<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>O Dante o Benigni &#187; Pensiero</title>
	<atom:link href="http://www.odanteobenigni.it/poesia/pensiero/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.odanteobenigni.it</link>
	<description>La cultura non è un prodotto da vendere: dobbiamo riconquistarle il ruolo che le spetta</description>
	<lastBuildDate>Thu, 30 Oct 2025 18:12:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>A proposito del nominalismo</title>
		<link>https://www.odanteobenigni.it/2021/02/18/a-proposito-del-nominalismo/</link>
		<comments>https://www.odanteobenigni.it/2021/02/18/a-proposito-del-nominalismo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2021 15:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio generale]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.odanteobenigni.it/?p=5308</guid>
		<description><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;" class="linksalpha_widget">
											<iframe
												style="height:25px !important; border:0px solid gray !important; overflow:hidden !important; width:550px !important;" frameborder="0" scrolling="no" allowTransparency="true"
												src="http://www.linksalpha.com/social?blog=O+Dante+o+Benigni&link=https%3A%2F%2Fwww.odanteobenigni.it%2F2021%2F02%2F18%2Fa-proposito-del-nominalismo%2F&title=A+proposito+del+nominalismo&desc=A+proposito+del+nominalismo+Stat+rosa+pristina+nomine.+Nomina+nuda+tenemus.+Permane+la+rosa+originaria+nel+nome.+Noi+abbiamo+soltanto+nomi+nudi.+%28Bernardo+Morliacense%2C+De+contemptu+mundi%29+Con+questa+citazione+Umberto+Eco+chiude+Il+nome+della+rosa%2C+schiudendo+il+senso+al+titolo+del+romanzo.&fc=333333&fs=arial&fblname=like&fblref=facebook&fbllang=Like&fblshow=1&fbsbutton=1&fbsctr=1&fbslang=Share&fbsendbutton=0&twbutton=1&twlang=Like&twmention=&twrelated1=&twrelated2=&twctr=1&lnkdshow=noshow&lnkdctr=1&buzzbutton=1&buzzlang=en&buzzctr=1&diggbutton=1&diggctr=1&stblbutton=1&stblctr=1&g1button=1&g1ctr=1&g1lang=en-US">
											</iframe>
										</div>A proposito del nominalismo Stat rosa pristina nomine. Nomina nuda tenemus. Permane la rosa originaria nel nome. Noi abbiamo soltanto nomi nudi. (Bernardo Morliacense, De contemptu mundi) Con questa citazione Umberto Eco chiude Il nome della rosa, schiudendo il senso &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2021/02/18/a-proposito-del-nominalismo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;" class="linksalpha_widget">
											<iframe
												style="height:25px !important; border:0px solid gray !important; overflow:hidden !important; width:550px !important;" frameborder="0" scrolling="no" allowTransparency="true"
												src="http://www.linksalpha.com/social?blog=O+Dante+o+Benigni&link=https%3A%2F%2Fwww.odanteobenigni.it%2F2021%2F02%2F18%2Fa-proposito-del-nominalismo%2F&title=A+proposito+del+nominalismo&desc=A+proposito+del+nominalismo+Stat+rosa+pristina+nomine.+Nomina+nuda+tenemus.+Permane+la+rosa+originaria+nel+nome.+Noi+abbiamo+soltanto+nomi+nudi.+%28Bernardo+Morliacense%2C+De+contemptu+mundi%29+Con+questa+citazione+Umberto+Eco+chiude+Il+nome+della+rosa%2C+schiudendo+il+senso+al+titolo+del+romanzo.&fc=333333&fs=arial&fblname=like&fblref=facebook&fbllang=Like&fblshow=1&fbsbutton=1&fbsctr=1&fbslang=Share&fbsendbutton=0&twbutton=1&twlang=Like&twmention=&twrelated1=&twrelated2=&twctr=1&lnkdshow=noshow&lnkdctr=1&buzzbutton=1&buzzlang=en&buzzctr=1&diggbutton=1&diggctr=1&stblbutton=1&stblctr=1&g1button=1&g1ctr=1&g1lang=en-US">
											</iframe>
										</div><h2 style="text-align: center;"><strong>A proposito del nominalismo</strong></h2>
<p style="text-align: right;"><em>Stat rosa pristina nomine. Nomina nuda tenemus.</em><br />
Permane la rosa originaria nel nome. Noi abbiamo soltanto nomi nudi.<br />
(Bernardo Morliacense, <em>De contemptu mundi</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">Con questa citazione Umberto Eco chiude <em>Il nome della rosa</em>, schiudendo il senso al titolo del romanzo.<br />
L’intelligenza latina distinse il tutto (<em>universus</em>) e ciascuna cosa (<em>omnis</em>), l’insieme (<em>cunctus</em>) e l’interezza (<em>totus</em>), attraversando l’arco che va dal tutto assoluto al particolare, al <em>focus</em> come messa a fuoco della singolarità, attraverso le varie categorie (ad esempio l’insieme dei senatori: senatus cunctus) ed il tutto relativo (<em>l’integro sincero</em>: tota Graecia), ed ogni distinzione è in un <em>modus</em> verbale <em>che non è falso non essendo vero</em>, che non è falso né vero, perché ha limiti nel contenere in parte o nel non distinguere le parti: dire universo, includendo tutto, trascura l’attenzione sulle sue componenti. Eppure non c’è vocabolo che neghi <em>il contenuto che nel segno attesti</em>, quello che effettivamente annuncia.<br />
Quando il talento mentale, <em>l’acuta stoffa della mente</em>, è assediato da un pensiero che provoca angoscia in chi lo nutre (<em>masochista</em>) e in chi ne viene a conoscenza (<em>sadico</em>), che degenera in un opprimente assillo per tutti, rivelandosi in fondo cieco, incapace di pervenire alla verità, non si comprende come una prospettiva impossibile, che dà importanza a ciò che non può conseguire l’esito sperato, che dà cioè<em> rilievo a ciò che non acquista</em>, possa diventare attraente. Ricercare una montagna di carbonio puro cristallizzato (diamante) è una follia, e si rivela nocivo in modo estremo <em>se diventa spina</em>, se diventa un’ossessione.<br />
Se il nome della rosa è solo un nome, o se invece è una rosa (<em>predica una rosa</em>, annuncia, indica una rosa), o ancora è la generalizzazione, il concetto di rosa, che contrasta con i casi particolari, cioè con ogni singola rosa, al punto da essere guasto di significato, perché fisicamente inesistente, o se infine esso (il nome) <em>qualunque vedere infine sposa</em>, indica ogni esperienza vissuta dal singolo essere umano (secondo la di lui mappa del mondo) di fronte a un oggetto considerato, che cosa cambia di quel fiore di cui parliamo e che si lascia vedere e che per ciò stesso deve esistere?<br />
Esiste o non esiste quel fiore? non ne stiamo forse parlando? è cosa plausibile farlo o è cosa discutibile? se neghiamo precisi significati nell’uso delle parole ed ogni possibile vero dei medesimi &#8211; ammesso che per vero intendiamo la stessa cosa &#8211; di che parliamo? La comunicazione diventa impossibile. E poi siamo sicuri che il solo ad aver ragione sia chi nega ogni possibile verità? E se davvero tutto è negabile nel suo significato, a che pro scrivere, se tu nulla capirai, che tu sia morto o vivo? (Il sarcasmo gioca sui presunti “indefinibili” significati dei due termini).<br />
Se quando scrivo la parola “lettore” tu che leggi intendi un’aquila che allarga nel volo le sue grandi ali, allora evidentemente nessuna parola si collegherà più all’oggetto di cui è il segno, e fiore non vorrà più significare fiore, ma qualunque cosa tu voglia; oppure la tua mente sarà velata, cieca al linguaggio, o avrai il candore schietto di un artista, che travisa favolosamente la realtà; oppure la realtà stessa sarà sconvolta al punto che vedrai spuntare peli da un tuorlo, perché potrà verificarsi qualunque cosa impossibile. Si vede dunque, con certezza, che per comunicare dovremo pure attribuire un senso alle parole che usiamo e che indicano sempre qualcosa di esistente, nell’accezione non solo di cosa realmente tangibile, ma anche di prodotto mentale (il concetto di cavallo, o l’astrazione di una qualità come ad esempio la bellezza) o di natura sentimentale (l’odio “esiste”, pur non avendo certo una sostanza materiale), o ancora di sensazioni (la tonalità emotiva del dolore), di propriocezione (il senso di posizione dei movimenti degli arti e del corpo), di spinte interiori (attrazione, fisica o spirituale) e via dicendo.<br />
La generalizzazione, soprattutto, sembra creare difficoltà. Si dice ad esempio che la bellezza non esiste perché nessuno l’ha mai incontrata, ma è evidente che essa è in tutte le cose che diciamo belle, perché di quella idea incarnano le caratteristiche. Come si è visto in precedenza, non necessariamente una voce della lingua deve riferirsi a qualcosa di concreto: chi ha stabilito che un segno verbale debba alludere ad un corpo e non possa indicare un concetto che include tutti i casi particolari senza trascurarne alcuno? Nessuno ha mai visto il pensiero nella propria mano aperta, eppure tutti sappiamo che cosa vogliamo intendere allorché ne parliamo, sia quando ci riferiamo ad un’espressione unica del pensare che quando alludiamo alla facoltà.<br />
La natura umana dispone di tre versi, tre meccanismi difensivi nei confronti del sovraccarico di stimoli che il mondo circostante invia ai nostri sensi, tre modalità psicologiche tramite le quali disegna la mappa del mondo, che ciascun individuo a modo suo descrive, traccia in modo differenziato: generalizza, deforma, cancella, ovvero e ad esempio organizza il mondo per categorie di persone o di comportamenti, modifica la realtà interpretandola, attua delle rimozioni o delle esclusioni (Giulio Granata, <em>PNL, la programmazione neurolinguistica</em>, Milano, De Vecchi Editore, 2001, pp.27-28). Dal punto di vista che ci interessa crediamo che la generalizzazione sia un universale non metafisico, ma comunque sovrasensibile, dimensione in cui albergano come bagaglio a-posteriori gli effetti dell’esperienza umana che diventano geneticamente a-priori dopo un lasso di tempo non quantificabile. Vale a dire che l’umanità, in un arco temporale x, fa esperienza della realtà secondo le precise modalità della propria natura e ne ricava delle conoscenze a-posteriori che vengono profondamente impresse nel patrimonio genetico e trasmesse in eredità come conoscenze a-priori alle generazioni successive. L’ottava, dunque, si richiama all’universale solo nel senso della generalizzazione di cui si è parlato  nelle strofe precedenti, ovvero dei casi particolari che vengono sintetizzati (sia pur in un senso molto più ampio) in una categoria della quale, nel modo in cui si è detto, non si può sostenere la non esistenza.<br />
Non estraete dal vostro ingegnoso alambicco razionale insulse congetture, illustri dottori occupati in questioni del genere, affinché non debba mutare il mio giudizio e considerare menomati i vostri cervelli, intenti a dilapidare il patrimonio del vostro tempo e delle vostre risorse nel ricercare nocche ricoperte da baffi (sarcasmo che intende condannare futilità e vuotezza degli oggetti di interesse sui quali si arrovellano menti tanto qualificate): avviate dispute su “grattacapi” più seri e lasciate alle parole i loro chiari significati convenzionali, limpidamente emergenti dai contesti d’uso.<br />
Nell’Eden delle parole non ci sono “nomi nudi”, nomi che si aggirino senza abiti, senza la veste semantica (significanti senza significato), né, per giunta, c’è una divinità adirata per una nudità che si riconosca e si dichiari a causa di una colpa commessa. Il paradiso terrestre verbale è il vortice che girando centrifuga le parole che esprimono e decorano i pensieri, separandole secondo le loro caratteristiche; le parole vuote sono soltanto quelle combinazioni accentate di sillabe (quasi una lallazione) che suonano sorde, vuote di senso per l’orecchio (qualunque significante privo di convenzione, ovvero di senso concordato)  e che un soffio d’aria già disperde.</p>
