuteronomio+5,21" target="_blank" class="broken_link" rel="nofollow">5,21</a>; Es <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?CiteButton=Estrai&amp;Cite=Esodo+20,16" target="_blank" class="broken_link" rel="nofollow">20,16</a>). Il fondamento del comandamento sta nel fatto che “all’inizio, Dio ha affidato la terra e le sue risorse alla gestione comune dell’umanità, affinché se ne prendesse cura, la dominasse con il suo lavoro e ne godesse i frutti (Gen <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?CiteButton=Estrai&amp;Cite=Genesi+1,26-29" target="_blank" class="broken_link" rel="nofollow">1, 26-29</a>). I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano”. La legislazione dell’Antico Testamento tutela rigorosamente i diritti di tutti ai beni della terra, flagella i ricchi spietati, difende strenuamente i diritti dei poveri.<br />
(cfr. <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+27%2C19&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 27,19</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+15%2C1-3&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=" class="broken_link" rel="nofollow">15,1-3</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Lev+25%2C23&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=" class="broken_link" rel="nofollow">Lev 25,23</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+22%2C24&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=" class="broken_link" rel="nofollow">Es 22,24</a>)» (<a href="http://it.cathopedia.org/wiki/Settimo_comandamento#cite_note-3" class="broken_link" rel="nofollow">Cathopedia</a>).</p>
<p style="text-align: center;">* * * * * * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dio ci ha voluto riservare un trattamento di favore, diciamo, ci ha fatto un Comandamento proprio per noi Italiani: questo è un Comandamento <em>ad personam</em>! Sapete che pare Dio l’abbia proprio scritto direttamente in italiano. È proprio il Comandamento che ci sentiamo un po’ nostro, no? Sembra proprio che Dio si rivolga a noi nella nostra lingua, come ci ha donato le Alpi, il mare, le isole…<br />
</strong>Credo che ogni popolo abbia i suoi difetti caratteristici, ma il luogo comune che riversa tutte le possibili lacune addosso all’Italia e agl’Italiani, oltre che essere trito, sa di autolesionismo e, nel caso di una pubblica accusa come quella di Benigni, di scarso rispetto nei confronti dell’italianità, benché lo scopo del comico sia populista (come dimostrano le grasse risate e gli applausi del pubblico). Se il catechista &#8220;squanternato e squidernato&#8221; (cfr. Fase introduttiva) afferma che Dio ha “fatto un Comandamento proprio per noi Italiani”, ci sta dicendo che gli unici ladri al mondo siamo noi! E noi applaudiamo! Già sento l’ottusa giustificazione pronta: “Ma Benigni è un comico! E poi poco dopo afferma [<em>con molta coerenza; ndc.</em>] che il Settimo è il Comandamento più trasgredito in tutto il mondo, quindi…”.<br />
<strong><br />
Vediamo quando è stato scritto a che cosa si riferiva, eh! […] Originariamente non rubare si riferiva soprattutto al furto di persone; si riferiva, quand’è nato, soprattutto ai sequestri, impadronirsi di altri esseri umani, cioè insomma il commercio degli schiavi, che era molto diffuso all’epoca, eh! […] Sequestrare persone libere per ridurle in schiavitù e venderle.<br />
</strong>Io credo che del Dio della Bibbia si possa parlare in tre modi: da credenti, da atei, da “revisori”. Il credente non interpreta: crede. L’ateo rifiuta: non crede. Il “revisore” controlla e corregge: non crede e non miscrede e si colloca in una sorta di polemico limbo. Ora se Benigni crede, anche solo per due sere (cosa che per esigenze di show e di denaro ha esortato tutti a dover fare), non può pensare che un Dio dell’umanità adatti le norme all’uomo di una fase storica e non all’UOMO! Se mai è questi che interpreta -quando non deforma- i precetti divini in rapporto ai tempi! Il Nuovo Testamento, ad esempio, non modifica i Comandamenti: li decifra soltanto in maniera più “evoluta”. Non mi convince pienamente <a href="http://notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=8128:lnon-ucciderer&amp;catid=171:questioni-bibliche" target="_blank">il pensiero del Cardinale Gianfranco Ravasi</a>: «<em>È stato spiegato a più riprese dagli studiosi che questi limiti dell’Antico Testamento sono legati a un dato fondamentale della Bibbia. Essa non è </em><em>una collezione di tesi teologiche e morali perfette e atemporali, come sono i teoremi di geometria, bensì la storia di una manifestazione di Dio all’interno delle vicende umane. È, dunque, un percorso lento di illuminazione dell’umanità perché esca dalle caverne dell’odio, dell’impurità, della falsità e s’incammini verso l’amore, la coscienza limpida e la verità. S. Agostino definiva appunto la Bibbia come “il libro della pazienza di Dio” che vuole condurre gli uomini e le donne verso un orizzonte più alto. Si legge, infatti, nel libro della Sapienza: “Prevalere con la forza a te, Signore, è sempre possibile perché nessuno può opporsi alla potenza del tuo braccio… Eppure tu risparmi tutte le cose perché sono tue, Signore, amante della vita… Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sapienza+11%2C21-26&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">11,21-26</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sapienza+12%2C19&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">12.19</a>)</em>».<br />
Dal canto suo lo &#8220;squidernato&#8221; legge alla lettera o se ne allontana cambiando rotta secondo il vento. Rubare significa “sottrarre indebitamente” ciò che appartiene ad altri, di qualunque cosa, animale o persona si tratti, adesso, prima e sempre! Ed anche se illustri biblisti, come Albrecht Alt, hanno ristretto il significato del Settimo Comandamento al divieto di “rapimento di un israelita libero” per venderlo come schiavo, il precetto divino suona esattamente in un senso: NON RUBARE. Che poi includa anche il “furto di persona”, come risulta in <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+21%2C16&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 21,16</a> e in <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+24%2C7&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 24,7</a>, è altra questione. Il divieto divino si riferisce certamente anche al furto delle cose e degli animali (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+22%2C1-3&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 22,1-3</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+21%2C37&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 21,37</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+22%2C1-3&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 22,1-3</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+22%2C8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 22,8</a>), che in taluni passi biblici è visto in rapporto con la dignità dell’uomo e della sua libertà. Così è, ad esempio, per la storia di Nabot (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1Re+21&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1Re 21</a>). Sempre il cardinale Gianfranco Ravasi, pur condividendo il parere di Alt Albrecht su accennato, scrive in una sua <a href="http://notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=8130:lnon-rubarer&amp;catid=171:questioni-bibliche">nota pastorale</a>: “Nell’originale ebraico del settimo comandamento, l’espressione usata, <em>lō’ tignōb</em>, si estende a un orizzonte più ampio del furto di oggetti e beni, comprendendo anche il ratto o il sequestro di persona”; afferma poi più chiaramente che “anche l’accezione comune che bolla il furto non è ad esso (Comandamento) estranea”.<br />
Da notare che il furto messo in atto dai poveri e dagli oppressi trova nel testo sacro evidente comprensione (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+3%2C21-22&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 3,21-22</a>).<br />
In conclusione, per una corretta interpretazione, credo si possano tener presenti le indicazioni del Cap. II, 27 della Costituzione pastorale conciliare <em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et Spes</a></em>, promulgata da Paolo VI l’8 dicembre del 1965, ed evincere che “<em>L</em><em>a formula “non rubare” è sufficientemente ampia da inglobare anche il furto. Tuttavia è vantaggioso non perdere di vista l’ambito iniziale del VII° C., che potrebbe benissimo includere la condanna di tutti gli attentati contro la libertà umana, e, in particolare la condanna di tutti i tentativi moderni, infinitamente vari, di ridurre in schiavitù la persona umana</em>” (<a href="http://www.cristianocattolico.it/catechesi/catechismo/il-settimo-comandamento-non-rubare.html" class="broken_link" rel="nofollow">Il Settimo Comandamento</a>).<br />
Giova sottolineare che, fra gli attentati alla libertà umana, oggi spicca quello perpetrato sistematicamente dai mass media e dai loro protagonisti! A buon intenditor…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con questo Comandamento Dio li libera tutti! Libera tutti, come a nascon-dino: liberi tutti!… (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/nascondino.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Che insulsa battuta! Inopportuna, infantile, fiacca, scarsamente rispettosa dell’intelligenza del pubblico, ma soprattutto dell&#8217;argomento trattato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È come se dicesse “non rubare la libertà degli altri… Anche qui Dio è un liberatore… nascosta in questo Comandamento c’è la più grande libertà, che è la libertà di vivere [?] e lo vedremo alla fine… Questo Comandamento nasce ed è contro lo schiavismo: di più, lo vuole eliminare! Ancora di più: lo elimina! (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/schiavismo.mp3">ascolta</a>) </strong><strong>Uno dirà: “come Abramo Lincoln”! Sì, ma tremila anni prima!<br />
</strong>Lo elimina! Farneticazioni, farneticazioni… Dopo tremila anni lo schiavismo sopravvive! Dunque Dio, se mai, lo condanna più che eliminarlo (anche il <a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a7_it.htm">CCC 2414</a> parla di proibizione del “furto” di esseri umani, della loro dignità e dei loro diritti). Bisogna però leggere con attenzione tutti i “comandamenti” divini che in <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+20%3B+21&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Esodo 20 e 21</a> seguono il cosiddetto Decalogo, per rendersi conto che Jahvè non “elimina” lo schiavismo e pare anzi considerarlo una pratica normale! Per quanto concerne l’insensato paragone con Lincoln, basti rilevare che è ridicolo meravigliarsi che Dio abbia anticipato il Presidente americano!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Guardate che all’epoca senza mercato degli schiavi non lavorava nessuno! (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/non-lavorava-nessuno.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Non lavorava nessuno? Allora che senso avrebbe avuto per il popolo di Mosè quanto il comico ha detto a proposito del Terzo Comandamento? e che senso avrebbe avuto il Comandamento stesso? Già gli alunni della scuola secondaria di primo grado studiano che gli Ebrei “ricchi e meno ricchi si occupavano tutti, indistintamente, dei lavori agricoli” (<em>Il libro Garzanti della storia</em>, volume I, capitolo 4). Lo storico Antonio Brancati, trattando la civiltà ebraica per i primi anni di scuola superiore, scrive: “<em>L’agricoltura, cui soprattutto si dedicavano, era assai produttiva nel campo cerealicolo. Si coltivava però anche il lino e in determinate regioni si aveva un ottimo raccolto di olio d’oliva e di vino. I prodotti del suolo dovevano comunque essere abbondanti, se servivano non solo a nutrire una numerosa popolazione, ma ad essere talora anche esportati. Limitata invece la pratica della pastorizia, benché in tempi remoti avesse costituito l’occupazione principale; limitatissima l’attività industriale, anche se non mancarono iniziative in tal senso specie nel campo della ceramica, della filatura, della tessitura e della lavorazione dei metalli</em>” (<em>Sulle vie della storia</em>, La Nuova Italia, Firenze 1978, vol. I, p. 48).<br />
<strong><br />
La difficoltà anche per fare accettare questo Comandamento come “non commettere adulterio”: non lo volevano! È stata durissima mettere questa legge, questa regola. A quei tempi gli schiavisti avevano un potere enorme, erano ricchissimi: pensate che passo per la civiltà umana, ma la grandezza!<br />
</strong>“<em>Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!</em>” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+24%2C3&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 24,3</a>); “<em>Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto</em>” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+24%2C7&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 24,7</a>). Mi pare che i versetti citati siano sufficientemente in contrasto con le favole di Benigni. Per quel che riguarda il “passo per la civiltà umana” in materia di ruberie, osserviamo che, diverso tempo prima, ne aveva già fatto uno Hammurabi, nel cui <a href="http://www.sciretti.it/hammurabi.pdf">Codice</a> dal paragrafo 6 al 14 e dal 21 al 25 si fissa la legislazione riguardante il furto (anche di persone [24]).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo Comandamento, fra l’altro, è quello che è cambiato più di tutti! Oggi si ruba in maniera che cento anni fa non c’erano ancora arrivati, non lo potevano sapere.<br />
</strong>Che l’esercizio del furto abbia un più vasto campo di azione e che le tecniche di sottrazione fraudolenta siano divenute più sofisticate significa forse che il “Comandamento è cambiato”? Ma Benigni voleva dire…<br />
Nella comunicazione conta quello che si dice e come lo si dice. Un catechista, che nel suo ambito è un formatore, un insegnante, deve saper dire le cose in modo chiaro, non approssimativo, caotico, per di più tramite un’incólta forma espressiva e per una mercede vergognosa solo a pronunciarla, sicuro oltraggio al Settimo Comandamento!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Guardate che questo Comandamento, per importanza, è destinato a superare tutti gli altri: è una peste, si allarga sempre di più! (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/il-Comandamento-%C3%A8-una-peste.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Benigni non sa proprio parlare, se non quando riferisce a memoria (salvo i non rari vuoti)! Per dire che la trasgressione al Comandamento si allarga a macchia d’olio e che è destinata a divenire quella più frequente rispetto agli altri precetti divini, dice nientemeno che… IL COMANDAMENTO È UNA PESTE!</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">Fai click sull&#8217;immagine</span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Benigni-onestà-fiscale.jpg" rel="lightbox[post-3588]"><img class="aligncenter size-full wp-image-3803" title="Benigni - onestà fiscale" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Benigni-onestà-fiscale.jpg" alt="" width="458" height="760" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ffffff;">&#8230;..</span><br />
E quando viene scoperto un ladro, la condizione, la co… per l’assoluzione, dev’essere la prima cosa la restituzione dei soldi </strong>(<em>applausi</em>, <em>sui quali Benigni insiste gracidando…</em>)<strong>, se a uno di noi rubano l’orologio quando prendiamo il ladro rivogliamo l’orologio, la prima cosa! Ora il Governo, ho le, ho visto che ora il Governo si appresta a fare questo: hanno annunciato, quando prendiamo un ladro c’è una nuova legge che stanno per varare ora, che hanno detto adesso quella nuova legge quando si prende un ladro che ha rubato, deve restituire i soldi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sferzante satira politica dei tempi recenti del berlusconismo, cede il posto alla “pubbli-cità occulta” per il governo amico… Così l’ese-geta-comico coglie l’occasione per un po’ di propaganda “partitica” nel sottolineare (in modo assai sgrammaticato, come ogni volta che parla davvero a braccio), che finalmente “questo governo” sta per promulgare una legge che esigerà, per il reato di “furto”, la restituzione del maltolto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non rispettare le regole del mercato non si ritiene più una cosa illegale e un peccato: e invece sì, è illegale, perché così muore il mercato, ed è un peccato gravissimo, perché il furto, per chi crede, è un’offesa a Dio. Quindi questo Comandamento è importantissimo per chi crede e per chi non crede. Non rubare è la condizione necessaria per la salvezza dell’anima e del mercato.<br />
</strong>Rigore logico a parte, sta’ a vedere che Jahvè non si è preoccupato solo della salvezza dell’anima, ma anche di quella del mercato! Nuova formula biblica… Le “regole del mercato” vanno poi certamente raccomandate, ispirate come sono da una sola logica: il profitto, per conseguire il quale non si guarda in faccia a nessuno, demolendo ogni altro valore che non sia quello del denaro. Sono “sregolate regole” di mercato, tanto per intenderci, anche quelle che, mirando all’indice di ascolto e agl’introiti pubblicitari, inducono la Rai ad operazioni vergognose, come quelle che permettono all’incompetente “Professore di Tutto” di intascare fortune su Costituzione, Inno nazionale, Dante, Bibbia, divulgando ignoranze e modelli dannosi! Alla faccia di chi subisce “l’estorsione” del canone [52] e di chi frequenta le mense dei poveri. Un modo come un altro di trasgredire il Settimo Comandamento!</p>
<p><strong>Rubiamo tutti, spesso senza rendercene conto a volte, a cominciare da me: io stasera per esempio non c’è una parola mia di questo spettacolo… perché si può rubare in mille modi!<br />
</strong>Il furto di cui parla il comico ha del comico che non suscita il riso: Benigni sa che è ben altra la ruberia di cui si fa complice!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A noi Italiani ci piace da morire rubare a noi stessi.<br />
</strong>Altro grande apprezzamento del comico per l’italianità, tanto osannata quando gli fa comodo e tanto deprecata quando gli fa altrettanto comodo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci rubano l’ambiente in cui viviamo, lo rubano soprattutto ai nostri figli, perché noi questo mondo non è che ce l’abbiamo in eredità dai nostri padri, ma ce l’abbiamo in prestito dai nostri figli!<br />
</strong>Non poteva mancare la frase-prezzemolo che condisce tutti gli show di Benigni, frase che poi viene sbandierata dai fan come geniale pensiero del portento toscano, che si guarda bene dal citare le fonti delle sue mnemoniche cantilene (altra forma di furto&#8230;). In questo caso il Lupin del pensiero altrui ci riporta per l’ennesima volta un proverbio navajo probabilmente “trafugato” da una puntata de “Il Fatto” di Enzo Biagi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi c’è il furto più grande di tutti, il peggiore: il furto dell’anima. Rubare l’anima agli altri e a noi stessi. Voi mi direte: “E che cos’è?”. Accade continuamente. È quando non si dà la possibilità di un’occupazione, un lavoro a una persona e la si umilia. Chi non lavora è umiliato. Questo è rubare l’esistenza a una persona: non creare le condizioni per il lavoro, non dare lavoro. Non si è liberi di vivere. Quella persona, se non lavora, non è libera di vivere. Oppure all’opposto quando organizziamo la nostra vita o la vita degli altri con degli orari di lavoro impossibili, forsennati e non si dà modo alle persone di programmare un momento per sé, di essere se stessi. Non c’è più posto nemmeno per i sentimenti. Si toglie loro il respiro, la forza di un progetto, di una speranza; le si calpesta proprio nel cuore perché non possano avere sogni. Questo è rubare l’anima, rubare la vita. Non si è liberi di vivere. Lo facciamo per avidità, per desiderio di potere e alla fine siamo posseduti da quello che vorremmo possedere </strong>(<em>sta parlando di se stesso?</em>)<strong>. Ma l’uomo più ricco del mondo, lo sappiamo, è quello che possiede se stesso. Ora è una frase così e non voglio dire quelle frasi così; però c’è davvero l’illusione che avere significhi valere: più hai, più vali. E invece la vita e la Bibbia non insegnano questo, insegnano sì che è bello possedere, ma che è più glorioso dare </strong>(<em>da che pulpito viene la predica!</em>)<strong>, che è gloriosa l’onestà, che è gloriosa la generosità </strong>(<em>da che pulpito viene la predica!</em>)<strong>, che è gloriosa la libertà, che è gloriosa la vita! È il Settimo Comandamento, il Settimo Comandamento! Queste sono le cose gloriose </strong>(<em>tra gli applausi scroscianti</em>)<strong>… Ci comanda proprio questo: ci dice non rubare la vita a te stesso e agli altri, ci comanda di essere liberi, ci comanda di essere liberi di vivere, che è la più divina delle libertà </strong>(<em>applausi convinti</em>)<strong>.<br />
</strong>Furto dell’anima…<br />
Nei termini in cui ne parla il dottore-filosofo <em>Honoris causā</em>, l’espressione risulta del tutto impropria, essendo riferita al mancato rispetto, e alla conseguente impossibilità di godimento, di diritti umani, sociali, costituzionali, che possono avere riflessi dannosi sulla psiche; né può significare fraudolenta sottrazione della dignità o della vita o della libera fruizione del proprio tempo. Benigni usa una formuletta ad effetto che è nient’altro che una forzatura. Inutile sproloquiare demagogicamente e in modo ingarbugliato, tanto da finire per divagare, per evadere completamente dal tema, nel crescendo del sermone verso l’applauso. Inutile dare accento ad aspetti pur gravi del problema trascurando quelli fondamentali ed eclatanti, ma forse poco utili a riscuotere consenso o più probabilmente inaccessibili ad una mente non avvezza a pensare&#8230;<br />
Il vero furto dell’anima &#8211; qui non intesa come principio vitale &#8211; è quello della violenza psicologica che svuota il senso critico e connette la ragione indebolita, e l’istinto esaltato, a valori vitali (questi sì) per lo scellerato sistema economico dominante; una violenza che orienta in modo opaco (ovvero “senza rivelarsi”) le coscienze, i desideri, i sentimenti, le scelte, i comportamenti nella direzione più vantaggiosa per il mercato, rendendo la mente dei più schiava delle logiche dei dominatori. Lo stesso Benigni non fa che rubare anime, in continuazione, sorretto dal tambureggiare degli strumenti mediatici: tutte quelle anime che si convincono di trovarsi di fronte ad un genio, ad un pozzo di cultura, senza potersi rendere conto che, tirannicamente, vengono sedotte, ingannate, drogate, trascinate nel buio dell’incoscienza dal malefico pifferaio e dall’orchestra che lo accompagna…<br />
L’effetto di un latrocinio del genere risulta evidente quando si tenta di risvegliare le menti plagiate, di restituire le “anime rubate” ai legittimi proprietari… Nelle pubbliche sale &#8211; parlo per esperienza diretta &#8211; chi prova ad esempio a smascherare l’ignoranza del genio multiforme che Mario Ceroli, scultore noto e forse fin troppo apprezzato, ha voluto scioccamente accostare ai più grandi geni fiorentini, nella sua “straordinaria” (dicono) opera <em>Silenzio ascoltate </em>(chi non si era accorto, del resto, che Benigni è grande come Dante, Leonardo, Michelangelo, Botticelli…?), deve affrontare la reazione rabbiosa dei sedotti, che gridano, si “stracciano le vesti”, abbandonano la platea per crimine di lesa maestà nei confronti della divinità adorata, su cui hanno ciecamente proiettato tutta la loro brama di riscattare la propria pochezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>………… (la colpa delle colpe taciute…)<br />
</strong>Come si diceva, lo schiamazzo del predicatore toscano ha ruotato intorno a poche violazioni del Settimo Comandamento, senza evidenziare in modo adeguato la gravità di certe altre, tacendone addirittura alcune, evidentemente scomode. Ha battuto sul facile tasto della corruzione della politica e della finanza, dell’uso dei raffinati modi dell’economia della truffa, del furto legalizzato che mira a produrre arricchimento attraverso il subdolo impoverimento degli altri; della necessità di restituzione del maltolto. Poi ha frettolosamente elencato una serie di altre trasgressioni: speculazioni, concussioni, fatture false, assenteismo, truffe dei cittadini ai danni dello Stato, evasione fiscale (“<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/evasione-fiscale.mp3">è venire meno a un patto!</a>”, ma legalmente “Benigni nel suo piccolo non ha avuto comportamenti fiscali tanto diversi dai Ricucci, dai Coppola e dagli Statuto”, rileva <a href="http://www.iltempo.it/politica/2005/11/14/con-silviaccio-benigni-paga-le-tasse-al-4-5-1.1073214" class="broken_link" rel="nofollow">Il Tempo.it</a>), pressione fiscale esagerata, usura, danni ambientali, disoccupazione come furto del lavoro (“furto dell’anima”, enfatizza il luminare! Non c’era “la più bella del mondo”, mamma Costituzione, a garantire i diritti dei cittadini?), orari lavorativi fagocitanti.<br />
<strong><span style="color: #8b0000;">Nessun accenno</span></strong> all’<strong>avarizia</strong> (latino <em>avēre</em>, bramare, <em>avidus</em>, avido), non nell’accezione attuale di “egoistica avversione allo spendere e al donare” (Devoto), ma in quella greca di πλεονεξία (<em>pleonexìa</em>, avidità), una grave forma d’inosservanza del Settimo Comanda-mento, oltre che uno dei sette peccati capitali. “L’avarizia indica quella insaziabile avidità che accompagna quasi fatalmente il possesso delle ricchezze. Consiste nel voler possedere sempre di più senza tener conto dei diritti degli altri” (S. Lionnet, art. <em>Péché</em>, in DBS, t. 5, col. 498). Colpa che sembra senza possibilità di equivoco riferirsi all’ingordigia di Benigni, che perfino sulla Bibbia lucra smodatamente! Il comico non poteva, ovviamente, trattare questa forma di violazione della norma divina, essendone egli stesso un esempio lampante, anche se, per dirla con lui, che può permettersi perfino di fare il moralista, “<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/non-c%C3%A8-pi%C3%B9-vergogna.mp3">non c’è più nessuna vergogna a rubare</a>”! «Come fa a presentarsi in televisione a parlarci di amore per il prossimo, di <strong>“</strong>Non rubare<strong>”</strong> e poi intascare 4 milioni di euro alla faccia di chi lo sta ad ascoltare? A me sembra un vero e proprio insulto agli Italiani, un oltraggio a chi deve pagare il canone obbligatoriamente [<em>sotto l&#8217;ignobile veste di tassa di detenzione, senza distinguere tra chi possiede un apparecchietto da quindici pollici e chi invece vanta una &#8220;parete televisiva&#8221;! ndc.</em>], anche se a malapena ha i soldi per il pane, uno schiaffo in faccia a chi stenta a campare» (<a href="http://torredibabele.blog.tiscali.it/tag/dieci-comandamenti/" rel="nofollow" class="broken_link">Giano</a>). Benigni però se la gode, e “fa ridere” anche permetten-dosi battute sui drammi di chi è afflitto dalla crisi (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/la-crisi.mp3">ascolta</a>).<br />
<strong><span style="color: #8b0000;">Nessun accenno</span></strong> ad uno dei più rovinosi latrocini: il <strong>furto della verità</strong>, non come concetto assoluto, ma come veridicità (<em>verum dicere</em>), di cui l’anomalo esegeta è certamente complice, avendo disseminato nei suoi “show culturali” tutti gli stravolgimenti che in questo sito e nel saggio <em><a href="http://www.odanteobenigni.it/il-libro/">O Dante o Benigni</a></em> ho ampiamente comprovato. Il furto della verità… il furto di una vergine fanciulla senza veli, che la tirannia del commercio riduce a manichino pronto ad indossare di volta in volta tutti gli abiti della menzogna, il più utile strumento per i pochi gestori delle folle, interessati a far sapere solo quello che giova ai loro intenti, per orientare la massa dovunque decidano… Ci hanno rubato le verità, quelle più schiette ed umane, quelle che potrebbero mostrarci una realtà trasparente, sincera, ormai divenuta opaca per le simulate “trasparenze” che l’ammantano. Le trasparenze decantate dal raggiro, fatte di falsità, subdolo alimento che uccide dimenandosi nell’uncino.<br />
<strong><span style="color: #8b0000;">Nessun accenno</span></strong> al <strong>furto della mente</strong>, consumato attraverso l’omologazione dei valori, del pensiero, dell’opinione (sempre più “pubblica”, sempre meno legata a criteri soggettivi), del giudizio, dei gusti, dei desideri, dei comportamenti, del linguaggio, letteralmente plagiati dai modelli imposti dai media perfino con tecniche occulte!<br />
<strong><span style="color: #8b0000;">Nessun accenno</span></strong> al <strong>furto della conoscenza</strong>, a tutti i ladri del sapere che propinano da radio, televisione e giornali nozioni scorrette, asinerie, ignoranza, perfino corrompendo quel poco di corretto che l’agonizzante scuola riesce ancora ad insegnare.<br />
<strong><span style="color: #8b0000;">Nessun accenno</span></strong> al <strong>furto di madre</strong> (<strong>o di padre</strong>), ai “noleggiatori di uteri che strappano i bambini alle loro madri” (<a href="http://www.ilfoglio.it/preghiera/2014/12/19/preghiera-langone-benigni-dieci-comandamenti___1-vr-123971-rubriche_c930.htm" class="broken_link" rel="nofollow">Camillo Langone</a>) o alle saffiche compratrici di seme che rubano ai bambini i loro padri; ai deformatori del concetto di famiglia che pretendono di sostituire alla genitorialità mista che procrea, il goffo surrogato di una sterile coppia di maschi o di femmine, per egoistico capriccio (e non mi riferisco alla propensione sessuale che, essendo un dato di fatto “naturale”, non discuto, ma alla pretesa di poter giocare a fare i “genitori”, termine dall’inequivocabile etimologia, che designa l’attitudine della coppia a generare), rubando all’infanzia ed all’intera esistenza di un individuo gl’insostituibili affetti ed effetti formativi legati alle figure di un padre e di una madre genuini, non ingannevolmente “concepiti” da una legge “impotente” (anche alla latina, nell’accezione di senza freno).<br />
<span style="color: #8b0000;"><strong>Nessun accenno</strong></span>, infine, al furto che s’incarna in tutti <strong>i profitti eccessivi</strong>, nei compensi mille volte sproporzionati rispetto a quello che sarebbe legittimo ed onesto richiedere ed ottenere, compensi di gran lunga superiori alla “<em>giusta mercede</em>” evangelica (“quello che è giusto ve lo darò”, <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=mt+20%2C4&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Matteo 20,4</a>), elargiti a calciatori, allenatori, piloti, stelle dello spettacolo; colpa alla quale non si sottrae la Rai, che concede milioni a molti dei suoi “procacciatori di ascolto”, perfino per poche ore di attività. Anche questo è rubare! [53]</p>
<p style="text-align: center;">* * * * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OTTAVO COMANDAMENTO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong> <strong>Nella Bibbia a un certo punto c’è scritto, che uno non ci crede, ma se, se volete potete andare a vedere, vi dico anche la pagina, eh?, la Bibbia dice, nella Bibbia c’è scritto che ci sono sei cose che Dio odia particolarmente e sette cose che addirittura detesta! (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/sei-sette-cose.mp3">ascolta</a>)<br />
</strong>Dovrebbero dunque essere tredici! Invece no: sono sette, e la confusione nasce nella testa di Benigni – che voleva addirittura dirci la pagina (da quando in qua della Bibbia si citano le pagine?), ma non ha detto nemmeno il libro, che è quello dei Proverbi -, dal fatto che nel testo viene apportata una “rettifica” che ci aspetteremmo da un parlato, non da uno scritto: “Sei cose odia il Signore / anzi sette gli sono in orrore” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=prv+6%2C+16-19&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Prov 6,16</a>).<br />
A chi s&#8217;improvvisa docente di ogni cosa, non possono che capitare equivoci del genere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo non dire falsa testimonianza, quand’eravamo ragazzi, ‘nsom, voleva dire semplicemente, al catechismo, non dire bugie, no? che ci sembrava una cosa strana che Dio avesse messo tra i Dieci Comandamenti, ch’eran tutti così importanti, no? la bugia: non ci sembrava un grande peccato! Era come se avesse detto, dopo aver detto delle cose enormi, grosse, tipo non rubare, non uccidere e e e e non attaccare la gomma da masticare sotto il banco, ‘nso, ‘nsomma, una cosa da niente, no? […] e invece questo Comandamento è importantissimo perché c’è il rapporto ovviamente tra la vita e la verità (?).<br />
</strong>Considerazioni di una desolante mediocrità, culminanti in un’asserzione “rivelatrice” che contiene in sé parecchia vaghezza, chiarita in parte da Benigni con la successiva affermazione che “la nostra vita è guidata dal concetto di verità” (“dovrebbe essere guidata”, direi). Tutto sta, poi, ad intendere il senso da attribuire a questa “verità”, che in relazione al Comandamento di cui si tratta si è inclini a tradurre con “sincerità”. Perché un conto è dire che la vita deve essere orientata alla e dalla ricerca del Vero, altro che deve essere contraddistinta dalla lealtà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma vi dirò di più: questo Comandamento è il pilastro di tutta la nostra società: tutto il nostro vivere civile è tenuto su da questo nostro Comandamento, perché noi ci dobbiamo fidare per esempio quando chiediamo a qualcuno per strada che ora è! Ci dobbiamo fidare delle indicazioni stradali, degli orari dei treni… ‘nsomma, c’è tutto il nostro vivere insieme. Perché se chi parla dice il falso, se chi promette non mantiene, se chi compra non paga, se chi testimonia inganna, crolla tutto, si sfascia tutto, no?<br />
</strong>Che l’Ottavo Comandamento sia “il pilastro di tutta la nostra società”, mentre tutti sanno che questa si regge quasi esclusivamente sulla falsità, è proprio una storiella poco divertente. Se l’esegeta-comico avesse almeno detto “dovrebbe essere”! Lo stesso show sui Comandamenti poggia sui presupposti falsi che il comico divulghi cultura e catechizzi rettamente l’uditorio, mentre in realtà diffonde imprecisioni, svarioni ed eresie al solo scopo di fare lucrosissimo mercato (e, novità assoluta, la merce è la Bibbia!).<br />
Certo che, a prendere sul serio gli esempi del comico, se per strada ci dicono un’ora per un’altra saltano gli equilibri della nostra vita sociale! Per dabbenaggini del genere non mi viene in mente che l’aggettivo polirematico “sesquipedale”! Insomma una sconcertante banalizzazione del senso di questo precetto decalogico. E cecità voluta, per <em>captatio</em> <em>benevolentiae</em>, specialmente nell’elenco delle azioni che “sfascerebbero” il vivere sociale, mentre ne sono la vera perversa sostanza! Si tradirà, l’esegeta, quando fra non molto affermerà: ”Il potere mente sempre”, non rendendosi conto che del “potere” è lui stesso un’espressione!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo Comandamento vieta di dare giudizi vaghi senza prove; vieta l’inganno, l’ipocrisia, eeee la finzione, l’omertà, quelli che fanno finta di non aver visto niente e di non aver sentito niente, no?; vieta la doppiezza, la malevolenza, la falsità, l’adulazione, il parlare untuoso, mellifluo, la malizia, il pettegolezzo, la bugia che sfocia nella calunnia, le menzogne semplici e quelle più complesse, usando qualsiasi mezzo, calpestando ogni principio morale, quelle proprio che danno luogo a delle mostruosità, menzogne per demolire un avversario, un avversario politico, per colpire a morte una persona manipolando la verità. </strong><em>[Mancano spergiuro, giudizio temerario, ironia, millanteria… colpa questa cui non si sottrae nemmeno chi millanta sapere… ndc.].<br />
</em>Ci si chiede perché Benigni non usi lo stesso metro <em>ad litteram</em> per tutti i Comandamenti: perché trattando il Quinto “tiri il comandamento verso la modernità del ‘no alla pena di morte’, idea lontanissima dall’ebraismo, formatasi nel tempo grazie al pensiero della Chiesa” (<a href="http://www.centroculturaleilfaro.it/files/2014-12-29---Com-e-bravo-Benigni-4.pdf">Giovanni Lazzaretti</a>); perché nel caso del Sesto restringa il significato al solo adulterio, deprecando l’intervento successivo della Chiesa e auspicando il ritorno alla “purezza ebraica” dell’interpretazione; perché per l’Ottavo dilati il senso ben oltre quello originario che si riferiva all’ambito giudiziario, ai falsi testimoni, per estenderlo al fitto elenco riportato. Pare insomma che vada dove lo portano il comodo e la ricerca del consenso piuttosto che nella direzione della “leale” (tanto per essere in tema) ermeneutica.<br />
Il Cardinale Gianfranco Ravasi, non escludendo naturalmente l’estensione e l’approfon-dimento di significato dell’Ottavo Comandamento, <a href="http://www.notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=8131:lnon-dire-falsa-testimonianzar&amp;catid=171:questioni-bibliche">sostiene con chiarezza</a> che in esso “<em>è coinvolto prima di tutto e sopra tutto l’orizzonte giudiziario, tant’è vero che la resa migliore dell’ebraico dovrebbe essere questa: «Non deporre contro il tuo prossimo come testimone falso</em><em>»</em>.<em> Il verbo usato, infatti, è quello tecnico della comparizione di un testimone in sede processuale. Ora, considerando il rilievo che rivestiva la testimonianza a voce in una civiltà di cultura orale (lo scritto era secondario rispetto alla parola detta o data) è facile comprendere perché questo comandamento fosse la prima norma in assoluto nel celebre Codice di Hammurabi, testo-base del diritto babilonese. […] Merita forse un cenno la prassi processuale dell’antico Israele. Ogni villaggio aveva come sede giudiziaria la porta pubblica che svolgeva le funzioni di municipio. Membri di diritto della corte di per sé erano tutti i cittadini residenti, non soggetti a tutela (come le donne e i minorenni) e dotati dei diritti civili (matrimonio, culto, servizio militare). I giudici e l’assemblea stavano seduti; chi testimoniava stava in piedi e, per la particolare tipologia di questa corte popolare, si poteva essere contemporaneamente testimoni e giudici. Una raffigurazione dal vivo di un dibattimento municipale alla porta del villaggio, il luogo ove tutti transitavano sia per i commerci, sia per recarsi al lavoro nei campi, è da leggere nel <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=rut+4&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">capitolo 4 del delizioso libro biblico di Rut</a>”.<br />