<p>ALLA PROSA ESPLICATIVA SEGUONO I VERSI</p>
<p>Universus et omnis, cunctus, totus,<br />
il tutto ed ogni, l’insieme e l’intero,<br />
l’intelligenza fra l’immenso e il focus<br />
per dove assembla o l’integro è sincero,<br />
ed ogni distinzione è dentro un modus                                        5<br />
che non è falso non essendo vero.<br />
Eppure non c’è lemma che contesti<br />
il contenuto che nel segno attesti.</p>
<p>Quando l’acuta stoffa della mente<br />
ha un sadico pensiero masochista                                            10<br />
che per tutti degenera opprimente,<br />
ma infine ha la mancanza della vista,<br />
non si rivela l’ottica attraente<br />
che dà rilievo a ciò che non acquista.<br />
È folle una montagna adamantina                                              15<br />
ed è funesta se diventa spina.</p>
<p>Se il nome della rosa è nome e basta,<br />
e se quel nome predica una rosa<br />
o della rosa è sintesi e contrasta<br />
col senso singolare della cosa                                                  20<br />
(tanto che quel che dice è roba guasta)<br />
o qualunque vedere infine sposa,<br />
¿che cambia di quel fiore che si vede<br />
e che d’essere visto ci concede?</p>
<p>Esiste o non esiste? ne parliamo?                                             25<br />
parlarne è discutibile o sincero?<br />
¿di che parliamo più quando neghiamo<br />
ogni senso del dire ed ogni vero,<br />
se questo, almeno, è quello che intendiamo?<br />
Chi tutto nega è il solo veritiero?                                                30<br />
¿E se tutto è negabile, che scrivo,<br />
se nulla capirai, da morto o vivo?</p>
<p>Se intenderai, quando dirò lettore,<br />
il rapace che allarga il volo al cielo,<br />
allora il fiore non sarà più fiore,                                                  35<br />
o porterai sugli occhi qualche velo,<br />
o di un artista vero avrai candore,<br />
o spunterà dal tuorlo qualche pelo…<br />
è dunque certo che per dialogare<br />
un senso, il nome, dovrà pur cantare.                                       40</p>
<p>L’universale, soprattutto, affanna<br />
e smentisce ch’esista la bellezza,<br />
se non averla vista il senso appanna<br />
e impedisce riscontro e concretezza:<br />
¿ma chi guardò il pensiero in una spanna,                                45<br />
per quanto la parola abbia contezza?<br />
Chi prescrisse che un segno abbia la pelle<br />
e non l’idea che abbraccia e non espelle?</p>
<p>L’umanità nella natura ascrive<br />
tre versi per la mappa che pennella                                           50<br />
e che ciascuno a modo suo descrive:<br />
generalizza, adultera e cancella;<br />
però, per quanto attiene a quel che scrive,<br />
l’ottava l’universo non appella<br />
se non come sorpassa il singolare                                            55<br />
ed oltre i sensi mira a dilatare.</p>
<p>Non distillate allora frasi sciocche<br />
voi dalle menti dotte ed elevate,<br />
ch’io non muti il giudizio in menti tocche<br />
intente a sperperare le giornate                                                 60<br />
nel ricercare i baffi sulle nocche:<br />
di crucci d’altro rango disputate!<br />
Lasciate alla parola nel contesto<br />
il senso che diventa manifesto.</p>
<p>Non c’è nome nell’Eden che si aggiri                                         65<br />
senza l’abito proprio che lo chiama,<br />
non c’è divinità, poi, che si adiri<br />
per una nudità che si proclama:<br />
il paradiso è il vortice che giri<br />
centrifugando il verbo che ricama,                                             70<br />
e la parola vuota è quell’accento<br />
che suona sordo e che disperde il vento.</p>
<p style="text-align: right;">Amato Maria Bernabei<br />
da <em><a title="L'infinito piatto" href="http://www.odanteobenigni.it/linfinito-piatto/" target="_blank">L&#8217;infinito piatto</a></em>, poema polemico-satirico inedito in ottave</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.odanteobenigni.it/2021/02/18/a-proposito-del-nominalismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Vivere il presente&#8230; nel mercato dello spirito</title>
		<link>https://www.odanteobenigni.it/2015/03/24/vivere-il-presente-nel-mercato-dello-spirito/</link>
		<comments>https://www.odanteobenigni.it/2015/03/24/vivere-il-presente-nel-mercato-dello-spirito/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 09:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio generale]]></category>
		<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.odanteobenigni.it/?p=3328</guid>
		<description><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;" class="linksalpha_widget">
											<iframe
												style="height:25px !important; border:0px solid gray !important; overflow:hidden !important; width:550px !important;" frameborder="0" scrolling="no" allowTransparency="true"
												src="http://www.linksalpha.com/social?blog=O+Dante+o+Benigni&link=https%3A%2F%2Fwww.odanteobenigni.it%2F2015%2F03%2F24%2Fvivere-il-presente-nel-mercato-dello-spirito%2F&title=Vivere+il+presente...+nel+mercato+dello+spirito&desc=_____+In+un+tempo+gravido+di+attaccamento+alle+cose%2C+incardinato+esclusivamente+sui+criteri+dell%27economia+%28o+peggio%2C+del+mercato%29%2C+incline+a+ridurre+la+verit%C3%A0+a+misura+di+soggetto%2C+non+sorprende+la+continua+ricerca+di+una+dimensione+spirituale%2C+che+nessuna+religione+della+materia+pu%C3%B2+soffocare.&fc=333333&fs=arial&fblname=like&fblref=facebook&fbllang=Like&fblshow=1&fbsbutton=1&fbsctr=1&fbslang=Share&fbsendbutton=0&twbutton=1&twlang=Like&twmention=&twrelated1=&twrelated2=&twctr=1&lnkdshow=noshow&lnkdctr=1&buzzbutton=1&buzzlang=en&buzzctr=1&diggbutton=1&diggctr=1&stblbutton=1&stblctr=1&g1button=1&g1ctr=1&g1lang=en-US">
											</iframe>
										</div>_____ In un tempo gravido di attaccamento alle cose, incardinato esclusivamente sui criteri dell&#8217;economia (o peggio, del mercato), incline a ridurre la verità a misura di soggetto, non sorprende la continua ricerca di una dimensione spirituale, che nessuna religione della &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2015/03/24/vivere-il-presente-nel-mercato-dello-spirito/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;" class="linksalpha_widget">
											<iframe
												style="height:25px !important; border:0px solid gray !important; overflow:hidden !important; width:550px !important;" frameborder="0" scrolling="no" allowTransparency="true"
												src="http://www.linksalpha.com/social?blog=O+Dante+o+Benigni&link=https%3A%2F%2Fwww.odanteobenigni.it%2F2015%2F03%2F24%2Fvivere-il-presente-nel-mercato-dello-spirito%2F&title=Vivere+il+presente...+nel+mercato+dello+spirito&desc=_____+In+un+tempo+gravido+di+attaccamento+alle+cose%2C+incardinato+esclusivamente+sui+criteri+dell%27economia+%28o+peggio%2C+del+mercato%29%2C+incline+a+ridurre+la+verit%C3%A0+a+misura+di+soggetto%2C+non+sorprende+la+continua+ricerca+di+una+dimensione+spirituale%2C+che+nessuna+religione+della+materia+pu%C3%B2+soffocare.&fc=333333&fs=arial&fblname=like&fblref=facebook&fbllang=Like&fblshow=1&fbsbutton=1&fbsctr=1&fbslang=Share&fbsendbutton=0&twbutton=1&twlang=Like&twmention=&twrelated1=&twrelated2=&twctr=1&lnkdshow=noshow&lnkdctr=1&buzzbutton=1&buzzlang=en&buzzctr=1&diggbutton=1&diggctr=1&stblbutton=1&stblctr=1&g1button=1&g1ctr=1&g1lang=en-US">
											</iframe>
										</div><p style="text-align: justify;" align="center"><span style="color: #ffffff;">_____</span><br />
In un tempo gravido di attaccamento alle cose, incardinato esclusivamente sui criteri dell&#8217;economia (o peggio, del mercato), incline a ridurre la verità a misura di soggetto, non sorprende la continua ricerca di una dimensione spirituale, che nessuna religione della materia può soffocare. Ovviamente la bancarella non poteva rimanere insensibile a questa “richiesta”, non poteva non creare prodotti acconci.</p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="text-align: justify;"><span id="more-3328"></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2015/03/New-Age-90x90.jpg" rel="lightbox[post-3328]"><img class="alignleft size-full wp-image-3329" title="New-Age-90x90" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2015/03/New-Age-90x90.jpg" alt="" width="90" height="90" /></a>Di qui il proliferare indiscriminato di &#8220;tracciatori&#8221; di sentieri dello spirito, di &#8220;maestri&#8221; della rivendita della &#8220;verità&#8221;, di padiglioni della New Age (eone dell&#8217;Acquario), di astrologie, di esoterismi; di qui gl&#8217;insegnamenti ormai triti di una sempre più diffusa e penosa &#8220;docenza del metafisico&#8221;, che nella sua migliore versione potrebbe essere accolta soltanto nelle vesti di una meditata e sapiente riflessione sulla vita e sull&#8217;uomo da proporre come spunto di meditazione e di discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei comandamenti più ricorrenti di questa &#8220;fiera&#8221; è quello che esorta a &#8220;vivere il presente&#8221;. Come se si potesse vivere un passato che non è più o un futuro che non è ancora. Si può vivere, vivere e basta, di una presenza che è già lontana mentre la diciamo, di un flusso di continui frammenti smarriti. A voler essere drammatici lo si può fare nel modo descritto da Gustave Flaubert, che non dà scampo: &#8220;L&#8217;avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge&#8221;; ma si possono vedere le cose anche in modo più realistico e costruttivo, affermare ad esempio con Leibniz che &#8220;Il presente è carico del passato e gravido dell&#8217;avvenire&#8221;. In quest&#8217;ottica passato e futuro hanno, nella modalità umana, e dunque a prescindere dalla loro obiettiva, reale esistenza [1], un valore quanto meno pari a quello del presente, di cui sono l&#8217;uno il presupposto e l&#8217;altro lo stimolo. Il passato è patrimonio insostituibile di esperienza, al punto che potremmo dire, tutti, che siamo il risultato del nostro tempo trascorso. E il futuro è coinvolgente meta, per quanto insicura, verso cui dirigere gli sforzi del nostro vivere presente, confine costante, come si è detto, fra l&#8217;attimo trascorso e quello veniente.</p>
<p style="text-align: justify;">Vuote appaiono dunque le esortazioni a non indulgere al passato, a non illudersi di futuro. Lo stesso Seneca del <em>protinus vive</em>, vivi subito, osserva che &#8220;estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente, temono il futuro:  giunti al momento estremo, tardi comprendono di essere stati occupati tanto tempo senza concludere nulla&#8221;. Non è lo stesso che dire: non dimenticare il passato, cura il presente, abbi fiducia nel futuro se vuoi dare sostanza alla tua vita?</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il <em>carpe diem </em>oraziano certamente non svaluta la ricchezza dell&#8217;avvenuto né la prospettiva del dopo: solo esorta a vivere con intensità (il presente) e a non procrastinare quanto ci è possibile fare subito, ad affidarsi al domani &#8220;il meno possibile&#8221;.  Domani che, comunque, toglierebbe ogni senso all&#8217;oggi se fosse categoricamente rifiutato, svuotando il nostro vivere di ogni proficua fiducia in un qualche fine da perseguire.</p>