</em>Di nuovo ci si domanda perché un Comandamento rivolto all’umanità debba essere stato “emanato” da un Dio infinito, onnisciente, eterno ecc., in relazione ad una contin-genza storica, prevedendo poi evoluzioni sia negli enunciati che nelle interpretazioni. Nel Deuteronomio, ad esempio, i termini usati per sancire il precetto sembrano appartenere ad una società “più evoluta”, come si può desumere da questo passo dell’Enciclopedia Cattolica online: “<em>Il comandamento non si riferisce alla bugia in generale, ma alla testimonianza resa in tribunale, come appare anche dal termine tecnico ebraico ’anah, “deporre”. Più precisamente, <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?CiteButton=Estrai&amp;Cite=Esodo+20,16" class="broken_link" rel="nofollow">Es 20,16</a> proibisce la testimonianza “falsa” (šeqer), mentre <a title="Deuteronomio" href="http://it.cathopedia.org/wiki/Deuteronomio" class="broken_link" rel="nofollow">Dt</a> <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?CiteButton=Estrai&amp;Cite=Deuteronomio+5,20" target="_blank" class="broken_link" rel="nofollow">5,20</a> proibisce la testimonianza “vana” (šaw); il senso comunque non è differente. La formulazione del <a title="Deuteronomio" href="http://it.cathopedia.org/wiki/Deuteronomio" class="broken_link" rel="nofollow">Deuteronomio</a> è posteriore e suppone una società più evoluta e maliziosa</em>”.<br />
Questo, però, non è un problema che riguardi “gli show” di Benigni, che invece incontrano gravi difficoltà, per le loro caratteristiche mistificatorie ampiamente dimostrabili, ad essere giustificati sia di fronte al Decalogo che alle <a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a8_it.htm">considerazioni</a> del Catechismo della Chiesa Cattolica relative all’uso dei mezzi di comunicazione sociale (<a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a8_it.htm">CCC 2493-2499</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Voi mi direte: “Ma questo Comandamento, quindi, ordina di dire sempre la verità?”. No, perché sarebbe tremendo. Dire sempre la verità come un dovere renderebbe impossibile non solo vivere, ma proprio ogni forma di vita (?).<br />
</strong>Prima l’esegeta ha affermato (nel suo solito modo goffo) che il rispetto dell’Ottavo Comandamento è il presupposto stesso del vivere sociale, ora dètta un principio che sembra essere quello di Benjamin Constant, che nell’opera <em>Le reazioni politiche</em> (<em>La Francia nell’anno 1797</em>, VI parte, n.1, p. 123), scrive: “Il principio morale che dire la verità è un dovere renderebbe ogni società impossibile, se fosse preso in modo incondizionato e isolato”.<br />
Il fatto è che il termine verità viene usato in un’accezione “familiare”, più che filosofica: il concetto di “verità” non può coincidere con quello di “veridicità” né può essere mai ridotto ad un dovere, come ha ben dimostrato Immanuel Kant, proprio in risposta al passo citato, in <em><a href="http://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_7/ar01s12.xhtml" class="broken_link" rel="nofollow">Su un presunto diritto di mentire per amore degli esseri umani</a></em>. Sgombrato il campo dall’equivoco e detto che un testimone non può essere vero o falso, ma semplicemente sincero o bugiardo (come non può essere mai falsa una testimonianza che, per quanto non sincera, sia riferita nel modo in cui è stata pronunciata!), si può cercare di discutere se sia più o meno opportuno, più o meno etico essere sempre sinceri, veritieri, anche alla luce del versetto biblico: “Il labbro veridico è stabile in perpetuo, ma la lingua bugiarda non dura che un istante” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=pro+12%2C19&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Pro 12,19</a>). A riguardo ci sono quelli che, come Kant [54], tendono al rigorismo in margine al proprio sistema di pensiero. Molti autori antichi e moderni, quali Solone, Aristotele, Agostino, Tommaso d’Aquino, Wolff, Fichte, solo per citarne alcuni, considerano infatti il mentire come un’azione intrinsecamente cattiva, sempre e comunque. C’è chi, come <a href="http://giacintobutindaro.org/2010/07/01/mentire-e-peccato/">Giacinto Butindaro</a> (<em>absit iniuria!)</em> si dimostra intransigente per rigidità religiosa: “La Scrittura non parla di eccezioni in cui è lecito mentire. In qualsiasi circostanza e per qualsiasi ragione la menzogna è da aborrire”. C’è chi insomma ad ogni costo, perfino quando la sincerità arrechi danno al prossimo, è convinto che la “menzogna” va rifuggita. Se è vero che Gesù stesso affermò: “Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+5%2C37&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 5,37</a>), credo si possa senza timore ritenere che la radice della vera menzogna è nelle intenzioni di chi mente.<br />
Sicché io condivido quanto scrive Aulo Didimo nella sua opera <em>Le scuole filosofiche</em>: “Il mentire non consiste nel dire il falso, ma nel dirlo con l’intenzione di mentire e di ingannare il prossimo”, anche se sono del parere che l’unica menzogna da considerare tale, e sempre ingiustificabile (<em>unverantwortlich</em>, per dirla con Robert Spaemann [55]), sia la “deformazione intenzionale” ordita per un fine dannoso (alludo al concorso di una <em>voluntas fallendi</em> e di una <em>voluntas nocendi</em>); analogamente, in apparente paradosso, può considerarsi bugiarda anche una sincerità usata a fin di male: è il caso di “colui che a uno che non gli presta fede dice che in una certa via ci sono i briganti conoscendo che lì davvero ci sono; e se gli dice così è perché chi lo ascolta si diriga effettivamente verso quella strada credendo false le parole del collega” (<em>Morali pastorali, <a href="http://www.augustinus.it/italiano/menzogna/" class="broken_link" rel="nofollow">La menzogna</a></em>, 4.4). In ogni altra circostanza alla manipolazione volta a nuocere si sostituisce il velo, onestamente utile o pietoso, o subentra l’ignoranza, per cui si reputa vero e si afferma ciò che in realtà è falso, o si tace ciò che si reputa falso ed invece è vero: “Riteniamo che una persona sia sincera o bugiarda in base al giudizio della sua mente e non in base alla verità o falsità della cosa in sé”; ed ancora: “La colpa del mentitore sta nel desiderio di ingannare” (<em>Morali pastorali, <a href="http://www.augustinus.it/italiano/menzogna/" class="broken_link" rel="nofollow">La menzogna</a></em>, 3.3). Si può far proprio anche il motto di Gregorio Magno: “Ci sono cose che non si dicono perché non si devono dire; e cose che si dicono perché si devono dire (<em>Regula Pastoralis</em>, 2,4). In sintonia sembra pure Millàn-Puelles, che così definisce la veracità: “La rettitudine etica propria di chi, nel manifestare ciò che effettivamente ammette, non vuole recare nessun innecessario pregiudizio ad altri o a se stesso” [56].<br />
Infine non si può non ricordare che lo stesso Jahvè premia le levatrici che mentono a fin di bene al Faraone (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=es+1%2C+15-21&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 1, 15-21</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E il potere… Il potere non vuole che la vediamo [la verità], non vuole che la conosciamo, perché il potere ha paura che si sappia la verità, non vuole che si sappia la verità. Guardate è una cosa strana: è una legge alla quale tutti i poteri obbediscono. IL POTERE MENTE, SEMPRE!<br />
</strong>Anche il “potere mediatico” dunque ci nasconde la verità. Lo stesso potere di cui gode l’esegeta-comico (di natura anche politica?) si nasconde dietro una maschera, ha paura di svelarsi: se lo facesse la gente aprirebbe gli occhi e… il palco crollerebbe! Quello da cui Benigni arringa le folle facendosi credere un mostro di cultura! Mostro magari sì, non però come “prodigio”…</p>
<p style="text-align: center;">* * * * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NONO COMANDAMENTO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong> <strong>Non desiderare la donna d’altri. Ecco, vedete: arrivati al Nono Comandamen-to oramai Dio e Mosè sono entrati in confidenza, cominciano a parlà di donne…<br />
</strong>A parte l’accenno al riso divertito nell’enunciare il Comandamento (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/Non-desiderare.mp3">ascolta</a>), la battuta introduttiva è magari spiritosa, ma non sembra opportuna né rispettosa: soprattutto in un contesto decalogico è una pubblica violazione del Secondo Comandamento e tradisce la vera (segreta) disposizione d’animo dell’ermeneuta da circo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella numerazione cristiana “Non desiderare la donna d’altri”, l’abbiamo visto, è un Comandamento che ormai s’è proprio imposto nella mente popolare e nella fantasia di tutti come un Comandamento che ha a che vedere col sesso, no? o il tradimento, o i pensieri pieni di chissà che, no?; invece nella sua origine il sesso non c’entra niente, anche qui. Parla della proprietà. Da una parte c’è da dire purtroppo, perché l’epoca era fatta così. Appropriarsi letteralmente di una donna che appartiene ad un altro uomo, sposata! L’atto, non l’intenzione.<br />
</strong>Senza volersi dilungare, per ora, sulla fitta questione della semantica dei verbi di desiderio sia nel testo dell’Esodo che in quello del Deuteronomio, si dirà che Benigni trascura completamente la versione deuteronomica, dove il desiderio della moglie del prossimo è prioritario e distinto dal desiderio degli animali e delle cose, con una conseguente analisi parziale e, come già per altri Comandamenti, critica nei confronti delle scelte della Chiesa Cattolica. In ogni caso quando egli afferma “c’è da dire purtroppo, perché l’epoca era fatta così” (una persona di proprietà è realmente diritto insostenibile: ma “donne e buoi” sono accanto anche in certe saggezze popolari…), viene messa in discussione la “scrittura” divina dei Comandamenti, figli di un tempo storico e non di una mente acronica e “giusta in una dimensione universale”.<br />
Il grande esegeta sancisce infine: “L’atto, non l’intenzione”! Non fornisce però la minima spiegazione di tutti i secolari problemi ermeneutici che il Comandamento ha suscitato in relazione ai verbi di desiderio usati nel testo biblico; problemi che io ho pensato di sintetizzare, nella trattazione del Decimo Comandamento, attraverso un contributo tratto da <em>I Dieci Comandamenti</em> di Edouard Hamel, nella traduzione di Rino Bartolini.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non desiderare la donna d’altri non vuol dire che è proibito o che si fa peccato a guardare una donna… così, a pensare delle cose, non è un divieto nei confronti di un impulso, di una passione istintiva di fronte a una bella donna; no. Il Comandamento non condanna appunto una reazione spontanea davanti alla bellezza o al fascino. Sarebbe troppo, sarebbe impossibile. No? Ecco. Il comandamento così com’è scritto, vieta di desiderare la moglie del prossimo, ma non così, ma con tutto un piano nella testa di attivarsi, di elaborare col pensiero tutta una strategia di conquista, per impossessarsi di quella donna. Un piano, una macchinazione per raggiungere quello scopo, senza badare a leggi morali, a niente, proprio la mente, la volontà e l’azione, tutte in moto per conquistare e appropriarsi della moglie del prossimo. Ma non per una volta così, un’avventura, no, farla diventare sua, appropriarsene, perché all’epoca erano proprietà del marito, prima de de de del padre e poi del marito, e quindi è un discorso sulla proprietà.<br />
</strong>L’ermeneuta da circo sembra inizialmente procedere sulla falsariga delle più recenti esegesi ecclesiastiche, per scivolare poi nella consueta indulgenza, in materia di sesso (peraltro oggetto superfluo, incoerente dopo la precisazione che il Comandamento non riguarda il sesso, ribadita in fondo al confuso discorso), che lo porta ad ammettere più di una violazione, fino ad assolvere, se non a benedire, non solo la concupiscenza, ma l’atto che l’appaga, sia pure nella forma di passeggera avventura. Così prima egli pare ricalcare il pensiero di Ravasi e poi concede la trasgressione del Comandamento!<br />
Riferendosi agli ultimi due precetti del Decalogo <a href="http://www.notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=8132%3Alnon-desiderarer&amp;catid=171%3Aquestioni-bibliche&amp;Itemid=189" target="_blank">il cardinale scrive</a>: «<em>La nostra attenzione deve concentrarsi proprio sul verbo fondamentale “desiderare”, in ebraico hamad (in realtà, il passo del Deuteronomio ne usa un altro per il “desiderio” della donna, ma in pratica essi sono sinonimi). In un saggio importante, apparso già nel 1927, sul Decalogo, lo studioso tedesco Johannes Herrmann puntualizzava che “hamad non significa un ‘desiderare’ nel senso di un semplice volere o augurarsi, ma include tutte le macchinazioni che portano a impossessarsi di quanto è desiderato”. Detto in altri termini, non siamo</em><em> in presenza della condanna di un vago desiderio o di un’attrazione istintiva, bensì di un vero e proprio progetto tendente alla conquista di una meta prefissata</em>».<br />
E se la meta prefissata è l’accoppiamento, questo per l’insigne comico toscano non è da escludere, a meno che non preveda l’intenzione di “impossessarsi definitivamente” della preda: perché il discorso è “sulla proprietà”! Senza che i polli all’ascolto se ne accorgano, Benigni sovrappone le epoche e concede l’infrazione in rapporto ad una concezione di età biblica, in questo caso essendo elastico in rapporto al testo ed ancora una volta profilando il paradossale criterio della “morale storica”, del presunto adeguamento, cioè, della legge divina alle transitorie usanze umane.<br />
L’apostolo Paolo afferma: “Io non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: Non concupire. Ma il peccato, còlta l’occasione, per mezzo del comandamento, produsse in me ogni concupiscenza; perché senza la legge il peccato è morto” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Rm+7%2C7-8&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Ro 7,7-8</a>), per cui, alla luce della legge sinaitica, quella di cui Benigni ha nella prima serata predicato aver portato agli uomini la libertà, concupire – ossia desiderare ardentemente – la moglie del prossimo (e le di lui cose) è peccato, e non perché la donna gli appartenga nella persona. Non sembra indispensabile, quindi, elaborare un piano di azione per infrangere questo Comandamento, ma pare sufficiente nutrire il solo desiderio ardente quale premessa all’inevitabile tentativo di attuazione e perfino come surrogato di questo. Del resto, nel discorso della montagna, Gesù Cristo ammoniva: “Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+5%2C27-28&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 5,27-28</a>). Sicché nel momento in cui uno “guarda una donna così e pensa delle cose” – per usare le parole di Benigni – pecca. Conferma tale supposizione anche l’analisi diligente delle puntuali parole di Cristo, “per appetirla” e “nel suo cuore”, per quanto lo stesso Ravasi dia troppo rilievo alla “macchinazione” piuttosto che all’equazione brama-atto potenziale: “<em>Gesù non è così irrealistico e puritano da bollare irrimediabilmente una reazione primordiale, un’attrattiva spontanea ma, come sottolinea il rimando al “cuore”, cioè secondo il linguaggio biblico alla coscienza, egli punta al “desiderio” nel senso di macchinazione, progettazione, decisione intima e profonda. Cristo è, perciò, pronto a perdonare l’adultera che in un momento di debolezza può aver peccato; ma condanna chi, dopo aver tentato in tutti i modi di irretire nei suoi desideri la moglie del suo prossimo, alla fine paradossalmente non ci riesce. Eppure egli ha consumato l’adulterio nel suo “cuore”. Decisiva è, quindi, la volontà, la scelta morale</em>” (<a href="http://www.notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=8132%3Alnon-desiderarer&amp;catid=171%3Aquestioni-bibliche&amp;Itemid=189" target="_blank">Gianfranco Ravasi</a>).<br />
Come abbiamo visto, secondo Benigni si può invece anche avere un’avventura con la moglie del prossimo (“una volta così”): non s’infrange nessun Comandamento divino neppure in questo caso… Basta solo non appropriarsi per sempre della donna (e il “non commettere adulterio?)! È palese dunque l’incitamento dell’improvvisato predicatore alla “fornicazione”, che è peccato agli occhi di Dio: “State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Co+6%2C18&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Co 6,18</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se non avessimo desiderato la donna e l’uomo d’altri crollerebbe tutta l’arte dell’Occidente, diciamo, no? </strong><em>[Lasciamo perdere l’uso illetterato dei tempi del verbo! ndc.]<br />
</em>Dopo essersi profuso sulla bellezza della parola desiderare e sulla cultura del desiderio che ha pervaso la storia dell’uomo e pervade la nostra epoca, l’esegeta-comico arriva a sostenere che se l’umanità non avesse violato il Nono Comandamento (modernizzato, adattato anche al desiderio dell’uomo d’altre, all’improvviso trascurando la presunta allusione del precetto, prima enfatizzata, alla proprietà “materiale”), non sarebbe mai fiorita tutta l’arte dell’Occidente! Ben venga dunque la trasgressione, via libera al peccato, con buona pace delle ecclesiastiche allodole che hanno colmato i turiboli per incensare la “pubblicità” (non certo gratuita e rispettosa del prossimo) elargita alla causa del Vaticano dal genio di Misericordia!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abbiamo proprio dentro di noi, tutti lo sentiamo, un’ansia continua, indistruttibile d’infinito: siamo limitati nella nostra natura, ma infiniti nei nostri desideri, infiniti, come l’oceano </strong><em>[che non è infinito… ndc.]</em><strong>, avete visto che è infinito, ma sbatte contro i propri confini </strong><em>[?]</em><strong> popò popùm (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/pop%C3%B2-pop%C3%B9m.mp3">ascolta</a>), sentiamo dei sussulti dentro di noi: è quello… Desideriamo sempre, ma desideriamo cosa? Lo dice la parola stessa: de-siderium, che viene da <em>sidera</em>, stelle, lo spazio siderale, no?, si dice. Le stelle: desiderio vuol dire proprio il bisogno, l’ansia, l’anelito, di raggiungere, propo di abbracciare, di di andare al di là delle stelle, di più. C’è qualcosa dentro di noi che ci dice che non ci basta tutto questo, non ci basta, e non solo noi, gli esseri umani, ma tutto l’universo è guidato da una tensione di desiderio, tutto il cosmo è desiderante, desidera essere qualcos’altro, cambiare, divenire, e non si ferma mai, e questo è proprio, proprio scientifico, l’universo continua a muoversi, a vivere, a creare, a espandersi, a desiderare!<br />
</strong>L’imbonitore passa, in modo giustificato solo dalla “bancarella”, ma oggettivamente ridicolo, dal desiderio della donna d’altri (si dirà più avanti del significato dei verbi di desiderio nell’Antico Testamento) al desiderio come tensione verso l’infinito. Sono troppo limitato per capire questi trapassi pindarici coartati dalla logica mercantile! E i sussulti <em>popò popùm</em> che sento dentro sono da evacuazione…<br />
Non poteva mancare l’etimologia presente in ogni “<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/desiderio.mp3">show del desiderio</a>” dell’inimitabile poeta &#8220;squidernato&#8221;, quella della parola desiderio, imprecisa, a dire il vero, e forzata alla circostanza, dato che non tutti concordano sul senso di <em>de-sideribus</em> (attesa sotto le stelle dei <em>desiderantes;</em> cessazione dell’interrogazione degli astri per vaticinio; lo scongiurare l’influsso di astro contrario e simili). E quando &#8220;l’impareggiabile artista&#8221; si abbandona all’ispirazione, allora il caos dell’universo gli prorompe dall’anima e dalla mente, la grammatica cieca costella le mai nuove traiettorie fantastiche, generalmente senza direzione, perché prive di meta…<br />
Qualunque persona dotata di un minimo di logica può rendersi conto che, rispetto al tema da trattare, qui Benigni farnetica!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abbiamo visto che il desiderio è inseparabile, è indissociabile dalla nostra natura, dalla natura umana. La cosa incredibile è che qui se ne fa oggetto di divieto giuridico, di divieto giuridico: vietato desiderare, di legge! È incredibile, è impossibile! Qui c’è una cosa che non c’è mai stata in nessun codice prima, in nessuna legge e non ci sarà mai, né ora e né in futuro. Il pensiero nella legge! Qui non mi si vieta di farlo il male: mi si vieta addirittura di pensarlo, se no vengo punito! </strong><strong>Ma come fai a scoprirmi? ma lo posso sapere solo io se lo penso, no? chi mi può punire? chi me lo può vietare?</strong> (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2016/02/pensiero-divieto-giuridico.mp3" target="_blank">ascolta</a>)<br />
È del tutto evidente che Benigni oscilla, all’interno di una conoscenza approssimativa, per non dire parziale, tra il desiderio che si proietta nell’azione e il puro desiderio interiore, denunciando e ingenerando confusione. “Il pensiero nella legge” (per quanto qui si tratti di una legge di Alleanza in cui l’uomo deve rispondere davanti a Dio e non davanti ai tribunali) è esclamazione teatrale, non certo supportata da un’analisi seria.<br />
È il caso di richiamare l’attenzione, come faremo anche più avanti, sul fatto che già nel 1946 Petersen aveva sostenuto che “i processi mentali degl’israeliti non si davano successivamente, ma uniti. Per essi il desiderio e l’azione erano come legati con profonda unità, di modo che il desiderio, per una specie di necessità interiore, implicava l’azione. Fin quando esiste il desiderio, l’azione corrispondente è già presente. Dove non c’è azione non c’è vero desiderio, Dove non c’è vero desiderio, non c’è azione” [W. L. Moran, <em>De Foederis Mosaici Traditione</em>, in “Verbum Domini”, 40, (1962) 3-17].<br />
Sono sufficienti queste considerazioni per comprendere che il Comandamento va oltre il semplice desiderio interiore e si riferisce alle azioni come conseguenze inevitabili di una brama smodata: le ridicolaggini del “catechistello toscano” ne risultano smentite. Anche perché nel Nuovo Testamento (del quale Benigni tiene sempre scarso conto) è lampante l’interesse che Gesù dimostra prima di tutto per l’impurità morale, cui pospone decisamente l’impurità “legale”: “Dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie. Queste sono le cose che rendono impuro l’uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende impuro l’uomo” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+15%2C+19-20&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 15, 19-20</a>).<br />
Quanto alle domande finali del passo riportato (ma come fai a scoprirmi?&#8230; ecc.), Benigni risponde “io”, nel senso che solo noi possiamo conoscere i nostri pensieri e vietarci di indugiare su quelli peccaminosi, o punirci per averlo fatto… ma poi, con la consueta incoerenza dice che «Dio sa tutto e legge dentro di noi», sicché i quesiti non solo diventano retorici, ma superflui, se non addirittura sciocchi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dio, diciamo, coi Dieci Comandamenti ci ha fatto prendere coscienza della coscienza, diciamo, eh; da allora la coscienza è nata e guida tutte le nostre azioni e i nostri pensieri, e cresce con il crescere degli uomini e di Dio, perché Dio e gli uomini crescono insieme, eh, naturalmente, come dice la Bibbia. </strong><em>[Dove? Mai che il catechista citi una fonte! ndc.]</em><strong>.<br />
</strong>A parte il fatto che Benigni avrebbe dovuto usare l’espressione “coscienza morale”, dal momento che il termine coscienza, non bene contestualizzato, non è univoco e può riferirsi alla “capacità dell’uomo di percepire i propri stati e le proprie azioni” (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Piero_Bertolini">Piero Bertolini</a> [57]), a me sembra proprio una sciocchezza affermare “da allora la coscienza è nata”, o parlare della “scoperta della coscienza”, scoperta dell’America <em>ante litteram (<a href="file:///D:/PROGETTO%20BENIGNI/SITO/xPUBBLICAZIONI/MEN%C3%99/Men%C3%B9%20-%20Blog/Benigni%20-%20Dieci%20Comandamenti/I%20Dieci%20Comandamenti%20(15-16%2012%202014)/audio/frammenti/scoperta%20dell'America.mp3">ascolta</a>)</em>, soprattutto in forza del concetto filosofico di <em>sindèresi</em> [58] che le parole del Pontefice Paolo VI e il riferimento biblico in esse presente confermano: “L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell’uomo, e secondo questa egli sarà giudicato (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Rm+2%2C+14-16&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Rm 2, 14-16</a>). Pio XII aveva detto a sua volta: &#8220;La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità” (Pio XII, <em><a href="http://w2.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1952/documents/hf_p-xii_spe_19520323_la-culla.html">La famiglia è la culla</a></em>, 23 marzo 1952, III capoverso). Non è dunque il Comandamento divino che ha dato la coscienza morale all’uomo, ma Dio stesso all’atto della creazione. Si consulti pure il <a href="http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s1c1a6_it.htm">CCC, 1777-1778; 1780-1781</a>. Che cosa possa significare che la coscienza morale “cresce con il crescere degli uomini e di Dio” lo sanno soltanto Benigni e, magari, Dio!</p>
<p style="text-align: center;"><strong> </strong> * * * * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DECIMO COMANDAMENTO</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong> La trattazione del Decimo Comandamento “di Benigni”, svolta in maniera molto rapida dal catechista-comico, non presenta elementi di rilievo, se non l’espressione con cui il comico classifica il desiderio della roba d’altri come <strong>ossessione furiosa per il possesso</strong>, definizione che sembra ben attagliarsi al male che da sempre lo affligge! Sicché, anche ad integrazione dell’analisi del Nono Comandamento, riporto un documento chiarificatore degli ultimi due precetti del decalogo, tratto dal libro di Edouard Hamel S. J. <em>I Dieci Comandamenti</em>.<br />
&#8220;Nella relazione dell’Esodo, il decimo comandamento si legge come segue: «Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo» (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+20%2C17&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 20,17</a>). La lunga enumerazione della seconda frase non è altro che il commento di un comandamento più breve: “Non desidererai la casa del tuo prossimo”. La parola “casa” si prende qui in un’accezione larga e designa la <em>domus paterna</em> dell’israelita. Comprende in primo luogo tutte le persone che costituiscono la sua famiglia e poi il resto dei beni. L’opinione tradizionale ha inteso sempre il verbo “desiderare” come designando la radice stessa degli atti, la disposizione intima del cuore. Il comandamento proibiva di conseguenza il desiderio ingiusto circa i beni del prossimo. È questo il senso primitivo del comandamento? Il Decalogo, già lo sappiamo, ai suoi inizi non proibiva altro che i crimini maggiori contro l’Alleanza e che avevano una sanzione ben determinata nel Pentateuco. Ebbene, come può cadere sotto la sanzione di una pena esteriore la semplice intenzione? Come spiegare che solo il decimo comandamento proibisca gli atti interni, quando gli altri si riferiscono agli atti esterni?<br />
La prima risposta a questa difficoltà l’offrono i recenti studi fatti sul senso del verbo ebraico <em>hamad</em>. Secondo Herrmann e Stamm questo verbo esprime abitualmente nella Bibbia un sentimento che porta all’esecuzione di ciò che si desidera. Indica non solo il desiderio, bensì include anche gli atti che conducono alla presa di possesso dell’oggetto desiderato. Indica “un impulso al quale seguono quasi immediatamente gli atti corrispondenti”: una volta nato, al contatto con un oggetto esteriore, il desiderio conduce infallibilmente all’atto [P. MAMIE, <em>Le Décalogue. </em><em>Recherches textuelles et notes theologiques</em>, in “Nova et Vetera”, 83 (1963), 220; H. HAAG, <em>Der Dekalog</em>, pp. 33-34 ; J. J. STAMM – M. E. ANDREW, <em>The Ten Commandments in Recent Research</em>, pp. 102-103].<br />
Tale sembra essere certamente il senso di hamad quando nei passi seguenti è seguito da un secondo verbo con il significato di prendere e che viene con molta verosimiglianza a esplicitare ciò che già indicava <em>hamad</em> implicitamente. «Darai alle fiamme le sculture dei loro dei. Non bramerai e non prenderai per te l’argento e l’oro che le ricopre, altrimenti ne resteresti come preso in trappola, perché sono un abominio per il Signore, tuo Dio» (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+7%2C25&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 7,25</a>). «Sono avidi di campi e li usurpano, di case e se le prendono» (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mi+2%2C2&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mi 2,2</a>). Nel libro di Giosuè, Acan confessa la sua colpa in questi termini: «… avevo visto nel bottino…duecento sicli d’argento e un lingotto d’oro del peso di cinquanta sicli. Li ho desiderati e me li sono presi» (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gs+7%2C21&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gs 7,21</a>). In altre due pericopi, ad <em>hamad</em> non segue il verbo “prendere”, ma il contesto indica che sta chiaramente implicando un atto di questa natura. Durante l’assenza degl’israeliti, che andavano in pellegrinaggio tre volte all’anno, nessuno doveva “desiderare” i loro beni: «…cosi quando tu, tre volte all’anno, salirai per comparire alla presenza del Signore tuo Dio, nessuno potrà desiderare di invadere la tua terra» (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+34%2C24&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 34,24</a>). Qui è chiaro che la proibizione di un semplice desiderio non avrebbe alcun senso; è il saccheggio dei beni che si proibisce.<br />
In un versetto del <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sal+68&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Salmo 68</a> si tratta delle gelosie delle montagne in relazione a Gerusa-lemme, il monte del tempio di Yahvè: «Perché invidiate, montagne dalle alte cime, la montagna che Dio ha desiderato per sua dimora? II Signore l’abiterà per sempre» (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Sal+68%2C17&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Sal 68,17</a>). <em>Hamad</em> qui non significa solo il desiderio della collina di Sion, ma il fatto di stabilire in essa la sua residenza.<br />
Il decimo comandamento proibiva dunque nella sua origine la realizzazione esteriore di un desiderio, cioè le manovre affettive per impossessarsi dei beni del prossimo. Quest’interpretazione viene a confermare la tesi sostenuta spesso, secondo la quale i comandamenti della seconda tavola proteggono i diritti fondamentali della persona umana, ma presentandoli in ordine di valori decrescenti. Nel collocarsi all’ultimo posto, il decimo comandamento proibisce d’impadronirsi dei possedimenti dell’israelita sposato e signore: primo, delle persone che costituiscono la sua <em>casa</em>, sua moglie, i suoi servi, le sue serve; poi, i suoi animali, e finalmente i suoi beni materiali.<br />
Nella redazione deuteronomica, il decimo comandamento si trova cosi: «Non desidererai la moglie del tuo prossimo. Non bramerai la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo» (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+5%2C21&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 5,21</a>).<br />
Questo testo implica alcune varianti in relazione a quello dell’Esodo.<br />
Mentre nell’Esodo la moglie figurava tra i primi “possessi” del marito, qui la si nomina in primo luogo, trovandola cosi chiaramente separata dal resto dei beni. La si presenza come un possesso a parte, differente dagli altri. Questa distinzione ci suggerisce già che la moglie si fa qui oggetto di comandamento speciale.<br />
L’enumerazione dei beni che non bisogna “desiderare” è differente. La parola “casa” non ha il senso che aveva nella versione dell’Esodo; non indica pin la “famiglia” in generale, ma la casa di pietra, che abitava l’israelita con tutta la sua famiglia.<br />
Altra particolarità importante: il testo dell’Esodo ripete due volte lo stesso verbo <em>hamad</em>, quello del Deuteronomio impiega due verbi diversi: <em>hamad</em> quando si riferisce alla moglie e <em>awah</em> quando tratta degli altri beni. Abbiamo visto più sopra che senso aveva <em>hamad</em>: desiderare per appropriarsi. Qui, come nell’Esodo, si proibiscono le macchinazioni per appropriarsi della sposa del prossimo.<br />
Ma qual è il senso del verbo <em>awah</em>, utilizzato nel secondo membro della frase?<br />
Vari esegeti pretendono che <em>awah</em> non indica il desiderio seguito da un atto d’aggressione, come <em>hamad</em>, ma solo il <em>desiderio interiore</em>. Questo verbo alcune volte ha come complemento oggetti o persone che si desiderano ardentemente, senza poterli ottenere con le proprie forze. Cosi si desidererà «il giorno del Signore» (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Am+5%2C18&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Am 5,18</a>), e perfino lo stesso Yahvè (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Is+26%2C9&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Is 26,9</a>).<br />
Se tale è il senso di <em>awah</em>, il decimo comandamento si sdoppia nel Deuteronomio non solo quanto all’oggetto, ma quanto al suo senso. Proibisce in primo luogo le <em>macchinazioni</em> (<em>hamad</em>) per impossessarsi della sposa del prossimo e poi il <em>desiderare</em> (<em>awah</em>) gli altri beni. E mentre la prima proibizione si mantiene ancora nell’ordine dei soli atti esteriori, la seconda si è interiorizzata già con segnali di evoluzione e di progresso morale: all’affermare che il semplice desiderio ingiusto è già riprensibile e che il peccato si dà prima nel cuore dell’uomo, la versione deuteronomica non dice meno del testo dell’Esodo, ma al contrario si estende più oltre [P. MAMIE, <em>ibid</em>., p. 221].<br />
Questi stessi autori vedono in questo un altro segnale di affinamento della coscienza morale d’Israele, nel fatto che la moglie non è inclusa nelle possessioni del marito, ma che è oggetto di un comandamento a parte: questa dignità si affermerà e riconoscerà sempre di più.<br />
In uno studio recente il P. Moran respinge questa tesi [W. L. MORAN, <em>The Conclusion of the Décalogue</em> (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+20%2C17&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 20,17</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+5%2C21&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 5,21</a>), in “Catholic Biblical Quart.”, 29 (1967), 543-554]. II semplice fatto che <em>hamad</em> non significhi solo desiderare, ma che implichi spesso atti di appropriazione, non basta per distinguerlo da <em>awah</em>, perché questa implicazione sembra che caratterizzi tutti i verbi di desiderio. <em>Awah</em> a volte può avere lo stesso significato di <em>hamad</em>, come per esempio nel testo dei Proverbi: «Non mangiare il pane dell’avaro e non bramare le sue ghiottonerie» (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Pr+23%2C6&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Pr 23,6</a>). È evidente che bramare equivale qui a mangiare.<br />
Nell’Antico Testamento i verbi di desiderio non possono distinguersi l’uno dall’altro a partire dall’interiorità. Tutti i verbi, che descrivono un movimento della volontà, hanno in comune che implicano sempre gli atti che portano il desiderio verso la sua realizzazione. Come prova questo testo del Deuteronomio: «Se un uomo sposa una donna e, dopo essersi unito a lei, la prende in odio, le attribuisce azioni scandalose e diffonde sul suo conto una fama cattiva…» (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Dt+22%2C13-14&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Dt 22,13-14</a>). Questo <em>prendere in odio</em> significa qui “sperimentare (e manifestare) avversione per (voler) separarsi da…”.<br />
La tesi non è nuova, afferma Moran, perché già fu sostenuta nel 1946 da Petersen. Secondo quest’ultimo, i processi mentali degl’israeliti non si davano successivamente, ma uniti. Per essi il desiderio e l’azione erano come legati con profonda unità di modo che il desiderio, per una specie di necessità interiore, implicava l’azione. Fin quando esiste il desiderio, l’azione corrispondente è già presente. Dove non c’è azione, non c’è vero desiderio. Dove non c’è vero desiderio, non c’è azione.<br />
Secondo Moran, non si può fondare nell’impiego dei due verbi differenti, <em>hamad</em> e <em>awah</em>, un’interiorizzazione parziale del decimo comandamento nella versione deuteronomica. Avendo questi due verbi fondamentalmente lo stesso significato, il decimo comanda-mento, sebbene sdoppiato, non cambia significato. Bisogna leggerlo come segue: “Non macchinerai per impossessarti della sposa del tuo prossimo. E neppure farai niente per impossessarti dei suoi beni”.<br />