<p style="text-align: justify;">Può essere accolta però la critica pascaliana, che credo voglia soprattutto invitare alla misura nell&#8217;attenzione da rivolgere ai ricordi ed alle prospettive, per evitare di perdere il contatto con la realtà: “Non ci atteniamo mai al presente. Anticipiamo l’avvenire come troppo lento a giungere, quasi per affrettare il suo corso; oppure ricordiamo il passato per fermarlo come troppo fugace; siamo così imprudenti che vaghiamo nei tempi che non sono nostri e non pensiamo al solo che realmente ci appartiene” (Blaise Pascal, Pensieri, 80). Per quanto sicuramente nostri io considererei gli eventi già vissuti e indubbiamente incerti e da acquisire quelli che ci accadranno. La migliore delucidazione del &#8220;vivere il presente&#8221; forse proviene dal pensiero della Lubich: &#8220;Essere tutti lì, in quell’opera, eliminando ogni altra cosa, perdendo pensieri, desideri, ricordi, azioni… che riguardano altro. Parlare, telefonare, ascoltare, aiutare, studiare, pregare, mangiare, dormire, senza curarci di nient’altro: fare azioni ‘intere’, ‘pulite’, con tutto il cuore, la mente e le forze” (Chiara Lubich. Ogni momento è un dono, p. 89). Ecco allora che l&#8217;espressione abusata, addomesticata per il &#8220;mercato della saggezza&#8221;, acquista valore, nel significato del fare ogni cosa nel migliore dei modi possibili, nel momento in cui si è intenti a farla.</p>
<p align="right">Amato Maria Bernabei</p>
<div>
<div>
<p style="text-align: justify;">[1] &#8220;Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell&#8217;anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro&#8221; (Sant&#8217;Agostino).</p>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.odanteobenigni.it/2015/03/24/vivere-il-presente-nel-mercato-dello-spirito/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Estetica della seduzione e seduzione dell&#8217;estetica</title>
		<link>https://www.odanteobenigni.it/2014/02/20/estetica-della-seduzione-e-seduzione-dellestetica/</link>
		<comments>https://www.odanteobenigni.it/2014/02/20/estetica-della-seduzione-e-seduzione-dellestetica/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2014 21:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio generale]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.odanteobenigni.it/?p=3000</guid>
		<description><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;" class="linksalpha_widget">
											<iframe
												style="height:25px !important; border:0px solid gray !important; overflow:hidden !important; width:550px !important;" frameborder="0" scrolling="no" allowTransparency="true"
												src="http://www.linksalpha.com/social?blog=O+Dante+o+Benigni&link=https%3A%2F%2Fwww.odanteobenigni.it%2F2014%2F02%2F20%2Festetica-della-seduzione-e-seduzione-dellestetica%2F&title=Estetica+della+seduzione+e+seduzione+dell%27estetica&desc=_+_+_+considerazioni+sopra+una+discutibile+posizione+teorica+Secondo+il+sociologo+francese+Gilles+Lipovetsky+%26quot%3BL%27arte+non+%C3%A8+pi%C3%B9+bellezza%2C+ma+ricerca+di+sensazioni%3A+cos%C3%AC+il+mercato+diffonde+una+nuova+percezione+del+mondo%26quot%3B.+_______+22+agosto+2013+CAPITALISMO+ARTISTA+Gilles+Lipovetsky+%26quot%3BOrmai+siamo&fc=333333&fs=arial&fblname=like&fblref=facebook&fbllang=Like&fblshow=1&fbsbutton=1&fbsctr=1&fbslang=Share&fbsendbutton=0&twbutton=1&twlang=Like&twmention=&twrelated1=&twrelated2=&twctr=1&lnkdshow=noshow&lnkdctr=1&buzzbutton=1&buzzlang=en&buzzctr=1&diggbutton=1&diggctr=1&stblbutton=1&stblctr=1&g1button=1&g1ctr=1&g1lang=en-US">
											</iframe>
										</div>_ _ _ considerazioni sopra una discutibile posizione teorica Secondo il sociologo francese Gilles Lipovetsky &#8220;L&#8217;arte non è più bellezza, ma ricerca di sensazioni: così il mercato diffonde una nuova percezione del mondo&#8221;. _______ 22 agosto 2013 CAPITALISMO ARTISTA Gilles &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2014/02/20/estetica-della-seduzione-e-seduzione-dellestetica/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;" class="linksalpha_widget">
											<iframe
												style="height:25px !important; border:0px solid gray !important; overflow:hidden !important; width:550px !important;" frameborder="0" scrolling="no" allowTransparency="true"
												src="http://www.linksalpha.com/social?blog=O+Dante+o+Benigni&link=https%3A%2F%2Fwww.odanteobenigni.it%2F2014%2F02%2F20%2Festetica-della-seduzione-e-seduzione-dellestetica%2F&title=Estetica+della+seduzione+e+seduzione+dell%27estetica&desc=_+_+_+considerazioni+sopra+una+discutibile+posizione+teorica+Secondo+il+sociologo+francese+Gilles+Lipovetsky+%26quot%3BL%27arte+non+%C3%A8+pi%C3%B9+bellezza%2C+ma+ricerca+di+sensazioni%3A+cos%C3%AC+il+mercato+diffonde+una+nuova+percezione+del+mondo%26quot%3B.+_______+22+agosto+2013+CAPITALISMO+ARTISTA+Gilles+Lipovetsky+%26quot%3BOrmai+siamo&fc=333333&fs=arial&fblname=like&fblref=facebook&fbllang=Like&fblshow=1&fbsbutton=1&fbsctr=1&fbslang=Share&fbsendbutton=0&twbutton=1&twlang=Like&twmention=&twrelated1=&twrelated2=&twctr=1&lnkdshow=noshow&lnkdctr=1&buzzbutton=1&buzzlang=en&buzzctr=1&diggbutton=1&diggctr=1&stblbutton=1&stblctr=1&g1button=1&g1ctr=1&g1lang=en-US">
											</iframe>
										</div><h3 style="text-align: center;"><span style="color: #ffffff;">_ _ _</span><br />
<strong>considerazioni sopra una discutibile posizione teorica</strong></h3>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #000000;">Secondo il sociologo francese <span style="color: #000000;">Gilles Lipovetsky<br />
</span> &#8220;L&#8217;arte non è più bellezza, ma ricerca di sensazioni:<br />
così il mercato diffonde una nuova percezione del mondo&#8221;.<span id="more-3000"></span></span></p>
<p><span style="color: #ffffff;">_______</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">22 agosto 2013<br />
</span><strong>CAPITALISMO</strong> <strong>ARTISTA </strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Gilles Lipovetsky<br />
&#8220;Ormai siamo tutti consumatori estetici&#8221;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>PARIGI </strong>- &#8220;Oggi, il vettore dell&#8217;estetizzazione del mondo non è più l&#8217;arte, ma il consumo&#8221;. Per Gilles Lipovetsky, il trionfo del &#8220;capitalismo artista&#8221;, che ha fatto dell&#8217;estetica uno strumento essenziale della propria espansione, <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">sta trasformando radicalmente la società e la percezione stessa dell&#8217;arte</span></span>. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Per descrivere e analizzare questo fenomeno che ogni giorno interagisce con le nostre vite, il celebre sociologo francese ha scritto, insieme a Jean Serroy, un vasto saggio intitolato <em><span style="font-family: Calibri;">L&#8217;esthétisation du monde</span></em> (Gallimard, pagg. 490, 23,50 euro), nel quale sottolinea il carattere ambivalente e contraddittorio di questa ennesima metamorfosi del capitalismo, difendendone però la forza innovativa. <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">Per lui infatti il capitalismo artista diffonde una crescente attenzione allo stile e alla bellezza</span></span>, facendo appello al gusto e alla sensibilità degli individui. All&#8217;<em><span style="font-family: Calibri;">homo oeconomicus</span></em> si è affiancato così l&#8217;<em><span style="font-family: Calibri;">homo aestheticus</span></em>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">&#8220;Il capitalismo artista è arrivato a maturità, portando a termine una storia cominciata fin dalla metà del XIX secolo&#8221;, spiega lo studioso, già autore di molti saggi, tra cui <em><span style="font-family: Calibri;">L&#8217;era del vuoto</span></em>, <em><span style="font-family: Calibri;">Una felicità paradossale</span></em> e <em><span style="font-family: Calibri;">La cultura-mondo</span></em>. &#8220;L&#8217;industria del consumo ha ormai incorporato in maniera sistematica il parametro dell&#8217;estetica. È un fenomeno totale. Nessun oggetto sfugge a tale modello, perfino i più banali. <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">Questo capitalismo di seduzione contribuisce a rendere più sensibile all&#8217;estetica tutta la società</span></span>. E la sua dimensione più creativa ed edonistica coesiste  -  non senza contraddizioni e conflitti  -  con la tradizionale dimensione razionale e contabile del capitalismo. La lettura marxiana di un capitalismo unicamente rivolto al profitto e capace solo di sfigurare il mondo va secondo me aggiornata&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="font-family: Calibri;"><a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2014/02/Gilles-Lipovetsky.jpg" rel="lightbox[post-3000]"><img class="alignleft  wp-image-3003" style="width: 333px; height: 191px;" title="Gilles Lipovetsky" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2014/02/Gilles-Lipovetsky.jpg" alt="" width="333" height="179" /></a><strong>Nel mondo dei consumi l&#8217;estetica è comunque al servizio del profitto. Non è in contraddizione con una visione disinteressata dell&#8217;arte?</strong><br />
</span></strong><span style="color: #000000;">&#8220;Noi, in effetti, siamo ancora sensibili a una dimensione disinteressata, pura e romantica dell&#8217;arte. Nel capitalismo artista accade esattamente il contrario. L&#8217;economia e l&#8217;estetica danno luogo a un sistema trans-estetico al cui centro, più che la ricerca della bellezza, agisce la ricerca di sensazioni. <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">Il capitalismo artista s&#8217;interessa certo alle forme, ma soprattutto cerca di produrre emozioni</span></span>. Indifferente al sublime, non mira alla verità dell&#8217;arte né tanto meno sogna opere immortali ed eterne. La sua è un&#8217;estetica in continua trasformazione&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><strong>Questa massiccia presenza estetica nel mercato di consumo quali conseguenze ha prodotto nel mondo dell&#8217;arte?<br />
</strong>&#8220;La cultura del denaro e del successo ha evidentemente influenzato un mondo artistico dove ormai è venuta del tutto meno la tradizionale opposizione tra arte e mercato. Ma va detto che il capitalismo ha solo accompagnato un&#8217;evoluzione già in corso autonomamente all&#8217;interno del mondo artistico. Se infatti, ai tempi di Baudelaire, l&#8217;artista vive per l&#8217;arte e non per il denaro, difendendo una visione romantica della sensibilità artistica, già ai tempi delle avanguardie novecentesche <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">l&#8217;arte si è allontanata dall&#8217;estetica tradizionale, disinteressandosi del bello. L&#8217;arte è diventata un&#8217;esperienza</span></span>. Con Warhol, l&#8217;artista rinuncia alla boheme e si trasforma in un imprenditore che fa affari e <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">per il quale gli affari sono arte</span></span>. L&#8217;arte è diventata così un settore del mercato. Questa evoluzione è avvenuta parallelamente all&#8217;esplosione della società dei consumi, che evidentemente l&#8217;ha accentuata e accelerata&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Per alcuni critici la dimensione estetica dei prodotti di consumo sarebbe solo una vasta opera illusionistica. Che ne pensa?<br />
</span></strong><span style="color: #000000;">È vero che, come diceva Raymond Loewy tra le due guerre, <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">il brutto si vende male</span></span>. I prodotti di consumo usano quindi <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">l&#8217;estetica della seduzione</span></span> per imporsi sul mercato. Ma <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">il capitalismo artista</span></span> non produce solo illusioni. In realtà, <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">contribuisce a cambiare il mondo e soprattutto le persone</span></span>. Il capitalismo artista ha cambiato le nostre aspirazioni, il nostro sguardo sulla realtà e i nostri comportamenti. Ci ha trasformato interiormente, facendo di noi dei consumatori estetici. <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">Una volta la bellezza era un&#8217;esperienza riservata ai ricchi</span></span>. <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">Oggi tutti possiedono un senso estetico e desiderano una relazione estetica con la realtà. La fruizione artistica si è democratizzata, dando luogo a un edonismo diffuso</span></span>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Non è una visione troppo ottimistica?<br />
</span></strong><span style="color: #000000;">&#8220;So bene che alcune forme d&#8217;arte continuano a essere appannaggio di un pubblico privilegiato. L&#8217;opera lirica si rivolge ancora a poche persone ed è vero che l&#8217;arte contemporanea ha successo solo quando è molto semplice, come ad esempio quella di Jeff Koons. Va però riconosciuto che altre forme d&#8217;arte sono ormai molto diffuse, penso al cinema, alla musica, alla street art. Da questo punto di vista la democratizzazione dell&#8217;arte è una realtà indiscutibile. <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">Ognuno fa le proprie esperienze estetiche, anche minori</span></span>. E in ciascuno vive un piccolo desiderio artistico. <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">Ascoltare Vivaldi non è certo la stessa cosa che ascoltare Withney Houston, ma l&#8217;emozione estetica può essere la stessa. Sul piano delle ricezioni non c&#8217;è gerarchia</span></span>. L&#8217;esperienza estetica può essere intensa e sconvolgente sia con un&#8217;opera raffinata che con un&#8217;opera molto popolare. Certo, non tutti leggeranno l&#8217;Iliade, ma ciò che conta è la progressiva diffusione delle esperienze estetiche&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Lei però nel libro sottolinea anche i limiti di questa evoluzione&#8230;<br />
</span></strong><span style="color: #000000;">&#8220;In effetti, nonostante la presenza diffusa dell&#8217;estetica nel capitalismo, il mondo non è diventato più bello e la gente non è più felice. <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">La crescente diffusione del sentimento estetico ci rende tutti più esigenti e quindi più critici</span></span>. <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">Siamo diventati feroci, dei veri e propri terroristi del giudizio critico nei confronti degli altri</span></span>. Tutto ciò evidentemente produce angoscia negli individui. Un altro fallimento del capitalismo artista è evidente sul piano urbanistico. Le città fatte di enormi periferie sono dei non luoghi senz&#8217;anima e senza estetica. Procurano un sentimento di monotonia e di uniformità terrificante, che è esattamente il contrario dell&#8217;investimento estetico dominante. Insomma, il capitalismo artista, per ora, non ha saputo trasformare il paesaggio urbano. Secondo me però l&#8217;architettura sarà l&#8217;arte dominante del XXI secolo&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Quale sarà l&#8217;evoluzione futura del capitalismo artista?<br />
</span></strong><span style="color: #000000;">&#8220;Dopo l&#8217;ibridazione tra estetica e economia, razionale e irrazionale, calcolo e emozioni, in futuro si aggiungerà una nuova ibridazione con l&#8217;ecologia. Il capitalismo dovrà fare i conti con il paradigma ecologico, che finora è sempre stato del tutto estraneo alle preoccupazioni dell&#8217;estetica. Da questo punto di vista, il movimento nato attorno a <em><span style="font-family: Calibri;">slow food</span></em> è l&#8217;espressione dell&#8217;emergere di un desiderio estetico differente, capace di preoccuparsi della salvaguardia del pianeta. Un desiderio che in nome della qualità si contrappone alla velocità della mondializzazione che esige profitti immediati&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Pensa che i giovani siano attrezzati per orientarsi nella nuova selva culturale del capitalismo artista?<br />
</span></strong><span style="color: #000000;">&#8220;Oggi la vita estetica occupa uno spazio considerevole nella vita di tutti. Per evitare che le regole estetiche siano solo quelle dettate dal mercato, dobbiamo aiutare i giovani ad allargare i loro orizzonti d&#8217;esperienza. Non dobbiamo dire loro ciò che devono amare  -  perché i gusti non si decretano  -  ma dobbiamo aiutarli a scoprire la varietà dell&#8217;offerta culturale, dando loro gli strumenti per orientarsi. La scuola deve inventare una nuova educazione artistica. È una sfida capitale perché la vita estetica è ormai diventata un ideale diffuso&#8221;.</span><span style="color: #000000;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Fonte:<br />
</span><a href="http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/2013/08/22/news/gilles_lipovetsky_ormai_siamo_tutti_consumatori_estetici-65148910/"><span style="font-family: Calibri;">http://www.repubblica.it/la-repubblica-delle-idee/2013/08/22/news/gilles_lipovetsky_ormai_siamo_tutti_consumatori_estetici-65148910/</span></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">____________</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Riflessioni</span></strong><span style="color: #000000;"> </span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quella che Gilles Lipovetsky chiama &#8220;estetica&#8221; ha poco a che fare con la bellezza. Del resto lo stesso sociologo sostiene che &#8220;L&#8217;arte <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">non è più bellezza</span></span>, ma ricerca di sensazioni&#8221;, riportando la semantica dell&#8217;estetico dall&#8217;accezione voluta da A. G. Baumgarten (1735) e riferita all&#8217;esperienza del bello, a quella più strettamente etimologica che riconduce all&#8217;esperienza dei sensi.<br />
</span><span style="color: #000000;">L&#8217;<em><span style="font-family: Calibri;">homo aestheticus</span></em> di cui egli parla è dunque un uomo che cerca continui riscontri con il proprio gusto, piuttosto che il bello; e il gusto, si sa, è legato all&#8217;educazione degli &#8220;organi di senso&#8221; (con significato ampio) e quasi mai è indipendente dalle suggestioni e dalle mode create dal mercato, al punto che non trovo azzardato sostenere che esso sia ormai orientato a un &#8220;brutto rivestito di attrazione&#8221;, un falso bello confezionato per rispondere al basso livello medio di cultura, che inevitabilmente comporta una men che mediocre sensibilità estetica. Livello culturale che certo il mercato non si sforza di elevare, che tende invece ad assecondare, a peggiorare, se possibile, ampliandone l&#8217;estensione in funzione del proprio tornaconto. Il mondo &#8220;estetizzato&#8221; dal consumo è quello di una folla di volti anonimi dalle limitate risorse, ammaliati da prodotti creati a specchio delle loro qualità, e dunque &#8220;belli&#8221; come la dozzinale bellezza che appaga menti e sensibilità incolte che ci si guarda bene dal coltivare, sforzandosi piuttosto di aggravarne ogni patologia del sapere, del comprendere, del gustare&#8230; <span style="font-family: Calibri;"> </span>È così che il &#8220;capitalismo artista&#8221; trasforma&#8221; la percezione dell&#8217;arte&#8221;? Di questo genere è la &#8220;crescente attenzione allo stile e alla bellezza&#8221; che esso promuove &#8220;facendo appello al gusto e alla sensibilità degli individui&#8221;?<br />
</span><span style="color: #000000;">Se il capitalismo è &#8220;artista&#8221;, esso è certo un perverso creatore di adescamenti, di forme più rivolte alla primitività dei sensi che alla loro elevata metamorfosi attraverso il filtro dei sentimenti e dell&#8217;intelletto educati dal sapere. <span style="font-family: Calibri;"> </span>&#8220;Capitalismo di seduzione&#8221;, piuttosto, in quanto capace d&#8217;infidi allettamenti rivolti ai piani più bassi e diffusi della sensibilità e della conoscenza.<br />
</span><span style="color: #000000;">&#8220;Il capitalismo artista s&#8217;interessa certo alle forme, ma soprattutto cerca di produrre emozioni&#8221;, prosegue Lipovetsky. Ora si tratta di precisare che l&#8217;emozione in sé non può essere termine di valutazione di ciò che la provoca, nella fattispecie che essa non necessariamente è una risposta a uno stimolo estetico. Ho già scritto in altra occasione che l&#8217;arte genera emozione, ma che non tutto ciò che genera emozione è arte! Il mercato si preoccupa di suscitare emozioni, ma non per questo possiamo sostenere che è un &#8220;mercato estetico&#8221; o &#8220;estetizzante&#8221;. Un film da fazzoletto &#8220;asciugalacrime&#8221; non contiene arte perché fa piangere, e la Matthäus-Passion non ne è priva perché lascia indifferente o annoia uno sprovveduto e sprovvisto uditore!<br />
</span><span style="color: #000000;">Se come sosteneva &#8220;Raymond Loewy tra le due guerre, il brutto si vende male&#8221;, è pur vero che si vende benissimo un brutto spacciato per bello, fatto credere bello: cosa non certo difficile al potere mediatico e pubblicitario. L&#8217; &#8220;estetica della seduzione&#8221; di cui il mercato fa uso non è la <span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">seduzione dell&#8217;estetica</span></span>, perché mentre questa è il fascino e il trascinamento esercitati dalla vera bellezza, quella è una deformazione del bello che mira ad irretire facendo perno sulla sua capacità di rispondere a un gusto deteriore, in parte figlio di un terreno selvatico, in parte indotto artificiosamente dai mercanti di tutto. Vero dunque che &#8220;il capitalismo artista contribuisce a cambiare il mondo e soprattutto le persone&#8221;, ma in quale direzione? Evidentemente nell&#8217;unica che gli rechi vantaggio, non certo in quella che concorra alla crescita dell&#8217;uomo.<br />
</span><span style="color: #000000;">&#8220;Una volta la bellezza era un&#8217;esperienza riservata ai ricchi. Oggi tutti possiedono un senso estetico e desiderano una relazione estetica con la realtà. La fruizione artistica si è democratizzata, dando luogo a un edonismo diffuso&#8221; sostiene Gilles Lipovetsky. Se così fosse, la predilezione del pubblico per certi orribili prodotti della televisione e del cinema, del teatro, dell&#8217;arte figurativa e della musica, della Letteratura e di altre manifestazioni del talento creativo ed espressivo dell&#8217;uomo, a che genere di &#8220;senso estetico&#8221; risponderebbe? Che significa sostenere che &#8220;la fruizione artistica si è democratizzata&#8221;? Forse che tutti sono in grado di godere Bach mentre prima non era così? Diversamente tutto il discorso s&#8217;incardinerebbe sul grosso equivoco che accosta, come dicevo, il brutto ammantato di bello alla pura bellezza, e li confonde. Se invece per democratizzazione si intenda, come pare, la capacità di ognuno di &#8220;fare le proprie esperienze estetiche, anche minori&#8221;, allora non mi sembra che si parli di qualcosa di nuovo, perché l&#8217;arte popolare è sempre esistita, come estrinsecazione di un innato sentimento del bello che può trovare sbocchi anche ai più bassi livelli di inventiva e di ricettività, ma che spesso è ben lontano dalle più raffinate forme estetiche del genio umano.<br />