Moran sostiene inoltre che non si può dedurre niente neppure appoggiandoci nel differente statuto sociale della sposa, per il solo fatto che nella recensione deuteronomica non sia inclusa tra i “possessi” del marito, e la faccia oggetto di un comandamento a parte. La ragione di questa separazione della sposa può spiegarsi in altra maniera.<br />
Effettivamente l’enumerazione di beni che non bisogna “desiderare”, nella versione deuteronomica sembra che si è presa da una lista-tipo dei beni destinati a vendersi, cambiarsi o essere oggetto di eredità. Alcuni documenti legali ugarittici, utilizzati nelle transazioni di beni immobili, si redigevano secondo uno schema quasi identico. In cima a queste liste di beni scambiabili si trova invariabilmente la coppia “casa-campo”. Seguono poi altri beni immobili e varie forme di coltivazioni; poi il personale, i servi, le serve e gli animali. La lista termina sempre con la clausola “e tutto ciò che gli appartiene”. Merita ricordare ora uno di questi testi, perché costituisce un perfetto parallelo con la lista del decimo comandamento. Si tratta di un prestito consentito da un re a un tale Takhulenu. Questo prestito non sarebbe valido che durante la vita del monarca, perché alla sua morte “le sue case, i suoi campi, i suoi servi, le sue serve, il suo bue, i suoi asini e tutto ciò che gli appartiene” non gli apparterranno più.<br />
Se, come è molto probabile, l’enumerazione dei beni della versione deuteronomica s’ispira a queste liste di beni utilizzate con fini commerciali, non c’è niente di strano che la sposa manchi di un posto tra di esse. Mai si considerò in Israele la sposa come proprietà del marito con lo stesso titolo del resto dei beni. Si potrebbe dire al massimo che era “possesso” in certo senso. Continuava ad essere libera anche rimanendo a lato di suo marito. Non era oggetto di commercio. In concreto, non poteva essere venduta. Se la versione deuteronomica del decimo comandamento, come sostiene Moran, è stata organizzata e redatta in funzione di distinzioni legali più precise, c’era bisogno di porre a parte la sposa ed escluderla dai beni del marito, che potevano essere oggetto d’interscambi commerciali.<br />
<em>I Settanta</em> (<a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/settanta_(Enciclopedia-Italiana)/">link1</a>; <a href="http://www.bicudi.net/materiali/traduzioni/trad_lxx.htm" class="broken_link" rel="nofollow">link2</a>), nella loro versione, interiorizzarono il decimo comandamento utilizzando nell’Esodo e nel Deuteronomio un solo verbo: <em>epithumeo</em> (ripetuto due volte) che indica <em>il desiderio interiore</em>. Nell’epoca della traduzione greca dell’Antico Testamento, verso il terzo secolo prima di Gesù Cristo, la coscienza giudaica più raffinata attuava dunque il decimo comandamento a livello delle intenzioni e dei desideri.<br />
Secondo i sostenitori della prima opinione citata più sopra, l’interiorizzazione realizzata da <em>I Settanta</em> era già insinuata all’epoca della redazione del Deuteronomio. Moran al contrario non la trova fondamento nella versione deuteronomica del Decalogo, che non mostra la minima traccia d’interiorizzazione del decimo comandamento.<br />
Tuttavia non si può negare che l’interiorizzazione realizzata da <em>I Settanta</em> presupponeva un’evoluzione del pensiero giudaico. Nel giudaismo tardivo non si comprendevano i Dieci Comandamenti allo stesso modo dell’inizio. Il Decalogo aveva mutato di senso. Non si contentava più di proibire i crimini maggiori contro l’Alleanza in prospettiva esclusivamente comunitaria. I comandamenti non rappresentavano più solo i crimini antisociali, ma tutto l’ambito della moralità personale e interiore. Oltre gli atti esterni dell’uomo, raggiungeva il suo cuore. Il collettivismo un po’ sommario dell’inizio è superato: ci troviamo già nell’ambito della responsabilità personale, anche senza dimenticare la dimensione comunitaria e sociale.<br />
La versione deuteronomica del decimo comandamento, con l’ordine di presentazione dei vari oggetti di proprietà, suggerendo già lo sdoppiamento, è ciò che si trova alla base dell’enunciazione dei comandamenti cosi come l’esprimono cattolici e luterani. Per compensare la contrazione realizzata da sant’Agostino dei due primi comandamenti (perché si rese chiaramente conto che la proibizione degl’idoli non era altro che una concretezza del primo comandamento) e conservare allo stesso tempo il numero di dieci, si è preso il costume di sdoppiare il decimo, intendendo sempre desiderare nel senso di un desiderio interiore, come d’altra parte lo faceva anche la versione de <em>I Settanta</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: center;">* * * * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>FINALE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong> <strong>Dei Dieci Comandamenti ognuno ci ha il suo preferito, no? Addirittura Dio preferisce “Ricordati di santificare il sabato”. […] Questa domanda la fecero anche a Gesù… E lo sapete Gesù cosa rispose qual era il suo preferito, diii Comandamenti? Nessuno di questi dieci! […] Il suo “preferito” era un altro Comandamento, sempre scritto da Dio, che sta sempre nella Bibbia, però un po’ nascosto nel libro, tra le pagine. Però già alcuni se n’erano accorti ch’era bello, no? e Gesù è andato a prenderlo, l’ha tirato fuori e ha detto: “Questo è il mio Comandamento preferito: ama il Signore con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e ama il prossimo tuo come te stesso”. Sono due Comandamenti, ma son diventati uno solo: si chiama il comandamento dell’amore. E disse che questo è “il Comandamento”!<br />
</strong>«Addirittura Dio preferisce»… Benigni Santo subito! Deve essergli apparso il Signore Dio per comunicargli questa Sua predilezione…<br />
Qui non si tratta di classifiche o di preferenze! Come si è già visto viene chiesto a Gesù quale sia il Comandamento più importante e Cristo formula, per così dire, una sintesi che abbraccia tutti i Comandamenti, perché l’amore verso Dio e verso il prossimo libera dall’osservanza dei precetti, in quanto tutti li ossequia. Nessuno che ami veramente Dio si abbandona all’idolatria, manca di rispetto al Suo nome, si dimentica di dedicarGli un giorno; nessuno che ami il suo prossimo come se stesso manca di rispetto ai genitori e alle autorità, uccide, commette adulterio oppure offende d’impurità il proprio o l’altrui corpo, ruba, mente, invidia e brama ciò che appartiene agli altri.<br />
La banalizzazione del comico saputello sminuisce questa grande verità, facendone oggetto di gusto e di graduatoria statistica o da competizione, nonché di pensiero “nascosto” nel testo sacro che Gesù va a scovare per elezione, quando Egli stesso afferma senza possibilità di equivoco: “Vi do un comandamento nuovo!” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Gv+13%2C34&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Gv 13,34</a>) e ne evidenzia la qualità di compendio dell’intero Decalogo: “Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+22%2C40&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 22,40</a>).<br />
Disgraziatamente Benigni pone l’accento sul fatto che i due comandamenti unificati vengono denominati “il comandamento dell’amore”. E prima ancora di continuare possiamo immaginarci quale prolissa predica sull’amore e derivati stia per propinarci, con una piega ben diversa da quella predicata dal Messia…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il prossimo è qualcuno che ci è stato imposto di amare e che fa di tutto per farci disobbedire!<br />
</strong>Battuta deviante, che proprio mal si accorda con l’amore espresso dalle parole di Gesù morente: “Padre, perdona loro…” (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=lu+23%2C34&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Lu 23,34</a>). Per di più non è coerente parlare di imposizione dopo aver decantato i Comandamenti come dono attraverso cui è stata elargita agli uomini la libertà…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Guardate, tutta la Bibbia, tutti i Dieci Comandamenti, tutti i libri sacri, sono un commento a questo comandamento: “Ama il prossimo tuo come te stesso”.<br />
</strong>Falso! Perché sia vero quello che SoTutto afferma è necessario non omettere la prima parte: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Affrettiamoci ad amare! Noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi: affrettiamoci ad amare! Perché al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore, perché non esiste amore sprecato, e perché non esiste un’emo-zione più grande di sentire quando siamo innamorati che la nostra vita dipende totalmente da un’altra persona, che non bastiamo a noi stessi, e perché tutte le cose, ma anche quelle inanimate, come le montagne, i mari, le strade, ma di più, di più… il cielo, il vento, di più… le stelle, di più, le città, i fiumi, le pietre, i palazzi, tutte queste cose che di per sé sono vuote, indifferenti, improvvisamente, quando le guardiamo, si caricano di significato umano, e ci affascinano, ci commuovono… Perché? Perché contengono un presentimento d’amore, anche le cose inanimate! Perché il fasciame di tutta la creazione è amore… E perché l’amore combacia con il significato di tutte le cose, la felicità, sì, la felicità!<br />
</strong>Ero stato facile profeta! La predica sull’amore è prolissa e prende esattamente la piega sospettata, che andrà a sfociare in un altro concetto capace di sommuovere la platea: la felicità! Piega che quasi echeggia la fasulla esegesi del verso “Amor ch’a nullo amato amar perdona” delle serate dantesche: “quando siamo innamorati”! Ma che cosa c’entra l’essere innamorati con il comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso?”.<br />
Non parlarmi delle tue emozioni d’innamorato, Pontefice Roberto: parlami di quanto ami con i tuoi spettacoli lucrosi, imbonendo “il prossimo tuo” e intascando cifre spudorate alla faccia degl’imboniti! E se devi accennare all’innamoramento, parlane non come pericolosa dipendenza totale da un’altra persona, ma come presupposto di una consacrata unione per il perpetuarsi della vita. Non parlarmi di presentimento d’amore nelle strade, nei palazzi e nelle città, devastanti prodotti del mercanteggiare umano, più che divine espressioni della creazione; o del solito, scontato cielo, o delle stelle e del vento, generatori, nelle tue parole di fiacchi sentimentalismi, più che palpitanti segni di un abbraccio d’amore trascendente.<br />
E non usare i Comandamenti come pretesto per cantare l’apoteosi della felicità, in una forma quasi trivialmente demagogica, che si fa beffe delle dilaganti sventure dell’uomo!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A proposito di felicità: cercatela, tutti i giorni, continuamente. Anzi, chiunque mi ascolti ora, si metta in cerca della felicità, ora, in questo momento stesso, perché è lì, ce l’avete, ce l’abbiamo, perché l’hanno data a tutti noi; ce l’hanno data in dono quando eravamo piccoli, ce l’hanno data in regalo, in dote, ed era un regalo così bello che l’abbiamo nascosto, come fanno i cani con l’osso, quando lo nascondono, e molti di noi l’hanno nascosto così bene che non si ricordano dove l’hanno messo, ma ce l’abbiamo, ce l’avete. Guardate in tutti i ripostigli, gli scaffali, gli scomparti della vostra anima, buttate tutto all’aria! I cassetti, i comodini che ci avete dentro: vedete che esce fuori! C’è la felicità. Provate a voltarvi di scatto, magari la pigliate di sorpresa, ma è lì. Dobbiamo pensarci sempre alla felicità, e anche se lei qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei, fino all’ultimo giorno della nostra vita.<br />
</strong>È vuoto, falso, teso al consenso, se non al profitto materiale, ciarlare per il pubblico estasiato, annunciando il dono che da bambini sarebbe stato dato a ciascuno e che da taluni sarebbe stato nascosto come fa il cane con l’osso, magari dimenticando poi il nascondiglio! Sciocca e perfino insensata l’esortazione a cercare quel dono nei cassetti dell’anima, con metafore che nel contesto sanno di poeticismi patetici, di induzione alla facile commozione ed alla fede ingenua. Milioni di uomini, sulla terra, che quotidianamen-te vivono in condizioni estreme d’indigenza, muoiono di fame, sono afflitti dalle guerre e dalle persecuzioni, perdono i familiari più cari, fuggono dalle terre natali, sono colpiti da malattie mortali, in quali comodini potranno mai rovistare per vedere “uscire” la felicità che “è lì, ce l’avete, ce l’abbiamo”?… Fortunati loro se riusciranno ad afferrare qualche briciola di serenità!<br />
Le cose vanno sinceramente proposte, non deformate, piegate ai propri intenti.<br />
Si dica piuttosto all’uomo che può imparare a vivere nel migliore dei modi possibili, evitando l’aspirazione a mutare l’immodificabile, a pretendere l’impossibile; adeguando le proprie risorse a ciò che della realtà non si può cambiare, in modo mai passivo, se pure non incline a rabbioso accanimento; cercando in ogni circostanza di agire con forza d’animo; cogliendo, quando è possibile, i sorrisi della vita; reggendo con coraggio all’urto delle avversità. In ogni caso, sforzandosi sempre di comprendere, delle esperienze che l’esistenza gli riserva, il senso che più giova allo spirito (da una precedente pubblicazione dal titolo “<a href="http://dettaglitv.com/2015/10/29/la-felicita-secondo-sotutto/" class="broken_link" rel="nofollow">La felicità secondo SoTutto</a>”). Su questa incontrollata enfasi benignesca (vera e propria “fanfarata”) si legga pure il <a href="https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2018/09/19/poverta-equivoco-democrazia/">contributo di Francesco Mercadante</a>. Infine, è manifesta la digressione fuori tema, per impegnare tempo e guadagnare ulteriore consenso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E non dobbiamo avere paura nemmeno della morte. Guardate che è più rischioso nascere che morire, non bisogna aver paura di morire, ma di non cominciare mai a vivere davvero! Saltate dentro all’esistenza ora, qui, <span style="text-decoration: underline;">perché se non trovate niente ora, non troverete niente mai più</span>: <span style="text-decoration: underline;">è qui l’eternità</span>! Dobbiamo dire sì alla vita, dobbiamo dire un sì talmente pieno alla vita che sia capace di arginare tutti i no, perché alla fine di queste du’ serate insieme abbiamo capito che non sappiamo niente e che non ci si capisce niente…<br />
</strong>I voli pindarici proseguono, affastellandosi a formare un’incoerente insalata, “sapiente” contorno affabulatorio, atto a stordire l’uditorio, a togliergli senso critico, a plagiarlo. Amore, felicità, morte, vita… Nascere è rischioso, ci dice l’esegeta… (magari sì, magari no…) morire meno: ma come può essere un rischio morire? Tanto vale accostare i due rischi per creare un effetto ciarlatanesco e poter dire che bisogna aver paura di “non cominciare mai a vivere”, per poter esortare a saltare dentro la vita, quasi con un senechiano <em>protinus vive</em> (di cui dubitiamo l’esegeta sappia qualcosa), un vivi subito, perché poi non ci sarà più tempo… E attraverso la girandola delle parole, tutti vengono inghiottiti e non si accorgono che il catechista sta per negare quanto ha detto in due serate di chiacchiere concitate: “è qui l’eternità”! Dunque a che pro rispettare il Decalogo, vivere onestamente secondo i precetti divini, amare Dio e il prossimo? Tutto finisce con la morte, non c’è immortalità, non c’è eternità! Il vertice della coerenza. La quale si esprime anche nella negazione di tutte le spiegazioni date: due serate in cui abbiamo capito che non ci si capisce niente!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>…e si capisce solo che c’è un gran mistero e che bisogna prenderlo com’è e lasciarlo stare, e che la cosa che fa più impressione al mondo è la vita che va avanti e non si capisce come faccia… ma come fa? ma come fa a resistere? ma come fa a durare così? È un altro mistero e nessuno l’ha mai capito, perché la vita è molto più di quello che possiamo capire noi: per questo resiste! Se la vita fosse solo quello che capiamo noi sarebbe finita da tanto, tanto tempo, e noi lo sentiamo, lo sentiamo che da un momento all’altro ci potrebbe capitare qualcosa di infinito! E allora a ognuno di noi non rimane che una cosa da fare: inchinarsi. Ricordarsi di fare un inchino, ogni tanto, al mondo, piegarsi, inginocchiarsi davanti all’esistenza, come ha fatto un grande poeta che si chiama Whitman. Ed è con le sue parole che vi vorrei salutare.</strong> <strong><em>Respirare l’aria, parlare, passeggiare, essere questo incredibile Dio che io sono! </em></strong><strong><em>O meraviglia delle cose, anche delle più piccole particelle! </em></strong><strong><em>O spiritualità delle cose! </em></strong><strong><em>Io canto il sole all’alba e nel meriggio, </em></strong><strong><em>e come ora nel tramonto: </em></strong><strong><em>tremo commosso della bellezza e della saggezza della terra </em></strong><strong><em>e di tutte le cose che crescono sulla terra. </em></strong><strong><em>E credo che una foglia d’erba non sia meno di un giorno di lavoro delle stelle, </em></strong><strong><em>e dico che la Natura è eterna, la gloria è eterna. </em></strong><strong><em>Lodo con voce inebriata </em></strong><strong><em>perché non vedo un’imperfezione nell’universo, </em></strong><strong><em>non vedo una causa o un risultato che, alla fine, sia male. </em></strong><strong><em>E alla domanda, alla domanda che ricorre: “Che cosa c’è di buono in tutto questo?” </em></strong><strong><em>la risposta è: “Che tu sei qui, che esiste la vita, che tu sei vivo, </em></strong><strong><em>che il potente spettacolo continua e tu puoi contribuire con un tuo verso” </em></strong>[Walt Whitman (1819-1892)].</p>
<p style="text-align: center;">………………….APPLAUSI INTERMINABILI………………….</p>
<p style="text-align: justify;">Il guazzabuglio di temi e di logica prosegue ininterrotto e sconcertante, una spirale di confuse associazioni libere, che sfocia nel congedo affidato ai versi di Walt Whitman, pervasi di tangibile panteismo, dove il poeta si avverte come un incredibile Dio e Dio è l’universo stesso, “Natura eterna”, perfezione assoluta, di fronte a cui inginocchiarsi adoranti e idolàtri. Quanto di più lontano, evidentemente, dalla concezione del creato biblico e dal Decalogo, indipendentemente dalla validità del testo poetico.</p>
<p style="text-align: center;">* * * * * * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PER CONCLUDERE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong></strong> Senza dilungarmi a citare la marea dei frettolosi ed acritici commenti entusiastici dei cervelli neutralizzati dall’artiglieria di Benigni o a riportare a mio vantaggio i non molti pareri sfavorevoli alla sceneggiata televisiva sul Decalogo, cito in sintesi quattro posizioni: <em>contro</em> moderata, <em>pro</em> interessata, <em>divinizzante</em>, <em>equidistante</em>, e inizio dall’autorevole pensiero di <a href="http://it.aleteia.org/2014/12/17/il-sesto-comandamento-e-per-vivere-una-sessualita-che-sia-dono-per-laltro/">Padre Edoardo Scognamiglio</a>, teologo e filosofo che insegna Teologia dogmatica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (Napoli) e Dialogo interreligioso e Introduzione all’Islam presso la Pontificia Università Urbaniana (<a href="https://www.edizionisanpaolo.it/autore/scognamiglio-edoardo.aspx" rel="nofollow" target="_blank">curriculum</a>): “Sicuramente è stata accattivante e per certi aspetti simpatica e interessante, ma ben lontana dal significato biblico e teologico che tale Rivelazione riveste per i nostri fratelli maggiori, gli ebrei, e per noi cristiani. Si è trattato di una lettura libera, sciolta da vincoli, al di sopra e al di fuori di una concezione biblica storico-critica e filologica del Pentateuco e del Nuovo Testamento”. Per contro si rinviene l’approvazione abbagliata di molti religiosi: “ Il Sir, l’agenzia dei vescovi italiani, parla di un «Benigni in punta di piedi» che ha dimostrato «come si possa fare spettacolo vero senza scadere nella ricerca di consensi costi quel che costi, facendo leva solo sulla propria arte e sulla fedeltà a contenuti veri dopo tremila e passa anni». Per il severo Famiglia Cristiana si è trattato (riferendosi alla serata del 15) di «quasi due ore di lettura intensa e senza digressioni del Decalogo biblico, mantenendo sempre viva l’attenzione del pubblico e senza mai cadere nella banalità. Una grande prova del comico toscano» (<a href="http://www.firenzepost.it/2014/12/17/benigni-dopo-i-dieci-comandamenti-ora-e-pronto-per-la-porpora-cardinalizia/">fonte</a>). C’è poi la delirante estasi divinizzante e divinatoria di <a href="http://www.firenzepost.it/2014/12/17/benigni-dopo-i-dieci-comandamenti-ora-e-pronto-per-la-porpora-cardinalizia/">Sandro Addario</a>: Grande comunicatore e catturatore di consensi, competenza su temi di spessore (letteratura, politica e ora religione). Da sempre vicino alla sinistra che conta, ora può contare anche sull’apprezzamento della Chiesa e strizzare l’occhio ai moderati. Sembra quasi delinearsi un identikit per un possibile prossimo Presidente della Repubblica. Chissà se Renzi non ci abbia già pensato. Del resto la cosa non è nuova: <a href="http://video.repubblica.it/dossier/la-repubblica-delle-idee-2014/repidee-scalfari-dopo-napolitano-benigni-presidente/168577/167056">ne parlò perfino Eugenio Scalfari</a> nel 2012, sponsorizzandolo, e da tempo esiste una bacheca di Facebook dal titolo «Vogliamo tutti Roberto Benigni Presidente della Repubblica». Infine c’è l’atteggiamento di chi stima i risvolti economici e “culturalpresunti”, e salva Benigni in quanto <em>voce di se stesso</em>: “Molti potranno dire (giustamente): “Ma Benigni dice questo o quello sulla dottrina” ed è certamente vero, ma resta un fatto: Roberto Benigni non parla a nome della Chiesa, né di nessuna chiesa. Ha certamente studiato e tratto delle personali considerazioni sui Dieci Comandamenti, su Dio e sulla Grazia, ma restano considerazioni personali all’interno di uno spettacolo televisivo di cui ci interessa – per così dire – più l’aspetto “comunicativo”, ovvero che si parli di Dio, in prima serata, senza dire delle banalità e che – sorpresa – ad ascoltarlo ci siano milioni di persone (superando se stesso, ieri 38,32% di share e oltre 10 milioni di spettatori, uno in più della prima puntata). È questo il merito (vero) che riconosciamo a Benigni, non altro… (<a href="http://it.aleteia.org/2014/12/17/benigni-e-lamore-per-la-parola-di-dio/">Lucandrea Massaro</a>).</p>
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<p style="text-align: justify;">Per quanto mi riguarda le critiche contro di me le conosco ormai tutte, inutile parlarne: sono un incorreggibile ignorante invidioso, incapace di riconoscere e di apprezzare il vanto d’Italia nel mondo. Per quel che concerne le giustificazioni a favore di Benigni sono sempre le stesse, sono in serie, escono dalla fabbrica dell’italica stupidità (alla quale si sforzano, senza alcuna possibilità di successo, di far appartenere anche me…):<br />
1. “Ma Benigni è un comico!”: faccia il comico, allora, e non lezioni di storia sull’Inno di Mameli, sulla Costituzione, sulla Divina Commedia, sulla Bibbia, sempre condite con un moralismo che la sua spiccata tendenza alla trivialità non potrebbe e non dovrebbe proprio permettersi, e sempre a suon di qualche centinaio di Euro al secondo!<br />
2. “Ma Benigni fa guadagnare milioni alla Rai con la pubblicità”: non è sempre così! I dati dimostrano che in certi casi l’auditel è stato un fallimento. Per di più Benigni pretende sempre, per contratto, di non essere interrotto dalla pubblicità; è in ogni caso scandaloso pagare tanto chi vale oggettivamente poco e magari offrire duecento volte meno a chi vale molto, ma molto di più (penso ad Ennio Morricone, ad esempio, che <a href="http://www.ilgiornale.it/news/politica/rai-perde-loscar-figuraccia-morricone-1231221.html">dignitosamente ha rifiutato la proposta della Rai</a> di esibirsi in concerto per 10.000 Euro, cifra che a Benigni viene corrisposta ogni 40 secondi di spettacolo).<br />
3. “Ma Benigni è un genio!”: genio di che? genio degli affari, probabilmente, visto che è l’uomo di spettacolo più ricco d’Italia! Per il resto ho dimostrato ampiamente le sue lacune di preparazione generale e le incompetenze specifiche. Anche sul piano professionale, come comico, come regista, perfino come attore (capace d’impersonare solo se stesso) il toscano è assai discutibile.<br />
4. “Ma Benigni rende popolare e accessibile a tutti la cultura”: per rendere accessibile “a tutti” la cultura bisogna prima di tutto possederla e Benigni, come ho dimostrato ampiamente in ogni occasione, ne ha piuttosto poca, sicché può solo divulgare la sua incompetenza e farla ingannevolmente apparire cólta. Le operazioni del giullaretto di Misericordia sono soprattutto commerciali, non divulgative, né tanto meno filantropiche, e servono alle sue tasche e all’immagine della Rai, azienda alla quale interessa l’indice di ascolto ben più di ogni altro aspetto. Inoltre la modalità televisiva, soprattutto se occasionale, non potrà mai essere strumento valido di acquisizione e di crescita culturale. La gente deve imparare che l’apprendimento che genera il sapere richiede altri ritmi, altra prassi, e non s’improvvisa: è frutto di fatica e di costanza, non l’esito di qualche sgangherato spettacolo.<br />
5. “L’importante è che di certi argomenti si parli, e Benigni lo fa”: se bastasse parlare! È <strong>il come</strong> che conta, e non in termini di intrattenimento, non raramente sciocco e ripetitivo, ma di sostanza. I fiumi di parole di Benigni travolgono come un’inondazione e proprio come un’inondazione sono dannosi: acqua turbinosa, fangosa e incontrollata. Ho pubblicato saggi più o meno lunghi su tutte le “grandi esibizioni culturali” del “fumoso toscano”, nella veste di prodotto editoriale cartaceo e in formato elettronico nei siti che curo (<a href="http://www.odanteobenigni.it/">www.odanteobenigni.it</a> e <a href="http://www.dettaglitv.com/" class="broken_link" rel="nofollow">www.dettaglitv.com</a>), saggi sempre accuratamente ricchi di documenti comprovanti le tesi esposte, saggi a disposizione di chi abbia voglia di leggere e di capire. Non ritengo dunque di dover aggiungere alcunché.<br />
6. Ma Benigni ha avuto un gran numero di riconoscimenti: certo, Oscar, candidatura al Nobel, Lauree <em>honoris causā</em>, inviti in Senato, in Parlamento, perfino in quello europeo, in Vaticano… La schiera degli annebbiati e degli “interessati” aumenta! Oscar “comprato” dalla Miramax (<a href="http://www.caffeeuropa.it/cinema/27benigni.html">link</a>); la candidatura al Nobel, una vera <a href="http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2007/09/22/Cultura/NOBEL-CORBELLI-DIRITTI-CIVILI-CANDIDATURA-BENIGNI-LEGITTIMA_143248.php" class="broken_link" rel="nofollow">corbelleria</a>, a partire dal nome del promotore, Franco Corbelli; le demenziali Lauree onorifiche [nove! <a href="http://trovacinema.repubblica.it/multimedia/copertina/benigni-show-per-la-laurea/2253899" class="broken_link" rel="nofollow">Arti della comunicazione</a> (onorificenza conferita del resto anche a <a href="http://www.universinet.it/facolta-notizie/universita-news/796-vasco-rossi-diventa-aquotdottoreaquot-ecco-la-sua-lezione-magistrale.html" class="broken_link" rel="nofollow">Vasco Rossi</a> ed a <a href="http://www.repubblica.it/2005/e/motori/amaggio2005/laurearossi/laurearossi.html">Valentino Rossi</a>), Filologia moderna (<a href="http://www.toscanaoggi.it/Italia/UNIVERSITA-FIRENZE-LAUREA-HONORIS-CAUSA-IN-FILOLOGIA-MODERNA-A-ROBERTO-BENIGNI">Firenze 2007</a> e <a href="http://www.strill.it/citta/cosenza/2012/01/cosenza-unical-conferimento-della-laurea-honoris-causa-a-roberto-benigni/" class="broken_link" rel="nofollow">Cosenza 2011</a>), Lettere (ben tre Atenei hanno conferito questa laurea al “massimo letterato vivente”: Bologna nel <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/09/20/benigni-si-laurea-con-dante.html" class="broken_link" rel="nofollow">2002</a>, Lovanio nel <a href="http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/spettacoliecultura/laurea-benigni/1.html">2007</a>, Malta nel <a href="http://www.wuz.it/spettacolo/59283/benigni-laurea-honorem.html" rel="nofollow">2008</a>; nel 2012 la Grecia non ha voluto essere da meno, con una Laurea in <a href="http://italianogr.blogspot.it/2012/04/roberto-benigni-all-universita-di.html#!/2012/04/roberto-benigni-all-universita-di.html">Lingua Italiana</a>), <a href="http://www.sanraffaele.org/Home/Ufficio_Stampa_-_HP/Ufficio_Stampa/Articoli_Scelti/61285.html">Psicologia</a>, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1999/giugno/07/Benigni_laurea_honorem_Israele_incorona_co_0_9906072044.shtml">Filosofia</a>, infine Legge (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Benigni">fonte Wikipedia</a>) nel <a href="https://francescalamarca.com/2015/06/02/a-toronto-conferita-la-laurea-honoris-causa-alla-coppia-benigni-braschi/">2015</a>! Siamo davvero alla follia pura, al paradosso degli Atenei che sviliscono i titoli per reclamizzarli, perché in certe assegnazioni non c’è altra giustificazione che quella della pubblicità che le Università ne ricavano]; per quanto riguarda gl’inviti nei massimi consessi politici e religiosi non possiamo pensare che alla ricerca di coscienzeconsenso popolare, di propaganda, oppure all’offuscamento delle coscienze o, ad essere proprio buoni come santi, a un’epidemica distrazione.</p>
<h2 style="text-align: justify;">EPILOGO</h2>
<p style="text-align: justify;">Per comprendere la &#8220;buona fede&#8221; di Sua Santità Benigni, possiamo fare uso dele sue stesse parole, rivelatrici della sostanza dei suoi show. Intervistato da &#8220;Il Corriere della sera&#8221; così smaschera la sostanza del suo pathos nelle varie serate &#8220;culturali&#8221; della TV:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C&#8217;è chi ha insinuato che la lettura televisiva dell&#8217;ultimo canto è il segno della sua conversione. Lei che ne dice?<br />
</strong> «Mi diverte molto. È una bella idea e un grande omaggio; se qualcuno ha visto che era in atto una conversione, vuol dire che sono stato convincente. Per quell&#8217;ora, mentre leggevo il Paradiso,  davvero mi sono convertito: non si può fare Dante senza credere e io credo davvero che Dante abbia visto Dio. Non si può parlare di Dio ma solo a Dio. Poi non è che se uno va in chiesa una volta diventa cristiano, così come non è che se uno va in garage diventa una macchina&#8230; Però ci si dimentica che sono un attore e perché sia credibile, la conversione deve avvenire. Quindi sono molto contento. È proprio una bella idea».<br />
<a href="https://groups.google.com/forum/#!topic/it.cultura.cattolica/xCqD_nctIL4">https://groups.google.com/forum/#!topic/it.cultura.cattolica/xCqD_nctIL4</a></p>
<p>In sostanza Benigni recita, e l&#8217;attore non deve fare altro che &#8220;mentire&#8221; la propria parte a se stesso e porgerla quanto più veritiera possibile agli spettatori, per apparire altro da sé pur sempre restando quello che è.<br />
Chi va oltre la scena, dice solo sciocchezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo quindi discusso della recitazione, ma, dal momento che questa implicava precise conoscenze, abbiamo messo in evidenza una lapalissiana ignoranza della materia scelta per lo spettacolo, una clamorosa deviazione dal pensiero ortodosso e, non ultimo grave difetto, lo scopo incontestabile del lucro oltre ogni intento pedagogico.<br />
Il povero ermeneuta toscano non è quindi anche un novello Padre della Chiesa &#8211; come non è mai stato un dantista, uno storico, un costituzionalista &#8211; , ma, ancora una volta, un abile creatore di prodotti di mercato per l&#8217;industria dello spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiunque voglia apprendere seriamente le discipline che il comico &#8220;tratta&#8221; alla TV, nei teatri, sulle piazze, si rivolga a libri seri o a studiosi attendibili, e la smetta di idolatrare Dio Roberto, peccando senza possibilità di indulgenza contro il Primo Comandamento.</p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;">[1] <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/14/benigni-torna-in-tv-i-comandamenti-di-san-roberto/1154558/">http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/14/benigni-torna-in-tv-i-comandamenti-di-san-roberto/1154558/<br />
</a>[2] <a href="http://www.rivistaaic.it/la-corte-di-cassazione-ignora-la-storia-disapplica-la-legge-e-qualifica-la-rai-ente-pubblico.html">http://www.rivistaaic.it/la-corte-di-cassazione-ignora-la-storia-disapplica-la-legge-e-qualifica-la-rai-ente-pubblico.html<br />
</a>[3] Pare compreso uno spettacolo in seconda serata sulla solita Commedia (comunque 4 milioni diviso 5 ore, diviso 60 minuti: circa 13.000 Euro al minuto!).<br />
[4] “A ognuno secondo i suoi bisogni, nella fase più elevata della società comunista” (K. Marx – F. Engels, Opere scelte, Editori Riuniti, Roma 1969, pag. 962); la citazione è per denunciare l’incoerenza del “sedicente proletario” Benigni!<br />
[5] <em>L’azione di tentare Dio con parole o atti, il sacrilegio, <strong>la simonia</strong> sono peccati di irreligione proibiti dal primo comandamento</em> (CCC, Parte III, Sezione II, Cap. I, 2139).<br />
[6] Rai Uno, 29 Novembre 2007, incipit stucchevole e rivoltante per il Quinto Canto dell’Inferno.<br />
[7] Amore dunque per il solo denaro, che il comico sa mascherare con mille blandizie: <a href="http://notizie.tiscali.it/feeds/11/08/01/t_02_20110801_000080.html?ultimora">http://notizie.tiscali.it/feeds/11/08/01/t_02_20110801_000080.html?ultimora<br />
</a>[8] Gli errori non sono mie sviste, ma fanno parte del cólto corredo benignesco (mi verrebbe da dire benignota…).<br />
[9] “Benigni dice che per apprezzare il suo spettacolo occorre comportarsi <em>come se </em>dio esista. Il paragone che segue chiarisce tutto: “Quando andate al cinema a vedere l’Uomo Ragno, in quel momento ci credete all’Uomo Ragno, no? Credete all’Uomo Ragno e non volete credere a dio?!” In altre parole, l’invito del menestrello è a mettere in atto una sana <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sospensione_dell%27incredulit%C3%A0" target="_blank"><em>suspension of disbelief</em></a> [sospensione dell’incredulità]: un atteggiamento *assolutamente necessario* ogni qual volta ci si accosta a un’opera di <em>fiction</em>, sia essa un film o un romanzo o un videogioco. Detto in altri termini: lo sappiamo tutti che dio non esiste, come non esistono gli elfi; ma se mentre leggo Tolkien do per assodato che nella realtà immaginata dall’autore gli elfi esistono, mentre leggo la Bibbia devo dare per assodato che nella realtà narrata dagli autori dio esiste” (Mosè Viero:<br />
<a href="http://paroladimose.it/costume/benigni-lesegeta-a-induzione/">http://paroladimose.it/costume/benigni-lesegeta-a-induzione/</a>).<br />
[11] Naturalmente sono io che non capisco la genialità del pensiero benignesco!<br />
[12] “Allora si cominciò a invocare il nome del Signore”. Per il significato del tetragramma consulta <a href="http://digilander.libero.it/domingo7/TETRAGRAMMA.htm#_ftn2" class="broken_link" rel="nofollow">http://digilander.libero.it/domingo7/TETRAGRAMMA.htm#_ftn2<br />
</a>[13] “Si udì una voce dal cielo che disse a Mosè: “Mosè, è la fine, il tempo della tua morte è venuto”. Mosè disse a Dio: “Ti supplico, non mi abbandonare nelle mani dell’angelo della morte”. Ma Dio scese dall’alto dei cieli per prendere l’anima di Mosè e gli disse: “Mosè, chiudi gli occhi” e Mosè li chiuse; poi disse: “Posa le mani sul petto” e Mosè così fece; poi disse: “Adesso accosta i piedi” e Mosè li accostò. Allora Dio chiamò l’anima di Mosè dicendole: “Figlia mia, ho fissato un tempo di 120 anni durante il quale tu abitassi nel corpo di Mosè. Ora è giunta la tua fine; parti, non tardare”. E l’anima: “Re del mondo, io amo il corpo puro e santo di Mosè e non voglio lasciarlo”. Allora Dio baciò Mosè e prese la sua anima con un bacio della sua bocca, poi Dio pianse per la morte di Mosè”.<br />
<a href="http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Esempi/2000-2001/03-E_Dio_pianse_la_morte_di_Mose.html" class="broken_link" rel="nofollow">http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Esempi/2000-2001/03-E_Dio_pianse_la_morte_di_Mose.html<br />
</a>[14] “Radicale mutamento nel modo di pensare, di giudicare, di sentire, spec. in seguito all’adesione a una nuova fede religiosa” (Devoto). Così la vedono (ma vedono?…) don Maro <a href="http://www.formiche.net/2014/12/17/benigni-poeta-del-decalogo/">http://www.formiche.net/2014/12/17/benigni-poeta-del-decalogo/</a>, e Caverzan<br />
<a href="http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/ascolti-quasi-biblici-vero-miracolo-benigni-che-parla-dio-1076232.html">http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/ascolti-quasi-biblici-vero-miracolo-benigni-che-parla-dio-1076232.html</a>. Del resto gli abbagli sono all’ordine del giorno quando si ha a che fare con le parlantine ciarlatanesche…<br />
[15] Non so se l’abbiate… Esiste il congiuntivo, coltissimo oratore!<br />
[16] Rispettosa considerazione della divinità!<br />
[17] La solita, insopportabile maniera di presentare le cose, concludendo con una frase ad effetto. Una serie di banalità, comunque!<br />
[18] <a href="http://www.studibiblici.eu/Monoteismo%20evoluzione%20o%20rivelazione.htm" rel="nofollow" class="broken_link">http://www.studibiblici.eu/Monoteismo%20evoluzione%20o%20rivelazione.htm<br />
</a> [19] Siro Lombardini, <em>Lettere ai giovani</em>, Roma, Rubbettino, 2005, p. 81.<a href="http://camcris.altervista.org/monoteismo.html" rel="nofollow" class="broken_link"><br />
</a>[20] Che catechesi!<br />