</span><span style="color: #000000;">L&#8217; &#8220;edonismo diffuso&#8221;, poi, che il desiderio di &#8220;relazione estetica con la realtà&#8221; indurrebbe, non è certo nella ricerca del piacere attraverso il sublime contatto con le più alte manifestazioni dell&#8217;arte, quanto nella disposizione al godimento di una contraffatta appariscenza, di un valore artistico simulato ed enfatizzato in vista di poco virtuosi intenti.<br />
</span><span style="color: #000000;">Assolutamente non condivido la tesi che, ascoltando Vivaldi o Withney Houston, &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">l&#8217;emozione estetica può essere la stessa. Sul piano delle ricezioni non c&#8217;è gerarchia</span></span>&#8220;. A parte il confronto stravagante fra un creatore di musica e un&#8217;interprete, sanabile solo se per metonimia la Houston sia citata in luogo dei brani che canta, se è vero che lo <em><span style="font-family: Calibri;">studium </span></em>e l&#8217;esercizio potenziano qualunque facoltà umana, che l&#8217;intelligenza, di qualunque genere, non è identico patrimonio quantitativo e qualitativo di tutti gli uomini; se è vero che gli individui si differenziano fra di loro per ogni distinta componente, dalla costituzione fisica, a quella psicologica o intellettiva; se è vero che la natura, in ogni sua manifestazione, mai si ripete in maniera identica, come appiattire il &#8220;piano delle ricezioni&#8221; e sostenere l&#8217;assenza della diversificazione del sentire, e quindi della gerarchia tra le differenti capacità di ricevere? Come accostare una candela ed un raggio di sole attribuendo loro la stessa incidenza sotto il profilo ottico, magari sottintendendo uguale sensibilità per ogni organo &#8220;deputato alla percezione degli stimoli luminosi&#8221;?<br />
</span><span style="color: #000000;">Né certo è condivisibile l&#8217;assunto per il quale &#8220;<span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: Calibri;">la crescente diffusione del sentimento estetico ci rende tutti più esigenti e quindi più critici</span></span>&#8220;. Innanzi tutto il sociologo francese sembra confondere il giudizio critico in quanto esercizio di valutazione tramite le proprie risorse intellettive, con l&#8217;aggressiva censura che con facilità ciascuno è disposto a pronunciare nei confronti degli altrui comportamenti (&#8220;siamo diventati feroci, dei veri e propri terroristi del giudizio critico nei confronti degli altri&#8221; egli chiosa). In secondo luogo, dopo aver ricordato che del &#8220;sentimento estetico&#8221; dominante ho già detto, rido addirittura del fatto che esso dovrebbe rendere tutti più esigenti e più critici con la sua deforme sostanza, in un contesto in cui l&#8217;&#8221;esigenza estetica&#8221; si limita a ricalcare passivamente i modelli imposti dal mercato e il senso critico è del tutto appannato dal livellamento da quelli prodotto. Quanti ormai usano davvero il proprio cervello nei loro pensieri, nei loro orientamenti e nelle loro &#8220;scelte&#8221;? Dovremmo scuotere la massa in dormiveglia al grido oraziano (Epistole I, 2, 40) che Kant riecheggia (<em><span style="font-family: Calibri;">Risposta alla domanda: che cos&#8217;è l&#8217;Illuminismo</span></em>) di <em><span style="font-family: Calibri;">sap</span></em><em>ĕ</em><em>re aude</em>, &#8220;abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza&#8221;, con il sicuro dubbio (mi si perdoni l&#8217;ironico ossimoro) che saremmo capiti, ovvero con la certezza che la nostra esortazione genererebbe appena un lieve sussulto e l&#8217;immediato riassorbimento nel sonno.<br />
</span><span style="color: #000000;">Di rilievo la marcata contraddizione che evidenzia l&#8217;equivoco cui Lipovetsky espone continuamente i concetti di bello, di estetico e di arte. Per dare forza all&#8217;affermazione che &#8220;l&#8217;arte si è allontanata dall&#8217;estetica tradizionale, disinteressandosi del bello&#8221;, il sociologo precisa che &#8220;l&#8217;arte è diventata un&#8217;esperienza&#8221;, senza che si capisca con chiarezza che cosa voglia intendere con il termine &#8220;esperienza&#8221;, visto che poco dopo egli sostiene che &#8220;una volta la bellezza era</span><span style="font-family: Calibri;"> <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #000000;">un&#8217;esperienza</span></span></span><span style="color: #000000;"> riservata ai ricchi&#8221;&#8230; L&#8217;arte sarebbe in tal caso &#8220;diventata&#8221; quello che già era&#8230;<br />
</span><span style="color: #000000;">Nella parte conclusiva dell&#8217;intervista, la forza del presunto sempre più diffuso &#8220;sentimento estetico&#8221; sembra indebolirsi di colpo, fino a divenire sterile di fronte alle brutture delle città &#8220;fatte di enormi periferie che sono dei non luoghi senz&#8217;anima e senza estetica&#8221;, e risulta difficile capire come possa verificarsi, in un quadro sociale così improntato al bello, un fenomeno capace di esprimere &#8220;esattamente il contrario dell&#8217;investimento estetico dominante&#8221;.<br />
</span><span style="color: #000000;">Solo alla fine il sociologo sembra accorgersi che i giovani devono essere aiutati &#8220;ad allargare i loro orizzonti d&#8217;esperienza&#8221;, &#8220;a scoprire la varietà dell&#8217;offerta culturale, dando loro gli strumenti per orientarsi&#8221;&#8230; Affermazioni quanto meno contrastanti rispetto all&#8217;ottimismo in precedenza espresso, disarmanti in relazione alla presunta esistenza di varietà dell&#8217;offerta culturale, laddove risulta invece evidente il monocromatismo delle proposte del mercato, qualunque sia la direzione considerata. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Se anche gli intellettuali patiscono certi abbagli e scivolano nella confusione, la speranza che la tendenza generale al declino possa essere invertita diventa davvero esile. </span></p>
<p style="text-align: right;">Amato Maria Bernabei</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.odanteobenigni.it/2014/02/20/estetica-della-seduzione-e-seduzione-dellestetica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Parole e concetti: il significato di felicità</title>
		<link>https://www.odanteobenigni.it/2013/08/07/parole-e-concetti-il-significato-di-felicita/</link>
		<comments>https://www.odanteobenigni.it/2013/08/07/parole-e-concetti-il-significato-di-felicita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2013 16:56:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio generale]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.odanteobenigni.it/?p=2559</guid>
		<description><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;" class="linksalpha_widget">
											<iframe
												style="height:25px !important; border:0px solid gray !important; overflow:hidden !important; width:550px !important;" frameborder="0" scrolling="no" allowTransparency="true"
												src="http://www.linksalpha.com/social?blog=O+Dante+o+Benigni&link=https%3A%2F%2Fwww.odanteobenigni.it%2F2013%2F08%2F07%2Fparole-e-concetti-il-significato-di-felicita%2F&title=Parole+e+concetti%3A+il+significato+di+felicit%C3%A0&desc=Non+sono+un+filosofo%2C+ma+mi+capita+di+pensare%2C+non+so+quanto+adeguatamente%2C+non+so+quanto+in+pofondit%C3%A0...+ritengo+per%C3%B2+sia+sempre+importante+condividere+i+propri+pensieri.+Nessun+seme+non+seminato+sar%C3%A0+mai+produttivo.+Lo+zero+%C3%A8+paragonato+al+nulla%2C+ma+a+seconda+del+posto+che+occupa+fa+esplodere&fc=333333&fs=arial&fblname=like&fblref=facebook&fbllang=Like&fblshow=1&fbsbutton=1&fbsctr=1&fbslang=Share&fbsendbutton=0&twbutton=1&twlang=Like&twmention=&twrelated1=&twrelated2=&twctr=1&lnkdshow=noshow&lnkdctr=1&buzzbutton=1&buzzlang=en&buzzctr=1&diggbutton=1&diggctr=1&stblbutton=1&stblctr=1&g1button=1&g1ctr=1&g1lang=en-US">
											</iframe>
										</div>Non sono un filosofo, ma mi capita di pensare, non so quanto adeguatamente, non so quanto in pofondità&#8230; ritengo però sia sempre importante condividere i propri pensieri. Nessun seme non seminato sarà mai produttivo. Lo zero è paragonato al nulla, &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2013/08/07/parole-e-concetti-il-significato-di-felicita/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;" class="linksalpha_widget">
											<iframe
												style="height:25px !important; border:0px solid gray !important; overflow:hidden !important; width:550px !important;" frameborder="0" scrolling="no" allowTransparency="true"
												src="http://www.linksalpha.com/social?blog=O+Dante+o+Benigni&link=https%3A%2F%2Fwww.odanteobenigni.it%2F2013%2F08%2F07%2Fparole-e-concetti-il-significato-di-felicita%2F&title=Parole+e+concetti%3A+il+significato+di+felicit%C3%A0&desc=Non+sono+un+filosofo%2C+ma+mi+capita+di+pensare%2C+non+so+quanto+adeguatamente%2C+non+so+quanto+in+pofondit%C3%A0...+ritengo+per%C3%B2+sia+sempre+importante+condividere+i+propri+pensieri.+Nessun+seme+non+seminato+sar%C3%A0+mai+produttivo.+Lo+zero+%C3%A8+paragonato+al+nulla%2C+ma+a+seconda+del+posto+che+occupa+fa+esplodere&fc=333333&fs=arial&fblname=like&fblref=facebook&fbllang=Like&fblshow=1&fbsbutton=1&fbsctr=1&fbslang=Share&fbsendbutton=0&twbutton=1&twlang=Like&twmention=&twrelated1=&twrelated2=&twctr=1&lnkdshow=noshow&lnkdctr=1&buzzbutton=1&buzzlang=en&buzzctr=1&diggbutton=1&diggctr=1&stblbutton=1&stblctr=1&g1button=1&g1ctr=1&g1lang=en-US">
											</iframe>
										</div><p style="text-align: justify;">Non sono un filosofo, ma mi capita di pensare, non so quanto adeguatamente, non so quanto in pofondità&#8230; ritengo però sia sempre importante condividere i propri pensieri. Nessun seme non seminato sarà mai produttivo.<span id="more-2559"></span></p>
<p align="right"><em>Lo zero è paragonato al nulla,<br />
</em><em>ma a seconda del posto che occupa<br />
</em><em>fa esplodere le cifre, o le umilia<br />
</em>(Armando Torno)</p>
<p align="center">Così quel nulla che molti considerano la felicità&#8230;</p>
<p align="center">- &#8211; - &#8211; - -</p>
<p style="text-align: justify;">Troppo spesso la lingua lega concetti diversi, non solo nelle sfumature, a un medesimo termine. E quando la differenza semantica non si può connettere con precisione al contesto logico, la confusione è inevitabile, e può divenire tale da produrre fraintendimenti o travisamenti che pregiudicano la comprensione dell&#8217;oggetto, la messa a punto delle idee e la comunicazione delle medesime.<br />