[21] <a href="http://destatevi.org/dio-e-geloso-egli-si-chiama-il-geloso/" class="broken_link" rel="nofollow">http://destatevi.org/dio-e-geloso-egli-si-chiama-il-geloso/</a> (con verifica e correzioni).<br />
[22] <a href="http://www.cristianocattolico.it/catechesi/psicologia/la-gelosia-riflessione-biblica-ed-indicazioni-pastorali.html" class="broken_link" rel="nofollow">http://www.cristianocattolico.it/catechesi/psicologia/la-gelosia-riflessione-biblica-ed-indicazioni-pastorali.html </a><br />
[23] Adorazione tributata a oggetti o a immagini a cui si attribuiscano caratteri e poteri divini (Devoto).<br />
[24] Parole dal significato oscuro.<br />
[25] Leone XIII, nell’Enciclica <em>Libertas praestantissimum</em> (20/06/1888) asserisce che la legge morale è “iscritta e scolpita nell’anima di tutti gli uomini”; pensiero da cui si evince che i Comandamenti divini sono “principi naturali”, incisi nell’anima, patrimonio dell’uomo di qualunque fede e di qualunque cultura. Sulla legge naturale e il punto di vista degli ultimi pontefici vedi <a href="http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3457">http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3457<br />
</a>[26] «Il terrorismo in tutte le sue manifestazioni, e l’assassinio ‘in nome di Dio’ non possono mai essere giustificati»(Comitato Internazionale Cattolico-Ebraico, Dichiarazione congiunta, Buenos Aires 2004).<br />
[27] Un’altra fonte (Repubblica.it) riporta un dato inferiore: “L’Encyclopedia of Wars di Charles Phillips e Alan Axelrod prende in esame 1800 conflitti nella storia: meno del 10 per cento di essi è stato causato da motivi religiosi”.<br />
<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/03/30/perche-dio-e-tornato-sulla-scena43.html" class="broken_link" rel="nofollow">http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/03/30/perche-dio-e-tornato-sulla-scena43.html<br />
</a>[28] <a href="http://www.campariedemaistre.com/2014/12/povero-benigni-si-e-perso-sul-piu-bello.html" class="broken_link" rel="nofollow">http://www.campariedemaistre.com/2014/12/povero-benigni-si-e-perso-sul-piu-bello.html<br />
</a>[29] “Più di trent’anni fa Roberto Benigni fu condannato (e poi assolto in appello) per bestemmia e turpiloquio, durante la festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia nel settembre 1983” <a href="http://www.firenzepost.it/2014/12/16/benigni-dal-wojtylaccio-ai-dieci-comandamenti-e-la-rai-gli-paga-2-milioni/">http://www.firenzepost.it/2014/12/16/benigni-dal-wojtylaccio-ai-dieci-comandamenti-e-la-rai-gli-paga-2-milioni/</a>;<br />
<a href="http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/divino-benigni-show-dell-attore-molto-apprezzato-anche-piani-91001.htm">http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/divino-benigni-show-dell-attore-molto-apprezzato-anche-piani-91001.htm</a>; <a href="http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio_emilia/cronaca/2012/08/27/763406-benigni-festa-pd.shtml">http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio_emilia/cronaca/2012/08/27/763406-benigni-festa-pd.shtml </a>Vale la pena ricordare anche le tre bestemmie pronunciate in pubblico in occasione del conferimento, a Firenze, della <em>Laurea honoris causā</em> in Filologia Moderna, il 28 giugno 2007<br />
(<a href="http://ricerca.gelocal.it/altoadige/archivio/altoadige/2007/06/29/A1TPO_A1T88.html" class="broken_link" rel="nofollow">http://ricerca.gelocal.it/altoadige/archivio/altoadige/2007/06/29/A1TPO_A1T88.html</a>)<br />
[30] Cfr. la sezione dedicata al Comandamento specifico.<br />
[31] Non mi riesce di risalire alla fonte del passo citato, almeno nella forma in cui Benigni lo propone. Mi aspettavo che si trattasse della <em>Bibbia Diodati</em>, la traduzione per eccellenza dei protestanti italiani, essendo a conoscenza del fatto che il comico si è valso della consulenza del pastore e teologo valdese Paolo Ricca, citato dall’attore stesso nella prima serata e prodigo di apprezzamenti (come poteva essere diversamente?) nei confronti della performance del suo “allievo”, ma come si vedrà più avanti, le cose non stanno così.<br />
<a href="http://riforma.it/it/articolo/2014/12/17/benigni-ha-restituito-i-comandamenti-alla-loro-evangelicita" class="broken_link" rel="nofollow">http://riforma.it/it/articolo/2014/12/17/benigni-ha-restituito-i-comandamenti-alla-loro-evangelicita<br />
</a>[32] Benigni pone l’accento sulla parola “terra” come sinonimo di “questo mondo”, senza tener conto che la stessa parola appare riferita alla “terra promessa” (<em>Quando entrerete nel paese che io vi do…</em> <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Lev+25%2C+2&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Lev 25, 2</a>). Del resto la versione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana (Bibbia CEI) riporta la traduzione “paese”, non terra (come la Diodati, cui si accennava).<br />
[33] A. T. Patrick, <em>La formation littéraire et l’origine historique du Décalogue</em>, in “Eph. Théol. Lov.” 40 (1964), 251.<br />
[34] <a href="https://www.facebook.com/fratiassisi/posts/656314997736656">https://www.facebook.com/fratiassisi/posts/656314997736656<br />
</a>[35] Purtroppo le fonti non nominano il Faraone (o i Faraoni) nel cui regno si svolsero gli eventi narrati nell’Esodo. Alcuni studiosi, indotti dal riferimento in <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Re+6%2C1&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Re 6,1</a>, che parlerà di 480 anni intercorrenti fra l’Esodo ed il tempio di Salomone, sostengono si tratti del XV sec. A.C. Essendo Salomone salito al trono nell’anno 960 a.C. l’Esodo sarebbe avvenuto verso il 1440 a.C. Tuttavia, la notizia biblica che gli Ebrei furono addetti alle costruzioni faraoniche nell’area del Delta del Nilo, contrasta con questa datazione. Infatti, tali opere edilizie furono cospicue nella diciannovesima dinastia, non nella diciottesima (che fiorì nel XV sec.) Dal momento che i reperti archeologici indicano piuttosto una data del XIII sec., sarà forse più sicuro considerare i 480 anni di 1 Re, come una cifra tonda indicante dodici generazioni (12×40). Da <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Es+1%2C11&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Es 1,11</a> (gli Israeliti costruiscono le città-magazzino per Faraone), giungiamo a considerare il regno di Seti I (1309-1290 a.C.) come il periodo dell’oppressione, continuata dal suo successore Ramses II (1290-1224 a.C.). L’effettivo esodo dall’Egitto avvenne poco dopo la salita al trono di quest’ultimo. Dopo i 40 anni (ancora una generazione) di peregrinazione nel deserto, incominciò la conquista della Palestina (circa 1250 a.C.). La distruzione di numerose città palestinesi (per es.: Hazor, Lakish e Tell Beit Mirsim) nella seconda metà del XIII sec. – fatto attestato dalla moderna archeologia scientifica – conferma questa datazione. Pertanto, si ritiene il 1280 a.C. la data approssimativa dell’Esodo dall’Egitto. <a href="http://www.corsobiblico.it/esodo4.htm" class="broken_link" rel="nofollow">http://www.corsobiblico.it/esodo4.htm<br />
</a>[36] Come si concilia con questo versetto l’affermazione fatta in precedenza da Benigni: “Dio regala loro i dieci Comandamenti, regala loro la libertà”?<br />
[37] Pura e semplice “legge del taglione”!<br />
[38] Su Caino e Abele interessante la “<a href="http://www.finesettimana.org/pmwiki/?n=Db.Sintesi?num=98">lettura ‘laica’ di Genesi 4,1-16</a>” di <a href="http://www.finesettimana.org/pmwiki/?n=Db.Relatore?rel=barbaglio">Giuseppe Barbaglio</a>, per quanto non in tema con la critica presente.<br />
[39] “Gesù Bambino. Il mio pensiero va a tutti i bambini oggi uccisi e maltrattati, sia a quelli che lo sono prima di vedere la luce, privati dell’amore generoso dei loro genitori e seppelliti nell’egoismo di una cultura che non ama la vita…”.<br />
[40] Tendenza all’adeguazione o alla conciliazione con idee ed esigenze proprie delle fasi più avanzate del progresso, spec. sul piano religioso, sociale e culturale │ Modernismo cattolico, movimento di rinnovamento del cattolicesimo, sorto alla fine del sec. XIX, che mirava ad accordare i dati centrali della rivelazione neotestamentaria con le correnti filosofiche (m. religioso) e sociali (m. sociale o politico) del momento; fu condannato come eretico da papa Pio X nel 1907 (Devoto).<br />
[41] Dal lat. tardo fornicare, derivato di <em>fornix -ĭcis</em> ‘arco, volta’, passato poi a significare ‘dimora di donne pubbliche, bordello’ (Devoto).<br />
[42] “La Chiesa cattolica <em>obsexa</em> fino alla cattiveria, trasforma tutto ciò che riguarda la sessualità umana in qualcosa di orribile” (<a href="file:///D:/PROGETTO%20BENIGNI/SITO/xPUBBLICAZIONI/MEN%C3%99/Men%C3%B9%20-%20Blog/Benigni%20-%20Dieci%20Comandamenti/la%20Chiesa%20cattolica%20obsexa%20fino%20alla%20cattiveria,%20trasforma%20tutto%20ci%C3%B2%20che%20riguarda%20la%20sessualit%C3%A0%20umana%20in%20qualcosa%20di%20orribile">link</a>).<br />
[43] “Va sfatato un luogo comune, che ricorre talora in pubblicazioni ostili alla Chiesa e al suo insegnamento: l’idea che la Chiesa abbia manipolato nel corso dei secoli il Decalogo (lo stesso Benigni parla di “falsificazione” a proposito del sesto comandamento, trasformato, come ci ricorda, da “Non commettere adulterio” in “Non commettere atti impuri”). In realtà, la “versione” dei Comandamenti è sempre quella riportata nella Bibbia (e precisamente nei libri dell’Esodo e del Deuteronomio), anche se dal XV secolo nella Chiesa è invalso l’uso di elaborare delle formule che, in forma sintetica e di facile memorizzazione, esprimessero i precetti del Decalogo, ovviamente riletti alla luce del messaggio cristiano. Non si tratta di “altri” comandamenti, ma di semplici formule catechistiche per l’iniziazione cristiana, la cui funzione è semplicemente quella di esporre ai fedeli l’insegnamento morale del Decalogo come “attualizzato” alla luce del Vangelo. Da questo punto di vista, la formula catechistica tradizionale “Non commettere atti impuri” (o “Non fornicare”, che fa riferimento agli atti sessuali tra un uomo e una donna liberi, non uniti in matrimonio) vale a mettere in evidenza che l’esigenza morale – di difesa dell’amore e in particolare dell’amore coniugale – sottesa al sesto comandamento non si esaurisce nell’adulterio, essendo diverse le forme di offesa all’amore realizzabili dall’essere umano contro il disegno voluto dal Creatore. È lo stesso insegnamento di Gesù a muoversi in questa direzione, quando, nel discorso della montagna (cfr. in particolare <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=Mt+5%2C+27-31&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">Mt 5, 27-31</a>), radicalizzando le istanze etiche sottese al sesto comandamento contro una lettura formalistica che si fermava alla “lettera” del precetto, ricomprende – nella comune condanna – il desiderio carnale verso una donna sposata (quale adulterio del cuore) e il divorzio (quale adulterio legale). Ma proprio perché l’amore coniugale, che la Legge di Dio intende difendere, è amore che comporta l’esercizio della sessualità, la Tradizione della Chiesa ha considerato il sesto comandamento come inglobante l’insieme della sessualità umana” (<a href="http://www.lplnews24.com/2014/12/benigni-e-il-sesto-comandamento-non.html" class="broken_link" rel="nofollow">Bartolo Salone</a>, <em>La Perfetta Letizia</em>, 22/12/14).<br />
[44] Un’azione può essere peccaminosa, non una donna, che sarà se mai peccatrice!<br />
[45] “Quella di aver “modificato la Bibbia” è una precisa accusa alla Chiesa della comunità evangelica e valdese e non è certo un caso che tra i “consiglieri” di Benigni vi sia stato il pastore valdese Paolo Ricca” (UCCR, 17/12/14).<br />
[46] “In pratica, secondo Benigni, la Bibbia tollererebbe non solo la masturbazione ma un po’ tutto quanto ruoti attorno al sesso, indipendentemente dall’essere sposati o meno, a patto non si commetta adulterio” (<a href="https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=620417431413712&amp;id=167161323405994&amp;substory_index=0">Marcia Roma Medjugorje</a>).<br />
[47] L’espressione da anglomani <em>class action</em> è nata nel 1997 (Devoto).<br />
[48] Leggevo parole identiche in <em>Oggi ho imparato a leggere</em>, di Giacomo Marchi (pag. 34), ma a proposito del perdono: “Padre Daniel, alla Messa della domenica, diceva sempre che il perdono è la cosa che più ci avvicina e ci accomuna a Dio”. Più plausibile, anche perché non vedo come la sessualità possa accomunarci a Dio se non, forzatamente come fa Benigni, attraverso la sua funzione “creatrice” (che va più propriamente qualificata come riproduttiva, dal momento che creare vuol dire produrre dal nulla).<br />
[49] La citazione corretta è: “L’universo intero non vale il giorno in cui Israele ebbe il Cantico dei Cantici” (Rabbino del II secolo d. C.).<br />
Benigni sembra preannunciare la performance sanremese del 2020, dove l&#8217;ignoranza si è ancora una volta travestita da cultura, per foraggiare le pecore che &#8220;lo &#8216;mperché non sanno&#8221; e&#8230; le tasche dell&#8217;imbonitore toscano che, per quanto svalutato, vi ha infilato almeno 1000 Euro al minuto! (Ricordo che in occasione dell&#8217;ormai lontana serata del V Canto dell&#8217;Inferno la Rai ebbe il coraggio di elargire all&#8217;improvvisato ed indecoroso esegeta più di 15.500 Euro al minuto&#8230;).<br />
Risultato? l&#8217;interpretazione di una versione, non si sa quanto autentica, precedente a quella del testo biblico, del Cantico dei Cantici, diventa occasione per ridurre l&#8217;amore a semplice uso della genitalità e del corpo, ignorandone l&#8217;alto significato ideale.<br />
«Centinaia di preti di campagna, pagati mille euro al mese, ci spiegano da 2mila anni che l’amore non equivale a “fare l’amore”. Le due cose non combaciano perché non si può scambiare grossolanamente l’amore con una delle sue espressioni, neanche la più importante». Non so proprio come il Cardinale Ravasi, citato da Benigni tra le fonti della propria &#8220;lezione magistrale&#8221;, potrà mai vantare l&#8217;esito sanremese della sua consulenza&#8230;<br />
(<a href="https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.affaritaliani.it%2Fentertainment%2Fascolti-tv-sanremo-2020-ricco-compenso-a-benigni-per-storpiare-la-bibbia-651321.html%3Frefresh_ce%26fbclid%3DIwAR2dKbkKflKBb6Pl5t324kTidgRf5t2rooQxIFMivPT8ouZ2MkMcIQvrDeU&amp;h=AT1JVEwLaM3BoSKTgw4GppJ4QfbyDvC4ESSr14FV6NlZMNgiDcAwg2RpOp7GsloGtMD0gZzumWSW60pJyRIi8M7Vq7BIJ-p9tXa3eie8eh7SIJWejtTtXyHepwjyrUHOFqA7blRWb2Ze7w_1SBeKlMN5Vba2PvkC" target="_blank" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;-U&quot;}" data-lynx-mode="asynclazy">http://www.affaritaliani.it/…/ascolti-tv-sanremo-2020-ricco…</a>).<br />
N.B. Questa nota è posteriore alla stesura del presente comtributo.<br />
[50] Coniato dal nome della moneta comune dell’Unione europea e dal latino <em>vorāre</em>, divorare: che si nutre di denaro. [50 bis] Non concordiamo con la sintassi sballata del Nobel per la Letteratura… Al fine di comprendere il perché, decliniamo-coniughiamo nelle prime tre persone singolari il periodo “mettersi in condizione di non poter seguire”, escludendo il complemento oggetto enclitico. 1a persona: mi metto in condizione di non poter seguire”; 2a persona: ti metti in condizione di non poter seguire; 3a persona: si mette in condizione di non poter seguire. In tutti e tre i casi la proposizione consecutiva implicita, in forma attiva, è strettamente legata al soggetto della principale: io sono in condizione di, tu sei in condizione di, egli è in condizione di non poter seguire… Ne risulta che Dario Fo dichiara che Benigni si mette in condizione di non poter seguire <em>LO</em> (quello, lui… chi?). L’errore grave sta nel fatto che la consecutiva doveva essere espressa in forma passiva, per cui Fo avrebbe dovuto affermare: <em>Mi ha sorpreso la facilità con cui Benigni si mette nelle condizioni di non poter più essere seguito</em>. Tutto qui. All’anima di Stoccolma! Del resto in tante altre circostanze l’uso di un eloquio approssimativo e un’incompetenza “sorprendente” tradiscono il drammaturgo, attore, regista, scrittore, autore, illustratore, pittore, scenografo, attivista, comico e Nobel italiano. Un pietoso fiore alla memoria&#8230;<br />
[51] Per quanto Benigni possa alludere in maniera goffa al parallelismo sposo-sposa Jahvè-Israele quale si può ben rilevare in Osea [che rappresenta il popolo d’Israele come “sposa infedele” per essersi dato al culto dei falsi dei del paganesimo cananeo (<a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Re+16%2C+30-35&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">1 Re 16, 30-35</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=1+Re+18%2C+16-+24&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">18, 16-24</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=2+Re+10%2C+18-21&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">2 Re 10, 18-21</a>; <a href="http://bibbia.qumran2.net/index.php?Cite=2+Re+17%2C+13-16&amp;CiteButton=Estrai&amp;Versions%5B%5D=bible_it_cei_2008&amp;Search=&amp;Popup=&amp;ReportQueriesTimes=&amp;Mobile=#Result" class="broken_link" rel="nofollow">17, 13-16</a>)], servendosi del tetragramma <a title="YHWH" href="https://it.wikipedia.org/wiki/YHWH">YHWH</a> “Io sono colui che sono” (<a href="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Esodo3%3A14&amp;formato_rif=vp">Es 3,14</a>) in modo arbitrario, come espressione della fedeltà dello sposo-Dio (“io ci sono, io ci sarò”), laddove esso vuole soprattutto filosoficamente e teologicamente porre l’essere divino come “essenza e necessità di natura” (<em>La Sacra Bibbia</em>, Casa Editrice Adriano Salani, 1961, p. 115).<br />
[52] “Le gabelle non sono bellissime, servono alla casta ed ai suoi leccapiedi (non di rado per pagare cachet insultanti ad artisti organici), penalizzano i meno abbienti, distruggono il tessuto produttivo, creano povertà e miseria” (<a href="http://www.miglioverde.eu/benigni-minculpop-costituzione/">Leonardo Facco</a>).<br />
[53] Sul significato della parabola evangelica della vigna e della giusta mercede cfr. Peppino Accroglianò, <em>Cristianesimo e questione sociale</em>, Edizioni Romano, p. 33.<br />
[54] “La menzogna è prima di tutto una mancanza di responsabilità verso se stessi, poiché distrugge quell’identità costitutiva di uomo interiore e uomo esteriore, in cui consiste l’autorelazione etica” (Kant; la citazione è tratta da R. Spaemann, <em>La responsabilità personale ed il suo fondamento</em>, in AA.VV., <em>Etica teleologica o etica deontologica</em>, CRIS, 49/50, Roma 1983, pp. 19-20).<br />
[55] R. Spaemann, <em>La responsabilità personale ed il suo fondamento</em>, in AA.VV., <em>Etica teleologica o etica deontologica</em>, CRIS, 49/50, Roma 1983.<br />
[56] A. Millán-Puelles, <em>El interés por la verdad</em>, Rialp, Madrid 1997.<br />
[57] <em>Dizionario di pedagogia e di scienze dell’educazione</em>, Bologna, Zanichelli, 1996.<br />
[58] Nella filosofia scolastica, la facoltà per cui l’uomo conosce immediatamente i principi universali del bene e del male (Devoto).</p>
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		<title>Vivere il presente&#8230; nel mercato dello spirito</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 09:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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										</div>_____ In un tempo gravido di attaccamento alle cose, incardinato esclusivamente sui criteri dell&#8217;economia (o peggio, del mercato), incline a ridurre la verità a misura di soggetto, non sorprende la continua ricerca di una dimensione spirituale, che nessuna religione della &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2015/03/24/vivere-il-presente-nel-mercato-dello-spirito/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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In un tempo gravido di attaccamento alle cose, incardinato esclusivamente sui criteri dell&#8217;economia (o peggio, del mercato), incline a ridurre la verità a misura di soggetto, non sorprende la continua ricerca di una dimensione spirituale, che nessuna religione della materia può soffocare. Ovviamente la bancarella non poteva rimanere insensibile a questa “richiesta”, non poteva non creare prodotti acconci.</p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="text-align: justify;"><span id="more-3328"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2015/03/New-Age-90x90.jpg" rel="lightbox[post-3328]"><img class="alignleft size-full wp-image-3329" title="New-Age-90x90" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2015/03/New-Age-90x90.jpg" alt="" width="90" height="90" /></a>Di qui il proliferare indiscriminato di &#8220;tracciatori&#8221; di sentieri dello spirito, di &#8220;maestri&#8221; della rivendita della &#8220;verità&#8221;, di padiglioni della New Age (eone dell&#8217;Acquario), di astrologie, di esoterismi; di qui gl&#8217;insegnamenti ormai triti di una sempre più diffusa e penosa &#8220;docenza del metafisico&#8221;, che nella sua migliore versione potrebbe essere accolta soltanto nelle vesti di una meditata e sapiente riflessione sulla vita e sull&#8217;uomo da proporre come spunto di meditazione e di discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei comandamenti più ricorrenti di questa &#8220;fiera&#8221; è quello che esorta a &#8220;vivere il presente&#8221;. Come se si potesse vivere un passato che non è più o un futuro che non è ancora. Si può vivere, vivere e basta, di una presenza che è già lontana mentre la diciamo, di un flusso di continui frammenti smarriti. A voler essere drammatici lo si può fare nel modo descritto da Gustave Flaubert, che non dà scampo: &#8220;L&#8217;avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge&#8221;; ma si possono vedere le cose anche in modo più realistico e costruttivo, affermare ad esempio con Leibniz che &#8220;Il presente è carico del passato e gravido dell&#8217;avvenire&#8221;. In quest&#8217;ottica passato e futuro hanno, nella modalità umana, e dunque a prescindere dalla loro obiettiva, reale esistenza [1], un valore quanto meno pari a quello del presente, di cui sono l&#8217;uno il presupposto e l&#8217;altro lo stimolo. Il passato è patrimonio insostituibile di esperienza, al punto che potremmo dire, tutti, che siamo il risultato del nostro tempo trascorso. E il futuro è coinvolgente meta, per quanto insicura, verso cui dirigere gli sforzi del nostro vivere presente, confine costante, come si è detto, fra l&#8217;attimo trascorso e quello veniente.</p>
<p style="text-align: justify;">Vuote appaiono dunque le esortazioni a non indulgere al passato, a non illudersi di futuro. Lo stesso Seneca del <em>protinus vive</em>, vivi subito, osserva che &#8220;estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente, temono il futuro:  giunti al momento estremo, tardi comprendono di essere stati occupati tanto tempo senza concludere nulla&#8221;. Non è lo stesso che dire: non dimenticare il passato, cura il presente, abbi fiducia nel futuro se vuoi dare sostanza alla tua vita?</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il <em>carpe diem </em>oraziano certamente non svaluta la ricchezza dell&#8217;avvenuto né la prospettiva del dopo: solo esorta a vivere con intensità (il presente) e a non procrastinare quanto ci è possibile fare subito, ad affidarsi al domani &#8220;il meno possibile&#8221;.  Domani che, comunque, toglierebbe ogni senso all&#8217;oggi se fosse categoricamente rifiutato, svuotando il nostro vivere di ogni proficua fiducia in un qualche fine da perseguire.</p>
<p style="text-align: justify;">Può essere accolta però la critica pascaliana, che credo voglia soprattutto invitare alla misura nell&#8217;attenzione da rivolgere ai ricordi ed alle prospettive, per evitare di perdere il contatto con la realtà: “Non ci atteniamo mai al presente. Anticipiamo l’avvenire come troppo lento a giungere, quasi per affrettare il suo corso; oppure ricordiamo il passato per fermarlo come troppo fugace; siamo così imprudenti che vaghiamo nei tempi che non sono nostri e non pensiamo al solo che realmente ci appartiene” (Blaise Pascal, Pensieri, 80). Per quanto sicuramente nostri io considererei gli eventi già vissuti e indubbiamente incerti e da acquisire quelli che ci accadranno. La migliore delucidazione del &#8220;vivere il presente&#8221; forse proviene dal pensiero della Lubich: &#8220;Essere tutti lì, in quell’opera, eliminando ogni altra cosa, perdendo pensieri, desideri, ricordi, azioni… che riguardano altro. Parlare, telefonare, ascoltare, aiutare, studiare, pregare, mangiare, dormire, senza curarci di nient’altro: fare azioni ‘intere’, ‘pulite’, con tutto il cuore, la mente e le forze” (Chiara Lubich. Ogni momento è un dono, p. 89). Ecco allora che l&#8217;espressione abusata, addomesticata per il &#8220;mercato della saggezza&#8221;, acquista valore, nel significato del fare ogni cosa nel migliore dei modi possibili, nel momento in cui si è intenti a farla.</p>
<p align="right">Amato Maria Bernabei</p>
<div>
<div>
<p style="text-align: justify;">[1] &#8220;Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell&#8217;anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro&#8221; (Sant&#8217;Agostino).</p>
</div>
</div>
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		<title>Twitter e gli anonimi insulti</title>
		<link>https://www.odanteobenigni.it/2014/05/29/twitter-e-gli-anonimi-insulti/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 May 2014 17:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
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										</div>&#160; Sgradevole, e paradossale, navigando nell&#8217;oceano di Twitter, imbattersi in un &#8220;profilo&#8221; anonimo, quando questo sia permaloso, presuntuoso, aggressivo e pretenda di sentenziare sulle qualità dell&#8217;interlocutore di turno riferendosi appena a una serie di &#8220;cinguettii&#8221; letti e interpretati frettolosamente se &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2014/05/29/twitter-e-gli-anonimi-insulti/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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										</div><p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="color: #000000;">Sgradevole, e paradossale, navigando nell&#8217;oceano di Twitter, imbattersi in un &#8220;profilo&#8221; anonimo, quando questo sia permaloso, presuntuoso, aggressivo e pretenda di sentenziare sulle qualità dell&#8217;interlocutore di turno riferendosi appena a una serie di &#8220;cinguettii&#8221; letti e interpretati frettolosamente se non, addirittura, fraintesi, magari per un&#8217;ottica viziata da opinioni preconcette o da preclusioni faziose.<span id="more-3156"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quando circa un anno fa decisi di servirmi di Twitter per divulgare le mie idee e per combattere contro l&#8217;ignoranza travestita da conoscenza, oggi trionfante sui mass media, non volli certo indossare i panni del &#8220;sapiente&#8221; che deve redimere l&#8217;umanità, o dell&#8217;esibizionista che cerca un qualche plauso, ma mi qualificai subito come voce di denuncia, contro il dilagare di una dannosa mitologia del nulla, il cui emblema mi pareva, e mi pare, Roberto Benigni, un comico che, impersonando in modo del tutto improbabile il dantista &#8220;perfetto&#8221;</span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">  </span><span style="color: #000000;">(tale risulta agli occhi dei fan, troppo spesso fan-atici) sulle piazze e sui palcoscenici nazionali e internazionali, lucra smodatamente<span style="font-family: Calibri;"> </span></span><span style="color: #000000;">sul suo ingannevole travestimento. Un comico che, in forza di una presunta (ma solo presunta) &#8220;vastissima cultura&#8221; da tuttologo, viene incaricato, sempre a suon di milioni spesi dalla Rai, di fare la pubblica esegesi dell&#8217;Inno di Mameli (</span><a href="http://dettaglitv.com/?p=3552" class="broken_link" rel="nofollow"><span style="color: #0000ff; font-family: Calibri;">http://dettaglitv.com/?p=3552</span></a><span style="color: #000000;">), di vestire i panni del costituzionalista, illustrando agl&#8217;Italiani gli articoli fondamentali della Costituzione (</span><a href="http://www.odanteobenigni.it/?p=2283"><span style="color: #0000ff; font-family: Calibri;">http://www.odanteobenigni.it/?p=2283</span></a><span style="color: #000000;">); un comico perfino invitato a rappresentarci al Parlamento Europeo (</span><a href="http://dettaglitv.com/?p=6250" class="broken_link" rel="nofollow"><span style="color: #0000ff; font-family: Calibri;">http://dettaglitv.com/?p=6250</span></a><span style="color: #000000;">), e successivamente a parlare al Quirinale (</span><a href="http://dettaglitv.com/?p=6665" class="broken_link" rel="nofollow"><span style="color: #0000ff; font-family: Calibri;">http://dettaglitv.com/?p=6665</span></a><span style="color: #000000;">), per celebrare il 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia. Compiti sempre assolti in modo assolutamente inadeguato, per manifesta, grave incompetenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per segnalare ed avversare la quale, devo spesso subire l&#8217;aggressione cieca, incivile, o addirittura stupida, dei più intransigenti &#8220;tifosi&#8221; dell&#8217;istrionico toscano, ingiustificatamente eletto a paladino di valori culturali, politici, sociali, etici, espressione elevata d&#8217;intelligenza, di arte, di sapere! Le reazioni di cui mi lamento sono molto più vicine all&#8217;intolleranza ultrà che al sano dissenso argomentato, alla contrapposizione dialettica. Chi commenta in Internet dandomi del &#8220;falso intellettualoide&#8221; (per evidente imperizia linguistica </span><span style="color: #0000ff;">[1]</span><span style="color: #000000;">), del &#8220;poveraccio&#8221; che cerca un po&#8217; di pubblicità per i suoi libri, del denigratore di non so quale schietta sapienza (come si può screditare chi in maniera lampante non può avere credito?); o chi sui social network mi accusa di atteggiarmi ad &#8220;eletto&#8221; di fronte al nulla di tutti, di pensare addirittura di essere Dio, di volere &#8220;tutti proni in ossequioso rispetto&#8221; , di avere un Ego smisurato che mi stritola, di sputare veleno, e mi qualifica, senza minimamente conoscermi, come &#8220;antipatico accademico&#8221; pieno di sé, lo fa evidentemente perché deve considerarmi pericoloso attentatore nei confronti di un mito in cui si è così fortemente identificato (quasi sempre più per ragioni di parte che culturali </span><span style="color: #0000ff;">[2]</span><span style="color: #000000;">) da non sopportare che venga messo in discussione! Troppi scelgono, </span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> </span><span style="color: #000000;">non avendo altro, uno straccio d&#8217;insegna da adorare e da rincorrere&#8230;</span></p>
<p align="center"><em><span style="color: #000000;">E dietro le venìa sì lunga tratta</span></em><span style="color: #000000;"> /</span><em><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> di gente&#8230;</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sembrano proprio adattarsi, i versi dell&#8217;Alighieri, alla folla derelitta, annebbiata dai bombardamenti mediatici, facilmente indotta a scambiare la negazione del valore per valore incontestabile da inseguire e perseguire contro ogni logica. Tanto per non far ricorso all&#8217;abito che meglio si attaglierebbe a siffatta moltitudine, ma divenuto troppo consueto, delle </span><em><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">pecorelle</span></em><span style="color: #000000;"> che </span><em><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">escon del chiuso</span></em><span style="color: #000000;"> di altro Canto dantesco (</span><em><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">Purgatorio</span></em><span style="color: #000000;">, III, v. 79 ss.). </span><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ecco dunque come l&#8217;8 maggio 2014, su Twitter, una non meglio identificabile </span><em><span style="color: #000000; font-family: Calibri;">follower</span></em><span style="color: #000000;"> (chi l&#8217;avrà mai obbligata a seguirmi?), @labinis3, protetta dai veli coraggiosi dell&#8217;anonimato, mi apostrofa in modo inopportuno e sgarbato, indispettita da nient&#8217;altro che dalla sua suscettibilità, per una mia precisazione che non aveva certo l&#8217;intenzione di considerare gli altri incapaci di comprendere, ma voleva fermare l&#8217;attenzione sui due sensi di un aforisma in rima, che avevo appositamente ideato per &#8220;un cinguettio&#8221;:<br />
</span><span style="color: #000000;"> <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2014/05/twitter-1.jpg" rel="lightbox[post-3156]"><img class="aligncenter size-full wp-image-3158" title="twitter 1" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2014/05/twitter-1.jpg" alt="" width="589" height="200" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella sequenza che segue riporto, con fedeltà il più possibile cronologica, dato l&#8217;accavallarsi dei tweet nella foga dello &#8220;scontro&#8221;, lo scambio serrato di battute:</span></p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">La spiegazione non era per offendere, ma per evidenziare. Avrei anche potuto voler dire una cosa soltanto&#8230; O no?</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L&#8217;interlocutrice si sposta all&#8217;improvviso, senza congruenza, sull&#8217;argomento che le preme davvero:</span></p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><em><span style="color: #ff0000;">Capisco che Benigni non possa essere un professore coi crismi danteschi ma questa guerra da mesi stufa. Non le piace ok&#8230; se ne faccia una ragione. Piuttosto che non conoscere nulla di Dante meglio Benigni. I puristi stanno nelle torri d&#8217;avorio. Triste&#8230; Questo è il mondo che ci ritroviamo. Possiamo non accettarlo, combatterlo ma ne usciremo comunque sconfitti. È l&#8217;era del NULLA&#8230;<br />
la Sua intelligenza non la confonde ma non può pretendere il plauso di chi nemmeno La comprende. SI rassereni e viva viva viva<br />
</span></em><span style="color: #ffffff;">&#8212;</span><span style="color: #ff0000;"> </span></li>
<li>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Chi si dà per sconfitto, non inizi nemmeno la lotta: non potrà che perdere.</span><br />
<span style="color: #000080;"> Io vado avanti da un anno, Benigni ha infestato l&#8217;aria per una dozzina d&#8217;anni: prima di recuperare mi manca. Non sono d&#8217;accordo con lei&#8230; Meglio Benigni che non conoscere&#8230;? Per favore: come dire che un boccone avvelenato è cosa migliore che patire la fame! L&#8217;ignoranza è la peggior nemica dell&#8217;uomo, specialmente quella camuffata da sapere. Se la &#8220;stufo&#8221; non mi legga: semplice. Certo non ha compreso il senso della mia lotta, in cui Benigni è solo un emblema negativo. Per il resto di lui niente m&#8217;importa. Io vivo, vivo, vivo!</span><br />
<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2014/05/twitter-2.jpg" rel="lightbox[post-3156]"><br />
<img class="aligncenter" title="twitter 2" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2014/05/twitter-2.jpg" alt="" width="589" height="200" /></a></p>
</li>
<li style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Mi pare che lei legga in modo travisato le mie parole: se pensassi di non essere capito, non sarei qui a scrivere! Lei è proprio un bel tipo: si irrita e continua a seguirmi! Ora io dovrei sentirmi offeso, visto che non sono affatto pieno di me.<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8212; </span></span></li>
<li>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #ff0000;">ma lei crede che tutti abbiano studiato Dante? non è così Se qualcuno lo fa conoscere non è sbagliato. Meglio poco che nulla</span></em></p>
</li>
<li>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Poco se fosse buono, non poche corbellerie. Chi non conosce Dante non per questo deve essere preso in giro da un Benigni qualunque. Lei ha letto il mio libro? Ha ascoltato con attenzione Benigni? Se l&#8217;avesse fatto la penserebbe in modo diverso. Non si può divulgare la medicina insegnando agl&#8217;ignoranti che il cervello è nella vescica&#8230;</span></p>
</li>
<li>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #ff0000;">nemneno io. Anzi le dirò di più è antipatico e immagino le sue accademiche lezioni. Troppa sicurezza mi spaventa.</span></em></p>
</li>
<li>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">La ringrazio sentitamente: sta di fatto che non sono mai stato accademico e che i miei alunni mi adoravano, anche per simpatia&#8230;</span></p>
</li>
<li><em><span style="color: #ff0000;">felice per Lei e soprattutto per loro</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0000;"> stimolo il Suo ego&#8230;e non dica che le dispiace<br />
</span></em><span style="color: #ffffff;">&#8212;</span></li>
<li style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;">Non stimola il mio Ego: mi dà purtroppo l&#8217;impressione che anche le persone colte sono cadute nell&#8217;abbaglio.<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8212; </span></span></li>
<li style="text-align: justify;"><em><span style="color: #ff0000;">il suo ego la oltrepassa e la stritola. Provo quasi pena. La mia ignoranza non sarà dotta quanto la sua ma io non sputo veleno<br />
</span></em><span style="color: #ffffff;">&#8212;</span></li>
<li><span style="color: #000080;">Visto che lei non ha avuto la buona idea di &#8220;scaricarmi&#8221;, lo faccio io, da perfetto antipatico! Non avrà più schizzi di veleno<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8212; </span></span></li>