Evidente che il &#8220;bacino&#8221; del Mediterraneo non potrà mai essere un gesto affettuoso, come il &#8220;bacino&#8221; della buona notte non potrà confondersi con il cingolo osseo anatomico che costituisce la parte inferiore del tronco. Meno aperte si rivelano però le differenze quando sono in gioco parole che alludono propriamente a qualcosa, impropriamente ad altro, o vocaboli che contengono sfumature in apparenza prossime, in realtà, molto distanti. Nel secondo caso si pensi ad esempio ai lemmi &#8220;poesia&#8221;, &#8220;musica&#8221;, nel primo alla voce &#8220;felicità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Felicità, appunto, è termine che può dar luogo ad un equivoco rilevante: perché il suo senso peculiare dovrebbe essere quello di &#8220;compiuta (e aggiungerei duratura) esperienza di ogni appagamento&#8221;, come riporta il Devoto; mentre in modo non univoco il dizionario Treccani online recita: &#8220;stato e sentimento di chi è felice&#8221;, e il De Mauro ribadisce: &#8220;stato d&#8217;animo di chi è felice&#8221;, entrambi includendo, nella generica e perfino tautologica definizione, sia la condizione di perennità, che il vocabolo a mio avviso contiene, che la &#8220;disposizione d&#8217;animo&#8221; del transitorio, e neppure totale, appagamento, o quanto meno evitando di chiarire il senso della parte nominale del predicato &#8220;felice&#8221;, e dunque la sostanza della stessa felicità, e costringendo chi consulta ad ulteriore ricerca. Da cui deriveranno altre perplessità; perché a proposito dell&#8217;attributo <em>felice</em> il Treccani spiega: &#8220;Che si sente pienamente soddisfatto nei proprî desiderî, che ha lo spirito sereno, non turbato da dolori o preoccupazioni e gode di questo suo stato&#8221;&#8230; il quale se sia effimero o duraturo non si chiarisce, lasciando dubbiosi se tale aggettivo possa qualificarlo, o se il compilatore intenda riferirlo in modo inadatto a denominazioni di esperienze fuggevoli, come la gioia, la contentezza, o simili altre.<br />
Per quanto detto, appare opinabile anche l&#8217;insieme delle voci segnalate nel dizionario dei sinonimi e dei contrari del Gabrielli (gioia, contentezza, benessere, esultanza, tripudio, giubilo&#8230;) che meglio si confarebbero ad altro segno linguistico. Perché chi è contento &#8211; valga come esempio &#8211; non è felice, e vive, in una condizione consueta di non felicità, una pausa di appagamento relativo.<br />
Non che pretenda che un dizionario si trasformi in un trattato di filosofia, ma almeno che aderisca ai significati nel modo in cui l&#8217;umana esperienza e le conquiste del sapere, nel tempo, li hanno precisati.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu &#8220;il persuasore di morte&#8221; Egesia di Cirene, che nel IV secolo a. C., collegando ai piaceri l&#8217;umana felicità, in una visione edonistica, negò per primo la possibilità di conseguirla, ragionando sulla rarità e labilità di quelli.<br />
Circa duemila anni più tardi, nei <em>Nuovi saggi sull&#8217;intelletto umano</em>, Gottfried Wilhelm Leibniz avrebbe scritto: &#8220;Io credo che la felicità sia un piacere durevole&#8221; (<em>Nouveaux Essais</em>, II, 21, 42), ribadendone in fondo l&#8217;inattingibilità.<br />
Sarebbe stato però Immanuel Kant, nella <em>Critica della Ragion pratica</em>, a sostenere che &#8220;la felicità è la condizione di un essere razionale nel mondo al quale, nell&#8217;intero corso della sua vita, tutto avvenga secondo il suo desiderio e la sua volontà&#8221; (Dialettica, sez. 5), precisando nella <em>Critica del Giudizio</em>, al § 8, che quello di felicità è un concetto che l&#8217;uomo non deriva dall&#8217;istinto o dalla sua animalità, ma cui perviene in maniere diverse, spesso mutandolo e altrettanto spesso in modo arbitrario. Kant considera la felicità, insieme con la virtù, intesa come &#8220;conformità della volontà alla legge&#8221;, parte integrante del sommo bene, dunque <span style="text-decoration: underline;">non realizzabile nel mondo naturale</span> (<em>Critica della Ragion pura</em>, Dottrina del metodo, II, sez. 2). Nicola Abbagnano riconosce al filosofo tedesco il merito di &#8220;aver enunciato in modo rigoroso la nozione di felicità&#8221; e quello di aver dimostrato &#8220;che tale nozione è empiricamente impossibile, cioè irrealizzabile&#8221;. Non è concepibile infatti, aggiunge Abbagnano, sempre riferendo il pensiero di Kant, &#8220;che siano soddisfatte tutte le tendenze, inclinazioni, volizioni dell&#8217;uomo perché da un lato la natura non si preoccupa di venire incontro all&#8217;uomo in vista di tale soddisfazione totale e dall&#8217;altro perché gli stessi bisogni e inclinazioni non rimangono mai fermi nella quiete dell&#8217;appagamento&#8221; (<em>Critica del Giudizio</em>, § 83). Con il suo rigore logico Kant rese praticamente inservibile la nozione di felicità, se non su un piano intelligibile, nel &#8220;regno della grazia&#8221;, come egli stesso ritiene (<em>Critica della Ragion pura</em>, al passo citato), o in ogni caso metafisico.<br />
Per questo i filosofi successivi furono costretti a sviluppare la concezione in senso sociale (Hume, Bentham, i due Mill), accezione cui si rivolge la stessa Costituzione americana, che include &#8220;la ricerca della felicità&#8221; fra i diritti naturali e inalienabili. Alla tradizione anglosassone, che guarda alla felicità in termini di &#8220;piaceri socialmente partecipabili&#8221;, si rifà Bertrand Russel (<em>La conquista della felicità</em>, 1930), pervenendo a una formulazione basata &#8220;sull&#8217;eliminazione dell&#8217;egocentrismo e sull&#8217;apertura alla molteplicità degli interessi ed ai rapporti dell&#8217;uomo con le cose e con gli altri uomini&#8221; (Abbagnano), antitetica rispetto all&#8217;<em>autosufficienza del saggio</em> vagheggiata dagli antichi filosofi (Aristotele, <em>Etica Nicomachea</em>, X, 7, 1177 a 25).<br />
In tempi recenti il rinato interesse per il concetto di felicità vede divisi i pensatori fra quanti ne precisano un &#8220;significato debole&#8221; (appagamento parziale di istanze umane ritenute di volta in volta centrali o imprescindibili), e coloro che propendono per un significato forte, coltivando l&#8217;esigenza dell&#8217;appagamento totale e ritornando così ad un&#8217;aspirazione metafisico-religiosa di tipo tomistico (<em>Summa Theol</em>., I-II, q. 2, a. 8), o pervenendo al pessimismo di Camus, che riprende a considerare l&#8217;impossibilità dell&#8217;appagamento per l&#8217;urto con &#8220;il silenzio irragionevole del mondo&#8221;, o dovendo infine ammettere nell&#8217;uomo una tensione verso la pienezza che deve però ripiegare, nell&#8217;assenza di un referente oggettivo, su una nozione relativa di felicità, la sola sperimentabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Si vede allora come, in termini lessicali, sia opportuno separare almeno due piani distinti sui quali si è articolato il pensiero umano e riservare al termine felicità il senso di uno stato onnicomprensivo e perenne di soddisfazione piena &#8211; miraggio, purtroppo, della vita reale, lecita aspirazione in una dimensione trascendente &#8211; e ricorrere a tutta la gamma dei sinonimi plausibili per riferirsi, di volta in volta, a sentimenti compatibili con la vita dell&#8217;uomo sulla terra: la contentezza, la gioia, la letizia, la serenità, la soddisfazione, l&#8217;allegria, l&#8217;esultanza, o qualunque altra soddisfatta, ma pur sempre instabile, condizione dell&#8217;animo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel volume <em>I miti del nostro tempo</em>, Umberto Galimberti  propone un&#8217;interessante lettura del concetto di felicità, con l&#8217;intenzione di smitizzarne l&#8217;idea di inaccessibilità e di consegnare all&#8217;uomo la formula idonea per viverla, sia pure in termini che la riducono a semplice capacità di serena accettazione dei limiti imposti dalla natura, di realizzazione della propria forza vitale nel modo migliore possibile. Nella trattazione sembrano però sovrapporsi ambiguamente le numerose accezioni che alla parola felicità vengono impropriamente imposte.</p>
<p style="text-align: justify;">Divergendo dalla visione del Galimberti, io rivendico per l&#8217;uomo il diritto al sogno, che ha valore terapeutico non solo come attività psichica negli eccentrici orditi del riposo, ma anche nello stato di veglia, come obiettivo improbabile &#8211; creduto, però, e perseguito -, di progetti esistenziali. Rivendico perciò il senso di una felicità assoluta da rincorrere con il desiderio anche oltre gli angusti termini della vita, con la consapevolezza che una meta così ambiziosa comunque non preclude, nel corso dell&#8217;esistenza, il godimento di soddisfazioni e gioie temporanee alternate alle ineludibili vicende del dolore.<br />
Concepire una &#8220;felicità su misura&#8221; è l&#8217;ingannevole prospettiva del voler considerare soddisfacente pienezza la continenza, ovvero la contentezza, artificioso, perché caduco, sentimento di felicità imperfetta, riconducibile a quel modello, pur esso irrealizzabile, che vagheggia l&#8217;uomo saggio e per saggezza concepisce un equilibrio &#8220;contro natura&#8221; che si appaga del possibile, condannando ancora una volta alla caduta il volo di Icaro, all&#8217;annegamento l&#8217;insopprimibile desiderio di conoscenza di Ulisse.  Sono queste &#8220;follie&#8221;, invece, che innalzano gli umani edifici. Chi voglia illudersi pensando che la &#8220;misura&#8221; dia quiete all&#8217;uomo, forse non considera che la quiete stessa è una forma di morte <em>ante mortem</em>. L&#8217;uomo vive nel tendere, vive della sua inquietudine, conosce dall&#8217;inquietudine, nell&#8217;inquietudine trova senso. Come potrà mai essere &#8220;felice&#8221; una felicità paludosa in cui ciascuno sia chiamato a &#8220;governare se stesso per la propria buona riuscita&#8221; (Galimberti), in cui l&#8217;uomo sia la misura di sé? E quale sarà mai il parametro di valutazione della buona riuscita, senza presupporre l&#8217;impossibile possibilità di conoscere a-priori, ciascuno, le proprie risorse?</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo nutre aspirazioni che sopravanzano i limiti del possibile, troppe da poter essere ignorate. E se appare irragionevole che nel vagheggiamento egli dilati l&#8217;ambito della propria esperienza e concepisca realtà che la oltrepassano, e verso di loro si protenda, non si stima (e si dovrebbe) tale propensione come probabile indizio di una sfera che ci pertiene, ma che sfugge alla piena manifestazione e tanto più al controllo. Ciò che è, non può non essere, e l&#8217;uomo è anche codesto suo apparente trascendere se stesso. Non si nega quanto nella sua essenza non è conosciuto solo perché non è conosciuto, né ci sono ragioni valide per smentire il pensabile, che evidentemente trova spunti e sorgente nel sensibile, benché non di rado lo travalichi.<br />
Se accade che un&#8217;incompiutezza si riconosca ed avverta la spinta al completamento, che il limitato si affacci oltre il confine, sull&#8217;immenso, ¿dobbiamo dedurne che si tratti di un&#8217; &#8220;impertinente&#8221; (irriverente e non pertinente, insieme) violazione che il finito porta alla sua natura, o che sia nella natura del finito sapersi e orientarsi al compimento nel falso opposto che lo contiene? L&#8217;infinito non può essere infatti il contrario del finito, altrimenti sarebbe a questo antitetico, e dunque esterno, e alla sua infinitezza mancherebbe ogni singola finitezza, al punto da doverlo concepire &#8220;vuoto&#8221;&#8230;<br />
Il finito non può che essere una componente del tutto, in cui continuamente tende a risolversi.<br />
Talché nell&#8217;infinitezza l&#8217;uomo può concepire una felicità senza limiti, e ad essa aspirare.</p>
<p align="right">Amato Maria Bernabei</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.odanteobenigni.it/2013/08/07/parole-e-concetti-il-significato-di-felicita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Risposta ad una lettera da intuire&#8230;</title>
		<link>https://www.odanteobenigni.it/2012/11/03/risposta-ad-una-lettera-da-intuire/</link>
		<comments>https://www.odanteobenigni.it/2012/11/03/risposta-ad-una-lettera-da-intuire/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 03 Nov 2012 13:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio generale]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Benigni]]></category>
		<category><![CDATA[Costume]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.odanteobenigni.it/?p=2189</guid>
		<description><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;" class="linksalpha_widget">
											<iframe
												style="height:25px !important; border:0px solid gray !important; overflow:hidden !important; width:550px !important;" frameborder="0" scrolling="no" allowTransparency="true"
												src="http://www.linksalpha.com/social?blog=O+Dante+o+Benigni&link=https%3A%2F%2Fwww.odanteobenigni.it%2F2012%2F11%2F03%2Frisposta-ad-una-lettera-da-intuire%2F&title=Risposta+ad+una+lettera+da+intuire...&desc=%26amp%3Bnbsp%3B+Twitter+%C3%A8+un+mare+da+pesca%3A+puoi+estrarre+dall%27acqua+scarpacce+ed+anime+nobili%2C+vite+in+pena+e+gemme+di+sogni+che+aspettano+di+fiorire%2C+giovinezze+e+tramonti%2C+delicatezze+e+trivialit%C3%A0...+Da+pochi+caratteri%2C+da+pochi+indizi...+E+pu%C3%B2+accadere+che+da+un+incontro%2C+da+un%27esigenza+di&fc=333333&fs=arial&fblname=like&fblref=facebook&fbllang=Like&fblshow=1&fbsbutton=1&fbsctr=1&fbslang=Share&fbsendbutton=0&twbutton=1&twlang=Like&twmention=&twrelated1=&twrelated2=&twctr=1&lnkdshow=noshow&lnkdctr=1&buzzbutton=1&buzzlang=en&buzzctr=1&diggbutton=1&diggctr=1&stblbutton=1&stblctr=1&g1button=1&g1ctr=1&g1lang=en-US">
											</iframe>
										</div>&#160; Twitter è un mare da pesca: puoi estrarre dall&#8217;acqua scarpacce ed anime nobili, vite in pena e gemme di sogni che aspettano di fiorire, giovinezze e tramonti, delicatezze e trivialità&#8230; Da pochi caratteri, da pochi indizi&#8230; E può accadere &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2012/11/03/risposta-ad-una-lettera-da-intuire/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;" class="linksalpha_widget">
											<iframe
												style="height:25px !important; border:0px solid gray !important; overflow:hidden !important; width:550px !important;" frameborder="0" scrolling="no" allowTransparency="true"
												src="http://www.linksalpha.com/social?blog=O+Dante+o+Benigni&link=https%3A%2F%2Fwww.odanteobenigni.it%2F2012%2F11%2F03%2Frisposta-ad-una-lettera-da-intuire%2F&title=Risposta+ad+una+lettera+da+intuire...&desc=%26amp%3Bnbsp%3B+Twitter+%C3%A8+un+mare+da+pesca%3A+puoi+estrarre+dall%27acqua+scarpacce+ed+anime+nobili%2C+vite+in+pena+e+gemme+di+sogni+che+aspettano+di+fiorire%2C+giovinezze+e+tramonti%2C+delicatezze+e+trivialit%C3%A0...+Da+pochi+caratteri%2C+da+pochi+indizi...+E+pu%C3%B2+accadere+che+da+un+incontro%2C+da+un%27esigenza+di&fc=333333&fs=arial&fblname=like&fblref=facebook&fbllang=Like&fblshow=1&fbsbutton=1&fbsctr=1&fbslang=Share&fbsendbutton=0&twbutton=1&twlang=Like&twmention=&twrelated1=&twrelated2=&twctr=1&lnkdshow=noshow&lnkdctr=1&buzzbutton=1&buzzlang=en&buzzctr=1&diggbutton=1&diggctr=1&stblbutton=1&stblctr=1&g1button=1&g1ctr=1&g1lang=en-US">
											</iframe>
										</div><p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Twitter è un mare da pesca: puoi estrarre dall&#8217;acqua scarpacce ed anime nobili, vite in pena e gemme di sogni che aspettano di fiorire, giovinezze e tramonti, delicatezze e trivialità&#8230; Da pochi caratteri, da pochi indizi&#8230; E può accadere che da un incontro, da un&#8217;esigenza di comunicazione o di sfogo, nascano pensieri &#8220;universali&#8221;, che non hanno valore solo in rapporto a una fuggevole interazione&#8230;<span id="more-2189"></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff9900;">_______________________</span></p>
<p style="text-align: justify;">Ho letto con molta attenzione il tuo &#8220;fiume in piena&#8221;, la pressione sugli argini della tua acqua devastante.<br />
Se potessi inonderesti il mondo della tua idea e della tua forza distruttiva&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Comprendo.<br />
Ma quando intorno a te dovesse esserci il deserto, che ne sarebbe della tua esperienza acquisita e del tuo sapere ammassato e rinserrato nel tuo precluso granaio?</p>
<p style="text-align: justify;">Io sono &#8220;democratico&#8221; solo apparentemente: perché credo davvero che il frutto imputridito e malsano della globalizzazione delle peggiori abitudini e delle più torve modalità di sopruso e di interazione, sia frutto di una natura umana più votata all&#8217;Inferno che all&#8217;Olimpo.<br />
Sono forse &#8220;gentile&#8221;, signorile con l&#8217;umanità, più che avere in essa fiducia! Più per trovare qualcuno che ascolti che per redimere l&#8217;irredimibile ignoranza. Uso il sarcasmo velenoso per far sapere che ci sono e che capisco, che non sono una lana del gregge, che per quanto possano condizionare la mia vita, nessuno avrà mai la mia anima.<br />
Non credo nelle crociate salvifiche. Denuncio per indignazione, per rabbia, nella speranza che qualcuno si allontani dai riti dominanti, effetto certo di un corrotto DNA dell&#8217;essere &#8220;più nobile dell&#8217;universo&#8221;, ma esaltati dalla tempesta dei messaggi di quei pochi &#8220;nocchieri&#8221; che governano milioni di galeotti nei mari aperti del mercato di tutto.<br />
Abuso di metafore: sono lo stile del mio rancore per uno scempio che ha poche speranze di essere sanato.</p>
<p style="text-align: justify;">Comprendo.<br />
Tutte le tue ragioni&#8230; ma vedo alla fine del tuo sentiero un arido riso di scherno sul nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse la ragione del sapere può risiedere nel piacere sottile di un&#8217;oligarchia di sapienti e di veggenti, ma un barlume di speranza che una scintilla possa accendere almeno un fuoco, capace di scaldare le sensibilità meno appannate, merita che ci si batta per una realtà migliore.<br />
Ho imparato (come sempre accade quando i <strong>pensieri</strong> si incontrano) molto dal tuo sfogo: ho avuto il riscontro di una realtà vissuta di fronte a una realtà che intuisco, o che addirittura conosco, lungo le strade che percorre la mente: perché dove fisicamente non si arriva, all&#8217;intelligenza si manifestano tutte le espressioni sane (poche) e distorte (troppe) della vita che scorre intorno. Ho avuto la conferma che il disagio dei giovani sensibili e dotati è profondo, è vero, è pericoloso, ma certo non più del sistema che li coarta, che ci coarta.<br />
Lodevole la tua fame di sapere, un po&#8217; meno l&#8217;avidità di &#8220;possederlo&#8221; in esclusiva, che tanto rispecchia la cupidigia di chi vuole per sé tutte le ricchezze materiali possibili e che per questo distrugge l&#8217;uomo. I beni spirituali dovrebbero distinguersi, come dovrebbe differire il desiderio che li insegue e li coltiva.</p>
<p style="text-align: justify;">La società (mostro incomprensibile per essere figlia di un&#8217;etimologia che indica alleanza, unione pattuita, condivisione di pane!) è malata, perché gli uomini sono afflitti da patologie di cui non si conosce la cura: voglio credermi ricercatore, e tentare scoperte, pervenire a terapie almeno allevianti. Magari il virus che tutto contamina risiede fra le pieghe delle stesse conquiste dell&#8217;umanità, mal digerite e male usate. Soprattutto gli avvoltoi che piombano sulle vittime per succhiarne &#8220;le tasche&#8221; fino all&#8217;ultimo centesimo, sanno bene di quali tasti servirsi per drogarle, per annebbiarle, per ammalarle, per dominarle: non mi meraviglia che &#8220;il porno&#8221; abbia tanta presa, fra sciami di istinti frustrati.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi chiedi perché una persona come me debba sentire il &#8220;dovere&#8221; di parlare ai sordi sperando di essere ascoltato: il mio è più un bisogno di rivalsa o desiderio di trovare condivisione, di educare quanti siano in grado di intendere e di apprezzare.<br />
Come Letterato mi rendo conto che l&#8217;Inferno dantesco è lo specchio dell&#8217;inferno esistenziale, ma pure che esso contiene il germe verso il &#8220;paradiso&#8221;, verso la possibile redenzione dell&#8217;uomo. Amo Dante per la sua intelligenza, per la sua arte, per la sua musica: detesto visceralmente chi se ne serve per fare denaro, senza conoscerlo e senza capirlo, con la pretesa di divulgarlo, premiato dalla fanfara degli stupidi: spettatori falsi, falsi critici, falsi dotti, falsi uomini. Detesto l&#8217;&#8221;emblema Benigni&#8221; e lo combatto.<br />
Certo, spero di scuotere chi ancóra non è sopraffatto dal torpore: esistono vari livelli di veglia e di sonno&#8230; Qualcuno in dormiveglia eviterà di addormentarsi. I malati terminali non hanno scampo, ma la terapia preventiva può avere successo!</p>
<p style="text-align: justify;">Tu fa&#8217; pure il congiurato: i sistemi di lotta possono essere vari; ma congiura per una giusta causa e non per finire dalla parte del tiranno, tronfio delle sue ricchezze o del suo sapere.</p>
<p style="text-align: justify;">Io presto orecchio a tutti, la mia parola a molti e vedo a modo mio. Non penso al mondo come a un luogo in cui un giorno trionferà il bene, ma con atteggiamento scientifico credo di potermi servire di utili strumenti per migliorare le condizioni di vita dell&#8217;uomo (dell&#8217;UOMO).</p>
<p style="text-align: justify;">Un vero piacere averti conosciuto e aver riconosciuto nella tua rabbia tanta parte della mia.<br />
Forse divergono per ora le soluzioni che intravediamo, ma non è detto che non si possa trovare un punto di incontro.</p>
<p style="text-align: justify;">Complimenti per la tua anima!</p>
<p style="text-align: right;">Amato Maria Bernabei</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.odanteobenigni.it/2012/11/03/risposta-ad-una-lettera-da-intuire/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>È bello ciò che piace: non vale quel che vale!</title>
		<link>https://www.odanteobenigni.it/2012/05/28/e-bello-cio-che-piace-non-vale-quel-che-vale/</link>
		<comments>https://www.odanteobenigni.it/2012/05/28/e-bello-cio-che-piace-non-vale-quel-che-vale/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 May 2012 07:58:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio generale]]></category>
		<category><![CDATA[Costume]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Benigni]]></category>
		<category><![CDATA[La Divina Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[La divulgazione dell'ignoranza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.odanteobenigni.it/?p=1579</guid>
		<description><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;" class="linksalpha_widget">
											<iframe
												style="height:25px !important; border:0px solid gray !important; overflow:hidden !important; width:550px !important;" frameborder="0" scrolling="no" allowTransparency="true"