<li><em><span style="color: #ff0000;">il dialogo serve. Preferirebbe tutti proni in ossequioso rispetto? io di solito razionalizzo non incenso xke&#8217; sa di falso</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0000;"> certi glielo consento però mi scusi ma Lei spesso è un po&#8217; troppo sucuro di sé. Sintomo di latente profonda insoddisfazione</span></em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">                 A questo punto, </span><span style="color: #000000; font-family: Calibri;"> </span><span style="color: #000000;">stanco di essere oltraggiato e psicanalizzato, decido di &#8220;bloccare&#8221; l&#8217;interlocutrice importuna, di togliermela per sempre dai piedi, in quanto inutile nella sua critica non costruttiva, e di continuare tranquillamente per la mia strada. Inutile parlare alle pareti!<br />
</span><span style="color: #000000;">                 (N.B. Le &#8220;sviste ortografiche&#8221; sono state riportate per conservare il realismo della conversazione digitata).</span><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Sono ormai trascorsi tre anni dalla pubblicazione del saggio &#8220;</span><a href="http://www.odanteobenigni.it/?page_id=2"><span style="color: #0000ff; font-family: Calibri;">O Dante o Benigni</span></a><span style="color: #000000;">&#8221; e, nonostante le continue, numerose contestazioni ricevute, non ho mai trovato chi abbia saputo contrapporsi alla mia posizione con argomenti validi, con una solida tesi confutatoria: tutti usano le solite considerazioni stereotipate, affermazioni ricavate dal &#8220;cattivo senso comune&#8221;, indubbiamente indotto dal plauso mediatico e dal consenso acritico, quando non da ragioni di parte, che non hanno alcuna probabilità di trovare fondatezza e di poter validamente accreditare lo sgangherato business &#8220;culturale&#8221; concepito dal comico toscano. Le mie tesi non sono campate in aria, ma tutte puntualmente supportate da probante documentazione. Leggere (ed ascoltare) per credere!</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E la si smetta di ripetermi sempre le litanie fasulle che vorrebbero giustificare l&#8217;ingiustificabile: una divulgazione culturale non potrà mai essere tale diffondendo corbellerie in luogo del sapere. Non prendiamoci in giro.</span><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p align="right"><span style="color: #000000;">Amato Maria Bernabei</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="right"><span style="color: #000000;">___________________</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">[1] </span>Se un intellettualoide è un falso intellettuale<br />
(<a href="http://www.treccani.it/vocabolario/intellettualoide/#">http://www.treccani.it/vocabolario/intellettualoide/#</a>), un falso intellettuale falso non può che essere un intellettuale vero!<br />
<span style="color: #000000;">[2]</span> Lo scaltro Benigni ha presentato un Dante che come tale può andar bene a tutti (?) e come Dante-proletario (dato il taglio TuttoDante-antiCavaliere) va sicuramente bene all&#8217;intera schiera degli oppositori di Arcore. Noi, che siamo interessati alla cultura per la cultura e non in funzione della faziosità, avremmo fieramente avversato anche un Benigni-esegeta pro Cavaliere, sia chiaro!</p>
<p style="text-align: justify;" align="right"><span style="color: #000000;"><br />
</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: x-small;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Stefano Bollani: Parliamo di musica</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jul 2013 13:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio generale]]></category>
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		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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										</div>&#160; Troppi libri sono concepiti solo per lo smercio! Avevo inviato una breve recensione del saggio di Stefano Bollani, Parliamo di musica, al sito ibs.it, con lo pseudonimo di eppursimuove, e devo ammettere la mia sorpresa nel constatare che il &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2013/07/12/stefano-bollani-parliamo-di-musica/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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										</div><p>&nbsp;</p>
<p><em>Troppi libri sono concepiti solo per lo smercio</em>!</p>
<p><span id="more-2522"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Avevo inviato una breve recensione del saggio di Stefano Bollani, <em>Parliamo di musica</em>, al sito ibs.it, con lo pseudonimo di <em>eppursimuove</em>, e devo ammettere la mia sorpresa nel constatare che il mio parere, non certo positivo, è stato ospitato. Ritengo adesso opportuno pubblicare sul mio spazio un&#8217;ampia scheda che giustifichi il giudizio sfavorevole riportato di seguito:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;In teoria tutto è musica&#8221;, scrive frettolosamente Bollani, come quando qualcuno dice che tutto è poesia; ma musica e poesia sono arti e, in quanto tali, prodotti convenzionali di alta levatura (quando sono Musica e Poesia) che non esistono &#8220;in natura&#8221;, come vorrebbe il pianista. Uno dei tanti esempi possibili di idee vergate là, per riempire la pagina.<br />
</em><em>Ho trovato il volume del pianista piuttosto inutile, gradevole solo nella narrazione aneddotica. Il classico testo che viene commissionato per il mercato a chi, per essere noto, procurerà vantaggi a se stesso e alla casa editrice. Scrittura rabberciata, con errori non infrequenti (anche di grammatica, come &#8220;un altro elemento&#8230; sono quelle&#8230;&#8221;). Alcuni argomenti sono intitolati ed, a mio avviso, non trattati (cosa che accade, ad esempio, nel capitolo &#8220;E parlare di cultura?&#8221;). Stile a volte confuso, incoerenza di pensiero o mancanza di attitudine ad esprimerlo in modo chiaro; argomentazioni perfino incongrue.<br />
</em><em>Insomma, la consueta sortita del personaggio mediatico che non ha l&#8217;indole dello scrittore, ma che ad ogni costo deve pubblicare il suo libro.<br />
</em><em>Di gran lunga migliore il Bollani musicista.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questa la mia opinione, in sintesi. Ora approfondisco, non senza aver prima ribadito la mia <strong>grande stima per lo strumentista</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Parliamo di musica</em> (Mondadori) è, dunque, il titolo del &#8220;libro&#8221; di Stefano Bollani.<br />
<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2013/07/Stefano-Bollani-Parliamo-di-musica.jpg" rel="lightbox[post-2522]"><img class="alignleft  wp-image-2523" title="Stefano Bollani - Parliamo di musica" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2013/07/Stefano-Bollani-Parliamo-di-musica.jpg" alt="" width="185" height="289" /></a>Letterato? No, jazzista e compositore noto, perciò, di necessità, anche scrittore. Naturalmente per un marchio &#8220;rinomato&#8221; (ormai più noto che pregiato) come Mondadori. Sarcasmo? Sì. Del resto questo è il tempo in cui chi sa veramente scrivere e non è personaggio mediatico, può tenere nel cassetto le sue pagine, mentre chi ha acquisito fama per qualunque ragione possibile, può estrarre dal cassetto anche le pagine che non ha.<br />
Il libro del Bollani è uno dei tanti esempi che rafforzano il detto &#8220;chi vuol fare l’altrui mestiere fa la zuppa nel paniere&#8221;, per colpa di una logica che assegna i ruoli in relazione al commercio e non alle competenze. Come se un degno e conosciuto poeta, per il fatto stesso di essere tale, strimpellando il pianoforte si sentisse autorizzato a pubblicare un album di musica jazz. Credo che se io lo facessi, avresti ben da ridire &#8211; e con ragione &#8211; caro Stefano! Mi si dirà che un musicista ha pieno diritto di parlare e scrivere di musica. Certo: ma la stesura di un libro richiede attitudini specifiche. Bravura linguistica, ad esempio, capacità di argomentare con logica, coerenza, proprietà, precisione&#8230; Doti che non ho potuto riscontrare in modo apprezzabile nel volume del pianista milanese, in cui mi sono imbattuto per caso, nei miei percorsi digitali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto, e posso affermare in modo deciso che di Bollani preferisco le interpretazioni al pianoforte e che il musicista avrebbe fatto meglio a dedicare alla sua arte il tempo speso nella &#8220;scrittura&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume si apre con una considerazione sui gusti musicali &#8220;indiani&#8221; che impediscono a un amico dell&#8217;autore di apprezzare il bellissimo, a mio avviso, brano dei Beatles <em>Yesterday</em>, e per il quale gli espedienti melodici degli autori, le &#8220;scale&#8221;, in particolare, sarebbero «orpelli di una popolazione &#8220;civilizzata&#8221;» per lui difficili da capire, abituato com&#8217;è ai <em>raga</em> [1].</p>
<p style="text-align: justify;">Il Bollani nota in proposito che &#8220;la scala ascendente di <em>Yesterday</em> ci commuove perché le note che salgono ci comunicano una tensione (e se scendono ci mettono tristezza)&#8221;. Cosa che certo non può essere generalizzata, dal momento che esistono tanti brani in cui ciò non si avvera (mi vengono in mente scale ascendenti e discendenti, in successione, che in certe sinfonie di Rossini hanno tutt&#8217;altro risultato). A parte la contraddizione con quanto Bollani sosterrà a proposito degli effetti psicologici degli accordi maggiori e minori [2], non credo che basti salire e scendere per il pentagramma per generare tensioni e tristezze. <em>Yesterday</em> comunica quel che comunica per il suo insieme, per la sua <em>gestalt</em>, fatta di melodia, armonia, ritmo, dinamica&#8230; Un risultato estetico è frutto della fusione dei mezzi usati, in vista dell&#8217;espressione di uno stato d&#8217;animo e di una filosofia di vita, non si può ridurre a nessun singolo elemento e nemmeno alla somma degli elementi medesimi. Se imprimessi a una melodia, identica nelle note, un altro andamento modificando le figure, cambiassi anche solo in parte l&#8217;armonia, creassi una diversa cadenza ritmica, magari molto più incalzante, già l&#8217;esito sarebbe di gran lunga diverso, e magari la nostalgia si trasformerebbe in allegria, nonostante il salire e il discendere delle note sul pentagramma.</p>
<p style="text-align: justify;">Se poi in un orecchio abituato ad altro genere differenti modalità suscitano fastidio, forse quell&#8217;orecchio  non è così sviluppato e ricettivo da poter apprezzare la diversità: la buona musica non ha lingue né continenti. Io non trovo noiosa una bella musica indiana solo perché distante dai canoni cui sono abituato, né disprezzo la poesia azteca perché sono aduso a leggere il Petrarca! Trovare noioso un vero prodotto artistico è una restrizione della sensibilità e dell&#8217;intelligenza. Qualunque visione settoriale è limitante, anche quella di chi si è abituato ai <em>raga</em> indiani ed è ottuso ad altre modalità. E in realtà Bollani afferma che &#8220;questa visione della musica limita le nostre possibilità di ascolto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Subito dopo, però, si produce in una sconcertante affermazione, scrivendo che &#8220;la musica è un po&#8217; come la democrazia&#8221;! Accostamento che sembra reggere per argomentare l&#8217;angustia di un singolo approccio di fronte alla ricca molteplicità delle esperienze possibili, perché la democrazia vera è apertura e le aperture non hanno steccati o, quanto meno, superano la recinzione attraverso uno sbocco, ma che diventa &#8220;opaco&#8221; quando l&#8217;autore continua con il dire che &#8220;la democrazia non è l&#8217;unico dei mondi possibili&#8221; e conclude in modo confuso che &#8220;la musica esiste in natura&#8221;, chiedendosi quale sia &#8220;il confine tra musica e rumore&#8221;. Non proprio un incedere rigoroso!<br />
Senza soffermarmi sull&#8217;evidente disordine, mi preme rilevare la confusione semantica circa la parola &#8220;musica&#8221;. Siamo al solito equivoco che nasce dalla polisemia. Si sovrappongono, nell&#8217;argomentazione di Bollani, almeno tre significati del termine &#8220;musica&#8221;: quello figurato di armoniosa sensazione auditiva, quello metonimico di suono, quello proprio di arte. In relazione a quest&#8217;ultima accezione mai nessuno potrà sostenere che la musica (oggetto del conversare dell&#8217;autore) esiste in natura; affermazione valida, invece, per il secondo significato e in parte per il primo, assegnabile anche a un prodotto artistico. Il garbuglio è evidente quando Bollani si interroga sulla differenza &#8220;fra musica e rumore&#8221;, distinzione improponibile se non intendiamo il vocabolo musica come suono, per sineddoche! Immaginate se io dicessi che la poesia esiste in natura solo per il fatto che la natura può essere poetica, può avere poesia intesa come motivo di ispirazione e di idealizzazione (la poesia di un&#8217;aurora). Le arti sono invece il frutto di artifici umani e rispondono a umane convenzioni (e convinzioni). In natura esistono suoni, ma nessuna grammatica dei suoni (e questo, nel marasma, il Bollani lo dice); ci sono scenari poetici, ma nessuna grammatica della parola: in natura non c&#8217;è, né mai ci sarà, l&#8217;arte.<br />
Un sofisma è possibile: l&#8217;uomo è parte della natura ed ogni sua creazione è &#8220;naturale&#8221;, perciò l&#8217;arte, attraverso l&#8217;uomo, è in natura. Chiunque abbia buone capacità logiche può rendersi conto della fragilità di questo capzioso ragionamento a sostegno del concetto bollaniano.<br />
Il pianista però rafforza la confusione al capoverso successivo, quando decreta: &#8220;In teoria, tutto è musica&#8221;. Poi parla della musicalità del canto degli uccelli che noi valuteremmo in forza del sistema tonale occidentale, al punto che si dovrebbe pensare che un indiano debba essere insensibile al verso di un usignolo. Si precisa però che anche i pigolii distanti dai gusti &#8220;etnici&#8221; sono musica. Ribadisco la caduta del musicista in un minestrone polisemico senza via di uscita. Il canto degli uccelli può essere musicale, o &#8220;musica&#8221; per i nostri orecchi, ma non lo si accosti nemmeno all&#8217;arte della Musica!<br />
Si può indugiare, a questo punto, su alcune righe gratuite del saggio: &#8220;Magari proprio quelli [gli uccelli] che si distanziano maggiormente dai nostri parametri di bellezza stanno eseguendo un richiamo d&#8217;amore dolcissimo, o un lamento di dolore&#8221;&#8230; Che si dice in sostanza della musica? Proprio niente. L&#8217;umana interpretazione non ha nulla a che vedere con i fenomeni naturali. Il richiamo di un&#8217;upupa può essere d&#8217;amore (ma ha senso parlare d&#8217;amore per un volatile?) o di sofferenza, avrà sempre sull&#8217;uomo un effetto diverso dai segnali di un canarino. Credo che non sia casuale che il verso del primo abbia suggestionato i poeti preromantici portandoli a farne un &#8220;suono&#8221; sepolcrale e finendo nel Carme di Ugo Foscolo (<em>e uscir del teschio, ove fuggia la luna, / l&#8217;upupa, e svolazzar su per le croci</em>). È l&#8217;uomo che stabilisce se un cinguettio gli pare dolce o sgradevole, e non certo in relazione ai sistemi musicali!</p>
<p style="text-align: justify;">A margine delle considerazioni che riguardano il canto degli uccelli si legge poco più avanti (ma il nesso sfugge): &#8220;Recentemente si sono fatti degli esperimenti all&#8217;asilo con alcuni bambini facendo loro ascoltare un pezzo di John Cage e <em>Le quattro stagioni</em> di Antonio Vivaldi, e i bambini hanno scelto John Cage&#8230;&#8221;. Altro che la scoperta di Cristoforo Colombo! Se ai bambini dell&#8217;asilo facciamo ascoltare Dante e la filastrocca della nonna, che volete che scelgano? Chiaro che i rumori e le &#8220;cose buffe&#8221; della musica di Cage debbano attrarre un bambino di tre anni più della musica di Vivaldi. Ma Bollani considera didattico l&#8217;esperimento: esso insegnerebbe che crescendo si rischia di &#8220;dare importanza solo alla grammatica, alla logica e alla tonalità [...] all&#8217;ordine, &#8220;e ciò che non è ordinato ci sembra strano&#8221;. Espresso così il concetto è facilmente contestabile: forse che il disordine è compatibile con l&#8217;arte?<br />
L&#8217;autore voleva magari parlare dell&#8217;<em>écart</em> [3], della violazione del codice del linguaggio, più che del disordine vero e proprio, tant&#8217;è che in modo più chiaro, dopo qualche capoverso, egli aggiunge: &#8220;Tuttavia, senza queste deviazioni di percorso la musica non sarebbe andata avanti. E il jazz è sfacciatamente pieno di meravigliosi errori grammaticali&#8221;. Farò notare che lo &#8220;scarto&#8221;, la temporanea e voluta trasgressione alla norma, non necessariamente deve denominarsi errore.</p>
<p style="text-align: justify;">Disarmante, nel capoverso successivo, il ragionamento per assurdo: &#8220;Dovremmo prendere un bambino e farlo crescere nel silenzio di una foresta e poi vedere [vedere?] che musica produrrebbe&#8221;. Beh, dopo essere stati indotti a ritenere che tutto è musica, risulta arduo pensare a una foresta completamente silenziosa. Ammettiamone l&#8217;esistenza: che musica produrrebbe un bambino cresciuto in isolamento in un simile ambiente? Marina Chapman, fra i cinque e i dieci anni, imparò ad urlare con le scimmie [4]: nel silenzio totale che &#8220;musica&#8221; potrebbe apprendere e produrre un bambino? Nessuna. In qualunque contesto il silenzio è pausa, mai suono. La metafora che <em>sente</em> la &#8220;musica del silenzio&#8221; sa di godere dei fruscii e delle flebili voci dei romitaggi, o allude alla capacità umana di &#8216;evocazione nella tranquillità&#8217;, nella pace, alla possibilità di&#8230; scrivere tutto su una pagina bianca&#8230; Ma immaginare che un bambino, privato dell&#8217;esperienza dei rumori e dei suoni, potrebbe essere più creativo, perché non condizionato da schemi precostituiti, mi pare contrasti con la stessa esigenza espressa dal Bollani di un&#8217;educazione alla musica (<em>ti insegnano a leggere, ma non ad ascoltare la musica</em>); come contraddittorio è il rimpianto della primitività libera da norme (<em>niente regole sui rami degli alberi</em>), che però non tiene conto che lo stesso rifugiarsi sulle piante di alto fusto e nascondersi tra le fronde costituiva &#8220;regola&#8221; per sottrarsi ai pericoli degli assalti improvvisi delle fiere, nel sonno.</p>
<p style="text-align: justify;">Lascia perplessi anche l&#8217;affermazione che precede questa &#8220;nostalgia del passato&#8221;: &#8220;Tutto può essere musica. Non esiste in natura un sistema per distinguere il suono dal rumore&#8221;. Circa l&#8217;equivoco nell&#8217;uso del termine musica, è stato già detto. Per quanto concerne il problema dei suoni e dei rumori, la &#8220;natura&#8221; non può avere certo sistemi atti a distinguere i suoi fenomeni, ma la fisica conosce perfettamente la differenza tra le vibrazioni regolari di un &#8220;suono&#8221; e quelle diseguali di un rumore. Sicché la diversità degli eventi sonori non va riferita esclusivamente alla percezione soggettiva, che classifica il fenomeno acustico in relazione alla gradevolezza o al fastidio che esso genera, ma deve tener conto delle caratteristiche oggettive degli eventi medesimi, separare cioè il campo di studio della psicoacustica da quello dell&#8217;acustica.<br />
Il nesso tra i vari livelli di ragionamento (alberi, musica, suoni e rumori) è comunque sfuggente, e per eufemismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Incoerente risulta pure affermare, a metà dell&#8217;opera, &#8220;quando i musicisti occidentali chiamano l&#8217;eschimese o l&#8217;aborigeno a incidere il risultato è kitsch&#8221;. Tenendo conto che si teorizza la libera interpretazione (ognuno suoni come vuole), il giudizio riportato sembra smentire l&#8217;assunto. Criticare la rigidità e indicare modelli da seguire non è sintomo di consequenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel capitolo &#8220;Imparare la musica&#8221; Bollani sostiene che un buon maestro &#8220;non fa studiare le stesse cose&#8221; a tutti i suoi alunni, e forse, con maggior precisione, vuole alludere alla necessità di variare il modo e di adeguare i contenuti in maniera individualizzata. Per quanto concerne &#8220;le cose&#8221; da studiare, esse non cambiano certo granché all&#8217;interno di una determinata disciplina!</p>
<p style="text-align: justify;">Poi il musicista accusa una disarmante inesperienza: gli ricordiamo che prima di scrivere ci si documenta!<br />
Egli riferisce: &#8220;La solita mitica équipe di scienziati inglesi, che forse esiste solo nella fantasia dei redattori di certi quotidiani, chissà, ci ha fatto sapere che il contenuto delle nostre frasi conta, in caso di comunicazione diretta fra due persone, diciamo un 20%&#8221;. Caro Bollani, non si tratta di scienziati inglesi, e non è corretto quello che riferisci.<br />
Fu uno studioso statunitense, Albert Mehrabian, a pubblicare nel 1972 il volume <em>Nonverbal communication</em>, in cui riferì del suo studio sull&#8217;importanza dei livelli analogici (<em>paraverbale</em>, legato alla voce e al suo uso, e <em>non verbale</em>, connesso con gestualità, postura, mimica facciale) nella &#8220;comunicazione faccia a faccia&#8221;, stabilendo le percentuali di incidenza: livello paraverbale, 38%, livello non verbale, 55%, livello digitale o verbale, 7% [5].<br />
Ricorda, caro Bollani, che ogni frettolosa scrittura di personaggio mediatico, scade in divulgazione d&#8217;ignoranza! Responsabilità non trascurabile, evidentemente.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi preme a questo punto evidenziare un <em>genere veniale d&#8217;imperfezione</em>, che tuttavia contribuisce a dare la misura dell&#8217;approssimazione del jazzista nella stesura dell&#8217;elaborato. Si incontrano di tanto in tanto, nel suo libro, espressioni poco accurate, come: &#8220;In natura, tra il Do e il La, ci sono mille altre possibilità, mille sfumature&#8221;, per significare che tra i suoni che noi abbiamo deciso di chiamare La e Do, ce ne sono infiniti altri di frequenza crescente. In natura ci sono fenomeni, non criteri di accordo e denominazioni. Oppure si legge: &#8220;Il La era un&#8217;altra nota&#8221;, per farci sapere che il suono emesso dal <em>diapason</em> (o <em>corista</em>) è stato oggetto di convenzioni diverse: nel 1885 la piccola forcella d&#8217;acciaio era stata intonata sulla frequenza di 435 hertz [6], che successivamente sarebbe stata innalzata a 440 e poi a 442; il La, dunque, non era &#8220;un&#8217;altra nota&#8221;, il Fa o il Mi, o il Sol: aveva semplicemente, per convenzione, caratteristiche leggermente diverse, un numero di oscillazioni al secondo di appena l&#8217;1,6% inferiore!</p>
<p style="text-align: justify;">Continuando: &#8220;Nella musica classica le dinamiche pretendono un ascolto impegnato&#8221;&#8230; Forse a Bollani sfugge la distinzione tra il participio passato di impegnare e l&#8217;aggettivo impegnativo? Come può un ascolto essere impegnato? nel fare che?</p>
<p style="text-align: justify;">Una banalità, se non un&#8217;imprecisione, mi sembra di poter rilevare nel passo in cui si parla della &#8220;musica di <em>Profondo rosso</em>, dei Goblin&#8221;. Il testo recita in proposito: &#8220;Dove è la terza minore, il Do, a conferire la tonalità minore&#8221;. Che novità! È sempre la caratteristica a contraddistinguere il modo. L&#8217;autore vuole dire probabilmente che, fino al momento in cui essa non viene eseguita, il modo non è individuabile; ma allora avrebbe dovuto usare un altro verbo, non &#8216;conferire&#8217;: magari rivelare.</p>
<p style="text-align: justify;">A questa famiglia di negligenze appartiene anche la considerazione: &#8220;[l'orecchio assoluto] è utile non solo per accompagnare i <span style="text-decoration: underline;">cantanti che vogliono suonare</span> il tal brano in una tonalità distante da quella originale, ma anche per accorgersi che lo stesso brano suonato in una tonalità più alta o più bassa rivela tutt&#8217;altro carattere&#8221;. A &#8220;i cantanti che vogliono suonare&#8221; avrei preferito &#8220;i cantanti che vogliono eseguire&#8221;, perché non tutti i cantanti suonano, mentre a tutti i cantanti capita di dover adattare la tonalità di un brano alla propria estensione vocale. Voglio credere che metaforicamente Bollani pensasse al cantante che suona il suo &#8220;strumento vocale&#8221;&#8230; Per di più ritengo che non sia necessario l&#8217;orecchio assoluto per accorgersi del diverso carattere che un pezzo musicale acquista quando viene mutata la sua tonalità originaria. Io ho l&#8217;orecchio relativo, ma avverto immediatamente una differenza del genere.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le gaffe veniali si annovera anche questa: &#8220;Marsalis per esempio è uno che ama l&#8217;idea che il jazz diventi la musica classica americana. Ma per fargli acquisire quello status, il jazz perderebbe in freschezza, perché diventerebbe un monumento, una cosa da museo&#8221;. Scrivere questo è come affermare che la musica classica è ormai roba da museo&#8230; Specialmente in presenza di altri spunti polemici, come l&#8217;ironia, nemmeno tanto velata, che descrive il &#8220;compositore&#8221; come un soggetto dai &#8220;capelli cotonati&#8230; di solito un po&#8217; sofferente&#8221; e dedito alla &#8220;cura dei dettagli&#8221;, o il passo: &#8220;[Elio e Zappa] sono entrambi di provenienza “colta” (ahi! che brutto termine)&#8221;. Senza contare che Bollani continua a distinguere i vari generi musicali, avendo però dichiarato avversione nei confronti della loro differenziazione: &#8220;I generi sono etichette che provengono da origini esterne alla musica, volute perlopiù dai mass media&#8221;. Io non mi sento di accogliere questo modo di pensare. Classica, leggera, liscio, jazz sono distinzioni che raggruppano modi svariati e riconoscibili &#8211; per le loro peculiarità &#8211; di comporre e proporre musica; sono differenti, ma somigliano, alle classificazioni interne alla musica classica (sinfonica, da camera, operistica) nate non certo dalle esigenze dei mass media, ma in relazione alla maniera e alla destinazione, e accostabili ai generi della Letteratura (prosa, poesia, epica, lirica, drammatica, fino a giungere alle ripartizioni più specifiche, quali romanzo, racconto e simili). Del resto lo stesso Bollani si contraddice clamorosamente arrivando a parlare di &#8220;altre musiche&#8221; quando, a proposito del jazz, sostiene che &#8221; è un modo di stare insieme, sul palco, di fiducia nelle capacità e nella sensibilità dell’altro, che è difficile riproporre nella vita reale ma anche <span style="text-decoration: underline;">nelle altre musiche</span>&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l&#8217;attribuzione a qualcuno di qualcosa che non è proprio suo, sarebbe da evitare: &#8220;Persino il rock and roll è nato come una danza: il termine fu inventato da un DJ radiofonico [7] ed è diventato paradigma di un intero mondo, quello dei “giovani” (contro i “matusa”, come direbbe Elio)&#8221;. Ma non è Elio che può rivendicare un&#8217;espressione che, quanto meno, risale alla vigilia del Sessantotto (1966, per la precisione), usata come abbreviazione di Matusalemme per &#8220;etichettare&#8221; le persone di qualunque età, ma dalle idee vecchie e superate.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sconfortante ingenuità si incontra quando il Bollani prende a criticare l&#8217;assenza del &#8220;presente&#8221; nei testi delle canzoni, con considerazioni che si succedono in modo anche farraginoso: «&#8221;Era una casa molto carina, senza soffitto senza cucina&#8221; (un testo cantato da Endrigo su una musica di Vinícius de Moraes). Perché è al passato?». Che domanda! L&#8217;imperfetto è il tempo delle fantasie infantili e delle favole: c&#8217;era una volta&#8230; L&#8217;autore prosegue: &#8220;In <em>Canzone per te</em> [di Sergio Endrigo] si usa il futuro ma per parlare di un presente che si teme già in odore di passato. <em>Lontano lontano</em> di Luigi Tenco ha lo stesso impianto. “Qualche cosa negli occhi di un altro ti farà ricordare i miei occhi, i miei occhi che ti amavano tanto&#8230;” Come nelle opere di Vinícius de Moraes&#8230; E il presente dov’è, il presente, in questi poeti impegnati a fare altri progetti, mentre la vita accade?&#8221;. Il presente, caro Bollani, è l&#8217;impoetico per eccellenza, anche perché dura un frammento infinitesimo. Il presente esclude la fantasia: ciò che è non può essere né elaborato dal ricordo né prefigurato, ma semplicemente vissuto. Il presente ha sostanza inafferrabile, ineffabile. Quello che ho scritto è già passato e quello che sto per scrivere è futuro. Ogni lettera di questo scritto è il brevissimo presente del dito che si posa sulla tastiera. Caro Bollani, ti conviene pensare in musica&#8230;!</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono poi imperfezioni più gravi, che riguardano la <em>chiarezza formale</em> ed hanno a che vedere anche con la logica, senza considerare la <em>zoppìa grammaticale</em>. &#8220;Si possono prendere gli accordi (cioè l&#8217;armonia) di una canzone e usarli per farne una nuova, ma non il contrario, cioè usare una melodia per crearne un&#8217;altra, poiché ci condurrebbe dritti all&#8217;accusa di plagio&#8221;. Il contrario dell&#8217;assumere una stessa combinazione di accordi per innestarvi due, o più, differenti melodie, è &#8220;prendere&#8221; una melodia e armonizzarla in due o più modi, non &#8220;usare una melodia per crearne un&#8217;altra&#8221;! E la <em>sintaxis clauda</em>? Ecco i nessi zoppicanti: &#8220;Si possono prendere gli accordi&#8230; non il contrario&#8230; poiché ci condurrebbe&#8230;&#8221;.<br />
Da notare infine che non è che la cosa di cui parla Bollani non si &#8220;possa&#8221; fare: semplicemente non è lecita.</p>
<p style="text-align: justify;">Per le <em>carenze grammaticali</em> ci sono passi eclatanti: &#8220;Un altro elemento che possiamo aggiungere alla lista di elementi costitutivi della musica sono quelle che chiamiamo dinamiche&#8221;. C&#8217;è da essere orgogliosi della concordanza &#8220;un altro elemento&#8230; sono quelle&#8221;&#8230; orgogliosi anche dei correttori di bozze della Mondadori! La proposizione relativa &#8220;che chiamiamo dinamiche&#8221; ha come soggetto sottinteso &#8216;noi&#8217;, complemento oggetto il pronome relativo e predicativo dell&#8217;oggetto &#8216;dinamiche&#8217;; la proposizione principale, nel modo in cui è costruita, ha come soggetto &#8216;un elemento&#8217; e come predicato nominale &#8216;sono quelle&#8217;. Diverso sarebbe stato scrivere: &#8220;Quelle che chiamiamo dinamiche sono un altro elemento che possiamo aggiungere&#8230;&#8221;. In  tal caso &#8216;quelle&#8217; avrebbe funto indubitabilmente da soggetto e &#8216;un altro elemento&#8217; sarebbe divenuto parte nominale del predicato. Almeno così mi risulta. Perché poi ripetere &#8220;elemento&#8230; elementi&#8221;? La seconda volta non sarebbe stato meglio scrivere &#8216;delle componenti costitutive&#8217;?<br />
Errore simile si riscontra al capoverso &#8220;la vera tragedia non sono quei funerali del sud&#8221;, anche se in questo caso si potrebbe, con qualche sforzo, accettare come soggetto della frase &#8216;i funerali&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">Scorrendo più avanti ci si imbatte in un altro pasticcio grammaticale: &#8220;Avere gli strumenti per godere della musica non significa conoscere né l&#8217;armonia né l&#8217;epoca in cui è stata scritta&#8230;&#8221;. La forma corretta è evidentemente: &#8220;non significa conoscere l&#8217;armonia o l&#8217;epoca in cui è stata scritta&#8221;, altrimenti il senso diventa esattamente antitetico a quello che l&#8217;autore intende proporre. Bollani ha scritto in pratica che &#8220;avere gli strumenti per godere della musica non significa non conoscere l&#8217;armonia o l&#8217;epoca&#8230;&#8221;, ovvero per &#8220;godere della musica&#8221; è necessario conoscere armonia, epoca, ecc. Insomma la doppia negazione in questo caso <span style="text-decoration: underline;">afferma</span> senza scappatoie.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel periodo &#8220;Mi chiese quanto tempo avessi suonato, e gli risposi un&#8217;ora e mezza&#8221; troviamo l&#8217;ormai consueta abitudine di scandire le mezze ore con l&#8217;aggettivo concordato al femminile, &#8216;mezza&#8217;, anziché, come sarebbe corretto, con il sostantivo &#8216;mezzo&#8217;, metà dell&#8217;unità: un&#8217;ora e mezzo, le sette e mezzo, dunque, non &#8216;e mezza&#8217;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne le concordanze un vero e proprio svarione è il riferimento di due predicati, uno al singolare e uno al plurale, allo stesso soggetto singolare: &#8220;È un pubblico che <span style="text-decoration: underline;">vuole</span> semplicità, ma non nella sostanza di quello che <span style="text-decoration: underline;">vedono</span>&#8220;. Il &#8220;pubblico vedono&#8221; è una delizia!</p>
<p style="text-align: justify;">Altro passo difettoso è &#8220;Gli <em>Improvvisi</em> di Schubert o le <em>Improvvisazioni</em> di Poulenac&#8230; venivano <span style="text-decoration: underline;">fissate</span> su carta&#8221;: &#8216;fissati&#8217;, forse, visto che il participio si riferisce contemporaneamente a due termini, di cui uno maschile, genere che nella concordanza prevale sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche servirsi dell&#8217;aggettivo dimostrativo &#8220;questo&#8221; in luogo dell&#8217;articolo indeterminativo è una sgrammaticatura quando si allude a qualcuno che non si è nominato: &#8220;Una volta ho visto il clarinettista che suona con me nel gruppo I Visionari, perdere la pazienza. C&#8217;era <span style="text-decoration: underline;">questo sassofonista</span> francese, indossava un cappellino&#8230;&#8221;. Questo chi? Bollani introduce lo strumentista non avendolo presentato né avendone prima parlato, dunque &#8220;c&#8217;era un&#8221;, senza alternative.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco più in là si rinviene un lapsus (che è anche un cattivo impiego del tempo verbale) alquanto ridicolo: &#8220;Sento i suoi dischi <span style="text-decoration: underline;">da quando sono bambino</span>&#8220;. A parte che i dischi si &#8220;sentono&#8221;, quindi si odono, se il loro suono giunge da lontano (mi pare di sentire un disco&#8230;), e dunque si doveva scrivere &#8220;ascolto&#8221;, viene da pensare che il musicista continui da sempre&#8230; ad essere bambino! Diamine: si può sbagliare parlando, ma scrivendo&#8230;  Il presente che segue &#8216;da quando&#8217;, indica un permanere nella condizione indicata, l&#8217;essere bambino, cioè, che logicamente in questo caso non è plausibile: &#8220;da quando ero bambino&#8221;, perciò. Immaginate un ottantenne che vi dica che <span style="text-decoration: underline;">fa una certa cosa da quando è giovane</span>!</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora la grammatica: &#8220;C&#8217;è una linea sotterranea che unisce la musica che [Eicher] produce, dal jazz norvegese di Ian Garbarek all&#8217;Argentina di Dino Saluzzi o <span style="text-decoration: underline;">il Brasile</span> di Alberto Gismonti&#8221;. Dal jazz&#8230; all&#8217;Argentina&#8230; al Brasile, non &#8220;il Brasile&#8221;!</p>
<p style="text-align: justify;">Si può leggere pure che Bollani &#8220;va in caccia&#8221;, invece che &#8220;a caccia&#8221; della trovata; oppure che &#8220;l<span style="text-decoration: underline;">à</span> in mezzo, <span style="text-decoration: underline;">fra questi</span> due paletti, c&#8217;è una terra da esplorare&#8221;, mentre si sarebbe dovuto scrivere &#8220;là&#8230; fra quei&#8221;, come &#8220;qui, fra questi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Si scorra adesso con attenzione il periodo che segue: &#8220;Gli piacevano i Beatles [si parla di Eric Dolphy], eppure li prendeva di mira. Nel già citato <em>Sgt. Pepper’s</em> c’era un po’ di tutto: l’orchestra sinfonica, il minimalismo, il sitar indiano, mancava solo il jazz. Il risultato è un capolavoro <span style="text-decoration: underline;">perché ebbero l’intelligenza</span>&#8230;&#8221;. Qual è il soggetto di ebbero? L&#8217;intelligenza capisce, con un po&#8217; di adattamento, ma la grammatica&#8230; è a passeggio&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">In un altro punto del libro si incontra: &#8220;Mi sottraggo da tutta una serie di esperienze possibili&#8221;. &#8220;Sottrarre da&#8221; è più un trafugare; per indicare il rinunciare a, il privarsi di, l&#8217;eludere, la preposizione da usare è &#8220;a&#8221;, &#8220;mi sottraggo a&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente errore grave è apporre l&#8217;articolo indeterminativo, come fa Bollani, a un nome che ha solo il plurale, pretendendo che diventi singolare: &#8220;un mass media&#8221;! Come scrivere &#8220;un pantaloni&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Il controllo dei tempi verbali non è sempre da imitare. Si legga questo trapassato prossimo seguito dal passato prossimo anziché da un più corretto trapassato prossimo: &#8220;L’opera di questi ragazzi <span style="text-decoration: underline;">era stata scoperta</span> da un critico d’arte il quale poi li <span style="text-decoration: underline;">ha invitati</span> alla Biennale di Venezia perché allestissero là la loro piccola favela&#8221;. Io avrei scritto &#8220;li aveva invitati&#8221;. Bellissima, per inciso, anche l&#8217;allitterazione &#8220;allestissero là la&#8221;&#8230;! Un&#8217;eufonia da grande orecchio musicale (per la lingua), come si riscontra anche nell&#8217;espressione: &#8220;Durante il <span style="text-decoration: underline;">concerto a un certo</span> punto&#8221; [8]. Anche la relazione fra il passato remoto, l&#8217;imperfetto e il passato prossimo, nel capoverso successivo, è da prosa manzoniana&#8230; &#8220;Dunque i ragazzi del Morrinho trascorsero due-tre mesi (credo di ricordare) a Venezia, dove, mi riferiva il mio accompagnatore, hanno tentato di giocare a pallone in tutti gli angoli&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra dimostrazione di &#8220;padronanza grammaticale&#8221;: &#8220;<em>Un marziano a Roma,</em> una commedia di Ennio Flaiano con Vittorio Gassman, non era andata per niente bene a Milano, <span style="text-decoration: underline;">e lui</span>, tornando a Roma, disse&#8230;&#8221;Lui chi? Si suppone Gassman, ma l&#8217;uso del pronome claudica&#8230; Avrei preferito &#8220;e l&#8217;attore, tornando a Roma&#8230;&#8221;. Troppo difficile?</p>