												src="http://www.linksalpha.com/social?blog=O+Dante+o+Benigni&link=https%3A%2F%2Fwww.odanteobenigni.it%2F2012%2F05%2F28%2Fe-bello-cio-che-piace-non-vale-quel-che-vale%2F&title=%C3%88+bello+ci%C3%B2+che+piace%3A+non+vale+quel+che+vale%21&desc=Il+serio%2C+tra+il+serio+ed+il+faceto...+%C3%88+pensiero+sempre+pi%C3%B9+diffuso%2C+e+puntello+di+ogni+sconcia+espressione+letteraria%2C+musicale%2C+artistica+in+genere%2C+che+il+valore+sia+opinabile%2C+che+si+possano+accostare+i+versi+di+Dante+e+quelli+di+Ligabue%2C+le+musiche+di+Mozart+e+quelle+di+Vasco+Rossi%2C+magari&fc=333333&fs=arial&fblname=like&fblref=facebook&fbllang=Like&fblshow=1&fbsbutton=1&fbsctr=1&fbslang=Share&fbsendbutton=0&twbutton=1&twlang=Like&twmention=&twrelated1=&twrelated2=&twctr=1&lnkdshow=noshow&lnkdctr=1&buzzbutton=1&buzzlang=en&buzzctr=1&diggbutton=1&diggctr=1&stblbutton=1&stblctr=1&g1button=1&g1ctr=1&g1lang=en-US">
											</iframe>
										</div>Il serio, tra il serio ed il faceto&#8230; È pensiero sempre più diffuso, e puntello di ogni sconcia espressione letteraria, musicale, artistica in genere, che il valore sia opinabile, che si possano accostare i versi di Dante e quelli di &#8230; <a href="https://www.odanteobenigni.it/2012/05/28/e-bello-cio-che-piace-non-vale-quel-che-vale/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="padding-top:5px;padding-right:0px;padding-bottom:5px;padding-left:0px;;" class="linksalpha_widget">
											<iframe
												style="height:25px !important; border:0px solid gray !important; overflow:hidden !important; width:550px !important;" frameborder="0" scrolling="no" allowTransparency="true"
												src="http://www.linksalpha.com/social?blog=O+Dante+o+Benigni&link=https%3A%2F%2Fwww.odanteobenigni.it%2F2012%2F05%2F28%2Fe-bello-cio-che-piace-non-vale-quel-che-vale%2F&title=%C3%88+bello+ci%C3%B2+che+piace%3A+non+vale+quel+che+vale%21&desc=Il+serio%2C+tra+il+serio+ed+il+faceto...+%C3%88+pensiero+sempre+pi%C3%B9+diffuso%2C+e+puntello+di+ogni+sconcia+espressione+letteraria%2C+musicale%2C+artistica+in+genere%2C+che+il+valore+sia+opinabile%2C+che+si+possano+accostare+i+versi+di+Dante+e+quelli+di+Ligabue%2C+le+musiche+di+Mozart+e+quelle+di+Vasco+Rossi%2C+magari&fc=333333&fs=arial&fblname=like&fblref=facebook&fbllang=Like&fblshow=1&fbsbutton=1&fbsctr=1&fbslang=Share&fbsendbutton=0&twbutton=1&twlang=Like&twmention=&twrelated1=&twrelated2=&twctr=1&lnkdshow=noshow&lnkdctr=1&buzzbutton=1&buzzlang=en&buzzctr=1&diggbutton=1&diggctr=1&stblbutton=1&stblctr=1&g1button=1&g1ctr=1&g1lang=en-US">
											</iframe>
										</div><p style="text-align: justify;"><strong>Il serio, tra il serio ed il faceto&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È pensiero sempre più diffuso, e puntello di ogni sconcia espressione letteraria, musicale, artistica in genere, che il valore sia opinabile, che si possano accostare i versi di Dante e quelli di Ligabue, le musiche di Mozart e quelle di Vasco Rossi, magari gli scarabocchi di mia nipote e i dipinti di Van Gogh!<span id="more-1579"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È bello ciò che piace</strong>. Questo il parametro estetico ormai dominante, incongruente &#8220;verità assoluta&#8221; in un panorama che rifiuta ogni verità, ogni canone, ogni possibile giudizio definitivo tra ciò che ha pregio e ciò che non lo ha; tanto che nemmeno si capisce su quali basi il mondo contemporaneo fondi i propri miti se poi mette in discussione ogni criterio di giudizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che quelli che contestano la possibilità di valutazione del prodotto artistico, fanno poi ricorso ad altre formulazioni apodittiche, sostituendo un canone con un altro: pur di difendere accanitamente i propri &#8220;gusti&#8221;, li codificano, ed attribuiscono virtù e genialità anche alle galline.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci segnalano dalla Rete <a href="http://www.youtube.com/all_comments?v=e3n3vRXJl2M" class="broken_link" rel="nofollow">commenti del genere</a>: «Cos&#8217;è l&#8217;Arte Vera e chi si arroga il diritto di stabilire quale possa definirsi tale? <span style="text-decoration: underline;">Niente e nessuno sono le rispettive risposte</span>. Quindi quando si afferma che Mozart e Beethoven sono vera Arte e vera Musica e, al contrario, Vasco Rossi, Prodigy, Tiziano Ferro o Metallica (pura esemplificazione) non lo siano, beh, è francamente un&#8217;anacronistica assurdità. <span style="text-decoration: underline;">L&#8217;Arte è comunicazione</span> e non ci si può riferire a &#8220;termini tradizionali&#8221;».</p>
<p style="text-align: justify;">Sta&#8217; a vedere che non potremo nemmeno più stabilire che una gallina è una gallina&#8230; per non rischiare di essere &#8220;anacronistici&#8221;. L&#8217;autore del commento sa comunque, a quanto pare, che cos&#8217;è l&#8217;Arte: lo afferma categoricamente, e dunque, almeno lui, dovrebbe essere in grado di farcelo sapere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto ci riguarda, sostenere che <span style="text-decoration: underline;">l&#8217;Arte è comunicazione</span> equivale a fare appello a un rigido canone, per giunta riduttivo (l&#8217;Arte è <strong>anche</strong> comunicazione, ma non solo, e comunque ogni comunicazione non è arte), proprio mentre si nega la possibilità delle norme e delle generalizzazioni, sottraendo alla sfera estetica tutta una serie di imprescindibili tratti distintivi.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Chi si arroga il diritto&#8221; di una tale definizione? Guarda caso, lo stesso che nega il diritto a qualunque possibilità di definizione!</p>
<p style="text-align: justify;">Chi si arroga il diritto di stabilire ciò che è bello e ciò che non lo è? Giusto: quando mai potrà risultare evidente la differenza &#8220;estetica&#8221; fra questi due volti?&#8230; [1]</p>
<p style="text-align: justify;"> <a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/05/quale-sarà-la-donna-bella.jpg" rel="lightbox[post-1579]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1580" title="quale sarà la donna bella" src="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/05/quale-sarà-la-donna-bella.jpg" alt="" width="424" height="250" /></a></p>
<p style="text-align: justify;" align="center">O fra le seguenti quattro &#8220;comunicazioni&#8221;&#8230; di Ligamucca, Biancuda, Ricevente e Sfibra? (Chi si arroga il diritto di dare dei nomi? è tempo di rompere gli schemi, di chiamare le persone come ci pare&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;">Il dentista ha lasciato<br />
intenzione o no<br />
lo stampo indurirsi<br />
il padrone della bocca<br />
è lì per vomitare<br />
i suoi occhi da furbo al momento sono ex.<br />
(Ligabue, <em>Lettere d&#8217;amore nel frigo</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">He visto desde mi ventana<br />
la fiesta del poniente en los cerros lejanos.<br />
A veces como una moneda<br />
se encendia un pedazo de sol entre mis manos.<br />
(<em>Dalla mia finestra ho visto<br />
</em><em>la festa del tramonto sopra i colli lontani.<br />
</em><em>A volte come una moneta<br />
</em><em>s&#8217;accendeva un pezzo di sole tra le mie mani</em>).<br />
(Neruda, <em>Venti poesie d&#8217;amore e una canzone disperata</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">Siede la terra dove nata fui<br />
su la marina dove &#8216;l Po discende<br />
per aver pace co&#8217; seguaci sui.<br />
(Dante, <em>Inferno</em>, Canto V)</p>
<p style="text-align: justify;">Dieci euro in tasca (in tasca)<br />
su le mani se hai soldi in tasca<br />
e se poi il denaro non basta<br />
facciamo un colpo in posta (in posta)<br />
sì sì sì sì sì, sì sì sì, sì sì sì sì sì sì<br />
se pensi che nessuno farà i soldi così, sì sì sì sì sì, sì<br />
(Fabri Fibra, <em>Dieci Euro in tasca</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo permetterci di decretare quale sia arte e quale no? Suvvia: &#8220;è un&#8217;anacronistica assurdità&#8221;! Ed è assurdo anche pretendere di stabilire il significato di un&#8217;opera d&#8217;arte, di tentare un&#8217;esegesi fondata: è ammesso accogliere tutto e dire tutto su tutto; per questo stanno diventando leciti, oltre alla libera interpretazione, anche il rifacimento e la deformazione&#8230; Bando dunque ai paludati commenti, alle &#8220;sudate carte&#8221; dei noiosi critici, agli studi di una vita, e spazio all&#8217;improvvisazione, alla gratuità, all&#8217;arbitrio. Dante ha scritto &#8220;e sua nazion sarà tra feltro e feltro&#8221;? Bene, <strong>vendiamo</strong> il verso rifatto: &#8220;<a href="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/05/di-feltro-in-feltro.mp3">e sua nazion sarà di feltro in feltro</a>&#8220;&#8230; anche se non significa niente, <a href="http://tuttobenigni.blogspot.it/2008/01/benigni-torna-in-prima-serata-su-rai.html">ci renderà milioni di Euro</a> e <a href="http://www.blogville.it/laurea-honoris-causa-per-roberto-benigni-e-con-questa-sono-otto.html" class="broken_link" rel="nofollow">una collezione di Lauree!</a></p>
<p style="text-align: justify;">Del resto il criterio imperante (un altro canone?) è la capacità di suscitare qualche emozione: se qualcuno mi dà un&#8217;emozione è un artista! Non ha successo anche &#8220;l&#8217;arte della siringa&#8221;, per emozioni magari pericolose?</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che non si cercano più l&#8217;esercizio dell&#8217;intelletto, la formazione, la crescita, ma lo spettacolo e il divertimento, scambiando il faticoso impegno della ricerca, della meditazione, dello sviluppo interiore, per mero svago, e viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Perciò <strong><a href="http://www.odanteobenigni.it/?p=1382">a Roberto Benigni è permesso &#8220;interpretare&#8221; Dante</a></strong> e Tiziano Ferro entra nella storia della Musica&#8230;</p>
<p style="text-align: right;" align="right">Amato Maria Bernabei</p>
<p style="text-align: justify;" align="right">[1] Un lettore non frettoloso mi fa notare che nell&#8217;esempio addotto gli pare &#8220;fuorviante il parallelismo colla bellezza umana, che è, originariamente, uno stato naturale e che, chiaramente, non può sottrarsi a valori assoluti, fuori dai &#8216;gusti&#8217; individuali&#8221;. Intanto i valori assoluti non possiamo ammetterli a capriccio: o ci sono o non ci sono. Il fatto è che cogliere il brutto e il bello in uno &#8220;stato naturale&#8221; o nei prodotti dell&#8217;arte a me non sembra qualità diversa della sensibilità e dell&#8217;intelligenza degli uomini, né mi pare che il &#8220;gusto&#8221; possa rispondere da solo a una valutazione estetica probante. Una bella statua e un bel tramonto hanno in comune di essere belli: si tratta, allora, di stabilire che cosa vi sia alla radice del senso e dell&#8217;intelletto che permetta di riconoscere in qualunque &#8220;oggetto&#8221; la bellezza o il suo contrario come valori universali (quanto meno sotto il profilo trascendentale), per non scivolare nella sopravvalutazione del &#8220;palato&#8221; soggettivo e non innalzarlo a parametro assoluto di giudizio.</p>
<p><strong>Si legga pure:</strong> <a href="http://www.odanteobenigni.it/perche-il-bello-non-e-cio-piace/">http://www.odanteobenigni.it/perche-il-bello-non-e-cio-piace/</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.odanteobenigni.it/2012/05/28/e-bello-cio-che-piace-non-vale-quel-che-vale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://www.odanteobenigni.it/wp-content/uploads/2012/05/di-feltro-in-feltro.mp3" length="161838" type="audio/mpeg" />
		</item>
	</channel>
</rss>