<p style="text-align: justify;">Qua e là si riscontra un uso &#8220;poco opportuno&#8221; del <em>linguaggio informale.</em> Ad esempio in &#8220;grandissima astuzia ripresa <span style="text-decoration: underline;">paro paro</span>&#8220;: davvero di cattivo gusto far ricorso a una così brutta espressione, popolare e antiquata! Ma ci sono casi anche più <span style="text-decoration: underline;">grossolani</span>&#8230; Come: &#8220;La vera tragedia presuppone <span style="text-decoration: underline;">due palle così</span>&#8220;, oppure: &#8220;Mengelberg ha un umorismo tutto suo e, come per altri grandi freak, non sai <span style="text-decoration: underline;">se ti sta coglionando</span> o consegnando una perla di saggezza&#8221; (detto fra parentesi, dopo un verbo di dubbio è richiesto il congiuntivo: &#8220;non sai se ti stia&#8221;). Altra eleganza: «Per inciso, il salomonico Enrico Rava dice: &#8220;I referendum <span style="text-decoration: underline;">sono una stronzata</span>, ma già che esistono conviene vincerli&#8221;», cui fa eco la citazione dello stesso tenore: «Un guru degli anni Settanta come Tom Robbins diceva giustamente: &#8220;Il solo motivo per cui Dio ci tollera è il nostro talento <span style="text-decoration: underline;">per le stronzate</span>&#8220;». La vetta (o il fondo) è comunque nel capitolo 22°, dove si può godere: &#8220;La musica, come il teatro, non è in mano solo al regista, e se c’è una diva alla quale tutti devono stare attenti per intercettare i suoi cambi di umore tutto diventa più difficile. Diventa un’accolita di persone che fanno di tutto per mettere a proprio agio il protagonista, <span style="text-decoration: underline;">il signor Stocazzo</span>&#8220;; non poteva mancare, ovvio, la &#8220;scossa di assestamento&#8221; nel capitolo successivo: &#8220;e la volta che metto il piede su un’ortica dico: “Ah, ma che posto di merda!&#8221;.<br />
Voglio ascrivere a questa categoria dell&#8217;informale, per dir così, anche il brutto intercalare &#8220;okay&#8221;, prendendo atto che la nostra bellissima &#8220;lingua del sì&#8221; è diventata la &#8220;brutta lingua dell&#8217;okay&#8221;!</p>
<p style="text-align: justify;">Fra le <em>argomentazioni che non convincono</em> (per non dire sballate) c&#8217;è quella con cui si cerca di spiegare che la scrittura musicale può risultare ingannevole e che non sarà mai possibile &#8220;eseguire la partitura come vorrebbe Mozart&#8221;: &#8220;Prendete le pause nelle battute di <em>Romeo e Giulietta</em>: chi ti dice quanto devono durare? Non Shakespeare. E comunque il tempo di oggi non può essere lo stesso di allora&#8230;&#8221;. Nessun drammaturgo ha mai dato indicazioni del genere: la scrittura per teatro non può essere paragonata allo spartito musicale, dove peraltro la durata di un suono o di un silenzio non è segnalata in secondi, ma in frazioni matematiche (2/4 1/8 1/32) che vanno rapportate alla velocità (o andamento) indicata genericamente da un <em>allegro</em>, un <em>presto</em>, un <em>andante</em>, i quali possono essere assoggettati al gusto o all&#8217;istanza filologica dell&#8217;interprete (lo stesso metronomo ha gamme di tolleranza per ogni &#8220;tempo&#8221;, suggerendo valori variabili: <em>presto</em> 168-208, <em>andante</em> 76-108, adagio 66-76, ecc.), né sempre le partiture hanno prescrizioni perentorie a riguardo (del tipo 1/4=120 [9], che impone un preciso passo <em>moderato</em>); ma si rischia di scivolare in nozioni troppo specifiche. La scrittura teatrale si presta sicuramente ad una maggiore flessibilità interpretativa ed ha il suo valore soprattutto in quanto letteratura, che chiunque sia dotato di un buon grado di cultura può leggere e gustare nel segreto della sua stanza. La musica va suonata: pochissimi sono in grado di &#8220;udirla&#8221; attraverso lo spartito silenzioso. Ritengo perciò improprio l&#8217;accostamento che fa il Bollani. Per quanto riguarda l&#8217;epoca è evidente che le sensibilità mutano, ma un <em>adagio</em> non diventerà mai un <em>allegro</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Altrettanto inadeguato mi sembra l&#8217;accostamento al Goldoni, sempre in margine al problema della fedeltà dell&#8217;interpretazione musicale in rapporto alla scrittura del compositore: &#8220;Igor Stravinskij ha interpretato e inciso di persona le sue creazioni. Di fronte a quel disco cosa si fa? Sarebbe come se avessimo una registrazione di Carlo Goldoni che recita <em>La bottega del caffè</em>. Solleverebbe alcune difficoltà, credo. Ha ragione lui, dunque? Insomma: no. Hanno ragione anche gli altri&#8221;. Ancora il parallelo fra Musica e Letteratura, qui più tollerabile, ma pur sempre inidoneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Criticando il fatto di considerare perfino la &#8220;musica commerciale&#8221; come genere, Bollani scrive: &#8220;Anche la <em>Quinta</em> di Beethoven viene pubblicata su disco e venduta&#8221;, volendo significare che tutta la musica andrebbe considerata allora commerciale. Il fatto è che in effetti, sia pure non come genere, la musica commerciale esiste davvero, ed è a mio avviso tutta quella produzione scadente che viene concepita per la vendita di massa, una massa &#8220;poco educata&#8221; al bello e in possesso di un gusto facile e deteriore indotto dal mercato stesso, per un più agevole consumo. Beethoven non scrisse certo le sue sinfonie spinto dal criterio dello smercio, ma, suppongo, convinto di creare quell&#8217;opera d&#8217;arte che esse sono.</p>
<p style="text-align: justify;">Argomentazione molto fiacca è anche la seguente: &#8220;E &#8216;musica d’ascolto&#8217; invece cosa vuol dire? Ahi, orrore! [...] &#8216;Scusa, tu fai musica d’ascolto?&#8217; E che domanda è? Presuppone che tutta l’altra musica vada fatta passare non dalle orecchie ma dal naso? O dalla bocca?&#8221;. Non si possono ignorare così banalmente certe dinamiche del sistema. Le denominazioni nascondono sempre una verità, e attraverso quelle verità si giustificano. Non si tratta di godere la musica con il naso o con la bocca: un &#8220;letterato&#8221; dovrebbe sapere che esiste il linguaggio figurato&#8230; all&#8217;espressione &#8220;musica di ascolto&#8221; manca l&#8217;attributo &#8220;facile&#8221; che qualifichi l&#8217;ascolto, tutto qui. Essa nasconde la scarsa considerazione per il fruitore e la pochezza di certi &#8220;musicisti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Un accostamento assai improprio si trova all&#8217;inizio del capitolo 18°: &#8220;Non amo il termine &#8216;contaminazione&#8217; perché &#8211; come dice Paolo Fresu &#8211; sa di ospedale&#8221;. Questa battuta, che il Bollani fa propria, sa di poca dottrina. La &#8220;contaminatio&#8221; non è un contagio, ma una tecnica. In fondo il jazz si basa proprio su criteri di aggiunta, di sottrazione, di variazione, di estensione, di incontro di generi, di <em>contaminatio</em>, appunto&#8230;; nonostante l&#8217;autore ribadisca subito dopo la sua ingiustificata idiosincrasia per la varietà delle maniere musicali: &#8220;Non amo definire questo e quello in termini di generi musicali&#8221;, e aggiunga, disarmando: &#8220;In altre parole, si può anche parlare di rock, di reggae, di ritmica latina, di accompagnamento jazz, di &#8216;tiro&#8217; funky, ma poi si dovrebbe ascoltare la musica&#8221;. Non vedo come la distinzione in generi possa compromettere la possibilità o la capacità di &#8220;ascoltare la musica&#8221;! L&#8217;argomentazione sconcertante non si ferma qui e vale la pena di leggerla tutta: &#8220;Perché spesso, parlandone, si descrivono dettagli in maniera peregrina; cioè se io dicessi che Debussy usa degli &#8216;accordi di quarta&#8217; e compone pensando a scale musicali orientali, direi il vero, okay. E potremmo parlare di orchestrazione, di concatenazione degli accordi, di sviluppo del tema e via dicendo. Ma sono termini tecnici, che il lettore medio non riesce ovviamente a padroneggiare. E allora ci si lancia a dire che Debussy usa sonorità liquide o che “il suo legame con il simbolismo di Mallarmé” o che “la sua francesità fin de siècle” e blablabla tutto bello e a volte pure poetico ma tutto riguardante le cose INTORNO alla musica, non la musica in sé&#8221;. Che ovvietà, che confusione (e che forma sciatta)! Sarebbe come avversare l&#8217;analisi della struttura prosodica e metrica di un componimento del Foscolo richiamando il lettore alla &#8220;poesia in sé&#8221;. Tutto sommato il Bollani dichiara in tal modo, in maniera clamorosa, l&#8217;inutilità (o la nocività, addirittura) del suo libro&#8230; che non è certo &#8220;la musica in sé&#8221;, concludendo che &#8220;più <span style="text-decoration: underline;">parliamo di musica</span> più ci allontaniamo dalla cosa in sé&#8221; e forse non rendendosi conto che un fatto del genere avviene sempre, non solo per la musica. Perfino se parlo di una persona, mi allontano dalla persona in sé!</p>
<p style="text-align: justify;">Poi il pianista se la prende (diciamo così) con il Romanticismo: &#8220;&#8230;e dunque tutti noi quando parliamo di musica siamo dentro ad altre categorie, parliamo per colori oppure per sensazioni, emozioni&#8230; &#8216;questa musica così romantica&#8230;&#8217;. Ma cos’è il Romanticismo? Dovrebbe essere una corrente ben precisa, dovrebbero essere Chopin e Liszt, invece vien fuori &#8211; per estensione, ma accidenti che estensione! &#8211; che se ci commuoviamo di fronte a un tramonto, o se qualcuno dice: “Ti amo”, o se regaliamo un fiore, siamo romantici. «Le parole sono importanti» diceva Nanni Moretti&#8230;&#8221; A parte il &#8220;genio&#8221; del Moretti per una considerazione così profonda, per un concetto vecchio quanto la parola, mi pare proprio che il Bollani ignori ancora una volta la polisemia e non distingua il romanticismo psicologico, ideale, universale, dalla corrente storica che rivestì il vocabolo (già presente in Inghilterra nel Seicento) della sua definitiva connotazione e che fondò la sua poetica sulle caratteristiche generali riferibili a quella propensione esistenziale più orientata &#8220;alle suggestioni del sentimento e della fantasia che ad una concezione razionale e pratica&#8221; (Treccani), vocazione che non ha tempo e che appartiene alla natura stessa dell&#8217;uomo! Dia magari uno sguardo all&#8217;etimologia del termine, il caro Bollani, che ha commesso l&#8217;errore di aver considerato solo la parola con la lettera maiuscola&#8230; [10]</p>
<p style="text-align: justify;">Passando ad altra argomentazione si legge nel capitolo 22°: &#8220;Il cantante deve avere un grande controllo del suo strumento, la voce, e contemporaneamente ascoltare gli altri. Provate voi a parlare e intanto ascoltare quel che dice un altro&#8221;. Le parole di due che parlano, mai potranno fondersi, come avviene, invece, per i suoni. Due che parlano contemporaneamente non sono ammessi, dieci che suonano simultaneamente, sì, purché eseguano lo stesso brano. In questo caso l&#8217;ascolto è possibile, al punto che l&#8217;esecuzione dell&#8217;uno può essere condizionata da quella dell&#8217;altro e viceversa. Batteristi diversi, ad esempio, possono indurre un tastierista a creare in modo differente; e questo, evidentemente, non senza ascolto. Il rilievo del Bollani risulterà ancor più inappropriato una pagina avanti, quando si legge: &#8220;La musica è invece l’arte dell’ascolto. Ascoltare e parlare e insieme sentire quello che accade attorno&#8221;; e si chiosa: &#8220;Certo, si guida e ci si lascia guidare, a turno&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ultimi capitoli del libro mi sono sembrati solo intitolati e non trattati: ai titoli non corrisponde infatti uno &#8220;svolgimento condotto in forma sistematica&#8221; (Devoto).  Il 19°, ad esempio, s&#8217;intitola &#8220;E parlare di cultura?&#8221;, con riferimento all&#8217;intestazione del 18° che è &#8220;Si può parlare di musica&#8221;? Chiunque legga le tre facciate che compongono la sezione non troverà certo la risposta all&#8217;interrogativo! La serata di Umbria Jazz, il palco in una favela, uomini che sparano contro le macchine della polizia, il giro che l&#8217;autore fa nella favela il giorno che precede il concerto, la visita alla favela in miniatura, le terme per i massaggi ed &#8220;altro&#8221;, i ragazzi del Morrinho che giocano a pallone in tutti gli angoli di Venezia, le considerazioni dell&#8217;accompagnatore di Bollani, un ragazzo che non si rende conto del perché il &#8220;gioco&#8221; che ha fatto per tanto tempo (il plastico) sia considerato &#8220;arte&#8221; (cosa che rischia di togliergli il divertimento) e riflessioni dello &#8220;scrittore&#8221; che avverte di aver applicato al suo fare musica l&#8217;insegnamento del ragazzo&#8230; Un bel minestrone. Allora, si può fare cultura? Chi dovesse capire qualche cosa me la spieghi: gliene sarò grato.</p>
<p style="text-align: justify;">Per buona sorte il libro è finito, ma l&#8217;autore fa in tempo a trarre qualche acuta conclusione sulla musica. &#8220;È un peccato, voglio dire, che ci si fermi al: “mi ha emozionato”/“non mi ha emozionato”, come su facebook&#8221;&#8230; Evidentemente egli non conosce la natura del gregge, la massa del pubblico che &#8220;decreta&#8221; il successo, in ogni campo, e sembra non aver proprio compreso che l&#8217;emozione è lo stupido parametro di valutazione oggi in voga, se spera che la gente lasci da parte &#8220;il birignao del sentimento&#8221;. Folla che non capisce niente, ma, se si emoziona, crede di aver capito tutto e avalla anche l&#8217;arte che non c&#8217;è. Per fortuna Bollani, per eccezione, merita il successo che riscuote come pianista jazz, indipendentemente dalla capacità che il pubblico ha di capirlo.<br />
Peccato che abbia assenze e lacune di pensiero&#8230;  Scrive ad esempio che &#8220;fino alla fine dell&#8217;Ottocento nessuno ascoltava la musica del passato&#8221;. Se tralasciamo il fatto che nemmeno tra i musicisti c&#8217;era l&#8217;abitudine di frequentare un repertorio che prevedesse di riproporre musica delle epoche precedenti, come sarebbe stato mai possibile, prima dell&#8217;invenzione della radio, sedersi &#8220;in poltrona per ascoltare musica&#8221;?</p>
<p style="text-align: justify;">Lascia che io ascolti la tua bella musica abbandonato sulla mia sedia, caro Stefano, e prima di scrivere un altro libro, pensaci sei volte!</p>
<p style="text-align: justify;">Dimenticavo: perché &#8220;table of contents&#8221; invece del semplice e bellissimo &#8220;indice&#8221;, alla fine di uno scritto pubblicato per gl&#8217;Italiani?</p>
<p style="text-align: justify;">Mi consolo con il buon Plinio il Vecchio: &#8220;Non c&#8217;è libro tanto cattivo che in qualche sua parte non possa giovare&#8221;.</p>
<p align="right">Amato Maria Bernabei</p>
<div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p style="text-align: justify;">[1] Il giudizio appare quanto meno strano, soprattutto in rapporto alle complicatissime strutture della musica indiana, variabili in relazione al ciclo delle stagioni (cinque), al ciclo giornaliero suddiviso in otto fasce della durata di tre ore ciascuna, al ciclo ritmico, in cui si distinguono una frazione introduttiva (detta<em> Alap</em>, che consiste in un&#8217;improvvisazione aritmica), cui segue la sezione accompagnata dai <em>tabla</em>, strumenti a percussione; il <em>tala</em> &#8220;rappresenta il modello ritmico a carattere ciclico all’interno del quale si sviluppa l’intera struttura musicale. Tale ciclo ritmico può essere configurato in differenti forme metriche, quali ad esempio, nel sistema Hindustani del Nord India, il <em>Tin Tal</em> (in 16 misure), il <em>Jhap Tal </em>(10 misure), il <em>Rupak Tal</em> (7 misure)&#8221;.  Non esistono le suddivisioni occidentali in quarti, ottavi e simili, ma caratteristiche e non semplici impianti ciclici, i quali si combinano con la forma del <em>raga</em> e vincolano l&#8217;improvvisazione.<br />
Quella indiana è una musica modale molto complessa, raffinata ed espressiva, che si fonda sul <em>Raga</em>, che &#8220;in estrema sintesi, è un <em>modo</em>, ovvero una scala musicale, dove le note sono selezionate e poste in posizione gerarchica fra loro. All’interno della scala vengono definiti alcuni passaggi obbligati&#8221; nella sequenza delle note stesse, &#8220;la successione delle quali non è quindi sempre lineare&#8221;. <a href="http://www.artemusa.it/musica_indiana.html" class="broken_link" rel="nofollow">http://www.artemusa.it/musica_indiana.html</a> Va detto che le scale previste sono innumerevoli.<br />
[2] Negherà infatti che l&#8217;accordo minore sia legato al sentimento della tristezza e quello maggiore al sentimento dell&#8217;allegria.<br />
[3] Jean Cohen, <em>Struttura del linguaggio poetico</em>, Il Mulino, Bologna.<br />
[4] <a href="http://www.blitzquotidiano.it/video/marina-chapman-bambina-allevata-dalle-scimmie-1525078/">http://www.blitzquotidiano.it/video/marina-chapman-bambina-allevata-dalle-scimmie-1525078/</a><br />
[5] Fabrizio Pirovano, <em>La comunicazione persuasiva</em>, De Vecchi Editore 2001, p. 36.<br />
[6] Unità di misura della frequenza dei fenomeni periodici; un fenomeno ha frequenza 1 hertz se un suo periodo dura 1 secondo; simbolo <em>Hz</em> (Devoto).<br />
[7] Alan Freed, che nel 1952 tenne quello che viene considerato il primo concerto rock <a href="http://rockciclopedia.com/wiki/index.php?title=Rock_and_Roll">http://rockciclopedia.com/wiki/index.php?title=Rock_and_Roll</a><br />
[8] Capitolo 23°.<br />
[9] La notazione indica una velocità in cui dovrebbero essere eseguite due semiminime al secondo, 4/4 in due secondi, 120 semiminime in un minuto.<br />
[10] Il termine &#8220;romanticismo&#8221; designa &#8220;ogni atteggiamento o aspetto connesso alle suggestioni e alle aspirazioni vaghe del sentimento, alle commozioni e agli incanti della fantasia&#8221; (Devoto). Catullo era certamente un romantico, pur precedendo di circa diciannove secoli il movimento dello <em>sturm und drang</em>. Per quanto concerne l&#8217;etimologia della parola, si possono trovare alcune indicazioni anche al link <a href="http://luoghi-manzoniani.jimdo.com/alessandro-manzoni/romanticismo/"><span style="color: #0000ff; font-family: Times New Roman;">http://luoghi-manzoniani.jimdo.com/alessandro-manzoni/romanticismo/</span></a></p>
<p style="text-align: justify;">
</div>
</div>
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		<title>Risposta ad &#8220;uno che pensa&#8221;&#8230; poco!</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jul 2013 09:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
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										</div>Cantilenam eandem canit stolidum vulgus: sempre lo stesso ritornello canta il popolo sciocco! E i fan di Benigni continuano a scrivermi che le mie critiche nascono da invidia, gelosia, rabbia, e mi accusano attraverso mille luoghi comuni! Il fatto è &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2013/07/04/risposta-ad-uno-che-pensa-poco/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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										</div><p style="text-align: justify;"><em>Cantilenam eandem canit stolidum vulgus</em>: sempre lo stesso ritornello canta il popolo sciocco! E i fan di Benigni continuano a scrivermi che le mie critiche nascono da invidia, gelosia, rabbia, e mi accusano attraverso mille luoghi comuni! Il fatto è che sentirsi dire certe verità genera fastidio, specialmente in chi ha investito in credenze opposte, prive di fondamento.<span id="more-2504"></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff9900;"><strong>__________________</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Lettera elettronica</strong></p>
<p>da: Uno che pensa &lt;&#8230;@&#8230;&gt;<br />
Oggetto: <em>parere</em></p>
<p>Corpo del messaggio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vergogna. Questo sito è una vergogna.<br />
</em><em>Polemizzare sullo stipendio di chi è meritatamente riuscito più di te nella vita, impugnare una battaglia persa per una causa inesistente. L&#8217;eccessiva ripetizione di come non vuoi attaccare personalmente Benigni (raramente appellato col suo vero nome) è chiaro indice di come invece tutto ciò è mosso dall&#8217;invidia, gelosia e rabbia verso il comico toscano.<br />
</em><em>Hai anche perso tempo per tutto questo: scrivere un libro e tirare su un sito. Si vede che non avrai molto di meglio da fare nella vita.<br />
</em><em>Brutta malattia quella di sentirsi meglio degli altri, vero? e fallire mentre invece loro riescono.<br />
</em><em>Che vergogna.<br />
</em><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Risposta</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quanta animosità, quale spirito da banale difensore di una vergogna vera al grido &#8220;autoappagante&#8221; di <strong>vergogna</strong>!<br />
<strong>Io non mi vergogno affatto</strong> di spendere parte del mio tempo per restituire alla cultura la dignità che essa merita contro il dilagare della &#8220;cultura&#8221; mercenaria e falsa che riesce ad annebbiare, o a bendare totalmente, fruitori inermi e inconsapevoli (ma perché tali?) paladini dello scempio!<br />
Io argomento e documento tutto quello che affermo, <strong>lei scrive solo dando ascolto al&#8230; ventre </strong>(e senza firma).<br />
Non so quale passione la spinga verso Benigni, al punto da non riuscire ad essere sereno ed a vagliare le critiche fondate che io muovo alla vergognosa (questa sì) divulgazione di Dante.<br />
Scenda dai gradini della fazione, si documenti, e prenda a valutare le cose in modo corretto. Smetta gli occhiali che vedono distorto e la smetta di sancire massime &#8220;minime&#8221; e di farfugliare condanne scriteriate.</p>
<p style="text-align: justify;">Io non polemizzo sullo &#8220;stipendio&#8221; di Benigni, uno che sarebbe riuscito meglio di me nella vita&#8230;<br />
Mi viene da ridere a gola piena! Conosce il senso delle parole che usa?<br />
Lo <em>stipendium</em> era la paga militare, e per noi ha un senso che nemmeno può sfiorare le retribuzioni milionarie che vengono elargite al &#8220;comico&#8221; toscano. Stipendio è la &#8220;retribuzione in denaro che viene corrisposta agli impiegati e funzionari&#8221; (Devoto); &#8220;retribuzione fissa del prestatore di lavoro continuato e subordinato, come funzionario o impiegato privato o pubblico&#8221; (Treccani); &#8220;retribuzione fissa, per lo più mensile corrisposta a chi presta subordinatamente un lavoro di concetto o, impropriamente, un lavoro manuale&#8221; (De Mauro) e così via&#8230; Non dunque 260 € al secondo per stantie trovate giullaresche studiate per vestire in modo appetibile sgangherate &#8220;esegesi dantesche&#8221; e cantilenate recitazioni da &#8220;sedie natalizie&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa intende per &#8220;riuscire nella vita&#8221;? Secondo il senso che intuisco lei dovrebbe avere totalmente fallito&#8230; Perché riuscire nella vita non coincide con i fiumi di denaro che si guadagnano e con il successo mediatico! Ben altro vuol dire. Al punto che io credo di aver speso e di spendere il mio tempo molto meglio di attorucoli e personaggi da &#8220;schermo degli idioti&#8221;, e con molto miglior successo, a patto che si leghi la parola al conseguimento degli obbiettivi che ci si prefigge (e io non ne ho &#8220;falliti&#8221;, caro &#8216;signore&#8217; innominato).</p>
<p style="text-align: justify;">Non capisco poi come dovrei &#8220;appellare&#8221; Benigni: più che discreto attore comico e regista dalle alterne qualità, mai eccelse, io non lo vedo. Magari scaltro imprenditore, visto che sull&#8217;altrui dabbenaggine ha costruito un impero finanziario e un&#8217;immagine di gran lunga più elevata di quella reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando parla di invidia, gelosia e rabbia rido ancora più fragorosamente! Per quale motivo dovrei invidiare modeste qualità o esserne geloso? Rabbia, poi! La rabbia è sua, se mai, che mi aggredisce per aver osato scalfire la statua che i mass media hanno eretto a Benigni, facendone un geniale eroe del nostro tempo (tempo davvero povero, anche per questo).</p>
<p style="text-align: justify;">Nessun personale risentimento anima la mia lotta: è il sistema ad essere marcio. Benigni non fa altro che sfruttarlo, furbescamente&#8230; E per i suoi scopi (non mi si dica etici) fa bene.<br />
Io però sento il dovere di denunciare l&#8217;affronto che viene permesso, il danno che si arreca al patrimonio culturale italiano, la divulgazione dell&#8217;ignoranza &#8220;travestita da sapere&#8221;, come spesso ripeto.<br />
Non per questo sono affetto dalla &#8220;malattia&#8221; di sentirmi &#8220;meglio degli altri&#8221;. Lei impari ad usare migliore, come attributo, al posto di meglio, che è avverbio e vuol dire &#8220;più bene&#8221;. Io mi sentirei MEGLIO senza dubbio se si avesse più rispetto per la Cultura, quella con la C maiuscola, così lontana dal suo caro Benigni.<br />
Forse perderò la mia battaglia, ma <strong>la causa, purtroppo, esiste eccome</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;">Viviamo in un&#8217;epoca di crisi generale e profonda, non c&#8217;è dubbio, e la sua breve, astiosa mail ne è la conferma!</p>
<p align="right">Amato Maria Bernabei<br />
(Il coraggio delle proprie opinioni si firma!)</p>
<p align="right">
<h2 style="text-align: center;" align="right"><strong><a href="http://www.odanteobenigni.it/?page_id=19">O Dante o Benigni</a></strong></h2>
<p align="right">
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L&#8217;Editoria delle &#8220;pagine sporche&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 14:24:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
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										</div>&#160; Domande retoriche: 1) Quali sono le logiche alla base dei verdetti delle giurie dei premi letterari più rinomati? 2) Perché inevitabilmente sono sempre le solite Case Editrici a pubblicare i &#8220;capolavori&#8221; che vincono questi premi? 3) Il vuoto di &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2013/01/09/leditoria-delle-pagine-sporche/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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										</div><p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Domande retoriche: 1) Quali sono le logiche alla base dei verdetti delle giurie dei premi letterari più rinomati? 2) Perché inevitabilmente sono sempre le solite Case Editrici a pubblicare i &#8220;capolavori&#8221; che vincono questi premi? 3) Il vuoto di scrittori di vero talento è causa oppure effetto delle scelte di mercato? Possibile che il pubblico dei lettori non si renda conto delle &#8220;pagine imbrattate&#8221; che acquista?&#8230;<br />
Ognuno aggiunga i quesiti che preferisce&#8230;<span id="more-2367"></span></p>
<p align="center"><strong>Alessandro Piperno, <em>Inseparabili</em>, Mondadori 2012, Premio Strega 2012</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Non so se si possa criticare un libro avendone &#8220;subìto&#8221; solo poche pagine. Se questo è lecito, proverò a dimostrare come non solo il mondo dello spettacolo, ma qualunque ambito della proposta moderna di intrattenimento e di cultura, per soggezione all&#8217;audience, alla bancarella, o a qualunque altro parametro di valutazione delle possibilità di profitto, denoti una crisi grave di gusto e di qualità. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2013/01/piperno.jpg" rel="lightbox[post-2367]"><img class="alignleft size-full wp-image-2369" title="piperno" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2013/01/piperno.jpg" alt="" width="200" height="164" /></a>Alessandro Piperno è una delle &#8220;penne&#8221; che va per la maggiore: Campiello la sua opera prima, Strega un&#8217;opera del dittico <em>Il fuoco amico dei ricordi</em> (2010-2012), accostamenti della critica a Proust (il francese dovette penare per il suo capolavoro, Piperno ha riscosso successo a mani basse&#8230; già questo dovrebbe far pensare), Balzac o non so chi.<br />
Mi sono divertito a evidenziare, secondo il mio modestissimo punto di vista, poiché mai potrò nemmeno atteggiarmi a critico, quelle che, da lettore e da amante della letteratura e della lingua italiana, ho ritenuto lacune troppo vistose per un così apprezzato scrittore.<br />
Per questo mi sono servito delle uniche pagine che ho sopportato di leggere, le prime del romanzo premiato nel 2012: <em>Inseparabili</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Anna fomentava bellicosi picchetti davanti alla prospera fabbrica della loro intimità&#8221;&#8230; Non siamo lontani dalla luna &#8220;del padellon del ciel la gran frittata&#8221;! Come può un&#8217;intimità d&#8217;amore diventare una &#8220;prospera fabbrica&#8221; davanti a cui istigare &#8220;bellicosi picchetti&#8221;?! Non c&#8217;è ironia che tenga. Il cattivo gusto ha il suo degno esordio.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Fuori pioveva a dirotto. Dentro Filippo si sentiva affogare&#8221;: un tratto-retorico davvero &#8220;sopraffino&#8221;, piuttosto vieto e incomprensibilmente esagerato per la situazione psicologica che Piperno descrive. Senza parlare della tecnica messa in atto dal Pontecorvo, mirante a creare uno stato d&#8217;animo positivo e che avrebbe dovuto far &#8220;sprizzare ettolitri di irragionevole ottimismo&#8221;&#8230; Non credo di essere dotato per la scrittura di un romanzo, ma sinceramente mi vergognerei di pubblicare espressioni del genere.<br />
Siamo solo all&#8217;inizio.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Eppure</strong>, anche se indossare i panni del mantenuto non lo umiliava più di tanto, <strong>cionondimeno</strong>&#8220;&#8230; Per uno scrittore di cui si vanta lo stile, l&#8217;uso di una doppia congiunzione avversativa (la seconda, locuzione) non è proprio imperfezione da poco. &#8220;Eppure cionondimeno&#8221; sono come un &#8220;ma però&#8221;. &#8220;Ed anche se indossare&#8230; ciò non di meno&#8230;&#8221; sarebbe stato certo più corretto.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l&#8217;<strong>arredo rado</strong> del villino di qualche capoverso più avanti non è proprio un&#8217;allitterazione felice. I tempi in cui si sciacquavano &#8220;i panni in Arno&#8221; sono davvero lontani.</p>
<p>&#8220;Rendere a letto&#8221;, &#8220;essere un grande scopatore&#8221;, &#8220;ci scappa anche una bella scopata&#8221;&#8230; sono espressioni che annunciano un falso realismo e una studiata disinvoltura sessuale che sanno di <em>captatio libidinis</em> (<em>pecuniae causa</em>), e di cui il romanzo è ben condito.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Le mille avventure di questo supereroe sui generis erano intervallate dai suoi sogni apocalittici, a mio parere un po’ troppo didascalici&#8221;&#8230; Esprimo un&#8217;opinione dettata dal mio gusto estetico: non mi piace questo intervento diretto in prima persona che commenta i sogni di Filippo. Si può certo intervenire con giudizi personali nella stesura di un racconto, ma facendolo in modo più discreto, più elegante: &#8220;dai suoi sogni apocalittici, forse un po’ troppo didascalici&#8221;. In tal maniera il commento resta di chi scrive, ma si mimetizza in modo garbato.</p>
<p>&#8220;Mandare a puttane tanta sapienza&#8221;: semplicemente sgradevole.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Anna aveva osato svegliarlo [...] era <strong>irrotta</strong> nella sua stanza&#8221;: il Devoto avverte che il verbo irrompere manca di participio passato e, di conseguenza, di tutti i tempi composti. Cantonata, o geniale &#8220;deviazione&#8221; dello scrittore?&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Chiudere proditoriamente le saracinesche del sesso&#8221;: ancora difetto di buon gusto e &#8220;marinismo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Desiderò Anna con la disperata <strong>depravazione</strong> con cui agognano il sesso gli adolescenti funestati da una verginità da cui, a sentir loro, non si libereranno mai&#8221;: perché questi &#8220;adolescenti funestati&#8221; dovrebbero desiderare il sesso con &#8220;depravazione&#8221;? Perversione, degenerazione,  abiezione? O non piuttosto  con impellenza, voglia, furia?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il vento, impastato di neve, fischiava <strong>con cinematografica impetuosità</strong> oltre la grande vetrata affacciata sulle piste&#8221;: l&#8217;arte risiede spesso nella capacità di sorvegliare l&#8217;espressione, evitando nocivi sovrappiù. &#8220;Cinematografica impetuosità&#8221; dovrebbe rinforzare il quadro descrittivo, invece lo rende più fiacco, distraendo. Quanto sarebbe stato più incisivo e più bello scrivere &#8220;Il vento, impastato di neve, fischiava oltre la grande vetrata affacciata sulle piste&#8221;. È sempre meglio lasciare spazio all&#8217;immaginazione, non predisporre tutto, &#8220;cinematograficamente&#8221;, magari maldestramente, rendendo il lettore passivo.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Le tempie abbronzate e pulsanti&#8221;&#8230; Presumibilmente Filippo guarda Anna, che si trova &#8220;vicino a un gate dell&#8217;aeroporto di Francoforte&#8221;, dalla grande vetrata affacciata sulle piste: come può mai vedere le di lei tempie pulsanti? Tanto più che &#8220;Lo spettacolo offerto dalla natura oltre il vetro ispirava uno sgomento biblico&#8221; e &#8220;sembrava di essere in piena notte&#8221; (come si dirà poco oltre). Per di più è strano che la ragazza sia &#8220;seduta in terra, le gambe incrociate come una piccola indiana&#8221; in siffatte condizioni meteorologiche, mentre soffia un vento impetuoso &#8220;impastato di neve&#8221;. O forse ho capito male io, magari anche per mancanza di chiarezza del &#8220;messaggio&#8221;. Io che mi sono pure chiesto perché l&#8217;ammirazione di Filippo debba essere &#8220;da connaisseur&#8221;,  visto che il personaggio sembra italiano e quindi più &#8220;banalmente&#8221; avrà avuto una meraviglia da intenditore! Certi snobismi sono gratuiti: Filippo, in un aeroporto tedesco (Piperno avrebbe proprio dovuto scrivere di Frankfurt!&#8230;), guarda verso un <em>gate</em> (inglese), con sguardo da <em>connaisseur</em> (francese), una ragazza dalla <em>mise</em> (francese) balneare. Vuoi mettere&#8230;  Forse sarebbe stato ancora meglio scrivere tutto in un&#8217;altra lingua.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Filippo riconobbe nella piccola Toro Seduto&#8221;&#8230; Insomma, l&#8217;ironia richiede anche genuino senso dello humour! Affibbiare il nomignolo di &#8220;Toro Seduto&#8221; ad Anna solo perché se ne sta seduta a terra a gambe incrociate è dozzinale!</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Non senza aver verificato che le suddette fossero sprovviste di qualsiasi talento e di qualsiasi vocazione: non per il canto, tantomeno per la danza e per la recitazione&#8221;. Ora sembrerò pignolo, ma dopo i due punti  io riferisco a &#8220;fossero sprovviste&#8221; le espressioni &#8220;non per il canto, tantomeno per la danza&#8221; ecc. con un significato opposto a quello che lo scrittore vuole dare: sprovviste non per il canto, vuol dire che le ragazze sapevano cantare. Problematico legare a senso le suddette espressioni a talento e a vocazione. Perché non ricorrere a strutture più lineari e meno ambigue, nonché più belle? Così: &#8220;Non senza aver verificato che le suddette fossero sprovviste di qualsiasi talento e di qualsiasi vocazione per il canto, per la danza, per la recitazione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Dietro all’infiocchettata sciarada dell’ipocrisia televisiva&#8221;: sovrabbondanza pesante. Poteva bastare &#8220;dietro all’infiocchettata ipocrisia televisiva&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L’attenzione di Filippo venne rapita dall’inconfondibile sferraglio di chiavi&#8221;: prendo atto della creazione del sostantivo &#8220;sferraglio&#8221;, parola che finora avevo solo incontrato come prima persona dell&#8217;indicativo presente del verbo sferragliare (da cui la nominalizzazione sferragliamento).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Sullo sfondo dell’ingresso c’era un’eroina tragica. Vi prego di non pensare a Medea o a Clitennestra&#8221;: trovo poco elegante dal punto di vista letterario rivolgersi ai lettori in questo modo. Il narratore ha a disposizione espedienti estetici migliori. Un esempio? &#8220;Sullo sfondo dell’ingresso c’era un’eroina tragica. Non una Medea o una Clitennestra&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I lunghi capelli neri sgocciolavano come un davanzale&#8221;: forse un liquido può sgocciolare (&#8220;l&#8217;acqua sgocciola dal soffitto&#8221;), i capelli al massimo gocciolano. Sgocciolare è più un cadere giù a gocce, o un far cadere gocce<br />
(<a href="http://www.treccani.it/vocabolario/sgocciolare/">http://www.treccani.it/vocabolario/sgocciolare/</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Salire ogni tanto sul deltaplano delle sue iperboli nevrotiche poteva essere un’esperienza stimolante&#8221;: <em>il deltaplano delle iperboli nevrotiche</em> appartiene alle &#8220;iperboli nevrotiche&#8221; di una scrittura che deve far ricorso alla poetica marinista, peggiorandola, per colpire il lettore sprovveduto. Il gusto deteriore per le immagini cervellotiche &#8220;abituali&#8221; nuoce alla letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Perché tutti in quel cazzo di mondo&#8230; decidono di voler essere ciò che non sono?&#8221;&#8230; E qui è proprio una questione &#8220;di stile&#8221;, sia di scrittura che di educazione. Non si tratta più di genuina o falsa esigenza realistica, perché le parole non sono messe in bocca ad un personaggio, ma sono della voce narrante. L&#8217;interiezione fallica appartiene ad una discutibile scelta che ha a che fare più con il mercato che con l&#8217;urbanità e con l&#8217;arte. E anche con la considerazione che lo scrittore ha dei suoi lettori. Il motivo per cui poche pagine del suo &#8220;romanzo&#8221; (non acquistato: preferisco spendere meglio i miei soldi) mi sono bastate.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I suoi casini di letto con la moglie erano diventati l’argomento di conversazione preferito da Anna&#8221;: se la bontà di una scrittura consiste nell&#8217;uso fine a se stesso del frasario più scontato e quotidiano, viviamo davvero tempi di magra. E forse è un privilegio non essere pubblicati dalla Mondadori e simili&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Filippo era certo che, se non ci fosse stata l’efficiente cortina sanitaria costituita dall’amico intimo del momento&#8230;&#8221;: sempre per la collezione delle metafore cervellotiche questo amico-cortina sanitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Lui, mangiando silenzioso e in disparte, ci faceva la figura dell’allegro cornuto? Cazzi loro!&#8221;&#8230;  &#8220;Un uomo segaligno e nervoso come Piero che si scopava Anna&#8221;. Poche facciate già rivelano che le parole chiave del libro devono essere quelle di natura più nobile.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Filippo sapeva bene che, per capire il contegno della moglie, occorreva dare il giusto peso al fattore esibizionismo &#8211; così rilevante nella vita di ogni attore di professione, e quindi anche nella sua&#8221;. Nella sua di chi? La grammatica riferirebbe sua a Filippo, ma l&#8217;attore non è lui, dunque Piperno collega il pronome possessivo ad Anna, ma in forza di quale norma? Credo si sarebbe dovuto scrivere &#8220;e quindi anche in quella di Anna&#8221; o &#8220;di lei&#8221;, forma non bellissima, però almeno corretta.</p>
<p>I capoversi noiosissimi che seguono [1] mi convincono che non è il caso di portare avanti la lettura del libro vincitore dello Strega 2012. Non potrò quindi passare in rassegna le ancora numerose (ne sono certo) precarietà letterarie dell&#8217;opera, priva fin da subito di spessore e di senso.</p>
<p>Se ne occupi qualcun altro, se ha tempo da perdere.</p>
<p align="right">Amato Maria Bernabei</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Ho trovato in ogni caso qualcuno che è riuscito ad andare ben oltre le prime pagine e ne riporto il parere che condivido (anche se lo stile della critica non è quello che preferisco).</p>
<p><strong>Recensione critica di Rina Brundu</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Una doverosa premessa: non conosco Piperno, non ho mai letto nient’altro di suo e se lo avessi fatto non avrei scritto la presente critica. Questo perché ho deciso di leggere (sebbene poi, per ragioni che spiegherò, non sia “riuscita” a portare a termine l’impresa) il suo “Inseparabili” solo quando ho appreso che è il testo vincitore del 66° Premio Strega.<br />
Una seconda doverosa premessa: non ho mai amato troppo la narrativa italiana, con esclusione, forse, di quello <em>spin-off</em> retorico-realista di matrice sarda che si è proposto a diversi livelli durante l’ultimo quarto di secolo. Come non bastasse ho una formazione letteraria anglofona se posso dire, amo il grande romanzo e soprattutto l’avere vissuto fuori dai confini nazionali buona parte della mia vita non aiuta. L’ultimo testo italiano tradotto che ho visto nelle librerie dublinesi è stato <em>Gomorrah</em> di Roberto Saviano, ovvero un romanzo che &#8211; bisogna dirlo &#8211; grazie ad un forte impianto giornalistico ha resistito a qualsiasi tentativo di stroncatura e si fa ricordare molto positivamente. Quando dico che si fa ricordare “molto positivamente” non mi riferisco naturalmente alle fondamentali e serissime tematiche di cui tratta, ma alla sua qualità letteraria complessiva.<br />
Di converso, quest’oggi, la domanda mi viene spontanea: <strong>perché “Inseparabili” di Alessandro Piperno ha vinto lo Strega? </strong>La qual domanda, purtroppo, ne porta pure delle altre: come funzionano i premi letterari importanti al tempo di internet? Esiste una commissione, identificata con nomi e cognomi, che ci mette la faccia e dice io ho votato per Tizio o Caio, per questa o quell’altra importante ragione? Ma, soprattutto, perché i premi letterari non sono più fucina di grande letteratura? Forse perché la dimensione digitale (che è essa stessa straordinaria letteratura dell’istante) le ha dato il colpo di grazia o magari perché in tempi di vacche magre il grande editore impone la sua visione all’insegna del mitico motto “ci accontentiamo di tutto purché si batta cassa”? Mi è difficile credere a quest’ultima possibilità [2] anche perché, ne sono convinta, l’incasso sarebbe senz’altro più sostanziale per un testo premiato da un noto premio letterario capace di imporre la sua linea, finanche di non assegnare il titolo in mancanza di materiale valido, e dunque di settare <em>il trend</em>. [3]</p>
<p style="text-align: justify;">Ma che cos’è la grande letteratura, allora? A mio modo di vedere la grande letteratura è un cronotopo <em>sui generis</em>, laddove i due costituenti fondamentali diventano, sull’asse esterno l’estetica e sull’asse interno la profondità. Il tutto fuso in un unicum perfetto, capace di farsi ricordare. Per generazioni. Finanche di mutare per sempre il nostro esistere. Un <em>tessuto einsteniano</em>  [4] nella sua natura dunque, costellato di perle d’<em>imagery </em>(quando l’<em>imagery</em>, la retorica, è intesa al meglio delle sue possibilità) che si fanno ammirare per la loro bellezza e comandano rispetto per il loro carattere filosoficamente didattico.<br />
Questi sono per me i tratti marcanti la grande letteratura. Gli altri, infatti, sono libri. E tutti, chi più chi meno, oggidì ne hanno scritto uno. Io per esempio utilizzo i miei per raddrizzare le gambe dei tavolini traballanti e sono la morte….<em>loro</em>. Come a dire che al tempo della Rete scrivono cani e gatti ma occorre stare bene attenti a non confondere la letteratura che dovrebbe essere premiata in dati contesti, con il <em>vanity publishing</em>, le mode del momento e la bulimia scritturale dei tempi. A dirla tutta una tal <em>confusione</em> sorprende pure dato che la vera letteratura tende a farsi riconoscere subito, dagli addetti ai lavori così come dagli “asinai e dai fabbri” per dirla con una datata “recensione” che elogiava i pregi e la qualità universale della Commedia di Dante. Un esempio pratico? Ecco l’incipit di un testo molto conosciuto: «<em>Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all’albero. La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand’era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne</em>.»</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Domanda: c’è bisogno di sapere che titolo avesse questo libro, chi lo ha scritto, che premi ha vinto per continuare a leggerlo?</strong> Meglio ancora: c’è bisogno di scorrere altre 200 pagine per sapere della sbalorditiva visione morale, della singolare capacità estetica, della straordinaria carica umana, nonché della fondamentale vena retorica (basti pensare anche soltanto alla potenza comunicazionale, significazionale ed emozionale che porta seco la semplice metafora della vela serrata che pareva “<em>la bandiera di una sconfitta perenne</em>”) che fanno vivere e impregnano questo lavoro? A mio modo di vedere la risposta ad entrambe le domande è <strong>no</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché ritengo invece che il testo “</strong><em>Inseparabili</em><strong>” di Alessandro Piperno non presenti la qualità necessaria per vincere un premio Strega</strong> (intendiamoci, non sarebbe il primo romanzo premiato senza merito!)<strong>?</strong> Perché la scrittura è scolastica (per certi versi pare scritto da un professore ed editato seguendo alla lettera i consigli dati dal King di “<em>On writing</em>”, scordando però che quel particolare scrittore ha fatto la sua fortuna grazie al suo genio molto… molto sregolato). Ma, soprattutto, perché analizzandolo alla luce dei <em>requirements</em> di quel <em>cronotopo sui generis</em> già citato la linearità dell’asse esterno produce noia (detto altrimenti la qualità estetica difetta), mentre la profondità dell’asse interno non esiste (detto terra-terra manca un <em>topic </em>di fondo sostanziale, universale – il quale<em> topic</em> esiste purtroppo solo in forma di<em> ombra</em> la quale tende sin da subito a regionalizzarsi e a nazionalpopolarizzarsi (??) in perfetta linearità con le necessità del contesto socio-culturale di riferimento: cibo, sesso, erotismo-de-noiartri per riempire il corpo e dello spirito parliamone <em>mañana</em>. Se!; ancora, manca un imprint filosofico in senso lato capace di produrre catarsi e di “prendere” il lettore accorto. <em>Dulcis in fundo</em> il tratto-retorico di cui pure si discuteva si risolve a questo livello: “<em>Fuori pioveva a dirotto. Dentro Filippo si sentiva affogare</em>”. C’è bisogno di aggiungere altro? Al più ti viene da chiederti se il cielo sarebbe venuto giù a… <em>dirnove</em>. O, in alternativa, non è da escludere che lo<em> shipwrecking</em> ideale di Filippo, con conseguente <em>affogamento</em> non sia stato determinato dalle ondate di ritorno procurate dal continuato parlargli-addosso della voce narrante. Di sicuro, lo <em>status-quo</em> <a title="" href="file:///C:/Users/User/Desktop/Piperno.doc#_ftn5">[5]</a> scritturale che ho appena descritto non mi ha permesso di portare a compimento la lettura del testo. Vorrà dire che non saprò mai che destino avranno i “pappagallini” piperniani ma sono determinata a farmene una ragione…</p>
<p style="text-align: justify;">Scherzi a parte, io penso che la critica letteraria sia cosa seria. Ho passato anni e anni all’università a studiare (con grande passione debbo dire), analisi testuale, linguistica, semiotica, semantica e soprattutto l’arte retorica che nella grande letteratura e poesia inglese (pure qui passata, occorre aggiungere) ha prodotto capolavori straordinari. Per questi motivi non ho mai digerito le recensioni mordi-e-fuggi (quando non mere marchette, ovvero nel 99,999% dei casi), fatti dai “critici” e “recensori” della prima ora, specie <em>online</em>, della serie “io posso leggere io posso scrivere… ergo… critico”. No, a mio avviso non è così perché il <em>know-how </em>è indispensabile anche e soprattutto per fare il critico. E la critica è cosa diversa dai <em>likings</em> e <em>dislikings</em> facebookici. In altre parole la critica deve essere obiettiva e supportata dall’evidenza. Per ragioni di spazio ho fatto pochi esempi comparativi tra le caratteristiche tecniche dominanti “<em>Il vecchio e il mare</em>” di Hemingway e quelle espresse negli “<em>Inseparabili</em>” di Piperno, ma naturalmente sarei pronta a portare sul tavolo tali dati, nel dettaglio, in ogni momento. Fino all’ultima virgola o sospensione. Perché ritengo appunto che questi siano gli elementi necessari per stabilire se il critico è serio o no, se la critica è seria o no. E la critica seria non scade mai nel personale. Da questo punto di vista infatti faccio ogni augurio a Piperno e che possa vendere il testo al meglio, o avere tutto il successo che merita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo elemento che distingue il critico è il coraggio. Il coraggio di dire ciò che ritiene vero – rispetto alla sua prospettiva di visione – e di firmare, sempre, con nome e cognome il suo scritto. Insomma, di metterci la faccia, bella o brutta che sia. Rispetto a questo argomento voglio andare anche un poco oltre, mettendola in questi termini: se fra dieci anni il romanzo “<strong>Inseparabili</strong>” di <strong>Alessandro Piperno</strong> verrà ricordato per un altro motivo letterario valido, oltre quello di avere vinto questa edizione del <strong>Premio Strega</strong>, io avrò sbagliato la mia critica in toto e meglio sarebbe stato che mi fossi dedicata all’agricoltura. Del resto, sono pure ancora in tempo…<em>»</em>.</p>
<p><em>___________</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Nota redazionale 9 Luglio 2012<br />
</em><em>A seguito delle discussioni nate in calce a questo articolo ho creato un piccolo grafico che dà indicazione del vincitore dello Strega… per Editore. Dal 1947 a oggi.</em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2013/01/Premio-Strega-statistica-01.jpg" rel="lightbox[post-2367]"><img class="aligncenter size-full wp-image-4677" title="premio-strega-statistica-01" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2013/01/Premio-Strega-statistica-01.jpg" alt="" width="800" height="499" /></a></p>
<p align="center"><a style="color: #ff4b33;" href="http://rinabrundu.com/2012/07/06/critica-inseparabili-di-alessandro-piperno-vince-lo-strega-perche/" class="broken_link" rel="nofollow">rinabrundu.com/2012/07/06/</a> (link non più disponibile)</p>
<h3 align="center"><strong>Statistica aggiornata al 2019</strong></h3>
<p style="text-align: center;" align="center"><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2013/01/PREMIO-STREGA-1947-2019.jpg" rel="lightbox[post-2367]"><img class="aligncenter size-large wp-image-4670" title="premio-strega-1947-2019" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2013/01/PREMIO-STREGA-1947-2019-1024x702.jpg" alt="" width="640" height="438" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Su 73 edizioni solo 7 volte hanno vinto case editrici minori.<br />
Mondadori, Einaudi e Rizzoli hanno trionfato complessivamente 50 volte!</p>
<p style="text-align: center;">_ _ _ _ _ _ _</p>
<p style="text-align: justify;">Pare, per di più, che Alessandro Piperno avesse ugualmente accusato parecchi difetti già in precedenza, come si evince da un&#8217;altra pagina di Internet.</p>
<p align="center"><strong>Alessandro Piperno &#8211; <em>Con le peggiori intenzioni<br />
</em></strong><strong> Premio Campiello opera prima &#8211; Mondadori, Milano 2005</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="text-align: justify;">Alla fine, l’ho letto. Non volevo, ma l’ho fatto.  Mi hanno incuriosito le reazioni in Rete ai pochissimi accenni critici verso l’opera del nuovo Proust. E cioè scatenamento di difensori avvelenati al grido di: “Chi critica questo capolavoro è solo un rosicone.”</span></p>
<p style="text-align: justify;">È davvero molto strano perché il romanzo di Piperno tratta sostanzialmente dell’invidia, soprattutto dalla seconda parte in poi (ma anche nella prima) che infatti si intitola: “Quando l’invidia di classe degradò in disperato amore.”<br />
Con le peggiori intenzioni è un libro tristanzuolo, scritto interamente con una sola voce, monotona, lagnosa e poveramente autoironica.<br />
Non è così orrendo come lasciavano presagire i precedenti dell’autore, ma mi sfuggono gli estremi del tanto lodato “capolavoro” (la tattica di darsi per primo dello sfigato per poi darlo a tutti gli altri, dopo un po’, stufa).<br />
Piperno, peraltro, ha un senso dell’umorismo quasi nullo. Trova divertente la storia della cameriera ucraina del nonno che, quando la padrona le dice di “fare il bagno”, invece di pulirlo, si cala nella vasca. Oppure quella dell’alunna che, interrogata sulla regione indiana del Kashmir, risponde che ha preso il nome dai twin set di Burberry’s.<br />
Che ridere.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aggettivo preferito di Piperno è “sontuoso”.<br />
(Oltre all’aggettivazione di regola: “il verde pendio”, “la mia oblunga auto”, “lo sferragliante trambusto” del traffico. E naturalmente quando una ragazza esala piacere, sarà con un sospiro “che aveva allo stesso tempo qualcosa di mistico e qualcosa di pornografico”. Eh be’ sì, eh. Mica per niente la santa Teresa del Bernini sta a Roma, insieme a Piperno).</p>
<p>Sentenze cosmiche e non-sensical alla Genna:<br />
“Nulla ha valore senza attesa. L’attesa è Dio.<br />
Non esiste Dio al di là dell’attesa” (p. 215)</p>
<p style="text-align: justify;">Generalizzazioni azzardate e da raccapriccio:<br />
“Tutto quel nutrito segmento di arrapatissimi ebrei che unisce Sigmund Freud a Philip Roth cui avrei dato una bella sistemata nel mio libro antisemita” (cosa dovrebbe sembrare? divertente? arguuuto?)</p>
<p style="text-align: justify;">Gusti femminili disastrosi : l’adorata Gaia Cittadini viene descritta come una Britney Spears, ma più bassa e più grassa (burp), e ripetutamente come un incrocio tra Jacqueline Kennedy e una Madonna pontormesca (ma proprio un mostro, doveva scegliersi come icona sessuale adolescenziale?)<br />
Ha la prima polluzione, chinato per raccattare spiccioli della zia, nel sentire l’odore dei suoi piedi. Da lì, la vocazione al feticismo dei collant e delle calze femminili (burp2).</p>
<p style="text-align: justify;">Confessione:<br />
“È da quando ho scritto quel cazzo di saggio (se contro o a favore degli ebrei nessuno ha capito) che non riesco a scrivere più niente. È triste che un trattatello abbia prosciugato tutte le mie riserve creative [...] È avvilente che, volendo scrivere un saggio, abbia edificato un mausoleo dedicato all’Invidia.” (p. 195)</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi, per la legge del contrappasso:<br />
chi ha scritto un ridicolo saggio sull’antiebraismo di Proust, verrà chiamato il nuovo Proust; chi scrive per invidia, accuserà chi lo critica di invidia.<br />
Peraltro, romanzo tradizionale (ma infinitamente più povero del vero romanzo borghese), senza novità (vogliamo considerare novità l’intercalare “cazzo”?) con una visione della vita fondata interamente sull’assioma: “L’erba del vicino è più verde, e allora io gli sfregio il nano del giardino.”<br />
<a href="http://lafrusta.homestead.com/rec_piperno.html" class="broken_link" rel="nofollow">http://lafrusta.homestead.com/rec_piperno.html</a></p>
<p align="center"><strong>I pistolotti di Piperno</strong></p>
<p style="text-align: justify;"> […] I lettori si domanderanno com&#8217;è possibile impiegare trecento pagine per raccontare un paio di coiti orali e relativi effetti indesiderati.  Magari! Se a Piperno fosse riuscito un simile esercizio di equilibrismo, a partire dai primi timidi, titubanti approcci sino al trionfo finale della <em>fellatio</em>, inclusi cammin facendo alcuni movimenti di suspence , il libro sarebbe stato insolito,  forse attiguo alla pornografia e verosimilmente privo di un messaggio (benché i messaggi non siano obbligatori, anzi), però bene o male sarebbe stato una storia cioè un romanzo.<br />
Certo, il romanzo è un oggetto maneggevole, suscettibile di essere piegato ad una moltitu-dine di usi, ma temo che sia irrinunciabile la funzione genetica ossia quella di proporre una storia. Ed è qui che Piperno è caduto. È probabile che si sia illuso di aver offerto una pluralità di umane vicende, ma nessuno dei suoi personaggi si imprime nella memoria. Sono tutti volatili, larvali. Attraversano gli anni del miracolo economico, della contesta-zione, del terrorismo, del caso Moro, senza che nulla ne scalfisca la vacuità.<br />
[…]<br />
Lascerei perdere ebraismo e cultura ebraica.  Non hanno  gran peso, a parte l&#8217;esistenza sulla diversità tra circoncisi e non, diversità intesa innanzi tutto in senso anatomico: e sconcerta tanta attenzione per il prepuzio e tanta freddezza per la shoah.<br />
[…]<br />
Che cosa rimane dopo trecento pagine di noia (con saltuarie concessioni al pruriginoso e con spreco della voce armata della doppia zeta)? Rimangono <span style="text-decoration: underline;">il fastidio di sempre per i danni recati dal marketing editoriale</span>, e l&#8217;augurio al giovane Autore di ravvedersi. Piperno è intelligente, colto, sensibile, ha capacità espressive persino straripanti: se decidesse di non rifare gli altri e invece di scrivere un vero romanzo, sono sicuro che otterrebbe uno splendido risultato.</p>
<p align="right">Giampaolo <a href="http://lafrusta.homestead.com/rec_rugarli.html" target="_self" class="broken_link" rel="nofollow">Rugarli</a> &#8211; &#8220;Giudizio universale&#8221; &#8211; 2/2005</p>
<div></div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p style="text-align: justify;">[1] &#8220;Filippo non aveva potuto fare a meno di guardare la moglie esterrefatto: com’era possibile che Anna accusasse Carla di aver tenuto un contegno affettato, a fronte di quello tenuto da lei? Senza contare che Carla ne aveva molto più diritto! Ma anche in quella circostanza Filippo aveva preferito tacere.<br />
Finché inevitabilmente Piero aveva subito, come tutti i suoi predecessori, un tracollo di celebrità presso la sua esigentissima sodale. Quando Anna aveva potuto misurare il grado d’infedeltà cui solo un famoso agente avrebbe potuto così spudoratamente indulgere, e quando, d’altronde, aveva capito che Piero, la moglie, non l’avrebbe mai lasciata, aveva iniziato a sparlare di lui (neanche a dirlo, pubblicamente). Dopo tante amorevoli blandizie, dopo tanti panegirici, ora irrompeva la delusione.<br />
E dire che lei lo aveva avvisato: se fosse rimasto con una donna del genere si sarebbe inaridito. E ora guardatelo. Era quasi irriconoscibile: quanta superficialità, quanta volgarità!&#8221;&#8230;<br />
[2] Io invece sono propenso proprio a crederci!<br />
[3] Ho qualche dubbio su questo.<br />
[4] Forse einsteiniano.<br />
[5] Chissà per quale sciocca ragione la locuzione latina <em>statu quo</em> sarà diventata &#8220;status quo&#8221;&#8230; Per l&#8217;esigenza risibile di riportare l&#8217;ablativo <em>statu</em> al nominativo per motivi di funzione grammaticale nel contesto italiano? Una pignoleria incomprensibile (ed errata) in tempi in cui la lingua parlata e scritta è piena di spropositi.<br />
Riporto integralmente, dal &#8220;supplemento&#8221; in appendice alla seconda edizione del Dizionario Latino di Campanini e Carboni (1913, tempo in cui gli insegnanti dei Regi Ginnasi erano di media molto più competenti degli attuali docenti) quanto scritto in merito alla relativa voce: «<strong>Statu quo</strong>. <em>Nella condizione in cui</em> (<em>si trova</em>). &#8211; È una locuzione d&#8217;uso frequente nel linguaggio diplomatico per alludere a quel complesso di circostanze e di condizioni in cui si trova una nazione, una città, una categoria di cittadini. Dal linguaggio diplomatico è passata all&#8217;uso comune e familiare, nel quale significa che una cosa rimane allo stato in cui si trovava prima: &#8220;Dopo molto discutere e dopo varie sedute, la cosa rimase allo <em>statu quo</em>».</p>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Benigni &#8220;Santo&#8221;&#8230; Lettera aperta a Città Nuova</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Sep 2012 14:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio generale]]></category>
		<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Critica-spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Benigni]]></category>
		<category><![CDATA[La Divina Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[La divulgazione dell'ignoranza]]></category>
		<category><![CDATA[O Dante o Benigni]]></category>

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										</div><p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Il 22 agosto 2012 inviavo al Direttore dell&#8217;organo ufficiale del <strong>Movimento dei Focolari</strong>, fondato da <strong>Chiara Lubich</strong>, una lettera nella quale esprimevo il mio profondo rammarico per l&#8217;articolo apparso in Rete il 23 luglio 2012, a firma di Pierpaolo D&#8217;Ippolito, in cui il giornalista magnifica le ammirevoli, esemplari qualità di vita e di arte dell&#8217;ormai &#8220;rinomato dantista&#8221; Roberto Benigni, dimostrando sinteticamente, ma in modo inequivocabile, come l&#8217;attore toscano sia l&#8217;esatto contrario di quello che il pezzo giornalistico celebra e facendo notare come strida, una tale esaltazione, con gli alti ideali cui il Movimento della Lubich si ispira.<br />
A distanza di due settimane, non avendo ricevuto riscontro alcuno, avverto l&#8217;esigenza di rendere pubbliche quelle mie &#8220;rimostranze&#8221;.</p>
<p><span id="more-2008"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Egregio Direttore,<br />
è con vivo rammarico che prendo atto della posizione ufficiale di &#8220;Città Nuova&#8221; nei riguardi della scandalosa operazione di mercato del Tutto Dante di Roberto Benigni.<br />
<a href="http://www.fraticappuccini.it/new_site/index.php/component/content/article/54-novita/2138-il-tuttodante-di-roberto-benigni.html">http://www.cittanuova.it/contenuto.php?TipoContenuto=web&amp;idContenuto=420538</a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultima cosa che mi sarei aspettato è il panegirico di Pierpaolo D&#8217;Ippolito sulle qualità cristalline di Benigni come &#8220;poeta&#8221;, &#8220;letterato&#8221;, &#8220;santo&#8221; (perché no?), che si aggiunge alla vergognosa azione mediatica a favore di uno dei più sconcertanti paradossi della nostra epoca. Credo che bisognerebbe documentarsi in modo approfondito prima di rivolgere sviscerati apprezzamenti nei confronti di chicchessia o di qualsivoglia oggetto. Il suo giornalista dimostra invece cognizione approssimativa, probabilmente non avvertendo il peso della responsabilità che grava su chi svolge un ruolo di informazione capace di influenzare l&#8217;opinione pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono tanto più meravigliato pensando al movimento di cui la Sua testata, alla quale un tempo fui abbonato per consiglio del mio caro cugino Padre Mario Maggi, trinitario e focolarino da lustri, è espressione.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/09/mano-testicoli-1.jpg" rel="lightbox[post-2008]"><img title="mano-testicoli 1" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/09/mano-testicoli-1.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Benigni palpa, in Eurovisione, i genitali di Baudo, poco prima di recitare &quot;Vergine Madre...&quot;: accostamento edificante</p></div>
<p style="text-align: justify;">                  Ho dimostrato in maniera inequivocabile nel saggio &#8221;O Dante o Benigni&#8221;, pubblicato alcuni mesi fa dall&#8217;Editore romano Arduino Sacco, l&#8217;incompetenza, la crassa trivialità - che non si modera nemmeno di fronte a un pubblico infantile -, la blasfemia, la smania di lucro, il dichiarato amore demagogico per il prossimo, l&#8217;esaltazione di un eros smaccatamente proposto come soddisfazione di sensi, l&#8217;esegesi dantesca condotta senza conoscenze, le interpretazioni cervellotiche e irriverenti dei testi sacri, le citazioni manipolate dei Padri della Chiesa, i frettolosi apprendimenti sovente mal digeriti, raffazzonati, alterati, il pensiero disarticolato, afflitto da disturbi formali, la lingua che sfiora l&#8217;analfabetismo, del decantato &#8220;dantista&#8221; e &#8220;moralista&#8221; toscano, genio italico, orgoglio nazionale. Perché la maschera cada, Benigni non va ascoltato: va trascritto&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Qui contesterò in modo articolato e assolutamente documentato i passi salienti del pezzo sopra citato, apparso in Rete il 23 Luglio 2012, rinviando, per approfondimenti, ai miei articoli pubblicati in Internet (corredati con dimostrazioni audio e video) e invitando eventualmente alla lettura diretta del saggio.</p>
<p>Scrive D&#8217;Ippolito:</p>
<p><strong><em>Roberto Benigni, premio Oscar.<br />
</em></strong><strong><em>Beh, i grandi del cinema lo avranno pur conosciuto bene, professionalmente parlando, per potergli attribuire ben due Oscar nel 1999.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Possibile che l&#8217;autore dell&#8217;articolo non sappia come nascano certi premi Oscar? Basti pensare all&#8217;investimento della Miramax (15 milioni di dollari), basti un solo link:<br />
<a href="http://www.caffeeuropa.it/cinema/27benigni.html">http://www.caffeeuropa.it/cinema/27benigni.html</a></p>
<p><strong><em>Roberto Benigni, comico satirico. Simpatico e burlone.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ormai ripetitivo [1] e &#8220;coprofilo&#8221; (vedi l&#8217;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=yOYHFuJPHwk">inno del corpo sciolto</a>) contestato dai suoi stessi ammiratori, apparente bandiera dell&#8217;antiberlusconismo (visto che pubblica per Einaudi, produce film per Medusa e che, proletario senza prole e milionario, Berlusconi lo ha sempre lasciato fare&#8230; portando a casa una vantaggiosa e gratuita pubblicità).</p>
<p><strong><em>Roberto Benigni, poeta e letterato.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">O sono diventato troppo vecchio o i poeti e i letterati un tempo erano altra cosa. Mi dica  D&#8217;Ippolito dove posso trovare le opere di poesia e di letteratura di questo autore&#8230; O basta recitare Dante a memoria (magari storpiando i versi, come &#8221; <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/05/di-feltro-in-feltro.mp3">e sua nazion sarà DI FELTRO IN FELTRO</a>&#8220;) ed esprimere superficiali apprezzamenti e demagogica meraviglia sulla Commedia per essere considerati poeti e letterati? Un letterato, poi, che niente sa di Latino e di Greco, che ha precarie basi umanistiche, che <span style="text-decoration: underline;">straparla</span> perché non ha cognizione di causa&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Uno che ha tra i progetti della propria vita la divulgazione di Dante e della sua Divina Commedia è ben degno di essere stato candidato al Nobel per la letteratura.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Divulgazione di Dante? Si può divulgare la Medicina insegnando che il cuore è nel collo? Come si può divulgare il Sommo poeta attraverso ogni genere di strafalcioni?<br />
(A mo&#8217; di esempio <a href="http://www.odanteobenigni.it/?p=1382%20">http://www.odanteobenigni.it/?p=1382</a>)<br />
Si può conferire il Nobel per la Letteratura a un illetterato? Siamo davvero diventati tutti folli?</p>
<p><strong><em>Roberto Benigni, cantore dell’amore. Quello vero, gratuito, disinteressato ma anche sentimentale, passionale, vitale</em></strong></p>
<p>*** <span style="text-decoration: underline;">L&#8217;amore vero</span>: &#8220;<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/04/trivialità-00.mp3">Io me scopo &#8216;a sorca, tu te scopi &#8216;a fregna</a>&#8221; (prima serata TV).</p>
<p style="text-align: justify;">Oppure:  &#8220;Ora, paradiso uno uno sta tutta la vita tutta la vita senza tirassi seghe pe pe andare in paradiso, poi tu mori tu ci vai, dice oh ora mi potrò fare du&#8217; du&#8217; o tre seghe in pace, son morto dalla voglia, arriva iddio magari dice alt! vietato! seghe ci si tirano all’inferno! No allora scusa allora, allora ho sbagliato, no io volevo, son venuto qui pe’&#8230; sbagliato, son morto. Dalla mamma, bada qui me mi tiro, ora mi tiro 700 seghe, prima di morire poi vo all’inferno gli dico a i’ diavolo, guarda ier sera prima di morire mi tirai 700 seghe. Dice bravo, pe’ premio ti fo un pompino, godi. tzè, e’ gode&#8221;.<br />
<a href="http://albums.photoonweb.com/berlinguer/Berlinguer%20TVB.pdf">http://albums.photoonweb.com/berlinguer/Berlinguer%20TVB.pdf</a></p>
<p style="text-align: justify;">*** <span style="text-decoration: underline;">L&#8217;amore disinteressato</span>: Piazza San Marco&#8230; Qualcuno non pagherebbe il biglietto, potrebbe guardare lo spettacolo dai bar&#8230; allora si annulla (con &#8220;amore&#8221;) la &#8220;serata culturale&#8221;!<br />
<a href="https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/benigni-venezia-scrocconi-piazza-san-marco-930287/">https://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/benigni-venezia-scrocconi-piazza-san-marco-930287/</a></p>
<p style="text-align: justify;">Eppure Benigni è sempre prodigo di manifestazioni di affetto anche smodato per il suo pubblico (pagante): &#8220;Propo avre’ voglia prop veramente, lo dico sempre, ma… perché mi viene istintivo, d’ignudarmi, propio, e buttammi addosso, fare propio una… una spe… ma ci avrei una voglia, ma propio… lo faccio spesso perché mi è… son attratto, son attratto e devo dire fermati, fermati!&#8230; propio… baciarmi, fare all’amore propio (<em>grida di consenso</em>) in contemporanea (<em>applausi</em>)… ma va… e… propio pe’ ringraziamento, che quando si sta bene… propio con un co… non con tutti voi, ma con ognuno di voi&#8230;&#8221; (Rai Uno, 29 Novembre 2007).</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno commenta l&#8217;articolo citato: &#8220;Facile la demagogia, caro Benigni: abbiamo capito che cosa &#8220;ami&#8221; del tuo pubblico, qual è l&#8217;origine delle manifestazioni sviscerate di affetto di cui lo fai oggetto nelle tue performance&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Roberto Benigni, ricercatore della vera essenza dell’uomo, capace di portare Dio nella vita umana.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da come Benigni si comporta si può capire che per lui l&#8217;essenza dell&#8217;uomo coincide con il successo finalizzato al denaro. Per la qual cosa non rispetta niente e nessuno, a cominciare da Dante, patrimonio nazionale, che il comico offende con la sua impreparazione, sfruttando la diffusa ignoranza della gente, sull&#8217;argomento, per il suo business senza scrupoli.<br />
Se poi mi si dice che Benigni è &#8220;capace di portare Dio nella vita umana&#8221;, mi pare proprio che l&#8217;abbaglio sia totale!</p>
<p style="text-align: justify;">- Mi vengono in mente le sue <strong>bestemmie pubbliche</strong> in occasione del conferimento, a Firenze, di una delle nove lauree honoris causa <a href="http://www.palermomania.it/news.php?id=2984" class="broken_link" rel="nofollow">http://www.palermomania.it/news.php?id=2984</a><br />
- Mi viene in mente che racconta agli ignoranti e ai distratti che <strong>Cristo e l&#8217;emorroissa sono animati da quello stesso &#8220;amor ch&#8217;a nullo amato amar perdona&#8221; che aveva infiammato Paolo e Francesca</strong> (ma l&#8217;episodio di cui parla, e che chiama parabola attribuendolo all&#8217;unico evangelista che non lo riferisce, è di fede, non di amore).<br />
- Mi vengono in mente certe sue gag &#8220;cristiane e pudiche&#8221; a proposito dei religiosi: &#8220;Ora, quando li rincontrerà nel Giudizio Universale, s&#8217;incazzerà un po&#8217;: Frati, preti, suore, venite qua un secondo. Scusate, io avevo detto &#8220;crescete e moltiplicatevi&#8221;. E voi digiuno e castità! Ma forse non avete capito! Ma dovevo dire proprio &#8220;mangiate e <span style="text-decoration: underline;">trombate</span>&#8220;? Io non volevo scrivere parolacce nella Bibbia ma&#8230; <strong>levati codesta tonaca e dagli sotto, imbecille</strong>!&#8221; <a href="http://laici.forumcommunity.net/?t=30498926">http://laici.forumcommunity.net/?t=30498926</a><br />
- E ancora sui preti: &#8220;<span style="text-decoration: underline;">Sono maialoni proprio, sono maialoni, proprio delle bestie</span>. <span style="text-decoration: underline;">Omini… rospi… cavalli… tutto pigliano</span>! Fanno all&#8217;amore, Madonna, continuamente fanno all&#8217;amore&#8221;.<br />
<a href="http://www.tuttobenigni.it/special/prologoacionimario.asp">http://www.tuttobenigni.it/special/prologoacionimario.asp</a>.<br />
- Non dimentico le edificanti &#8220;giaculatorie&#8221; dello &#8220;sproloquio blasfemo&#8221;:<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=oM1VUPjrdoE%20">http://www.youtube.com/watch?v=oM1VUPjrdoE</a><br />
- Ricordo &#8221; irriverenze&#8221; come “…più lontano vai e più mito sei… Silvio, ti propongo di diventare un mito, ha’ capito? Come Dio… ‘n si vede mai, oh! Quello è un mito: più divino di così…” (Sanremo, 17 febbraio 2009).<br />
- Infine apprezzamenti &#8220;eleganti&#8221;, e talvolta morbosamente allusivi, all&#8217;opera dantesca: &#8220;Viene voglia di spogliarsi e di violentare un tavolo minorenne&#8221; (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/06/tavolo-minorenne.mp3">documento sonoro</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Solo alcuni degli innumerevoli esempi possibili! Il Tutto Dante è costellato di &#8220;eretica&#8221; cristianità, e non solo. Senza parlare delle &#8220;interpretazioni&#8221; ridicole dal punto di vista semantico, teologico, letterario, e perfino scarsamente rispettose della figura della Madonna, come: &#8220;<em>Nel ventre tuo si raccese l&#8217;amore, / per lo cui caldo ne l&#8217;etterna pace / così è germinato questo fiore</em>.  Ora dicono che questo fiore vuol dì la Chiesa eccetera: io penso sia Cristo, che mi piace di più pensare ch’è Gesù ch’è nato dentro, no? Però dice ne, nel ve, è propio, si sente che c’è propio, un, un, un corpo, bu, sce, è prop una donna come noi, nel ventre si racces, per lo cui caldo, ne… pensa, essere nel ventre d’una donna al caldo eterno! Ma è una cosa spettacolà, come ci fa ssentire d’esse ddentro, e ‘n più fa la rima fiore-amore, la più antica e difficile del mondo… falla te una rima fiore-amore, va’ ffalla, uno dice “va be’, ho capito va”… il cuore col dolore, il fiore coll’amore, qui è una cosa spettacolare&#8221;. Che cosa ha spiegato? Quante stupidaggini ha detto? &#8220;Essere nel ventre d’una donna al caldo eterno&#8221;&#8230; Semplicemente pazzesco! (<a href="http://dettaglitv.com/?p=5599" class="broken_link" rel="nofollow">Scheda</a>).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Roberto Benigni, comune cittadino. Che affronta la crisi attuale dal punto di vista di ognuno di noi.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Infatti (come tutti noi?!) chiede ed ottiene compensi da capogiro per le sue performance, cui rinuncia se non pagato come desidera. Per la famosa esibizione televisiva del 29 Novembre 2007 addirittura incassò <a href="http://tuttobenigni.blogspot.it/2008/01/benigni-torna-in-prima-serata-su-rai.html">due milioni e mezzo di Euro</a> in meno di tre ore. Adesso si accontenta anche di 400.000 Euro per mezz&#8217;ora&#8230;<br />
<a href="https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/non-sappiamo-se-cifra-intascata-benigni-cantare-inno-corpo-32982.htm">https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/non-sappiamo-se-cifra-intascata-benigni-cantare-inno-corpo-32982.htm</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Benigni inizia con una dedica alle popolazioni terremotate dell’Emilia Romagna</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Più demagogia che sostanza: dai tempi del disastro aquilano Benigni, a differenza di molti suoi colleghi, non ha mai dedicato uno solo dei suoi spettacoli alla raccolta di fondi per i terremotati, segno certo di &#8220;grande bontà d&#8217;animo&#8221;!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Va da sé che abbia preso spunto dalla recente notizia di ricandidatura di Berlusconi per far sorridere</em></strong><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Perché non dire con più onestà che di idee per far ridere il comico ne ha sempre meno?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Inferno, undicesimo canto. Quello che tanti critici letterari definiscono brutto, Benigni l’ha amato e reso talmente comprensibile e affascinante da farlo sembrare il più bello.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non ero a Firenze e non posso ribattere, ma se tanto mi dà tanto, Benigni avrà fatto la solita confusione e dette le solite corbellerie: come fa a rendere comprensibile ciò che nemmeno lui comprende? (Cosa ampiamente dimostrata nel saggio citato).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Qui Benigni non transige: gli usurai! Coloro che causano consapevolmente danno ad altri approfittando dello stato di necessità, del bisogno, della povertà. Immediato è il parallelismo con l’attualità: gli speculatori, coloro che non guardano in faccia nessuno pur di arricchirsi&#8230;</em></strong><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Una timida domanda: c&#8217;è molta differenza con chi sfrutta l&#8217;ignoranza e la distrazione altrui per accumulare milioni di Euro facendo credere di divulgare Dante e divulgando invece ignoranza?<br />
Un esempio documentatissimo: <strong><em><a href="http://www.odanteobenigni.it/?p=1382">http://www.odanteobenigni.it/?p=1382</a></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Cita poi il più grande comandamento: «Ama il prossimo tuo come te stesso». Tutti i regimi hanno paura di chi opera gratuitamente, per il solo bene dell’uomo, e che paga di persona: Gesù, Gandhi, Martin Luther King&#8230;</em></strong></p>
<p>&#8230;Benigni&#8230; Abbiamo capito di che genere è l&#8217;amore di Benigni per il prossimo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Sono rimasto sempre profondamente ammirato dalla passione per la bellezza e per l’amore che Benigni comunica con la propria vita e le proprie opere. Disse di lui Mario Luzi: «Si vede che ama quel che legge». E Davide Rondoni: «Un uomo sopraffatto dalla bellezza, e di uomini così abbiamo bisogno». Il TuttoDante ne è un’ulteriore conferma. Grazie, Benigni.</em></strong></p>
<p><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/09/mano-testicoli-2.jpg" rel="lightbox[post-2008]"><img class="alignleft" title="mano-testicoli 2" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/09/mano-testicoli-2.jpg" alt="" width="300" height="378" /></a>Roberto Benigni, &#8220;sopraffatto dalla bellezza&#8221;, ricambia&#8230;</p>
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<p>(Il fotogramma è tratto da una sequenza volgarissima del Tuttobenigni 95<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=qJ7QmeiXMvA">http://www.youtube.com/watch?v=qJ7QmeiXMvA</a>)</p>
<p style="text-align: right;"> Amato Maria Bernabei</p>
<p style="text-align: justify;" align="right">Per approfondimenti si leggano le numerose schede dedicate a Benigni prima di tutto nel sito <a href="http://www.odanteobenigni.it/">http://www.odanteobenigni.it/</a>, quindi nel sito <a href="http://dettaglitv.com/" class="broken_link" rel="nofollow">http://dettaglitv.com/</a></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
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<p style="text-align: justify;">[1] L&#8217;attesissimo Benigni, stra attesissimo, stra evocato, stra voluto mi ha delusa molto. Eppure sono una sua estimatrice.<br />
Ha fatto il più brutto sipario delle quattro serate di Fiorello. Assai scadente. Stiracchiato con le molle, ripetitivo, involuto, stanco, appannatissimo, noioso, vecchio, lento, a tratti quasi forzato e fastidioso.<br />
<a href="http://lariserva.forumcommunity.net/?t=49008277" class="broken_link" rel="nofollow">http://lariserva.forumcommunity.net/?t=49008277<br />
</a> (il link non è più reperibile sulla Rete)</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Il parere di una Professoressa che &#8220;insegna Dante&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Aug 2012 08:28:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
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										</div>&#160; Sul Social Network Twitter è abbastanza facile misurare il polso delle platee più o meno condizionate dal circo mediatico e dai modelli che questo propone. Così, a proposito del Tutto Dante di Roberto Benigni, ci si può rendere conto &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2012/08/09/il-parere-di-una-professoressa-che-insegna-dante/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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										</div><p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Sul Social Network Twitter è abbastanza facile misurare il polso delle platee più o meno condizionate dal circo mediatico e dai modelli che questo propone.<br />
Così, a proposito del Tutto Dante di Roberto Benigni, ci si può rendere conto sia della stanchezza di un settore delle “poltrone”, che del fanatismo acceso dei “benignomani” che si sbracciano dal “loggione”! <span id="more-1912"></span></p>
<p style="text-align: justify;">I quali non si accorgono nemmeno delle stecche clamorose del loro idolo, perché non possono o perché non vogliono… Si ha perfino l’impressione che troppi “ascoltino” con i tappi nelle orecchie (e magari guardino con le bende agli occhi), più interessati ad osannare “l’ugola divina” che a seguire i suoi gorgheggi ed a valutarne le qualità vocali.<br />
Perciò può succedere che un “esperto in materia”, il quale ha deciso, in maniera del tutto preconcetta, che nel caso del Tutto Dante non può che assistere a uno spettacolo grandioso e ad una prestazione maiuscola del comico toscano, apprezzi “alla sorda” (e alla cieca) il palcoscenico e l’interprete che ha di fronte.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/08/insegnante.jpg" rel="lightbox[post-1912]"><img class="alignleft  wp-image-1916" title="insegnante" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/08/insegnante.jpg" alt="" width="254" height="158" /></a>                   Scrive su Twitter una Professoressa che “insegna Dante” (in risposta alle mie critiche severe sugli spettacoli danteschi di Benigni): “Suggerisco l’umiltà di riconoscere la straordinaria capacità esegetica di Benigni”!<br />
<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/08/tartagliare.mp3">Questa?</a> Oppure <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/08/non-me-lo-toccate.mp3">questa?</a> O <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/08/MalatestaDaPolenta.mp3">questa?</a><br />
Straordinaria capacità esegetica!!!</p>
<p style="text-align: justify;">Serviamoci di un solo esempio per dimostrare alla dotta interlocutrice la sua infondata fede nelle “esegesi” di un istrione (per lei “genio italico” <strong>come Dante</strong>!).<br />
Spiega Benigni:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>   Nel ventre tuo si raccese l’amore,<br />
</em><em>per lo cui caldo ne l’etterna pace<br />
</em><em>così è germinato questo fiore.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ora dicono che questo fiore vuol dì la Chiesa eccetera: io penso sia Cristo, che mi piace di più pensare ch’è Gesù ch’è nato dentro, no? Però dice ne, nel ve, è propio, si sente che c’è propio, un, un, un corpo, bu, sce, è prop una donna come noi, nel ventre si racces, per lo cui caldo, ne… <strong>pensa</strong>, <strong>essere nel ventre d’una donna al caldo eterno</strong>! <a title="" href="http://www.odanteobenigni.it/wp-admin/post-new.php#_ftn1">[1]</a> Ma è una cosa spettacolà come ci fa ssentire d’esse ddentro, e ‘n più fa la rima fiore-amore, la più antica e difficile del mondo…  falla te una rima fiore-amore, va’ ffalla, uno dice “va be’, ho capito va”… il cuore col dolore, il fiore coll’amore, qui è una cosa spettacolare.</p>
<p style="text-align: justify;">____________<br />
Posto che <em>l’etterna pace </em>non può essere che il Paradiso, questo fiore, “germinato” nel Paradiso, non può essere Gesù che invece è colui per il quale <em>si raccese l’amore </em>nel ventre di Maria, amore  ardente, <em>caldo</em>, che attraverso il sacrificio della Croce ha portato alla salvezza le anime della “candida rosa” dei Beati, <em>questo fiore</em>, appunto.<br />
<em>Così </em>e <em>questo </em>ci sembrano le parole chiave per non cadere in equivoci: “così” allude certamente a quanto è sotto gli occhi dell’orante e dell’Alighieri (nel modo che vediamo, nel modo che puoi ben vedere); “questo” è il dimostrativo della prossimità soprattutto rispetto al parlante: “questo fiore”, il fiore della candida rosa. Non vediamo in che modo “questo” possa essere riferito a Gesù né in che maniera si potrebbe giustificare il “così” qualora Dante non si riferisca alla rosa dei Beati.<br />
Il travisamento che di questa terzina fa “il grande teologo” ha veramente poco decoro. Pensate: per Benigni <em>l’etterna pace</em>, anziché essere il Paradiso, diventa l’eterno permanere nel caldo ventre di una donna, meglio, rimanere nel ventre di una donna al caldo eterno (“caldo” che per l’Alighieri è, per di più, l’ardore dell’amore). Semplicemente inqualificabile!<br />
(Tutto il passo è tratto dal Saggio di Amato Maria Bernabei “<a href="http://www.odanteobenigni.it/?page_id=2">O Dante o Benigni</a>”, Arduino Sacco Editore, Roma 2011, pp. 222-223; l’intera “sezione” dedicata all’interpretazione benignesca del XXXIII Canto del Paradiso è consultabile al link <a href="http://dettaglitv.com/?p=5599" class="broken_link" rel="nofollow">http://dettaglitv.com/?p=5599</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Come si è potuto constatare la Professoressa non ha certo meditato sulle fandonie del suo prediletto: per un qualche recondito motivo ha deciso che Benigni è “straordinario” e lo consacra e adora in maniera del tutto acritica, per quella “splendida malattia” (come lei stessa confessa) che è <span style="text-decoration: underline;">la sindrome di Stendhal</span>, l’emozione patologica che può cogliere un soggetto di fronte a un’opera d’arte (nella fattispecie l’opera d’arte è naturalmente… quella di Benigni). Le cause di detta sindrome sono però “manifestazioni di sindromi psichiatriche già note, infatti continuano poi anche in maniera slegata dalla contemplazione di bellezze. Possono essere l’esordio semplicemente di un disturbo bipolare. Le descrizioni somigliano molto a quelle degli stati pre-deliranti oppure delle crisi “temporali” pseudo-epilettiche che hanno questi pazienti prima di manifestare i classici sintomi della malattia”<br />
<a href="https://www.agoravox.it/La-sindrome-di-Stendhal-fra.html" target="_blank" class="broken_link" rel="nofollow">https://www.agoravox.it/La-sindrome-di-Stendhal-fra.html</a></p>
<p style="text-align: justify;">La Professoressa ci ha forse voluto dire che le folle emozionate da Benigni hanno queste tendenze patologiche? Io spero vivamente di no.<br />
Come mi auguro che lo sviscerato suo apprezzamento per le “esegesi” della “divinità toscana” non dipenda da personali lacune di preparazione, ma semplicemente dalla distrazione devota (ma pur sempre colpevole) con la quale pende dalle labbra del “grande dantista”.</p>
<p style="text-align: right;" align="right">Amato Maria Bernabei</p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<p><a title="" href="http://www.odanteobenigni.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref1">[1]</a> Ma quando mai Dante ha detto questo? Che cosa vuol dire Benigni? Che cosa inventa?</p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nessuno tocchi Benigni&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jul 2012 17:28:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
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										</div>Gli ultrà di Benigni, o comunque i suoi più accesi fan, non tollerano le critiche rivolte al loro idolo e indossano paraocchi di protezione anche di fronte all&#8217;evidenza, incapaci di una lettura serena delle argomentazioni che dimostrano l&#8217;incompetenza del comico &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2012/07/27/nessuno-tocchi-benigni/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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										</div><p style="text-align: justify;">Gli ultrà di Benigni, o comunque i suoi più accesi fan, non tollerano le critiche rivolte al loro idolo e indossano paraocchi di protezione anche di fronte all&#8217;evidenza, incapaci di una lettura serena delle argomentazioni che dimostrano l&#8217;incompetenza del comico toscano per il presuntuoso ruolo di esegeta e di divulgatore della Divina Commedia.</p>
<p><span id="more-1887"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Spesso interpretano in maniera scorretta le critiche, non solo nelle sfumature, e ribaltano su chi &#8220;osa&#8221; sconsacrare il loro nume la denuncia di ignoranza, di saccenteria e perfino di &#8220;brama di visibilità&#8221;, quella che tanto frutta al &#8220;saltimbanco-illusionista&#8221; che troppi vorrebbero insignito addirittura del premio Nobel per la Letteratura!<br />
Con il loro filtro di parte riescono perfino a considerare la critica indirizzata alle conoscenze precarie di Benigni come faziosa presa di posizione, a causa dell&#8217;infelice taglio &#8221;politico&#8221; che l&#8217;attore ha voluto dare alla sua &#8220;operazione culturale&#8221;.<br />
Tanto per fare un esempio: mesi fa rilevai e commentai in un blog, con intenzioni puramente letterarie, uno &#8220;svarione dantesco&#8221; del comico; mi fu chiesto con ironia, e in modo assolutamente incongruo, se avrei preferito affidare a Calderoli la <em>lectura</em> <em>Dantis</em>!</p>
<p style="text-align: justify;">Per questa scheda traggo spunto da un <em>twitlonger</em> in replica a un mio messaggio breve su Twitter che invitava un&#8217;ammiratrice del suddetto &#8220;luminare&#8221; a riflettere sul caso del Tutto Dante, suggerendole la lettura<br />
in <a href="http://www.odanteobenigni.it/?page_id=19">http://www.odanteobenigni.it/?page_id=19</a><br />
dell&#8217;introduzione del Saggio &#8220;O Dante o Benigni&#8221;, pubblicato dall&#8217;Editore romano Arduino Sacco.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Ho letto con interesse e senza pregiudizi il suo scritto, ma più che leggere una critica costruttiva alla recitazione della Commedia da parte di Benigni, ho letto una quantità di parole atte a screditare la persona e non l&#8217;attore o il regista.<br />
</em><em>Detto questo lei può essere più o meno d&#8217;accordo sulla popolarità e professionalità di Benigni, può urlare il suo disappunto versi i media ai quattro venti, ma non può per questo, dimenticare e calpestare il fatto, che moltissima gente si è avvicinata al Sommo Poeta grazie a Benigni, tentennando forse, incantati dalla passione e forse anche da quello stesso sudore che lei tanto schernisce.<br />
</em><em>Con questo, lei è liberissimo di esporre la sua denuncia, magari non solo scagliandosi contro una persona, ma con esempi concreti, magari recitando lei stesso i versi della Commedia e a tal proposito, mi aspetto e pratendo da un professore che porta avanti una tesi, gli esempi della critica, ovvero: &#8216;Benigni nella Cantica x Canto xx versi xxy xxz dice così, invece è cosà&#8217;.<br />
</em><em>Personalmente diffido sempre di tutti coloro che si ergono a &#8220;educatori&#8221; &#8211; Di gente che voleva &#8220;educare&#8221; la storia è piena, dovrebbe saperlo &#8211; diffido di chi, nella home page del proprio sito inserisce un slogan politico &#8220;una scelta di campo&#8221;, diffido di processi mediatici seppur &#8220;divertenti&#8221; e ahimè diffido della saccenza e della superbia della persone.<br />
</em><em>Saluti<br />
Pan Orao<br />
</em><em><br />
N.B.<br />
Pan Orao è l&#8217;etimologia della parola Panorama come lei ben sa, ma letteralmente si traduce con Vedere tutto, non vedere oltre. Pan = tutto, es: Pantheon = tutti gli dei.<br />
</em><a title="http://tl.gd/ih6vvq" href="http://t.co/G8LwuIws" target="_blank" class="broken_link" rel="nofollow">http://tl.gd/ih6vvq </a></p>
<p style="text-align: justify;">Ora, chiunque legga con serenità l&#8217;introduzione al Saggio (link citato in apertura) non può sostenere che vi si rivolgano critiche <em>ad personam</em>, addirittura tendenti a screditare Benigni, a meno che, per un qualche recondito motivo, il lettore non sia particolarmente suscettibile.  Certo, io mi sforzo di &#8220;togliere credito&#8221; al comico toscano in qualità di dotto e di esegeta (non di attore e di regista), ma sono ben lungi dal diffamarlo. Io non nego malevolmente, né intendo ridurre, titoli di merito reale dell&#8217;attore, ma rilevo e contesto attribuzioni di qualità e competenze, da lui non possedute, elargite solo in vista di una clamorosa operazione di mercato che in nessun caso può avere gli effetti decantati. Perché non è vero che Benigni ha avvicinato Dante alla gente: nessuno dei suoi uditori può aver ricavato dalle sue lezioni bislacche un&#8217;idea vera della grande poesia dantesca. Dante non potrà mai essere popolare, mai compreso attraverso la narrazione artificiosa di &#8220;storielle&#8221; mal digerite, o attraverso una serie di citazioni sballate e fraintese, un&#8217;iterazione di &#8220;urlati&#8221; e vuoti aggettivi iperbolici di apprezzamento; attraverso il sentimentalismo, la facile commozione, la lacrimuccia da proscenio spremuta al momento opportuno, la gestualità sfrenata e ipnotica. Questi sono strumenti per lo show, non per educare l&#8217;uditorio alla Letteratura, all&#8217;arte, al sapere; questi sono strumenti per vendere merce, non per trasferire conoscenza.<br />
Quindi io non &#8220;dimentico e calpesto il fatto che moltissima gente si è avvicinata al Sommo Poeta&#8221; grazie a Benigni, perché questo non è vero. Nessuno si avvicina alla matematica per merito di un Professore che insegna che 10 : 2 fa 3 o che la radice quadrata di 144 è 9! Nessuno si avvicina alla Medicina per merito di un Professore che insegna che il cuore è sotto l&#8217;ascella; nessuno viene avvicinato ad alcunché quando mancano il sapere e la sostanza di ciò che si vuole trasferire. Non basta dire che Dante è il più grande, che Dante è straordinario, che Dante è un poeta &#8220;memorabile&#8221;, se poi di Dante si dicono cose che con Dante non hanno niente a che vedere, se si annunciano alla gente sciocchezze come &#8220;La poesia è quel luogo dove quando dico io eee un fiume non è solo un fiume&#8221; (<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/07/La-poesia-è-quel-luogo.mp3">sonoro</a>) e mille altre corbellerie del genere, sul poema dell&#8217;Alighieri e non solo!<br />
Che poi mi si dica, senza cognizione di causa, che io non adduco esempi, non do riferimenti precisi, può essere solo frutto di lettura frettolosa, quanto meno non approfondita, perché in molte pagine di questo sito sono riportati perfino documenti audio a dimostrazione delle mie tesi; perché prima si dovrebbe aver letto il mio saggio, sempre puntuale e circostanziato nelle critiche e nei riferimenti; perché si dovrebbe essere davvero sgombri da pregiudizi, non solo a parole, ed avere il coraggio di mettere in discussione il proprio modo di vedere e meglio ancora i propri abbagli.<br />
Mi si accusa di &#8220;saccenza&#8221; e di superbia: forse solo perché la verità fa male, o perché la &#8220;saccenza&#8221; non esiste (saccenteria è la parola corretta) e la passione culturale (quella viva e vera, non quella finta, sfoderata per raccogliere elemosine da milioni di Euro) viene scambiata per alterigia, per supponenza. Io non sopporto offese alla cultura, soprattutto quelle dell&#8217;ignoranza che si traveste da dottrina per soli scopi lucrosi.<br />
Mi preme far notare che uno scritto deve essere valutato con attenzione in tutti i suoi elementi per essere compreso appieno, o almeno per non essere frainteso. Così, se io invito chi sceglie come pseudonimo PanOrao, ben conoscendo l&#8217;etimologia della parola (vedo tutto), a &#8220;vedere&#8221; oltre, scrivendo solo il verbo vedere tra virgolette, significa che esorto l&#8217;interlocutore a non limitarsi a &#8220;vedere&#8221;, sia pure tutto, ma a comprendere, a &#8220;vedere oltre&#8221;. Ringrazio comunque la frequentatrice di Twitter per la sua &#8220;lezione&#8221; di etimologia, per quanto fuori luogo (&#8216;lezione&#8217; rivolta al mio tweet &#8220;Lei ha piena libertà di scelta, ma, in quanto PanOrao, la invito a &#8216;vedere&#8217; oltre&#8230;&#8221;).<br />
Con la flessibilità che mi contraddistingue ho modificato quello che l&#8217;interlocutrice definisce &#8220;un slogan politico&#8221; (forse voleva scrivere &#8216;<span style="text-decoration: underline;">uno</span> slogan&#8217;) nella prima pagina del mio sito, per non urtare la sospettosità e l&#8217;irritabilità di visitatori condizionati da una visione partitica delle cose, precisando tuttavia che l&#8217;espressione &#8220;<strong>scelta di campo</strong>&#8221; appartiene se mai alla sfera dello sport, del calcio, per la precisione, che prevede all&#8217;inizio di ogni partita che il capitano favorito dal lancio di una moneta &#8220;scelga il campo&#8221; dove giocare il primo tempo dell&#8217;incontro. Più in generale il Devoto la indica come idiomatica, con il senso di</p>
<p style="text-align: center;">&#8220;<span style="text-decoration: underline;">scelta decisiva tra due posizioni alternative</span>&#8220;</p>
<p style="text-align: justify;">esattamente il significato che io intendevo attribuirle.<br />
Insomma &#8220;omnia munda mundis&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Va precisato, per concludere, che il senso di questa scheda poggia sull&#8217;esigenza di spronare tutti al giudizio imparziale, alla valutazione attenta delle obiezioni altrui; a non ritenere avversario, soprattutto &#8220;politico&#8221;, il primo che contraddice una nostra convinzione, a prendere in considerazione, insomma, le sue ragioni, in vista di un sicuro arricchimento della propria esperienza e, se necessario, di una correzione della propria ottica.<br />
Chi vuole continuare ad amare quello che Benigni propone, anche per mera tifoseria, è libero di farlo: la sua scelta però, scaturendo dal confronto ed avendo acquisito &#8220;piena avvertenza e deliberato consenso&#8221;, sarà più scelta, ed avrà magari più valore.</p>
<p align="right">Amato Maria Bernabei</p>
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		<title>Roberto Benigni e il business della &#8220;Diabolica Commedia&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jun 2012 05:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
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										</div>&#160; Il grande appuntamento si avvicina! È sempre più evidente, soprattutto dopo che il Saggio &#8220;O Dante o Benigni&#8220;, pubblicato da Arduino Sacco Editore, Roma, ha dimostrato la grave incompetenza del comico toscano in materia dantesca, che il Tutto Dante &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2012/06/27/roberto-benigni-e-il-business-della-diabolica-commedia/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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										</div><p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Il grande appuntamento si avvicina!<br />
È sempre più evidente, soprattutto dopo che il Saggio &#8220;<a href="http://www.odanteobenigni.it/?page_id=2">O Dante o Benigni</a>&#8220;, pubblicato da Arduino Sacco Editore, Roma, ha dimostrato la grave incompetenza del comico toscano in materia dantesca, che il Tutto Dante altro non è che un clamoroso business a danno di chi crede di imparare qualcosa del Sommo Poeta fiorentino che Benigni &#8220;ama&#8221; sempre in maniera  volgare e insidiosa, tanto che gli viene perfino voglia di violentare un minorenne&#8230; sia pure tavolo! <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/06/tavolo-minorenne.mp3">Documento sonoro </a></p>
<p><span id="more-1701"></span></p>
<p><img title="Pacchetto Benigni" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/06/Pacchetto-Benigni-723x1024.jpg" alt="" width="640" height="906" /></p>
<p align="center">Il documento pubblicitario è stato scaricato da <a href="http://www.corymbusviaggi.it/aProgrammi.asp?imo=125%20">http://www.corymbusviaggi.it/aProgrammi.asp?imo=125</a></p>
<p style="text-align: center;"> <br />
<strong>Roberto Benigni e il business della &#8220;Diabolica Commedia&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il grande appuntamento si avvicina!</p>
<p style="text-align: justify;">È sempre più evidente, soprattutto dopo che il Saggio &#8220;<a href="http://www.odanteobenigni.it/?page_id=2">O Dante o Benigni</a>&#8220;, pubblicato da Arduino Sacco Editore, Roma, ha dimostrato la grave incompetenza del comico toscano in materia dantesca, che il Tutto Dante altro non è che un clamoroso business a danno di chi crede di imparare qualcosa del Sommo Poeta fiorentino, indotto a questa convinzione dal martellante sostegno dei mezzi di comunicazione di massa che, per un verso o per l&#8217;altro, partecipano agli utili.</p>
<p style="text-align: justify;">Il manifestino di propaganda della &#8220;Columbus Viaggi&#8221; dimostra con evidenza inoppugnabile quale grande occasione Roberto Benigni offra al mercato e a se stesso prima di tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Che io debba spendermi ancora in dimostrazioni mi sembra superfluo: qui si voleva semplicemente offrire un contributo concreto e vistoso a quanti cercano di comprendere a fondo le cause del successo dello &#8220;spettacolo culturale&#8221; di Benigni, tanto vasto quanto immeritato e dannoso.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli approfondimenti rinvio innanzi tutto alla lettura del saggio citato (sconto di circa 4 Euro sul sito <a href="http://www.ibs.it/code/9788863545050/bernabei-amato-m/o-dante-o-benigni.html">http://www.ibs.it/code/9788863545050/bernabei-amato-m/o-dante-o-benigni.html</a>) e in mancanza del libro, o come introduzione e sussidio, alle schede seguenti:</p>
<p style="text-align: justify;"> -  Introduzione al Saggio &#8220;O Dante o Benigni&#8221;:<br />
<a href="http://www.odanteobenigni.it/?page_id=118">http://www.odanteobenigni.it/?page_id=118</a></p>
<p style="text-align: justify;">-  Il Dante di Benigni è una dannosa illusione:<br />
<a href="http://www.odanteobenigni.it/?page_id=2">http://www.odanteobenigni.it/?page_id=2</a></p>
<p style="text-align: justify;">-  Il Dante di Benigni: &#8220;&#8230;mi viene il voltastomaco&#8221; (F. Zeffirelli):<br />
<a href="http://www.odanteobenigni.it/?p=1382">http://www.odanteobenigni.it/?p=1382</a></p>
<p style="text-align: justify;">-  Benigni Dante: ancora l&#8217;assurdo ma consacrato binomio:<br />
<a href="http://www.odanteobenigni.it/?p=1365">http://www.odanteobenigni.it/?p=1365</a></p>
<p style="text-align: justify;">-  La business laurea honoris causa:<br />
<a href="http://www.odanteobenigni.it/?p=723">http://www.odanteobenigni.it/?p=723</a></p>
<p style="text-align: justify;">Vale la pena di prestare attenzione all&#8217;enfasi e al dilettantismo di cui fanno uso i mezzi di comunicazione per presentare, a nostro avviso in maniera assai distorta, come appuntamento di grande cultura quello che evento non potrà mai essere, se non sotto il profilo dell&#8217;affare di mercato.<br />
Rileggiamo la &#8220;locandina&#8221; dei Soci Coop. </p>
<p style="text-align: justify;"><em>Incanto, estasi, emozione</em></p>
<p style="text-align: justify;">come ci trovassimo di fronte alla Pietà del Michelangelo, a un &#8220;panneggio bagnato&#8221; di Fidia,  alla &#8220;Notte stellata&#8221; di Van Gogh, alla cupola del Brunelleschi, e non a uno sprovveduto &#8220;professore&#8221; arruffone dalla sgradevole voce &#8220;ranesca&#8221;. </p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo e tanto altro è TuttoDante</em></p>
<p style="text-align: justify;">solita formula in cui il &#8220;tanto altro&#8221; è nient&#8217;altro e certamente meno di quello che s&#8217;è dichiarato&#8230; </p>
<p style="text-align: justify;"><em>lo spettacolo che Roberto Benigni dedica alla Divina Commedia e ai canti di Dante Alighieri</em></p>
<p style="text-align: justify;">la congiunzione &#8220;e&#8221; dovrebbe accostare due differenti soggetti, ma ci sembra che sarebbe bastato solo uno dei due termini, essendo l&#8217;uno la ripetizione dell&#8217;altro (la Divina Commedia e i Canti), dal momento che della Commedia in generale Benigni ha sempre poco detto e forse nulla ha da dire. </p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’evento, ormai divenuto opera teatrale, è partito nel 2006 proprio da Firenze ed è lì che torna</em></p>
<p style="text-align: justify;">qualcuno dovrà spiegare all&#8217;estensore del testo pubblicitario la differenza fra un&#8217;esibizione spettacolare e un&#8217;opera di teatro. </p>
<p style="text-align: justify;"><em>Piazza Santa Croce diventerà di nuovo Inferno</em></p>
<p style="text-align: justify;">la metafora diviene accettabile solo se si riferisce all&#8217;<em>inferno</em> cui Benigni condanna l&#8217;Inferno dantesco; </p>
<p style="text-align: justify;"><em>e in questo scenario Roberto Benigni, fidato “Virgilio” per gli spettatori, spiegherà e leggerà il poema italiano più invidiato e acclamato al mondo</em></p>
<p style="text-align: justify;">un ricalco dello sciovinismo di cattivo gusto del quale Benigni è maestro; Benigni che non si vede proprio, date le raffazzonate conoscenze, come potrà mai spiegare Dante. </p>
<p style="text-align: justify;"><em>Scavalcando il tempo, l’attore fiorentino ricongiungerà l’attualità alla poesia</em></p>
<p style="text-align: justify;">pensiero che non ha senso: che vuol dire ricongiungere l&#8217;attualità alla poesia? L&#8217;attualità ne è disgiunta?  Non importa l&#8217;intenzione di chi voleva dire, conta quello che è stato detto: perché le caratteristiche e gli interessi del mondo contemporaneo non dovrebbero comprendere anche la poesia? Per quanto caratterizzata da una profonda crisi, credo che la modernità sia più carente di volontà di scelta estetica che di talenti. Poeti e prosatori veri ce ne sono, ma è più comodo dare evidenza a quelli falsi, capaci però di piazzare i loro prodotti sulle bancarelle&#8230; </p>
<p style="text-align: justify;"><em>prendendo per mano la platea sino alla declamazione dei versi del divin poeta</em></p>
<p style="text-align: justify;">declamazione!<br />
Direi piuttosto &#8220;recitazione, sulla sedia, della poesia di Natale&#8221;, con intonazione monotona e cantilenante e iterazione ossessiva di gesti (compreso l&#8217;asciugamento del sudore con il sempre fedele fazzoletto bianco) e con le immancabili lacune di memoria (a volte vere e proprie deformazioni). </p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’avventura, iniziata nel 2006, conta al momento 600mila spettatori nel corso dei 99 spettacoli ospitati in 50 città.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo fare i calcoli degli introiti considerando una media &#8220;clemente&#8221; di 25€ a biglietto? 600.000&#215;25 fa 15 milioni di Euro, senza contare  i contratti televisivi, sia con la Rai (7.500.000 Euro soltanto nel periodo fine di novembre 2007 febbraio 2008) che con le pay-tv, i dvd, il cosiddetto libro (<em>Il mio Dante</em>) e via dicendo. </p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ventisei le esibizioni in lingua</em></p>
<p style="text-align: justify;">In quale lingua? anche poliglotta?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>che il premio Oscar</em></p>
<p style="text-align: justify;">si allude alla <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1999/febbraio/09/Benigni_miliardi_per_lanciarlo_verso_co_0_990209107.shtml">Miramax</a> o a Benigni?&#8230; </p>
<p style="text-align: justify;"><em>ha tenuto all’estero: 100mila appassionati lo hanno apprezzato a Londra, Parigi, Zurigo, Lugano, Bruxelles, Monaco, Ginevra, Colonia, Francoforte, Madrid, Atene, Patrasso, Basilea, New York, San Francisco, Montreal, Boston, Toronto, Quebec City e Chicago.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Altri 100.000 biglietti (qualche altro milione di Euro) di cui tener conto&#8230; </p>
<p style="text-align: justify;"><em>All’emozionante tributo che Benigni fa al sommo poeta fiorentino sono state dedicate due prime serate e 13 seconde serate su Rai Uno</em> (quelle di cui si parlava)<em>, mentre in PayTv è stato visto da 12 milioni di spettatori con uno share pari al 45%.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Emozionante &#8220;tributo&#8221; o impunita offesa?<br />
Siamo comunque arrivati al dunque: lo &#8220;<strong>share</strong>&#8220;&#8230; questa è la chiave di lettura del fenomeno Benigni: l&#8217;indice di gradimento, e quindi di ascolto, non certo riservato a Dante, visto che il comico fu relegato in seconda serata per la messa in onda delle famose 13 puntate registrate in Piazza Santa Croce a Firenze, quando la Rai si accorse che senza le trite battute su Berlusconi, la sola lettura di Dante non &#8220;rendeva&#8221;. </p>
<p>Chi ha volontà di intendere, intenda.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Un parere concorde, anche se meno stizzito di quello che in genere<br />
viene espresso sulle pagine di questo Sito</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Universo Università 2008, ottava puntata, terza serie: dall&#8217;Aula Magna Santo Mazzarino del Monastero dei Benedettini di Catania, in occasione di uno degli appuntamenti relativi al ciclo di seminari organizzati dal Dipartimento di Filologia Moderna dell&#8217;Università di Catania; incontro incentrato su <em>Dante e il linguaggio delle anime defunte</em>. Relatore il Professor Stefano Carrai, docente di Filologia Italiana e Critica della Letteratura all&#8217;Università di Siena e membro della Società dei Filologi italiani e danteschi. </p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/06/Intervista-al-Professor-Mineo.jpg" rel="lightbox[post-1701]"><img class="alignleft  wp-image-1706" title="Intervista al Professor Mineo" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/06/Intervista-al-Professor-Mineo.jpg" alt="" width="307" height="244" /></a>                               Il conduttore della rubrica Universo Università, chiede al Chiarissimo <strong>Professor Nicolò Mineo</strong>, Ordinario di Letteratura Italiana presso l&#8217;Università di Catania:</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: right;" align="right"><strong>Benigni che legge Dante in Tv<br />
</strong><strong>può servire ai giovani?</strong></p>
<p style="text-align: justify;" align="right"> <em>&#8220;È un aspetto questo abbastanza complesso, di difficile decifrazione, perché sicuramente [Benigni] ha un effetto di divulgazione, di messa all&#8217;ordine del giorno di un classico. Da questo punto di vista dovremmo essere lieti della cosa.<br />
</em><em>Per altro verso siamo dinanzi a un <span style="text-decoration: underline;">fenomeno di banalizzazione</span>, poi in effetti, perché il testo diventa un testo interscambiabile col Pinocchio di Collodi o qualcosa del genere; allora, dinanzi alla tragicità assoluta di un&#8217;opera come questa che parla dei destini eterni, credo che la maniera di approccio di Benigni &#8211; che poi gli viene da Sermonti, anche se Sermonti ha cercato di prendere le distanze &#8211; , cioè il trovare anche elementi di comicità là dove Dante non intendeva metterli, oppure elementi di commozione, di sentimentalismo ecc. che non sono nella Divina Commedia, ecco, tutto questo può avere poi <strong>un effetto di divulgazione e al tempo stesso di deviazione</strong> del senso reale di quello che è questo grande testo&#8221;.</em><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Esattamente quella che io chiamo divulgazione dell&#8217;ignoranza!</p>
<p style="text-align: right;">Amato Maria Bernabei</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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